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    Predefinito Una scrittura occulta: la steganografia

    UNA SCRITTURA OCCULTA: LA STEGANOGRAFIA




    «O lettore, chiunque tu sia, nel Santo nome di Iahwè, che il segreto di questa scrittura non sia rivelato a persone ignoranti perfide spudorate lascive e maligne, che la usino indegnamente». Preoccupato delle possibili applicazioni della tecnica da lui perfezionata, l'abate benedettino Giovanni Tritemio, vissuto nella seconda metà del XV secolo, rimetteva nelle mani di Dio la protezione del suo potente e occulto mezzo di comunicazione da un uso sconsiderato. Con i trattati Steganographia e Clavis Steganographiae, Tritemio è passato alla storia come l'ideatore di più di quaranta sistemi principali e dieci sottosistemi secondari per nascondere un messaggio dentro un altro. Un sistema ancora oggi utilizzato per comunicare da una parte all'altra del mondo senza che il significato di quanto viene trasmesso risulti comprensibile se non a chi ne è destinatario.

    La steganografia, messaggi chiari che nascondono altri significati
    Nascondere o confondere? I messaggi segreti possono essere trattati in due modi diversi prima di essere recapitati a chi è in grado di leggerli. Usando la crittografia oppure la steganografia. Due tecniche sorelle ma basate su principi e modalità distinte. Mentre la prima mira a nascondere il significato di un testo, alterandone il contenuto e rendendolo incomprensibile in modo che solo mittente e destinatario, in possesso di un codice di decifrazione, possano capirsi, la seconda è ancora più "nascosta". Il contenuto non viene alterato secondo un algoritmo-codice, come la cifratura, ma viene nascosto in un altro messaggio (testo o immagine) di senso compiuto, occultato in modo che non sia visibile se non da chi possiede la chiave steganografica adatta a leggerlo.

    Composta dalle parole greche steganos,"coperto", e graphein,"scrivere", la steganografia è un'arte assai antica. E' dalle pagine dello storico Erodoto, infatti, che apprendiamo che nell'antica Persia erano gli schiavi a fare da portatori di messaggi nascosti. Venivano rapati a zero, il testo veniva poi tatuato sulla loro testa, e partivano alla volta del destinatario solo dopo che erano ricresciuti i capelli. All'arrivo poi, dovevano essere nuovamente rasati perché il messaggio potesse esser letto. Anche i cinesi usavano sistemi steganografici, dipingendo i messaggi su striscioline di seta finissime che erano appallottolate e ricoperte di cera. I messaggeri inghiottivano le palline per recapitarle a destinazione. Se intercettati però, questi antichi sistemi non permettevano alcuna copertura e i testi segreti rischiavano di finire in mani poco sicure o decisamente nemiche.

    Tritemio invece ideò numerosi sistemi per nascondere all'interno di un messaggio di senso compiuto un altro messaggio, composto da diversi acronimi e basato su una sostituzione mono-alfabetica, leggibile e interpretabile attraverso un disco rotante con due giri concentrici di lettere. A ciascuna lettera dell'alfabeto sul primo giro veniva così attribuita una lettera diversa sul secondo. Conoscendo la chiave utilizzata per comporre il disco (cioè la corrispondenza tra una lettera e un'altra) e sapendo la modalità di composizione dell'acronimo (ad esempio, nel caso più semplice, la lettura di tutte le prime lettere delle parole che compongono il testo), da un testo di senso assolutamente compiuto si può "estrarne" un altro di significato completamente diverso. Il sistema funzionava talmente bene che fu adottato dalle cancellerie dell'epoca per comunicare messaggi politici ai propri alleati e emissari lontani. Secondo alcuni studiosi dei codici di quel periodo, ad esempio, il successo politico della Repubblica di Venezia nel Mediterraneo è stato garantito proprio dalla possibilità di usare codici steganografici, come "Le zifre" di Agostino Amadi, ora conservato nell'Archivio di Stato a Venezia, che si basavano sull'uso di sillabari per la composizione di testi contenenti significati nascosti.

