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    Arrow Caso Electrolux: il parere di Massimo Cacciari



    Caso Electrolux; il parere di Massimo Cacciari
    Intervenuto ad Otto e Mezzo il filosofo Cacciari ha voluto dire la sua sul caso Electrolux. Per l’ex sindaco di Venezia continuare ad inseguire la competività attraverso la riduzione dei salari è una follia. Bisogna tornare ad investire in ricerca e sviluppo. La Decolazzazione è un fenomeno parallelo alla globalizzazione che mira solamente al risparmio del costo del lavoro, impoverendone i ceti sociali
    Intervenuto in diretta nella puntata di Otto e mezzo di mercoledì 29 gennaio, noto programma di La7 condotto tutte le sere da Lilli Gruber, il filosofo ed ex sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, ha voluto dire la sua sullo scottante tema della multinazionale Electrolux, orientata, com’è ormai noto a tutti, a ridurre i salari dei dipendenti assunti in Italia ad 800 euro mensili, questo, spiegano, per ragioni di produttività. Come molti sapranno dalla cronaca, se i dipendenti e i sindacati non dovessero accettare il piano industriale della compagnia svedese, che oltre al taglio dello stipendio da 1400 euro a 800, prevede anche l’azzeramento di tutti gli altri benefit come premi di produttività, straordinari, permessi, ec, allora, come già annunciato, la produzione sarà necessariamente delocalizzata presso altri Paesi dell’Est europeo, regioni nelle quali il costo della manodopera è certamente a più buon mercato. Un vero e proprio ‘ricatto’ dalla difficile soluzione di cui l’Italia come Paese è sempre più oggetto, e a cui la classe dirigente non sembra saper opporre né resistenza, né tanto meno politiche industriali adeguate capaci di invogliare le grandi multinazionali del mondo ad investire nel ‘Bel Paese’. Alla domanda di Lilli Gruber, che gli chiedeva se ciò che sta avvenendo con il caso Electrolux può essere interpretato alla stregua di un ricatto qualsiasi, di un Aut Aut, il filosofo Cacciari ha così commentato:

    Io ritengo che sia semplicemente indecente anche parlarne. L’Idea secondo la quale si può rendere competitivo questo Paese attraverso una riduzione dei salari, vuol dire innescare una fuga senza fine. Non solo stipendi da 700, 800 euro non permettono oggi di avere una vita dignitosa, ma ripeto, è una fuga senza fine, perchè si troverà sempre un altro luogo, un’altra regione, dove fare impresa. Se la competività la vuoi fare con i costi dei salari, allora non la finirai mai. Si tratta qui di un’impostazione, di una struttura, di un sistema completamente sballato, che non sta in piedi. Dobbiamo metterci nella testa, noi e la classe dirigente, che in alcuni settori industriali, manifatturieri, tradizionali, ed altro ancora, in pratica non ce la possiamo più fare. O si riparte con politiche industriali diverse, o vai in settori innovativi, nuovi, promuovi la ricerca e lo sviluppo, distribuisci diversamente le risorse tra le industrie e si rinnovano le infrastrutture, o altrimenti l’inseguimento della competitività attraverso la riduzione dei salari è una scemenza colossale e totale. Non si otterrà mai il proprio risultato, e sarà sempre una fuga senza fine.”

