Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 25
  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Apr 2009
    Messaggi
    1,202
     Likes dati
    0
     Like avuti
    5
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito ETRURIA - L'ALTRA MADRE DìITALIA



    28 GLI ETRUSCHI e l'alfabeto

    Derivati dell'alfabeto etrusco
    La storia dell'alfabeto etrusco non si limita alle varianti diatopiche e diacroniche. Abbiamo già fatto allusione all'alfabeto dei Latini, il quale - checché sia stato detto in proposito - è chiaramente di derivazione etrusca, e non è stato preso in prestito direttamente dai Greci, come dimostra fuor di dubbio la presenza di C in terza posizione. Inoltre, gli Etruschi hanno trasmesso la propria scrittura ad altri popoli del l'Italia settentrionale come i Reti (stanziati nella valle dell'Adige e negli odierni Grigioni) e i Veneti (presenti a Este, Padova ecc.), che l'adattarono alle proprie esigenze come gli Etruschi avevano fatto con l'alfabeto euboico. Nel caso del Venetico, ritroviamo i diversi modelli etruschi, di Chiusi e, in un secondo tempo, dell'Etruria meridionale. A Este è stato scoperto un vero e proprio santuario della scrittura, dedicato alla dea Reitia: il sito ci ha restituito numerose tavolette bronzee recanti alfabeti nonché vari strumenti per scrivere, tra i quali spiccano alcuni stili; in questo caso, l'impatto sociale della scrittura già rivelato dagli abbecedari etruschi come la tavoletta d'avorio di Marsigliana d'Albegna assume contorni ancora più marcatamente religiosi.
    Il fatto che Reitia, protettrice della scrittura, sia una divinità femminile ha recentemente indotto gli studiosi a formulare una nuova ipotesi sugli esordi dell'alfabetizzazione in ^Etruria: partendo dalla constatazione che la maggior parte delle iscrizioni più antiche è stata rinvenuta in tombe femminili e che su naspi, conocchie e altri oggetti legati alla filatura e alla tessitura, ambiti prettamente muliebri, sono spesso incise lettere dell'alfabeto (la A è quella che compare più frequentemente), si è ipotizzato che le donne etrusche abbiano svolto un ruolo specifico nell'introduzione della scrittura, la quale appare in fin dei conti legata all'attività tessile, se si pensa alle legature tra vocali e consonanti nelle sillabe. In seguito, come abbiamo visto, l'alfabeto diventa appannaggio dei «principi» etruschi e cessa di essere collegato esclusivamente alla sfera femminile. La scrittura è naturalmente tenuta in grande onore anche al di fuori del mondo etrusco o etruschizzato: nel carico del relitto dell'isola del Giglio, di A' cui riparleremo nel capitolo dedicato al mare, è stata rinvenuta, tra i vari oggetti, una tavoletta scrittoria in legno, destinata al segretario-contabile della nave, ilgrammateus, o addirittura al capitano o armatore del vascello, che, a quanto pare, era un greco di Samo in navigazione lungo le coste tirreniche al principio del VI secolo.
    Risalendo l'Italia verso il nord e le zone alpine ci viene in mente la questione affascinante dell'ORIGINE DELLE RUNE. È lampante che le iscrizioni runiche, scoperte nell'Europa centrale e settentrionale e diffuse nel lungo periodo che va dal Basso Impero romano all'inizio del secondo millennio, presentano affinità con le iscrizioni retiche, venetiche o lepontiche, che impiegano lettere di derivazione etrusca: l'allungamento delle lettere, gli angoli acuti e la cornice costituita da due linee sono segni rivelatori. Resta da appurare come sia avvenuta la trasmissione; infatti, tra gli ultimi testi «etruschi» e i primi documenti runici c'è un vuoto di due secoli: per spiegarlo, si è ipotizzato che le iscrizioni di questo periodo siano state tracciate su materiali deperibili.