    L'abate benedettino Giovanni Tritemio e l'ipotesi di una magia ben occultata
    Ma proprio la forza di questo sistema segnò ad un certo punto la rovina del suo ideatore. I trattati di Tritemio infatti, dopo aver circolato per oltre un secolo in forma manoscritta, vennero messi all'indice dei libri proibiti pochi anni dopo la prima pubblicazione a stampa, avvenuta nel 1606. Sui trattati dell'abate benedettino, che aveva fondato una delle più fornite biblioteche del tempo e che si dedicava alla teologia ma anche alla medicina e all'alchimia, si aprì un dibattito durato quasi quattro secoli. Non era infatti chiaro se potessero essere considerati solo un'esposizione di tecniche crittografiche per inviare messaggi a distanza o trattati di magia cammuffati, destinati agli occultisti. E' solo dopo il 1996, con il lavoro di Thomas Ernst e di Jim Reeds, che il terzo libro della Steganographia, quello che più aveva sollevato dubbi e polemiche per il contenuto poco chiaro, viene "decifrato" lasciando apparire un messaggio confuso e con parti mancanti che però sembra confermarne il contenuto astrologico.

    Elisabetta Tola – da http://magazine.enel.it/ReS/

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    Ultima modifica di Silvia; 21-02-10 alle 16:25

  2. #2
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    La steganografia è l'arte di comunicare in modo tale da nascondere l'esistenza stessa della comunicazione...


    Johannes Trithemius. Steganographia
    Mainz: Christophorus Küchlerus, 1676

  3. #3
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    TRITEMIO

    Si chiamava Johann Heidenberg ed era nato a Tritenheim, Germania, nella contea di Treviri, il 1° febbraio 1462, da Jean ed Elsbeth von Longwi, cavaliere lui, nobile e ricca lei. Il padre, probabilmente uomo d'arme, morì quando il piccolo Johann non aveva ancora due anni; la madre, proprietaria di fertili vigneti, dopo sette anni di vedovanza si risposò, dicono i biografi, con una specie di energumeno che non permise al ragazzo di studiare. A quindici anni, quando si allontanò, o fuggì, dalla casa materna, Johann sapeva appena leggere e scrivere, e anche questo grazie a certe scappatelle notturne per andare clandestinamente «a scuola» in casa di una vicino. Prima si fermò a Treviri, poi a Würzburg e finalmente nella «città-faro» della cultura di allora, Heidelberg. Vi giunse nel 1479, frequentò tutti i corsi a lui più congeniali, studiò giorno e notte per recuperare il tempo perduto. La volontà e la memoria gli facilitarono il compito; imparò alla perfezione l'ebraico, il greco e il latino, si orientò senza difficoltà nel mondo del pensiero antico e medievale, si documentò sulla storia passata e presente, incontrò un «Maestro» - di cui non fece mai il nome - che lo iniziò ai misteri dei Rosa+Croce e gli insegnò l'arte di Ermete: e fu allora che l'adepto Johann Heidenberg assunse, anche nel ricordo del paese natale, il nome di Trithemius.

    Nel 1483 decise di tornare a casa, forse per rivedere la madre, o per una necessaria pausa di riflessione dopo quattro anni vissuti così intensamente. La chiave della tua vita - gli disse l'amico e Maestro quando si salutarono - la troverai strada facendo, e sarà quella giusta. A Spanheim un'improvvisa e violenta tempesta di neve costrinse il giovane a fermarsi e chiedere asilo. La porta a cui bussò era quella di un monastero benedettino; ed appena varcata la soglia - confessò più tardi Tritemio - avvertì che il suo destino si stava compiendo. Difatti non proseguì il viaggio e l'asilo diventò ospitalità; poi chiese di essere accolto nell'Ordine e diventò novizio; trascorsi due anni pronunciò i voti solenni e giurò fedeltà alla Regola. Poco tempo dopo, per la morte del vecchio Abate mitrato, fu chiamato lui, l'ultimo venuto, a reggere l'abbazia e a governare un comunità di oltre duecento monaci. Non aveva che ventidue anni.

