User Tag List

Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    13 Apr 2012
    Località
    Lombardia
    Messaggi
    14,438
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Se Trieste rinnega l’Italia

    Se Trieste rinnega l?Italia - rivista italiana di geopolitica - Limes




    [Il corteo che ha sfilato per le vie di Trieste il 15 settembre, anniversario dell'istituzione del Territorio libero di Trieste: fonte: lindipendenza.com]«Trieste è cara al cuore di tutti gli italiani» spiegava a Time il sindaco Mario Franzil nel 1959. «I politici di Roma sono così colpiti quando vengono qui che gli si riempiono gli occhi di lacrime. Forse è per questo che non vedono i nostri problemi»(1).

    Non è bastato mezzo secolo per trovare un fazzoletto, se è vero che oggi la città soffoca in un declino annunciato con larghissimo anticipo. Proseguiva l’articolo del Time: «Dopo cinque anni di governo italiano, la fu prospera Trieste sta morendo economicamente. (...) Per la prima volta nella storia, il porto di Rijeka attira più merci dello scalo triestino»(2). Cinquantaquattro anni dopo Trieste ha perso 60 mila abitanti(3), il suo tessuto industriale è stato incenerito e il porto umiliato dal sorpasso della vicina Koper(4). Il tasso di occupazione è piombato al 43,7%(5), in un’economia che vive di pensioni e impiego pubblico(6).

    La crisi del 2008 si è abbattuta su una città passiva, abituata ad amministrare il proprio declino. E fra Carso e mare, c’è chi ha pensato bene di rovesciare il tavolo: «Gli italiani xé rivai a Trieste con la barca. Xé ora châe i torni sulla stessa barca e che i vadi via», ci dice una commerciante di 60 anni, alludendo ai bersaglieri che per primi entrarono in città.

    «L’Italia non ha interesse a sviluppare questo territorio. Sa che non le appartiene, lo considera come una colonia. Noi triestini viviamo da 59 anni in regime di occupazione militare» spiega Roberto Giurastante, leader del Movimento Trieste libera (Mtl). Lo incontriamo nella sede dell’organizzazione, da poco stabilita in uno dei palazzi più belli del centro, un gioiellino liberty affacciato su piazza della Borsa. Dai pennoni sventolano una bandiera di Trieste e una dell’Onu, sulle vetrate si legge «Welcome to the Free Territory of Trieste»: come alla dogana di Duino nei primissimi anni del dopoguerra, quando le potenze vincitrici avevano deciso di far sorgere un nuovo Stato sul confine orientale d’Italia(7).

    «Trattati alla mano il Territorio Libero di Trieste (Tlt) non è mai tramontato» prosegue Giurastante. «Roma sta occupando illegalmente uno Stato autonomo e noi chiediamo il ripristino della legalità». Un visionario? Certo è in ottima compagnia: il 15 settembre 6-7 mila triestini hanno sfilato per le vie cittadine, rivendicando l’indipendenza negata(8). Successo replicato al freddo di dicembre, con 2 mila cittadini in marcia verso il Porto Vecchio. Numeri sconosciuti per una città di 200 mila anime, tradizionalmente allergica alla partecipazione politica.

    Per il movimento il discorso è chiaro: il Memorandum di Londra (1954) e il Trattato di Osimo (1975) – che hanno sancito la fine del Tlt, assegnando la Zona A all’Italia e la Zona B alla Jugoslavia – non sarebbero giuridicamente validi. «Sono intese fra un numero ristretto di governi – dice Giurastante – manca il consenso di molti firmatari del Trattato di Parigi: non si può modificare un accordo multilaterale senza coinvolgere tutte le parti interessate»(9). Da qui la convinzione che in punto di diritto la vecchia Zona A del Tlt sarebbe sottoposta a un’occupazione illegale per mano di Roma(10).

    Malgrado l’immagine di città «italianissima», a Trieste ha sempre covato sotto la cenere una sensazione di alterità rispetto all’Italia. Mai però un movimento di rottura così profonda aveva raccolto consensi simili. «La crisi incide, inutile negarlo», riconosce Giurastante.

    All’inizio, pubblico impiego e vocazione al risparmio hanno contribuito a rendere meno duri i morsi della recessione. Ora il tappo sta saltando. Nel solo 2012 il tasso di disoccupazione triestino è aumentato dell’1,6%, mentre l’export crollava del 25,3%(11). A fine novembre, due delle principali industrie cittadine hanno chiesto la cassa integrazione per oltre mille operai(12). Giurastante calca la mano: «Parliamo di un’emergenza umanitaria su cui si innesta una potenziale crisi diplomatica: quando avremo 200 mila persone che non sapranno come sopravvivere, chi potrà garantirle?».