    Quello della delocalizzazione delle imprese è infatti uno degli aspetti più contraddittori (e terribili) della globalizzazione, perchè se è vero che il trasferimento delle imprese presso altre aree del globo consente anche di esportare ‘lavoro’ là dove non c’è, è altrettanto vero che questo avviene attraverso un evidente risparmio del suo costo, sia nei termini di quello salariale, che di quello fiscale.
    Dunque, sebbene la globalizzazione sia un fenomeno sociale e culturale relativamente nuovo, reso possibile in realtà dal potenziamento delle tecnologie informatiche e della comunicazione, si fa tuttavia sempre più evidente che all’interno di questo contesto il potere nelle mani delle grandi imprese è pressocché totalitario, e la certezza pressoché ineluttabile che qualsiasi futura delocalizzazione sarà sempre a svantaggio dei lavoratori. Con la globalizzazione le grandi società sono* infatti sempre più libere di ‘abdicare’ totalmente al loro dovere etico nei confronti della nazione, e di ritenere valido perseguire la sola strada del profitto, licenziando così i lavoratori e conseguentemente mettendo sul lastrico interi nuclei famigliari. E che l’Etica della globalizzazione sia inquinante, più che il Sistema Italia in quanto tale, nonostante i giusti richiami di Cacciari a tornare ad investire nel più breve tempo possibile in ricerca e lo sviluppo, a conti fatti veri e propri motori per la crescita di ogni nazione, lo dimostra il fatto che negli ultimi anni le imprese ad aver delocalizzato, non sono state quelle dallo scarso fatturato, il ché potrebbe apparire ai più anche ‘ragionevole’, ma sono state quelle che possono vantare alla chiusura di ogni bilancio numeri da capogiro. E’ il caso, ad esempio, della Omsa, produttrice dei famosi collant Golden Lady, che sebbene fattura utili più che discreti, l’anno scorso ha comunque scelto di licenziare 500 operaie italiane e di far produrre le proprie calze in Serbia, dove il salario costa 6000 euro scarsi all’anno. Si aggiunga il caso della fabbrica di Moleno, la Dainese, società produttrice di tute da motociclista che si è sempre giovata del contributo dei piccoli artigiani della zona. L’idillio si è infranto da qualche tempo, e visto che la Dainese ha spostato la produzione all’estero, gli artigiani fornitori ora sono senza reddito. Come non ricordarsi, poi, di sua maestà FIAT, probabilmente a conti fatti, l’azienda che più di ogni altra ha contribuito in Italia ad avanzare un piano di ‘de-industrializzazione’ più che di rilancio della produzione: in 6 anni di delocaizzazione l’azienda torinese ha infatti licenziato 20mila lavoratori italiani per aprire nuovi stabilimenti in Polonia e Serbia, dove un salario costa ¼ rispetto ad un lavoratore italiano. E lo stesso è avvenuto, poi, anche in America con lo ‘storico’ accordo FIAT-Chrysler, che nonostante tutto quello che si è detto, con i nuovi accordi per la produzione di autovetture a Detroit sono previsti anche pesanti tagli per gli stipendi degli operai, una misura senza precedenti nella storia americana. E, ahimè, la lista è ancora molto lunga; nel 2013 si sono registrate anche le delocalizzazioni della Fabriano, di Indesit, e di molte altre aziende ancora, grandi, medio-grandi ed anche piccole, sopratutto al confine, non a caso.
    Ma a fare paura sono i dati della delocalizzazione italiana a livello complessivo; si stima che ogni anno in Italia il 6,4% dei licenziamenti ha come sua causa proprio la delocalizzazione. Essendo la globalizzazione un fenomeno del tutto ‘nuovo’ e contemporaneo, e per questo non ancora del tutto decifrabile, certamente si può affermare che non siamo di fronte a un problema solo italico, bensì appartenente a tutto il mondo occidentale. Percentuali simili, anzi persino lievemente più alte, si registrano anche in Francia, Inghilterra e Germania, e non è questo il caso di dire ‘mal comune, mezzo gaudio’.






    Scritto da: Marco Caffarello
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  2. #2
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    Predefinito Re: Caso Electrolux: il parere di Massimo Cacciari

    Citazione Originariamente Scritto da POL Visualizza Messaggio


    Caso Electrolux; il parere di Massimo Cacciari

    Io ritengo che sia semplicemente indecente anche parlarne. L’Idea secondo la quale si può rendere competitivo questo Paese attraverso una riduzione dei salari, vuol dire innescare una fuga senza fine. Non solo stipendi da 700, 800 euro non permettono oggi di avere una vita dignitosa, ma ripeto, è una fuga senza fine, perchè si troverà sempre un altro luogo, un’altra regione, dove fare impresa. Se la competività la vuoi fare con i costi dei salari, allora non la finirai mai. Si tratta qui di un’impostazione, di una struttura, di un sistema completamente sballato, che non sta in piedi. Dobbiamo metterci nella testa, noi e la classe dirigente, che in alcuni settori industriali, manifatturieri, tradizionali, ed altro ancora, in pratica non ce la possiamo più fare. O si riparte con politiche industriali diverse, o vai in settori innovativi, nuovi, promuovi la ricerca e lo sviluppo, distribuisci diversamente le risorse tra le industrie e si rinnovano le infrastrutture, o altrimenti l’inseguimento della competitività attraverso la riduzione dei salari è una scemenza colossale e totale. Non si otterrà mai il proprio risultato, e sarà sempre una fuga senza fine.”