    LA RELIGIONE

    a religione -

    I recenti scavi effettuati a Pyrgi, il santuario di Caere, hanno permesso di scoprire alcune dediche a un dio Suris, che G. Colonna vuole identificare con Apollo, pensando al Pater Soranus dei falisci: se il paragone è convincente, bisognerebbe però distinguere nettamente questa divinità dall'Apollo greco, Aplu.
    gli Dèi dai nomi greci sono Artumes (Artemide), Aita (Ade) e, soprattutto, l'eroe Hercle (Èrcole); il caso di Suris/Soranus, invece, ci ricorda che esistevano divinità etrusche dal nome di origine italica: la loro esistenza dimostra che, se gli Etruschi erano assai originali agli occhi dei loro vicini, non vivevano assolutamente in uno stato di isolamento; al contrario, avevano con loro rapporti molto stretti e continui, e la loro stessa lingua era incontestabilmente influenzata dagli idiomi indoeuropei circostanti. Cominceremo la nostra elencazione dalle dee e, per la precisione, dalle compagne di Tinia nella triade capitolina. La moglie di Giove merita tutta la nostra attenzione: in etrusco è chiamata Uni, un nome che evidentemente ricorda quello di Giunone (Inno in latino). Fuori Roma, ella ha svolto un ruolo di primo piano a Veio, di cui era la divinità poliate; a Roma, sull'Aventino, fu accolta e venerata con l'appellativo di Giunone Regina; la ritroviamo sulle lamine d'oro di Pyrgi, : tra l'atro, dal momento che le fonti greche citano, a proposito del grande santuario, le dee della nascita e dell'aurora Ilithyia e Leucotea, si può supporre che Uni, attraverso un dotto gioco di «interpretazioni», fosse identificata anche con loro. Quanto a Menerva, il cui nome, per via del solito fenomeno della sincope delle vocali non accentate, si trova altresì scritto anche Menrva, o Merva, nasconde appena l'italica Minerva (sembra che questa dea abbia svolto anch'essa un ruolo di primo piano nella religione etrusca). Dopo tutto si tratta di un fatto normale, se si pensa allo status privilegiato di cui godeva la donna in Etruria, ma la presenza di Tinia in cima alla gerarchla prova che l ' ipotesi di un matriarcato etrusco va rifiutata categoricamente. Menerva, a giudicare dalle offerte votive a lei dedicate, doveva essere una delle divinità titolari del santuario di Portonaccio, che non era soltanto dedicato ad Apollo. Nella nostra lista meriterebbero ancora di comparire Nethuns/Nettuno, Selvans/Silvano, dio della natura «selvaggia», il cui nome presenta lo stesso suffisso di Sethlans; ci sono, ancora, Culsans, Giano dai due volti, e Ma-ris, il cui nome evoca quello di marte : nella fattispecie, conosciamo anche, attraverso gli specchi, un Laran, il quale ha tutte le caratteristiche del dio della guerra .

    Note sull'autore

    JEAN-PAUL THUILLIER, storico francese specializzato nello studio della civiltà etrusca, dirige il Dipartimento di Scienze dell’Antichità presso l’École Normale Supérieure (Ulm) a Parigi. Fra le sue opere ricordiamo: Les Étrusques, la fin d’un mystère?, Les jeux athlétiques dans la civilisation étrusque, Le sport dans la Rome antique.
    Ultima modifica di acchiappaignoranti; 25-02-10 alle 18:37
    furono i riti italici ad entrare in grecia, e non viceversa.

    Platone, "libro delle leggi"

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Apr 2009
    Messaggi
    1,202
     Likes dati
    0
     Like avuti
    5
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: ETRURIA - L'ALTRA MADRE DìITALIA



    stele di "guerriero etrusco con cornice ad incisione solare"
    furono i riti italici ad entrare in grecia, e non viceversa.

