28 GLI ETRUSCHI e l'alfabeto
Derivati dell'alfabeto etrusco
La storia dell'alfabeto etrusco non si limita alle varianti diatopiche e diacroniche. Abbiamo già fatto allusione all'alfabeto dei Latini, il quale - checché sia stato detto in proposito - è chiaramente di derivazione etrusca, e non è stato preso in prestito direttamente dai Greci, come dimostra fuor di dubbio la presenza di C in terza posizione. Inoltre, gli Etruschi hanno trasmesso la propria scrittura ad altri popoli del l'Italia settentrionale come i Reti (stanziati nella valle dell'Adige e negli odierni Grigioni) e i Veneti (presenti a Este, Padova ecc.), che l'adattarono alle proprie esigenze come gli Etruschi avevano fatto con l'alfabeto euboico. Nel caso del Venetico, ritroviamo i diversi modelli etruschi, di Chiusi e, in un secondo tempo, dell'Etruria meridionale. A Este è stato scoperto un vero e proprio santuario della scrittura, dedicato alla dea Reitia: il sito ci ha restituito numerose tavolette bronzee recanti alfabeti nonché vari strumenti per scrivere, tra i quali spiccano alcuni stili; in questo caso, l'impatto sociale della scrittura già rivelato dagli abbecedari etruschi come la tavoletta d'avorio di Marsigliana d'Albegna assume contorni ancora più marcatamente religiosi.
Il fatto che Reitia, protettrice della scrittura, sia una divinità femminile ha recentemente indotto gli studiosi a formulare una nuova ipotesi sugli esordi dell'alfabetizzazione in ^Etruria: partendo dalla constatazione che la maggior parte delle iscrizioni più antiche è stata rinvenuta in tombe femminili e che su naspi, conocchie e altri oggetti legati alla filatura e alla tessitura, ambiti prettamente muliebri, sono spesso incise lettere dell'alfabeto (la A è quella che compare più frequentemente), si è ipotizzato che le donne etrusche abbiano svolto un ruolo specifico nell'introduzione della scrittura, la quale appare in fin dei conti legata all'attività tessile, se si pensa alle legature tra vocali e consonanti nelle sillabe. In seguito, come abbiamo visto, l'alfabeto diventa appannaggio dei «principi» etruschi e cessa di essere collegato esclusivamente alla sfera femminile. La scrittura è naturalmente tenuta in grande onore anche al di fuori del mondo etrusco o etruschizzato: nel carico del relitto dell'isola del Giglio, di A' cui riparleremo nel capitolo dedicato al mare, è stata rinvenuta, tra i vari oggetti, una tavoletta scrittoria in legno, destinata al segretario-contabile della nave, ilgrammateus, o addirittura al capitano o armatore del vascello, che, a quanto pare, era un greco di Samo in navigazione lungo le coste tirreniche al principio del VI secolo.
Risalendo l'Italia verso il nord e le zone alpine ci viene in mente la questione affascinante dell'ORIGINE DELLE RUNE. È lampante che le iscrizioni runiche, scoperte nell'Europa centrale e settentrionale e diffuse nel lungo periodo che va dal Basso Impero romano all'inizio del secondo millennio, presentano affinità con le iscrizioni retiche, venetiche o lepontiche, che impiegano lettere di derivazione etrusca: l'allungamento delle lettere, gli angoli acuti e la cornice costituita da due linee sono segni rivelatori. Resta da appurare come sia avvenuta la trasmissione; infatti, tra gli ultimi testi «etruschi» e i primi documenti runici c'è un vuoto di due secoli: per spiegarlo, si è ipotizzato che le iscrizioni di questo periodo siano state tracciate su materiali deperibili.
LA RELIGIONE
a religione -
I recenti scavi effettuati a Pyrgi, il santuario di Caere, hanno permesso di scoprire alcune dediche a un dio Suris, che G. Colonna vuole identificare con Apollo, pensando al Pater Soranus dei falisci: se il paragone è convincente, bisognerebbe però distinguere nettamente questa divinità dall'Apollo greco, Aplu.
gli Dèi dai nomi greci sono Artumes (Artemide), Aita (Ade) e, soprattutto, l'eroe Hercle (Èrcole); il caso di Suris/Soranus, invece, ci ricorda che esistevano divinità etrusche dal nome di origine italica: la loro esistenza dimostra che, se gli Etruschi erano assai originali agli occhi dei loro vicini, non vivevano assolutamente in uno stato di isolamento; al contrario, avevano con loro rapporti molto stretti e continui, e la loro stessa lingua era incontestabilmente influenzata dagli idiomi indoeuropei circostanti. Cominceremo la nostra elencazione dalle dee e, per la precisione, dalle compagne di Tinia nella triade capitolina. La moglie di Giove merita tutta la nostra attenzione: in etrusco è chiamata Uni, un nome che evidentemente ricorda quello di Giunone (Inno in latino). Fuori Roma, ella ha svolto un ruolo di primo piano a Veio, di cui era la divinità poliate; a Roma, sull'Aventino, fu accolta e venerata con l'appellativo di Giunone Regina; la ritroviamo sulle lamine d'oro di Pyrgi, : tra l'atro, dal momento che le fonti greche citano, a proposito del grande santuario, le dee della nascita e dell'aurora Ilithyia e Leucotea, si può supporre che Uni, attraverso un dotto gioco di «interpretazioni», fosse identificata anche con loro. Quanto a Menerva, il cui nome, per via del solito fenomeno della sincope delle vocali non accentate, si trova altresì scritto anche Menrva, o Merva, nasconde appena l'italica Minerva (sembra che questa dea abbia svolto anch'essa un ruolo di primo piano nella religione etrusca). Dopo tutto si tratta di un fatto normale, se si pensa allo status privilegiato di cui godeva la donna in Etruria, ma la presenza di Tinia in cima alla gerarchla prova che l ' ipotesi di un matriarcato etrusco va rifiutata categoricamente. Menerva, a giudicare dalle offerte votive a lei dedicate, doveva essere una delle divinità titolari del santuario di Portonaccio, che non era soltanto dedicato ad Apollo. Nella nostra lista meriterebbero ancora di comparire Nethuns/Nettuno, Selvans/Silvano, dio della natura «selvaggia», il cui nome presenta lo stesso suffisso di Sethlans; ci sono, ancora, Culsans, Giano dai due volti, e Ma-ris, il cui nome evoca quello di marte : nella fattispecie, conosciamo anche, attraverso gli specchi, un Laran, il quale ha tutte le caratteristiche del dio della guerra .
Note sull'autore
JEAN-PAUL THUILLIER, storico francese specializzato nello studio della civiltà etrusca, dirige il Dipartimento di Scienze dell’Antichità presso l’École Normale Supérieure (Ulm) a Parigi. Fra le sue opere ricordiamo: Les Étrusques, la fin d’un mystère?, Les jeux athlétiques dans la civilisation étrusque, Le sport dans la Rome antique.





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