    "o" - Questo "o" fa la differenza fra lo stare nella realtà o volare di fantasia. Propone una via d'uscita autoconsolatoria che non esiste, e rimanda la soluzione del problema a un cambio di strategia, alla rimozione dell'inerzia a convertire la produzione nazionale su "settori innovativi nuovi".

    Sono stupidaggini (ma io faccio il filosofo!) perchè almeno l'80% di quello che utiliziamo tutti i giorni viene da produzioni e tecnologie mature, ormai alla portata di chiunque, e in regime di mercati aperti conta solo il prezzo.
    Il discorso giusto sarebbe "e", "e vai in settori innovativi nuovi" dove noi siamo carenti per i motivi che dice anche Cacciari. Ma questo non cambierebbe di una virgola il processo di delocalizzazione perpetua con tutte le conseguenze connesse a tutte le economie (domani i polacchi perderanno le fabbriche che loro hanno sottratto all'Italia, come capisce pure Cacciari)

    Quando si è concepita la globalizzazione, o meglio sono state abolite le leggi protezionistiche che permettevano di governare il processo (che va avanti dagli anni '60 con le prime produzioni di massa giapponesi nei settori dell'elettronica civile, moto e auto) semplicemente si è voluto ignorare il disastro che ne sarebbe derivato nei comparti produttivi nazionali, e il conseguente crollo del reddito, potere d'acquisto, gettito fiscale, indebitamento dello Stato e delle famiglie, etc.

    Si "è voluto ignorare" in base a calcoli volutamente sballati basati sulle medesime previsioni autoconsolatorie, dove le famose "opportunità della Cina" hanno mascherato una realtà che era chiarissima già venti anni fa.
    Il vero problema è che queste "opportunità della Cina" sono di stampo ideologico, tali e quali al "paradiso dei lavoratori" delle società comuniste, nelle quali si voleva applicare nel 1970 l'ideologia formata da Marx nel 1848.
    Noi siamo andati a riapplicare nel 2000 l'ideologia liberista anglosassone di fine 1700, che era eurocentrica e basata sul monopolio tecnologico e commerciale di Gran Bretagna, Francia e Germania, a sua volta basato sull'espansione coloniale, il controllo delle materia prime e l'autosufficienza energetica per mezzo del carbone.

    L'attuale crisi sistemica che investe l'Europa intera deriva dal fatto che la UE ha rinunciato al protezionismo continentale inteso come "forza" di governare i processi economici, convertendosi stupidamente ad un liberismo già vecchio di due secoli e completamente inadatto al mondo di oggi.

    Francamente posso capire che queste considerazioni siano inconcepibili per politicanti di mezza tacca o economisti che capiscono solo la partita doppia, ma dovrebbero essere bene alla portata di uno come Cacciari che fa il filosofo e che quindi dovrebbe avere almeno una visione storica della realtà.
    Dico "storica" perchè è evidente che anche il Liberalismo ha subito una evoluzione dai tempi del padrone delle ferriere e abbiamo tutti gli elementi di analisi per elaborare i correttivi necessari quando un sistema mostra la corda e riporta un intero continente al declino economico, e quindi sociale e politico.

    Cacciari, che stimo, non se la può cavare con quello "o", da lui ci si aspetta di più.
    Ultima modifica di Grifo; 02-02-14 alle 14:37
    Io sono al bando da circoli, logge e sagrestie.
    Ma col mio carattere e i miei gusti me ne consolo facilmente.

  3. #3
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    Predefinito Re: Caso Electrolux: il parere di Massimo Cacciari

    Citazione Originariamente Scritto da Grifo Visualizza Messaggio

    "o" - Questo "o" fa la differenza fra lo stare nella realtà o volare di fantasia. Propone una via d'uscita autoconsolatoria che non esiste, e rimanda la soluzione del problema a un cambio di strategia, alla rimozione dell'inerzia a convertire la produzione nazionale su "settori innovativi nuovi".