    Platone, "libro delle leggi"

  3. #3
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Apr 2009
    Messaggi
    1,202
     Likes dati
    0
     Like avuti
    5
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: ETRURIA - L'ALTRA MADRE DìITALIA

    sotto un cielo etrusco

    Il popolo che insegnò a Romolo il rito del solco

    di Sergio Frau

    Meglio partire dall' inizio: da Romolo che osserva il cielo, vede quegli uccelli magici che gli dicono di sì e traccia il suo solco. Dominique Briquel, etruscologo alla Sorbona: «Parlare di spazio consacrato a proposito degli Etruschi rimanda immediatamente a quello che, senza dubbio, era il più celebre dei riti che i Romani pensavano di dovere a questi loro vicini del Nord: quello attraverso cui procedevano alla fondazione delle città. Questo rito si riferisce al modello prestigioso del "conditor": è così che Romolo era detto aver fondato Roma e molti autori che riferiscono l' avvenimento insistono sul carattere etrusco di questo rituale». E sì: è una Roma fondata all' etrusca, questa nostra. E stato appena pubblicato un prezioso librone che dà conto di "Saturnia Tellus", un megaconvegno del Cnr che, qualche anno fa, ha chiamato a Roma i migliori antichisti del Mediterraneo per ragionare sullo spazio consacrato degli Etruschi, degli Italici, dei Fenici, degli Iberi, dei Celti. Ed è stato proprio lì al convegno - e nel libro, a pagina 27 - che Briquel ha fatto il punto sul "Rituale etrusco- romano di fondazione delle città". Scrive Briquel: «Plutarco sottolinea che Romolo, per procedere alla fondazione rituale "aveva fatto venire dalla Tirrenìa alcuni uomini per guidarlo e insegnargli nel dettaglio i riti e le formule da osservare, come in un una cerimonia religiosa"». (Chi volesse seguire quella fondazione come una diretta - anche attraverso le parole degli Antichi - lo può fare con "Roma: il primo giorno" di Andrea Carandini, per Laterza). A cercarle in città le "etruscherie" dei Romani si rischia di dover stilare un verbalone che non finisce più: già "cardo" e "decumanus", i due assi perpendicolari che spartivano il cuore della città, son roba etrusca. Ed è etrusca la groma che serviva a prenderne le prime misure. Etrusco (e terrazzato a legno) il primissimo Circo Massimo dei Tarquini, come è etrusco il rito del "Triumphus" (che proprio lì si chiudeva, in pompa magna), ed etruschi i primi atleti che vi gareggiarono. Etruschi anche la Cloaca Massima, ancor oggi funzionante, e le mura di Servio, e il primo Foro, ma pure le colossali bonifiche del paludone che lambiva i sette colli, gonfiandosi a ogni piena del Tevere. Il Velabro secondo Varrone - era un quartiere tutto etrusco. I caratteri della scrittura, il cui copyright è, però, fenicio? Sarebbero stati passati ai Romani proprio dagli Etruschi che li avevano adottati a modo loro, però: stessi caratteri, ma con tali e tante variazioni sul tema che, ancora oggi, non se ne viene a capo. E la tromba, e il mantello di porpora, e la colonna sonora di certi riti. Persino i fasci - resuscitati da Mussolini e dalle sue camice nere - gli Etruschi li portavano in processione già prima dei Romani. Non solo: se ancor oggi noi usiamo il termine "liturgia", lo dobbiamo a quel "lituus" ritorto che i sacerdoti d' Etruria prima, quelli romani poi, impugnavano e usavano nei riti più sacri. E se - giocando giocando - ancor oggi si è "ludici", è perché i giochi romani (i "ludi"), da loro (dagli Etruschi chiamati, spesso, anche "Lidii") sono stati introdotti in città. Già Massimo Pallottino, padre dell' etruscologia italiana, dedicando un passo importante agli influssi etruschi sul pantheon dei Romani, aveva regalato uno sguardo nuovo sull' antica fede e i suoi idoli: «Giova ricordare» scriveva in "Etruscologia" «che molte divinità etrusche sono identiche a divinità latine e italiche, anche nel nome: per esempio "Uni"-Giunone, "Menerva"- Minerva, "Nethun"-Nettuno, "Selvan"-Silvano, "Satre"-Saturno, "Maris"-Marte.». E, più avanti: «Non vi è dubbio che questa stretta unità di credenze e di motivi si sviluppa nell' ambito del predominio culturale e politico etrusco». E, anche: «La monarchia romana, persino nei suoi segni esteriori - come la corona, il trono, i fasci, la toga palmata ecc. - è, a detta esplicita degli scrittori latini, di origine etrusca». Di più: «Tutta la cultura del Lazio e della Campania è, tra il VII e il VI secolo a.Cr., è decisamente etrusca: basti pensare al tipo, alle forme del tempio, e alla sua decorazione di terracotta dipinta.». E sì, la Roma più maestosa, dei primi secoli, era in gran parte opera etrusca. Di questo, almeno, era convinto anche Giovan Battista Piranesi. Storico dell' arte oltre che fantastico incisore e progettista, Piranesi, in un suo scritto del 1769, polemico con la "greciomania" del suo periodo, sbotta così: «La Romana e l' Etrusca furono da principio una medesima cosa». Sono passati più di due secoli dal suo scritto: molte influenze esterne dall' Etruria degli Artisti, sono ormai appurate e gli hanno dato ragione. Ma sull' origine degli Etruschi, purtroppo, grandi passi avanti, non se ne sono fatti: si viaggia ancora su vie strampalate assai. Le due ipotesi di sempre - di un origine orientale-anatolica (Erodoto & C.), di un' autoctonia italica (Dionigi & C.) - si fronteggiano da secoli. Sui rapporti tra Etruria e Roma, invece, studi, scavi, restauri e mostre (come quella splendida di qualche anno fa su "La Grande Roma dei Tarquini") hanno continuato a precisare le interconnessioni tra loro, il Popolo dei Misteri, e noi, la città che poi li vinse. Gli autori classici non solo ci testimoniano la stima per quelle loro sapienze scientifiche e artistiche, ma raccontano pure di una Roma bene che spesso affidava i suoi rampolli a istitutori etruschi. Tutte le loro abilità d' arte, di bronzistica, di oreficeria spesso vennero consegnate a tombe dove, poi, soltanto Dio (o chi per lui), avrebbe potuto ammirarle. Sacrileghie tombaroli come siamo, oggi, però, possiamo ammirarli anche noi quei loro tesori. E Roma con i suoi due strabilianti musei etruschi permette di farlo in maniera davvero speciale. In Vaticano, al Museo Gregoriano Etrusco si possono vedere alcuni capolavori che tutto il mondo ci invidia: se anche fossero lì da soli varrebbero il viaggio per conoscerli.. Uno per tutti: l' Adone morente (da Tuscania) che con l' Ercole e l' Apollo (da Veio) nel Museo Etrusco di Valle Giulia, (sempre più bello), rappresentano una triade di eccellenza mondiale per la terracotta etrusca. Risorgerà quell' Adone, una volta l' anno. Apollo sarà pregato dal mondo intero. Ed Ercole volerà in cielo, immortale. Sogni di fede, questi loro, che si materializzano per farsi arte: arte sacra.