    Non è difficile immaginare che la battaglia del movimento contro Equitalia sia suonata particolarmente dolce alle orecchie delle famiglie in difficoltà. «Sia chiaro: noi non siamo evasori. Vogliamo vederci riconosciuto il diritto di versare le imposte che servono al nostro territorio, come stabilito dal Trattato di pace. In base al quale, per esempio, il Tlt è esente dal pagamento del debito pubblico italiano». Il che si traduce in una sorta di sciopero fiscale: «Indichiamo ai nostri sostenitori la necessità di opporsi secondo le forme del diritto italiano, contestando l’autorità del riscossore ad agire nel Tlt». Quanti hanno aderito? «Solo noi gestiamo 3-400 casi. Molti altri cittadini hanno presentato delle pratiche di autotutela, altri ancora aspettano il sollecito per sollevare un difetto di giurisdizione. L’azione è molto più avanzata di quanto si creda: è in atto una ribellione contro lo Stato italiano».

    Il cuore del discorso indipendentista ruota inevitabilmente intorno al porto, il polmone capace di trasformare «una piccola rada rocciosa, abitata da pochi pescatori»(13), nello sbocco privilegiato del commercio centroeuropeo.

    Karl Marx nel 1857 aveva le idee chiare: «La prosperità di Trieste non ha limiti, se non lo sviluppo delle forze produttive e delle vie di comunicazione»(14). Peccava di ottimismo: Trieste ha perso la sua centralità con la dissoluzione dell’impero asburgico e il porto è stato costretto a competere coi vicinissimi scali prima jugoslavi e poi sloveni e croati, facendo i conti con tutte le rigidità del mercato italiano e con le sue lobby(15).

    «L’Italia è un paese a governo camorrista», affonda Giurastante. «La politica fa gli interessi delle cosche e Trieste non è rappresentata in Parlamento. Roma ha depotenziato il nostro porto per arricchire altri scali, molto piu redditizi sotto il profilo elettorale. Meglio, molto meglio esser governati dall’Onu che dalla mafia». Sfregio supremo, l’Italia avrebbe trascurato le opportunità del Trattato di Parigi, che mirava a mantenere il porto come zona franca del commercio mitteleuropeo(16). «Sapere che siamo ridotti in miseria quando potremmo stare al livello di Singapore fa crescere la rabbia», dice Giurastante, alludendo al regime fiscale agevolato e alle zone off-shore(17). «Fino al 1918 questo territorio ha potuto sviluppare il proprio potenziale. Esiste un multiculturalismo fortemente radicato: Trieste viveva sulla ricchezza delle proprie diversità, delle tante etnie. I nazionalismi hanno stravolto tutto in pochi anni».

    L’offensiva del movimento non si limita ai soli tribunali italiani. «Abbiamo inviato il nostro dossier a molti paesi interessati dagli accordi di pace o allo status del porto franco. Trieste è un potenziale punto di crisi del diritto internazionale. E non dobbiamo dimenticare che molte guerre sono scoppiate per variabili non controllate».

    La vostra battaglia è pacifica? «Assolutamente sì. Siamo un movimento legalitario e non violento». E se un giorno le istituzioni internazionali dovessero riconoscere la sovranità italiana su Trieste? «Beh, se la legalità venisse infranta da chi è chiamato a garantirla, le carte in tavola cambierebbero radicalmente».

    C’è stato un solo episodio per cui si è temuto che il gioco potesse sfuggire di mano. A fine ottobre, un diciottenne ha denunciato di essere stato colpito da un gruppo di attivisti che aveva appena criticato; a detta dello studente, gli indipendentisti si sarebbero poi accaniti su un ragazzino di 15 anni intervenuto in sua difesa, prendendolo a ginocchiate nello stomaco e lanciandolo in una fontana(18).

    Le critiche hanno lambito anche il servizio di sicurezza di cui l’Mtl si è dotato negli ultimi mesi(19): walkie-talkie e bomber nero con alabarda cucita sulla manica, si notano bene mentre vigilano sulla riuscita delle manifestazioni. «Non abbiamo mai aggredito nessuno. Vogliamo tutelare la sicurezza dei militanti, punto e basta» dice uno dei black men. Molti provengono dagli ambienti delle palestre. Non a caso il punto di riferimento è Alessandro Gotti, già campione di full contact, noto in città come «Tonfa» dai tempi della militanza in Autonomia proletaria. Al corteo di dicembre tre black men hanno marcato a uomo Roberto Giurastante, senza mai perderlo d’occhio. Preoccupazione forse dettata dagli eventi della notte precedente, quando qualcuno aveva preso a sassate la veranda della sede di Trieste Libera. L’autunno non è stato generoso con l’Mtl. Il 28 ottobre il Tar del Friuli-Venezia Giulia si è pronunciato su un ricorso per l’annullamento delle elezioni regionali, partendo dal presupposto della mancata sovranità italiana sulla Zona A. Tesi respinta su tutta la linea, con sonora bocciatura in diritto internazionale(20).