    Sono stupidaggini (ma io faccio il filosofo!) perchè almeno l'80% di quello che utiliziamo tutti i giorni viene da produzioni e tecnologie mature, ormai alla portata di chiunque, e in regime di mercati aperti conta solo il prezzo.
    Il discorso giusto sarebbe "e", "e vai in settori innovativi nuovi" dove noi siamo carenti per i motivi che dice anche Cacciari. Ma questo non cambierebbe di una virgola il processo di delocalizzazione perpetua con tutte le conseguenze connesse a tutte le economie (domani i polacchi perderanno le fabbriche che loro hanno sottratto all'Italia, come capisce pure Cacciari)

    Quando si è concepita la globalizzazione, o meglio sono state abolite le leggi protezionistiche che permettevano di governare il processo (che va avanti dagli anni '60 con le prime produzioni di massa giapponesi nei settori dell'elettronica civile, moto e auto) semplicemente si è voluto ignorare il disastro che ne sarebbe derivato nei comparti produttivi nazionali, e il conseguente crollo del reddito, potere d'acquisto, gettito fiscale, indebitamento dello Stato e delle famiglie, etc.

    Si "è voluto ignorare" in base a calcoli volutamente sballati basati sulle medesime previsioni autoconsolatorie, dove le famose "opportunità della Cina" hanno mascherato una realtà che era chiarissima già venti anni fa.
    Il vero problema è che queste "opportunità della Cina" sono di stampo ideologico, tali e quali al "paradiso dei lavoratori" delle società comuniste, nelle quali si voleva applicare nel 1970 l'ideologia formata da Marx nel 1848.
    Noi siamo andati a riapplicare nel 2000 l'ideologia liberista anglosassone di fine 1700, che era eurocentrica e basata sul monopolio tecnologico e commerciale di Gran Bretagna, Francia e Germania, a sua volta basato sull'espansione coloniale, il controllo delle materia prime e l'autosufficienza energetica per mezzo del carbone.

    L'attuale crisi sistemica che investe l'Europa intera deriva dal fatto che la UE ha rinunciato al protezionismo continentale inteso come "forza" di governare i processi economici, convertendosi stupidamente ad un liberismo già vecchio di due secoli e completamente inadatto al mondo di oggi.

    Francamente posso capire che queste considerazioni siano inconcepibili per politicanti di mezza tacca o economisti che capiscono solo la partita doppia, ma dovrebbero essere bene alla portata di uno come Cacciari che fa il filosofo e che quindi dovrebbe avere almeno una visione storica della realtà.
    Dico "storica" perchè è evidente che anche il Liberalismo ha subito una evoluzione dai tempi del padrone delle ferriere e abbiamo tutti gli elementi di analisi per elaborare i correttivi necessari quando un sistema mostra la corda e riporta un intero continente al declino economico, e quindi sociale e politico.

    Cacciari, che stimo, non se la può cavare con quello "o", da lui ci si aspetta di più.

    ottima analisi,
    concordo al 100%.

  4. #4
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    Predefinito Re: Caso Electrolux: il parere di Massimo Cacciari

    Citazione Originariamente Scritto da Grifo Visualizza Messaggio
    "o" - Questo "o" fa la differenza fra lo stare nella realtà o volare di fantasia. Propone una via d'uscita autoconsolatoria che non esiste, e rimanda la soluzione del problema a un cambio di strategia, alla rimozione dell'inerzia a convertire la produzione nazionale su "settori innovativi nuovi".

    Sono stupidaggini (ma io faccio il filosofo!) perchè almeno l'80% di quello che utiliziamo tutti i giorni viene da produzioni e tecnologie mature, ormai alla portata di chiunque, e in regime di mercati aperti conta solo il prezzo.
    Il discorso giusto sarebbe "e", "e vai in settori innovativi nuovi" dove noi siamo carenti per i motivi che dice anche Cacciari. Ma questo non cambierebbe di una virgola il processo di delocalizzazione perpetua con tutte le conseguenze connesse a tutte le economie (domani i polacchi perderanno le fabbriche che loro hanno sottratto all'Italia, come capisce pure Cacciari)

    Quando si è concepita la globalizzazione, o meglio sono state abolite le leggi protezionistiche che permettevano di governare il processo (che va avanti dagli anni '60 con le prime produzioni di massa giapponesi nei settori dell'elettronica civile, moto e auto) semplicemente si è voluto ignorare il disastro che ne sarebbe derivato nei comparti produttivi nazionali, e il conseguente crollo del reddito, potere d'acquisto, gettito fiscale, indebitamento dello Stato e delle famiglie, etc.