    Il neo-eletto si accorse subito che la comunità era sull'orlo del tracollo: cadevano i muri sotto il peso degli anni e le ultime riserve sotto quello dei debiti; i monaci avevano dimenticato la Regola per far posto all'ozio, all'arroganza e all'arbitrio. Ora et labora, l'imperativo di Benedetto da Norcia era sempre valido, ma bisognava renderlo attuale ed operante: "se sei un monaco fedele alla Regola, lavorerai per il bene e al servizio della comunità e della civiltà; se sei un iniziato lavorerai anche alla trasmutazione del piombo interiore in oro sapienziale".
    Nel volgere di pochi anni il nuovo e dinamico Abate rimise in sesto i muri, il bilancio e le coscienze; scosse i suoi confratelli dalla pigrizia e dall'ignoranza trasformandoli in operai della cultura, ossia in abili trascrittori di codici antichi.

    Il monastero di Spanheim diventò presto famoso non solo in Germania, ma in tutta l'Europa; il suo lavoro lo portò a consultare testi di cui si è perduta la memoria e la biblioteca, ricca di oltre duemila volumi, poteva onorevolmente competere con quella del Papa, o del duca di Borgogna, o del re d'Ungheria. Al di là dei testi, ebbe una conoscenza pratica in fatto di evocazioni ed apparizioni. Le cose che si narrano di lui lo presentano come personaggio incredibile, capace di produrre fenomeni fisici, predire il futuro, dialogare con l'aldilà, collaborare con creature angeliche di cui ha codificato con precisione nomi, lignaggi, incarichi... La sua opera ci giunge attraverso alcuni dei suoi discepoli che divennero, grazie a lui, dei grandi: i giovani Paracelso [1] e Agrippa si recarono da lui per consultarlo e stargli vicino, al solo fine di ascoltare la sua parola e mettere in pratica i suoi suggerimenti.

    La profonda conoscenza della "magia naturale" consentì a Tritemio, segreto adepto di Christian Rosenkreutz, di evocare e mettere in moto, usando segni e formule, le forze latenti nel cosmo.
    È un santo - diceva la gente; È un mago - pensavano i saggi. La notizia delle straordinarie virtù dell'Abate e dei prodigi da lui compiuti giunse fino all'imperatore Massimiliano, il quale, rimasto prematuramente vedovo, mandò a chiamare Tritemio per chiedergli un responso sulla necessità di risposarsi, come volevano i suoi consiglieri e la ragion di Stato o di restare fedele al ricordo dell'amata consorte come avrebbe voluto il suo cuore.
    Sire - disse l'Abate – domandiamolo insieme all'imperatrice Maria.
    Ma è morta! - esclamò l'Imperatore.
    E noi la richiameremo dal regno dei morti - rispose Tritemio. Così dicendo, segnò con la mano verso terra un ampio cerchio ed in esso, ad una speciale invocazione, apparve la defunta Imperatrice, in un alone di luce, più bella di quando era viva. Ella disse all'augusto consorte che avrebbe sposato una fanciulla di Milano, ma l'Imperatore a quella visione, era già caduto a terra privo di sensi. In seguito, egli ricordò vagamente quell'immagine dolce e terrificante, poi sposò la figlia del defunto Galeazzo Sforza, duca di Milano, affidata alla tutela dello zio Lodovico il Moro.

    Ma col passare degli anni i monaci di Spanheim sopportavano sempre meno la disciplina imposta dall'Abate e una volta che lui era lontano per una missione si ribellarono perché «pretendeva troppo da loro»; lo deposero dalla carica di Abate ed elessero un altro. Era il 1506 (da un punto di vista storico risulta tuttavia che Tritemio si ritirasse volontariamente a vivere in solitudine nell'Abbazia di San Giacomo fino al 1516, anno della sua morte – nota mia). Venuto a conoscenza della sediziosa contestazione, Tritemio non tornò al monastero, ma restò dov'era, a Würzburg, nell'abbazia di San Giacomo; e lì rimase per altri dieci annni, in volontaria solitudine, meditando e scrivendo, fino alla morte, avvenuta il 15 dicembre 1516.

