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    Predefinito Dibattito tra Florian e Sollus - Conservatorismo e Tradizionalismo

    Dibattito tra Florian e Sollus

    Conservatorismo e Tradizionalismo
    Conta più la consuetudine oppure la Verità?



    Spero che l'amico forumista Sollus voglia raccogliere questo mio invito ad un dibattito incentrato sul Conservatorismo politico e i suoi rapporti col Tradizionalismo (cattolico). Questo per chiarire a noi e a chi ci segue il perchè di incomprensioni e divisioni, storiche e attuali, nell'ambito della destra politica.

    Inizio questo dibattito evidenziando come la questione che ci divide, pur nel rispetto e nella stima reciproci, riguarda l'aderenza più o meno pronunciata ai principi. Mentre il sottoscritto è fondamentalmente uno scettico e un pragmatico, Sollus si è sempre sforzato di basare la sua azione (intellettuale ancor prima che politica) su di un "criterio", che (correggimi se sbaglio) un tempo poteva dirsi "paleolibertario" ed oggi, invece, cattolico-tradizionalista.

    Sempre per questo motivo, Sollus ha convintamente ribadito l'urgenza di una "reazione" politica in luogo di una semplice "conservazione", dopo aver convenuto che quest'ultima era fondamentalmente volta a difendere lo status quo e soprattutto a sottrarsi a quel "criterio" che il nostro amico, sulla scia di Eliot e Kirk, si era dato.

    En passant faccio notare come l'alfa e l'omega del tradizionalismo di Sollus sia sempre stato, per sua stessa ammissione, solo collateramente "conservatore". Infatti, sulla scia del pensiero whig burkeano, Sollus è passato da un tradizionalismo libertario ad un tradizionalismo eminentemente cattolico senza mai far veramente propria la lezione del conservatorismo classico di derivazione tory. Così come il suo riferimento primo, ovvero Eliot, non è mai stato politicamente un conservatore, ed insieme a lui anche altre figure di tradizionalisti: Chesterton, Belloc, Tolkien, Waugh.

    E' a mio avviso partire da qui per cercare di distinguere a vantaggio di tutti ciò che propriamente si intende per "conservatorismo classico" (toryismo) da ciò che è passabile per "cattolicesimo tradizionalista" (Maistre) oppure per "cattolicesimo liberale" (Chesterton).

    A mio avviso, per "toryismo" si intende innanzitutto fedeltà alle persone (il Re, la classe sociale di riferimento) e alle cose (lo Stato-nazione, la proprietà terriera), assai più che alle idee filosofiche e religiose. Il toryismo mi pare essere l'azione politica di una classe sociale (gentry, poi aristocrazia) e di un partito (Conservative Party). Il toryismo è senza dubbio lealtà alla monarchia e alla Chiesa (anglicana), quest'ultima subordinata alla prima - laddove il tradizionalismo europeo subordina il trono all'altare.

    Per questo, il concetto di "tradizione" è così diverso in bocca ad un tory o viceversa ad un legittimista cattolico. Per un tory (ma anche per Burke) "tradizione" uguale a "consuetudine", una consuetudine che è di per sè un valore a prescindere dalla Verità, che si perde nella notte dei tempi e svelare la quale di per sè non è così importante. Per questo in Inghilterra Hume è potuto andare d'accordo con Burke, anche se il primo era ateo e il secondo no, mentre in Europa Voltaire e Maistre si sono fatti per secoli la guerra. Una guerra che perdura ancora oggi e che divide le destre "storiche" da quelle nazionaliste e/o religiose.

    Il tradizionalismo europeo si fonda infatti sul cattolicesimo e la tradizione che onora è in primis la Tradizione cattolica. Il concetto di consuetudine non è tra gli europei fondamentale, e diventa sospetto quando essa si rivela ormai lontana dal solco religioso.

    Per questo motivo il Tradizionalismo europeo, ovvero il "legittimismo", non potendo venire a patti con il conservatorismo pragmatico dei Metternich e dei Bismarck, ha dovuto necessariamente porsi non a destra, ma all'estrema destra, qualificandosi sempre come forza non conservatrice, ma rivoluzionaria, "radicale".

    Il toryismo, invece, ha potuto attraversare la fase romantica (Coleridge), quella darwinista (Salisbury), imperialista (Kipling), nazionalista (Churchill), europeista (Eden), welfarista (Macmillan), e infine libertaria (Thatcher), in un'ottica di continuo aggiornamento della sua "tradizione" (con l'iniziale rigorosamente minuscola), che continua oggi con Cameron.

    Il "criterio" di Disraeli, se è corretto definirlo tale, era assai più pragmatico di quello di Eliot, anche perchè il primo era innanzitutto un politico e il secondo solo un poeta e un critico. Intenzione di Disraeli era quella di perseguire l'interesse nazionale riunendo in una le "due nazioni" (dei ricchi e dei poveri, divise dal liberalismo whig) e rafforzando il predominio britannico in Occidente attraverso l'Impero. Cosa c'è di eminentemente religioso, per non dire di cattolico, in tutto ciò? Nulla, se non l'impegno di difendere l'anglicanesimo per rafforzare lo Stato e la società inglesi dai processi disgregatori del liberalismo e del socialismo.

    E' dunque a mio avviso opportuno distinguere il concetto di "consuetudine" del toryismo da quello, assai più dottrinario, di "Tradizione (nella Verità)" proprio della reazione legittimista o persino, sotto alcuni aspetti, del cattolicesimo liberale. Il primo, ossequia il passato e dà valore al tempo; il secondo si lega alla religione e si inchina a Dio. Il primo dà luogo al "conservatorismo" propriamente inteso, il secondo al "tradizionalismo religioso" (o destra religiosa, che dir si voglia). Il primo accompagna la modernità, il secondo reagisce alla modernità.

    Sono due posizione ideologiche e politiche diverse, talvolta persino contrapposte.
    Ultima modifica di Florian; 21-05-10 alle 09:51

 

 

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