    Il movimento – che pure ha definito la sentenza «di tono persecutorio fascista» – ha salutato la notizia come una vittoria, perché renderebbe finalmente possibile appellarsi alla giustizia internazionale. Fabio Spitaleri, ricercatore di diritto dell’Unione Europea presso l’Università di Trieste, si mostra scettico sulle possibilità di successo dei ricorsi. «In dottrina esistono due tesi prevalenti ed entrambe assumono come pacifica la sovranità italiana. Secondo la prima, gli Stati che hanno stipulato il Trattato di Parigi hanno concluso un tacito accordo che renderebbe pienamente efficaci il Memorandum di Londra e gli accordi di Osimo. Per la seconda, invece, gli articoli sul Tlt risulterebbero “estinti” dal radicale mutamento delle circostanze che avevano portato alla loro stipula.

    Sia l’una sia l’altra tesi concordano nel sostenere che il Tlt non sarebbe mai sorto, dal momento che il Consiglio di Sicurezza non ne ha nominato il governatore e, più in generale, non ne ha mai avuto il controllo effettivo. Trieste, in altre parole, sarebbe stata un territorio temporaneamente sottoposto all’amministrazione militare degli Alleati».

    Roberto Cosolini (Pd), il primo sindaco di formazione comunista nella storia della città, oggi si mostra preoccupato: «Lo sciopero fiscale rischia di tradursi in un grosso allarme sociale, quando arriveranno le prime sanzioni. E temo che allora gli istigatori saranno spariti». L’ascesa del movimento non lo sorprende: «Trieste presenta ciclicamente i segni di una malattia vittimistica. La gente si sente soffocare e qualcuno le fa intravedere un paese di Bengodi. Una cosa però tengo a ribadirla: o lo Stato riscrive il patto fiscale su basi di maggiore equità, o è inevitabile che nei momenti di crisi l’odio verso le istituzioni diventi diffuso». Cosolini non condivide la lettura secondo cui Roma avrebbe sabotato la città: «Piuttosto chiediamoci perché il tesoro erogato dal Fondo Trieste sia andato disperso in mille rivoli improduttivi(21). Forse da noi manca capacità progettuale. Forse qualcuno ha preferito mettere il porto al servizio delle rendite di posizione: qui c’è un po’ di allergia al mercato».

    «Uno dei rischi connessi all’ascesa dell’Mtl è che il discorso indipendentista alimenti l’immobilismo», spiega Pietro Faraguna, consigliere comunale del Pd. Il movimento, ad esempio, in questi mesi sta conducendo una battaglia contro l’approvazione del primo Piano regolatore portuale dal 1957(22). Anche da qui, le molte voci (tutte da verificare) secondo cui il Mtl farebbe il gioco delle rendite di posizione a cui alludeva il sindaco. Da un punto di vista politico, Faraguna riconosce che gli indipendentisti sono riusciti a influenzare l’agenda cittadina. «La Lega ha lanciato l’idea di un referendum consultivo per l’indipendenza, il Pdl strizza l’occhio sul discorso fiscale. Preoccupa poi che per reazione all’indipendentismo si stiano risvegliando degli istinti nazionalisti sopiti da tempo. Nella comunità slovena l’approccio del Mtl sta raccogliendo molti consensi, anche fra i rappresentanti politici»(23).
    L’idea di partecipare a una consultazione italiana nemmeno sfiora il movimento; ma se decidesse di farlo, ragiona Faraguna, disporrebbe del potenziale per far saltare il banco: «Alle ultime politiche, quando l’Mtl era meno conosciuto, 800 persone si sono presentate al seggio solo per leggere una dichiarazione in cui affermavano di non riconoscere la legittimità del voto. Se consideriamo il livello di motivazione richiesto e il numero relativamente basso di elettori a Trieste, ci rendiamo conto del bacino potenziale».

    Resta l’incognita sulle prospettive future dell’indipendentismo, nell’attesa di un intervento delle istituzioni internazionali che potrebbe non arrivare mai. «Credo che dopo la manifestazione di settembre si trovino a un punto di svolta. Ormai sono due anni che vanno avanti aspettando l’Onu. Poi, per carità, ci sono religioni bimillenarie che vivono nell’attesa del Messia, e godono di ottima salute».

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    21,960
    Mentioned
    51 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Se Trieste rinnega l’Italia

    «L’Italia è un paese a governo camorrista», affonda Giurastante.
    E fannapasseggiata ai fassisti ed irremolaristi.
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

 

 

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226