    Dal sito Gregorys.it

    Link


    NOTA
    [1] In realtà Paracelso non fu mai discepolo di Tritemio. Si tratta di un abbaglio di qualche storico frettoloso dovuto probabilmente al fatto che Paracelso cita fra i suo maestri un certo abate Spanheim (e non abate di Spanheim), che era stato suo insegnante nel monastero di San Paolo della Valle, in Carinzia (nota mia).



    L'abate Tritemio nell'immagine di copertina della Steganografia
    (Ed. italiana – Nardini, Firenze)

  4. #4
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    Predefinito Rif: Una scrittura occulta: la steganografia

    Tritemio invece ideò numerosi sistemi per nascondere all'interno di un messaggio di senso compiuto un altro messaggio, composto da diversi acronimi e basato su una sostituzione mono-alfabetica, leggibile e interpretabile attraverso un disco rotante con due giri concentrici di lettere. A ciascuna lettera dell'alfabeto sul primo giro veniva così attribuita una lettera diversa sul secondo. Conoscendo la chiave utilizzata per comporre il disco (cioè la corrispondenza tra una lettera e un'altra) e sapendo la modalità di composizione dell'acronimo (ad esempio, nel caso più semplice, la lettura di tutte le prime lettere delle parole che compongono il testo), da un testo di senso assolutamente compiuto si può "estrarne" un altro di significato completamente diverso.
    Supponiamo di voler mandare un messaggio a Tizio per avvertirlo di non fidarsi di Caio. Abbiamo però paura che Caio legga la nostra corrispondenza e quindi, usando la steganografia, scriviamo il seguente testo: "Nelle ore notturne feroci illusioni di antichi riti tramandati in dimenticate isole ci assalgono, ivi ora." Tizio, per leggere il messaggio originale, non dovrà far altro che leggere tutte le iniziali delle parole e comporre il testo nascosto: "Non fidarti di Caio."
    Questo è l'esempio più semplice di tutti gli schemi proposti da Tritemio, che elaborò 40 sistemi principali e 10 sotto-sistemi secondari, sfruttando non solo varie combinazioni di acronimi, ma anche usando dei dischi rotanti (come quello riportato qui sotto) basati sulla sostituzione mono-alfabetica di Cesare (*).




    Il messaggio "Mio zio è andato a Zurigo non per incontrare Silvia e nemmeno le Kromanev, quindi domani si farà il solito giretto nel centro storico. Dovrebbe mandarmi un kimono per sabato, e allora...", prendendo una parola sì e una no, nasconde la stringa, a prima vista illeggibile, "zazpsnkdfsnsmksa". Usando però la trasposizione del disco riportato qui sopra, che quindi tramuta le a in o, le b in p, le c in q ecc..., ecco che riusciamo ad ottenere il solito "Non fidarti di Caio."

    Unico inconveniente: il mittente e il destinatario dovevano avere entrambi il libro di Tritemio per conoscere il sistema steganografico usato.


    (*) In questa cifratura la lettera chiara viene sostituita dalla lettera che la segue di tre posti nell'alfabeto: la lettera A è sostituita dalla D, la B dalla E e così via fino alle ultime lettere che sono cifrate con le prime come nella tabella che segue:

    Chiaro : A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
    Cifrato : D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z A B C

  5. #5
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    Predefinito Rif: Una scrittura occulta: la steganografia

    Basterebbe sapere che la scrittura binaria che usiamo nel campo informatico è la stessa che è stata usata per creare il mondo.