    Si "è voluto ignorare" in base a calcoli volutamente sballati basati sulle medesime previsioni autoconsolatorie, dove le famose "opportunità della Cina" hanno mascherato una realtà che era chiarissima già venti anni fa.
    Il vero problema è che queste "opportunità della Cina" sono di stampo ideologico, tali e quali al "paradiso dei lavoratori" delle società comuniste, nelle quali si voleva applicare nel 1970 l'ideologia formata da Marx nel 1848.
    Noi siamo andati a riapplicare nel 2000 l'ideologia liberista anglosassone di fine 1700, che era eurocentrica e basata sul monopolio tecnologico e commerciale di Gran Bretagna, Francia e Germania, a sua volta basato sull'espansione coloniale, il controllo delle materia prime e l'autosufficienza energetica per mezzo del carbone.

    L'attuale crisi sistemica che investe l'Europa intera deriva dal fatto che la UE ha rinunciato al protezionismo continentale inteso come "forza" di governare i processi economici, convertendosi stupidamente ad un liberismo già vecchio di due secoli e completamente inadatto al mondo di oggi.

    Francamente posso capire che queste considerazioni siano inconcepibili per politicanti di mezza tacca o economisti che capiscono solo la partita doppia, ma dovrebbero essere bene alla portata di uno come Cacciari che fa il filosofo e che quindi dovrebbe avere almeno una visione storica della realtà.
    Dico "storica" perchè è evidente che anche il Liberalismo ha subito una evoluzione dai tempi del padrone delle ferriere e abbiamo tutti gli elementi di analisi per elaborare i correttivi necessari quando un sistema mostra la corda e riporta un intero continente al declino economico, e quindi sociale e politico.

    Cacciari, che stimo, non se la può cavare con quello "o", da lui ci si aspetta di più.
    Cacciari, secondo me, ha detto giusto. Del resto lui è un intellettuale non un economista ma quello che anche tu sottolinei chiunque, solo che se ne interessasse, potrebbe capirlo.
    La globalizzazione è figlia di primo letto del neo-liberismo, serviva come il pane a multinazionali in primis e agli imprenditori tutti per poter ricattare, Marchionne docet, i propri dipendenti con la minaccia della chiusura e conseguente de locazione degli stabilimenti. Delocazione che poi c’è stata lo stesso, come testimoniano le centomila aziende italiane che se ne sono andate.
    La storia della ricerca e dell’innovazione tecnologica è però vera: Apple ha consentito a Steve Jobs di morire su un letto di miliardi di dollari e Bill Gates ha una ricchezza stimata in 50 miliardi di dollari. Apple e Microsoft aziende floridissime quindi, ma ciò nonostante Apple fabbrica tutto a Hong Kong, in un’azienda cinese che sfrutta anche l’aria dei suoi dipendenti, Microsoft fa praticamente la stessa cosa. Guarda alle Nike che spesso calzo: le fabbricano nell’est asiatico sfruttando anche bambini di dieci anni e hanno un costo, letto su La Voce, di circa 14 dollari. Però io da Fast Look le ho pagate 179 euro, che dici, che non si sarebbero potute fabbricare in America?
    Invocare il protezionismo è come credere in Dio: impossibile da vere quanto impossibile da dimostrare. E per le ragioni che ho scritto.
    Ovviamente, io che sono marxista convinto, sono in disaccordo laddove imputi all’Urss di aver voluto applicare una teoria del 1848, che sarebbe come dire che non dobbiamo scrivere perché la scrittura è stata inventata qualche millennio fa. Contesto quindi la tua affermazione perché credo che solo con un socialismo rivisitato, e con l’abbandono della follia del consumismo sfrenato, il mondo, inteso come società umana ma anche come realtà fisica, potrebbe salvarsi.
    I correttivi al liberalismo che tu auspichi io non li vedo, potresti citarne qualcuno?
    Ultima modifica di cireno; 02-02-14 alle 15:08

  5. #5
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    Predefinito Re: Caso Electrolux: il parere di Massimo Cacciari

    L'azienda che delocalizza non fa niente di diverso dal consumatore che va nel negozio con i prezzi più bassi. La concorrenza si fa sempre sul prezzo (o meglio, sul rapporto qualità/prezzo) e tutti cercano sempre di pagare di meno. I prezzi sono sempre determinati dalla scarsità, e il lavoro (non qualificato) è diventato progressivamente meno scarso. I discorsi su sistemi diversi di Cacciari e i deliri sui doveri etici delle aziende sono semplicemente parole al vento di chi non ha capito niente della vita e dei rapporti umani.
    The weak crumble, are slaughtered and are erased from history while the strong, for good or for ill, survive. The strong are respected, and alliances are made with the strong, and in the end peace is made with the strong.