    Repubblica, 15 marzo 2009, pagina 13
    furono i riti italici ad entrare in grecia, e non viceversa.

    Platone, "libro delle leggi"

  4. #4
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Apr 2009
    Messaggi
    1,202
     Likes dati
    0
     Like avuti
    5
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: ETRURIA - L'ALTRA MADRE DìITALIA

    etruschi ed il padre enea


    l' influsso su tutta l’antica Asia Minore e sugli stati confinanti, come Arzawa, Lukka (Licia), Wilusa (Ilio, Triade) situati nell’Anatolia occidentale. Nella società etrusca di età storica si erano conservate rimarchevoli tracce delle origini anatoliche. Il nome della città di Tarquinia e del suo fondatore, Tarchun, ha diretta relazione con un importante dio anatolico del tuono e del fulmine, Tarkhun, a sua volta derivato da un antico dio-toro, già compagno della Grande Madre anatolica. E sappiamo della celebre Tomba dei Tori a Tarquinia, secondo alcuni appartenuta proprio ai Tarquini, nonché delle Terme Taurine, poco distanti dalla stessa cittadina. Nell’antica Asia Minore (Turchia) ritroviamo tutti quei caratteristici elementi che furono poi espressi dalla civiltà etrusca: il primato metallurgico, il culto di una grande dea della terra, l’importanza della donna in ambito sociale e religioso, una longeva tradizione di arte e architettura rupestre sviluppatasi nella regione anatolica, vulcanica e tufacea, geologicamente simile a quella tosco-laziale. A livello linguistico si è oggi accumulato un vasto repertorio di parole che dimostrano connessioni non superficiali tra antiche lingue anatoliche e lingua etrusca. A livello religioso le corrispondenze sono molte: la lettura del fegato di ovini (aruspicina), l’interpretazione dei fenomeni celesti (arte fulgurale) e il responso oracolare tratto dal volo degli uccelli (ornitomanzia) sono tradizioni documentate, in forme del tutto simili, sia in area ittita che mesopotamica.