    I CHING - L'ORACOLO O LA NUMERAZIONE BINARIA
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 28-02-10 alle 19:40

  6. #6
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    Predefinito Rif: Una scrittura occulta: la steganografia

    Esagramma divinatorio I-Ching:


    Indirizzi Memoria Computer:



  7. #7
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    Predefinito Rif: Una scrittura occulta: la steganografia

    Ma proprio la forza di questo sistema segnò ad un certo punto la rovina del suo ideatore. I trattati di Tritemio infatti, dopo aver circolato per oltre un secolo in forma manoscritta, vennero messi all'indice dei libri proibiti pochi anni dopo la prima pubblicazione a stampa, avvenuta nel 1606.


    La Steganographia venne iscritta nell'Index Librorum Prohibitorum come libro «pericoloso e colmo di superstizioni». Non erano chiari la natura e lo scopo dell'opera: non era chiaro cioè se dovesse essere considerata un'esposizione di tecniche crittografiche presentate in ambito magico (con il coinvolgimento degli spiriti angelici), oppure un trattato di magia camuffato da crittografia.

    La Steganographia è composta da tre libri: il primo è dedicato all'invocazione degli angeli che presiedono al controllo delle diverse parti della Terra, il secondo agli angeli del tempo, che regolano le ore del giorno e della notte, il terzo ai sette angeli che controllano i sette pianeti. Apparentemente lo scopo dell'autore era di servirsi della rete angelica per trasmettere a distanza messaggi segreti attraverso metodi fino ad allora sconosciuti, senza utilizzare le tecniche tradizionali dell'epoca. Per non correre il rischio che le informazioni finissero in mani sbagliate, Tritemio le frammentò, disseminandole all'interno delle tre parti dell'opera.

    Mentre i primi due volumi contengono dozzine di esempi di codici crittografici abbastanza semplici (dei quali l'autore fornisce una spiegazione), il terzo è costituito da lunghe tavole di numeri, precedute da simboli zodiacali e planetari che fanno pensare a dati astrologici.




    Per secoli gli studiosi hanno discusso sulla possibilità che in questo volume non vi fosse alcun codice cifrato, ma venissero invece rappresentate operazioni alchemiche. Eppure è lo stesso Tritemio ad annunciare nel frontespizio del libro, anche se in modo oscuro, la presenza di un messaggio nascosto. Il dilemma è stato risolto (forse) nel 1998 da Jim Reeds e Thomas Ernst che, uno all'insaputa dell'altro, sembra siano riusciti a scoprire la chiave nascosta e a decifrare il messaggio. Si tratta però di un testo abbastanza confuso, come se alcune parti fossero andate perdute: frammenti e frasi che non rivelano niente di strabiliante. Ciò che è interessante è che il testo in questione, almeno secondo Ernst e Reeds, è nascosto in un documento che ha un contenuto di informazione del tutto diverso.

    Forse l'intenzione di Tritemio era effettivamente quella di insegnare un sistema di crittografia, o forse non lo era affatto: a quanto mi risulta (ho trovato informazioni contradditorie), le domande ancora non hanno avuto, da entrambe le chiavi di lettura, una risposta completa e soddisfacente.



  8. #8
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    Predefinito E oggi?

    Oggi la steganografia è tornata di attualità, con l'uso di sofisticati sistemi informatici. E' possibile infatti tutelare il copyright del materiale inviato via Internet, per esempio ritoccando il numero di pixel che compongono un'immagine o un disegno, in modo che contengano un messaggio non visibile a occhio nudo. Se l'immagine viene utilizzata senza autorizzazione, il suo uso illegale può essere scoperto attraverso appositi software che ne rivelano l'origine "nascosta". Ma la steganografia può servire cause ben più gravi, se è vero, come pensano alcuni esperti informatici, che i terroristi dell'11 settembre 2001 potrebbero aver ricevuto gli ordini di agire attraverso messaggi "coperti" in immagini pubblicate su Internet.