  6. #6
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    Predefinito Re: Caso Electrolux: il parere di Massimo Cacciari

    Citazione Originariamente Scritto da cireno Visualizza Messaggio
    Cacciari, secondo me, ha detto giusto. Del resto lui è un intellettuale non un economista ma quello che anche tu sottolinei chiunque, solo che se ne interessasse, potrebbe capirlo.
    La globalizzazione è figlia di primo letto del neo-liberismo, serviva come il pane a multinazionali in primis e agli imprenditori tutti per poter ricattare, Marchionne docet, i propri dipendenti con la minaccia della chiusura e conseguente de locazione degli stabilimenti. Delocazione che poi c’è stata lo stesso, come testimoniano le centomila aziende italiane che se ne sono andate.
    La storia della ricerca e dell’innovazione tecnologica è però vera: Apple ha consentito a Steve Jobs di morire su un letto di miliardi di dollari e Bill Gates ha una ricchezza stimata in 50 miliardi di dollari. Apple e Microsoft aziende floridissime quindi, ma ciò nonostante Apple fabbrica tutto a Hong Kong, in un’azienda cinese che sfrutta anche l’aria dei suoi dipendenti, Microsoft fa praticamente la stessa cosa. Guarda alle Nike che spesso calzo: le fabbricano nell’est asiatico sfruttando anche bambini di dieci anni e hanno un costo, letto su La Voce, di circa 14 dollari. Però io da Fast Look le ho pagate 179 euro, che dici, che non si sarebbero potute fabbricare in America?
    Invocare il protezionismo è come credere in Dio: impossibile da vere quanto impossibile da dimostrare. E per le ragioni che ho scritto.
    Ovviamente, io che sono marxista convinto, sono in disaccordo laddove imputi all’Urss di aver voluto applicare una teoria del 1848, che sarebbe come dire che non dobbiamo scrivere perché la scrittura è stata inventata qualche millennio fa. Contesto quindi la tua affermazione perché credo che solo con un socialismo rivisitato, e con l’abbandono della follia del consumismo sfrenato, il mondo, inteso come società umana ma anche come realtà fisica, potrebbe salvarsi.
    I correttivi al liberalismo che tu auspichi io non li vedo, potresti citarne qualcuno?
    Io non sono marxista e ho una visione del Socialismo diversa dalla tua che prevede una interpretazione globale delle dinamiche economiche. Quindi mi riferisco alle dinamiche economiche partendo dalla base della Nazione, e poi posso scalare e interpretare livelli superiori come la UE o l'economia globale.
    Per me la proprietà non è un furto, la ricchezza può essere il premio di capacità superiori alla media, ma sempre il tutto fermamente governato dal concetto di base già noto nell'antica Roma: Salus Publica Suprema Lex.

    Jobs e Gates hanno "inventato" qualcosa di nuovo che era ricevibile dai loro contemporanei (a differenza ad esempio di Charles Good Year che è morto povero senza sapere che dopo pochi anni il suo brevetto per la vulcanizzazione della gomma avrebbe reso possibile l'automobile di massa).
    Quindi benissimo i miliardi di Jobs e Gates, ma che diventa malissimo quando per ottimizzare i profitti vanno a macellare la manodopera asiatica. E prendendo l'esempio dalla Texas Istrument che all'inizio venne a produrre a L'Aquila si può dire che non è affatto "necessario" produrre dove il personale è a perdere.

    Purchè lo Stato (l'insieme di Stati nel caso della UE) voglia esercitare la "forza" per imporre la salvaguardia del tessuto economico nazionale (o plurinazionale nel caso UE) in base al principio della regolazione dei processi economici e mediazione dei conflitti sociali.
    Del resto la vecchia UE che abbiamo stupidamente abbandonato si basava proprio su questi principi (se sei abbastanta cresciuto ricorderai le eterne diatribe sul vino italiano, il burro tedesco, la carne francese... ma poi tutti d'accordo che i giapponesi dovessero venire a produrre qui anche le chiusure lampo se volevano vendere)

    I correttivi sono proprio quelli: governare i processi economici basandosi sui principi di equità e reciprocità. Siamo andati avanti dal 1945 al 1990 in questo modo e ci siamo andati avanti benissimo.
    Ritornando al padrone delle ferriere automaticamente tutto torna al tempo del padrone delle ferriere.
    Ultima modifica di Grifo; 02-02-14 alle 17:04
    Io sono al bando da circoli, logge e sagrestie.
    Ma col mio carattere e i miei gusti me ne consolo facilmente.