    Mariano Tomatis (CICAP)

    STEGANOGRAFIA E MESSAGGI SEGRETI


    I tragici eventi dell'11 settembre 2001 hanno fatto venire alla ribalta una tecnica informatica molto affascinante, forse utilizzata dai terroristi di al-Qaeda per scambiarsi messaggi in modo nascosto: la steganografia. Rispetto alla crittografia, la steganografia è un'arte più subdola e geniale, perché permette non solo di nascondere un messaggio ma addirittura il fatto che tale messaggio esista. Se intercettassi un messaggio crittografato del tipo

    Syysvl pm Mre Uptl Voyu

    mi accorgerei subito che nasconde qualcosa. Forse potrei non riuscire a interpretarlo (in questo caso ad ogni lettera è stata sostituita quella immediatamente alla sua destra sulla tastiera. Il testo decodificato è "Attack on New York City"), ma tale sequenza di lettere mi indica che "qualcosa c'è". Se, però, ricevessi un'immagine come questa:


    sarebbe molto meno ovvio pensare che vi si celi un messaggio. Eppure in questa immagine si cela la stessa frase di prima ("Attack on New York City"). Incredibile, vero? Ma dov'è nascosta? Impossibile vederla. Confrontate l'immagine steganografata con una (quasi) identica priva di messaggi:


    Indistinguibili. La tecnica è geniale e il messaggio nascosto in modo impercettibile. Ecco come funziona. Per convertire la frase "Attack on New York City" è necessario dapprima tradurla in codice ASCII. Viene fuori qualcosa del tipo: 01000001 01110100 01110100 01100001 01100011 01101011 00100000 01101111 01101110 00100000 01001110 01100101 01110111 00100000 01011001 01101111 01110010 01101011 00100000 01000011 01101001 01110100 01111001. A questo punto tali numeri devono essere inseriti nell'immagine senza modificarla radicalmente. Per fare questo, si esegue una scansione dell'immagine prescelta pixel per pixel. Prendiamo i primi tre, nei quali verrà memorizzata la A (rappresentata da 01000001). Tali pixel hanno i seguenti colori RGB: 78.7D.75, 77.77.6B e 77.77.6B. A questo punto si sostituisce ai bit meno significativi delle tonalità Red, Green e Blue i vari bit della lettera A:


    I tre colori diventano dunque 78.7D.74, 76.76.6A e 76.77.6A (l'ultimo bit, colorato in rosso, appartiene già alla codifica della lettera t). La differenza tra questi colori e quelli originali non è percepibile dall'occhio umano, ma sono riconoscibili con un software in grado di decodificare il messaggio. E' sufficiente, per un decodificatore, leggere uno dopo l'altro i bit meno significativi delle tre tonalità di ogni pixel dell'immagine steganografata e tradurli attraverso la tabella dei codici ASCII.

    Ho impiegato qualche ora a sviluppare uno "steganografatore", ma la mia meraviglia di fronte ai risultati che si possono ottenere con questa tecnica ha ripagato del tutto la fatica. Chi potrebbe immaginare che nell'immagine qui sotto è condensato tutto il libro "Il Santo Graal a Torre Canavese" (di più di 70 mila battute)?




    P.S. Confesso di non averci capito quasi niente... :14345: :77456:
    Ultima modifica di Silvia; 06-02-12 alle 22:26

  9. #9
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    Predefinito Re: E oggi?

    Citazione Originariamente Scritto da Silvia Visualizza Messaggio
    Mariano Tomatis (CICAP)
    ...
    STEGANOGRAFIA E MESSAGGI SEGRETI
    Ho impiegato qualche ora a sviluppare uno "steganografatore", ma la mia meraviglia di fronte ai risultati che si possono ottenere con questa tecnica ha ripagato del tutto la fatica. Chi potrebbe immaginare che nell'immagine qui sotto è condensato tutto il libro "Il Santo Graal a Torre Canavese" (di più di 70 mila battute)?






    P.S. Confesso di non averci capito quasi niente... :14345: :77456:
    te lo spiego io: l'amichetto dello pseudomassone Piero Angela e degli pseudorosacrocianidelcanavese doveva trovare un modo di pubblicizzare il suo stesso libro

  10. #10
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    Predefinito Re: E oggi?

    Citazione Originariamente Scritto da Silvia Visualizza Messaggio
    Oggi la steganografia è tornata di attualità, con l'uso di sofisticati sistemi informatici. E' possibile infatti tutelare il copyright del materiale inviato via Internet, per esempio ritoccando il numero di pixel che compongono un'immagine o un disegno, in modo che contengano un messaggio non visibile a occhio nudo. Se l'immagine viene utilizzata senza autorizzazione, il suo uso illegale può essere scoperto attraverso appositi software che ne rivelano l'origine "nascosta". Ma la steganografia può servire cause ben più gravi, se è vero, come pensano alcuni esperti informatici, che i terroristi dell'11 settembre 2001 potrebbero aver ricevuto gli ordini di agire attraverso messaggi "coperti" in immagini pubblicate su Internet.





    Mariano Tomatis (CICAP)

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    I tragici eventi dell'11 settembre 2001 hanno fatto venire alla ribalta una tecnica informatica molto affascinante, forse utilizzata dai terroristi di al-Qaeda per scambiarsi messaggi in modo nascosto: la steganografia. Rispetto alla crittografia, la steganografia è un'arte più subdola e geniale, perché permette non solo di nascondere un messaggio ma addirittura il fatto che tale messaggio esista. Se intercettassi un messaggio crittografato del tipo

    Syysvl pm Mre Uptl Voyu

    mi accorgerei subito che nasconde qualcosa. Forse potrei non riuscire a interpretarlo (in questo caso ad ogni lettera è stata sostituita quella immediatamente alla sua destra sulla tastiera. Il testo decodificato è "Attack on New York City"), ma tale sequenza di lettere mi indica che "qualcosa c'è". Se, però, ricevessi un'immagine come questa:


    sarebbe molto meno ovvio pensare che vi si celi un messaggio. Eppure in questa immagine si cela la stessa frase di prima ("Attack on New York City"). Incredibile, vero? Ma dov'è nascosta? Impossibile vederla. Confrontate l'immagine steganografata con una (quasi) identica priva di messaggi:


    Indistinguibili. La tecnica è geniale e il messaggio nascosto in modo impercettibile. Ecco come funziona. Per convertire la frase "Attack on New York City" è necessario dapprima tradurla in codice ASCII. Viene fuori qualcosa del tipo: 01000001 01110100 01110100 01100001 01100011 01101011 00100000 01101111 01101110 00100000 01001110 01100101 01110111 00100000 01011001 01101111 01110010 01101011 00100000 01000011 01101001 01110100 01111001. A questo punto tali numeri devono essere inseriti nell'immagine senza modificarla radicalmente. Per fare questo, si esegue una scansione dell'immagine prescelta pixel per pixel. Prendiamo i primi tre, nei quali verrà memorizzata la A (rappresentata da 01000001). Tali pixel hanno i seguenti colori RGB: 78.7D.75, 77.77.6B e 77.77.6B. A questo punto si sostituisce ai bit meno significativi delle tonalità Red, Green e Blue i vari bit della lettera A:


    I tre colori diventano dunque 78.7D.74, 76.76.6A e 76.77.6A (l'ultimo bit, colorato in rosso, appartiene già alla codifica della lettera t). La differenza tra questi colori e quelli originali non è percepibile dall'occhio umano, ma sono riconoscibili con un software in grado di decodificare il messaggio. E' sufficiente, per un decodificatore, leggere uno dopo l'altro i bit meno significativi delle tre tonalità di ogni pixel dell'immagine steganografata e tradurli attraverso la tabella dei codici ASCII.

    Ho impiegato qualche ora a sviluppare uno "steganografatore", ma la mia meraviglia di fronte ai risultati che si possono ottenere con questa tecnica ha ripagato del tutto la fatica. Chi potrebbe immaginare che nell'immagine qui sotto è condensato tutto il libro "Il Santo Graal a Torre Canavese" (di più di 70 mila battute)?




    P.S. Confesso di non averci capito quasi niente... :14345: :77456:
    Ma è un sicuro incentivo per progammare un fine settimana lontani da tutto.

 

 
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