  7. #7
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    Predefinito Re: Caso Electrolux: il parere di Massimo Cacciari

    Citazione Originariamente Scritto da Hermes Visualizza Messaggio
    L'azienda che delocalizza non fa niente di diverso dal consumatore che va nel negozio con i prezzi più bassi. La concorrenza si fa sempre sul prezzo (o meglio, sul rapporto qualità/prezzo) e tutti cercano sempre di pagare di meno. I prezzi sono sempre determinati dalla scarsità, e il lavoro (non qualificato) è diventato progressivamente meno scarso. I discorsi su sistemi diversi di Cacciari e i deliri sui doveri etici delle aziende sono semplicemente parole al vento di chi non ha capito niente della vita e dei rapporti umani.
    Non è questione di "doveri etici" delle aziende, ma è questione di leggi di cui una comunità si dota per salvaguardare se stessa.

    Tu inseguendo il vitello d'oro alla fine non ti potrai comprare nemmeno le scarpe, perchè i disoccupati le scarpe non se le possono comprare. E tu finisci nel calderone esattamente come gli altri, potrai stare arroccato un anno, cinque anni, ma poi fai la fine di tutti.
    Io sono al bando da circoli, logge e sagrestie.
    Ma col mio carattere e i miei gusti me ne consolo facilmente.

  8. #8
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    Predefinito Re: Caso Electrolux: il parere di Massimo Cacciari

    vabbé.
    cacciari parla di massimi sistemi e il suo discorso non si può applicare al caso concreto.

    dire che bisogna investire in R&D (a parte che é una banalità generica) non significa un cazzo
    per il caso electrolux visto che il problema dell'azienda è continuare a produrre la stessa lavatrice.

    comunque è inutile fare finta che la concorrenza sul prezzo sia un diritto dei soli consumatori.
    "True terror is to wake up one morning and discover that your high school class is running the country"

  9. #9
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    Predefinito Re: Caso Electrolux: il parere di Massimo Cacciari

    Ci vogliono i dazi doganali, a livello di Unione Europea, altrimenti faremo tutti quanti la fame, è inevitabile!E bisogna anche boicottare le imprese che delocalizzano.

  10. #10
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    Predefinito Re: Caso Electrolux: il parere di Massimo Cacciari

    Citazione Originariamente Scritto da LiberoCittadino Visualizza Messaggio
    vabbé.
    cacciari parla di massimi sistemi e il suo discorso non si può applicare al caso concreto.

    dire che bisogna investire in R&D (a parte che é una banalità generica) non significa un cazzo
    per il caso electrolux visto che il problema dell'azienda è continuare a produrre la stessa lavatrice.

    comunque è inutile fare finta che la concorrenza sul prezzo sia un diritto dei soli consumatori.
    Se uno è in concorrenza con l'austriaco o il francese, laddove tutti abbiamo più o meno le stesse aspettative (tutti vogliamo mandare i figli a scuola, tutti vogliamo la sanità, tutti vogliamo insomma un livello condiviso) c'è una aspettativa di fondo che forma i prezzi, come forma la redistribuzione del reddito, la previdenza etc.

    Ma se tu a parità di tecnologia ti metti in competizione con uno che non porta ne le scarpe ne le mutande, che lavora in condizioni che qui sono fuorilegge, che sta come i polli in batteria e con le reti anti suicidio, alla fine sei costretto a vivere come lui.

    Del resto anche recentemente la UE ha ad esempio messo dazi fino al 64% ai moduli fotovoltaici cinesi. Ma solo perchè mandavano fallite le industrie tedesche. Ma prima si è lasciato che tutte le aziende italiane del settore fallissero, "dopo" i sacri principi del liberismo non valevano più.
    E la stessa Cina impone sulle importazioni dazi fino al 160%.

    Difendersi o soccombere, è la questione.
    Poi, se uno crede che possiamo andare avanti commerciando cambiali fasulle padronissimo, ma sono comunque scemenze.
    Io sono al bando da circoli, logge e sagrestie.
    Ma col mio carattere e i miei gusti me ne consolo facilmente.

 

 
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