    Il regno di Arzawa era alleato della città di Troia e partecipò come tale a fianco della stessa nella guerra cantata da Omero?”

    La guerra di Troia è solitamente situata nel XIII sec. a.C., data assai prossima a quella della “migrazione” tirrenica tramandata da Erotodo. In ambito etrusco è documentato un antichissimo culto del troiano enea , lo dimostrano i numerosi reperti (75 vasi dipinti e altri oggetti) rinvenuti in Etruria e raffiguranti l’eroe troiano. Non lontano da Cartagine venne scoperto un insediamento etrusco del III sec. A.C. dove si rinvenne un cippo con un’iscrizione etrusca. La stele, di epoca tarda (I sec. a.C.) reca la dedica “agli dei Dardani”, cioè agli dei troiani, in quanto Troia era stata fondata da Dardano, re e primo istitutore dei Misteri della dea Cibele. Gli etruschi insediatesi in terra cartaginese che avevano inciso la stele, nonostante fossero passati più di mille anni dal tempo di Enea e di Troia, ancora celebravano il ricordo di quei loro progenitori “troianoetruschi ”.

    O.C. “Nell’isola di Lemno vennero portate alla luce le vestigia di una civiltà molto affine a quella etrusca ma queste scoperte non ebbero il giusto clamore mediatico che sicuramente meritavano e meritano tutt’ora.”

    G.F.:”Le importanti scoperte archeologiche effettuate nell’isola di Lemno dal prof. Luigi Beschi (Università di Firenze) riguardano migliaia di nuove iscrizioni in una scrittura definita proto-etrusca. Monumenti architettonici, mura e templi in stile “tirrenico” sono stati portati alla luce in tutta l’isola. Questa è forse la prova più concreta che effettivamente alla fine dell’età del bronzo si verificò quella che antichi cronisti chiamarono “la grande migrazione tirrenica”. Parte di quei Tirreni giunsero nel mar Tirreno, altri si insediarono a Lemno, nelle isole dell’Egeo e sulla costa anatolica. Lemno è un’isola speciale. A seguito della sua importanza fu considerata, assieme alla vicina Samotracia, tra i maggiori centri della primitiva religione pre-greca. A Lemno vennero iniziati al culto di Cibele gli Argonauti, cioè quei naviganti pelasgici che viaggiavano lungo la rotta dei metalli. Punto nevralgico della rotta era proprio il passaggio tra Lemno, Troia e i Dardanelli; da lì si accedeva al mar Nero e alle ricche miniere della Colchide. I templi “tirrenici” di Lemno (Myrina, Kabeirion,)


    Giovanni Feo è Professore associato confermato di Paleografia latina e Diplomatica presso l'Università degli Studi di Bologna.

    Ultima modifica di acchiappaignoranti; 25-02-10 alle 19:53
    furono i riti italici ad entrare in grecia, e non viceversa.

    Platone, "libro delle leggi"

  5. #5
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Apr 2009
    Messaggi
    1,202
     Likes dati
    0
     Like avuti
    5
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: ETRURIA - L'ALTRA MADRE DìITALIA







    guerriero etrusco di vetulonia, con doppia ascia e scudo ad ornamento solare
    Ultima modifica di acchiappaignoranti; 25-02-10 alle 20:22
    furono i riti italici ad entrare in grecia, e non viceversa.

    Platone, "libro delle leggi"

  6. #6
    email non funzionante
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    2,679
     Likes dati
    4
     Like avuti
    15
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito I nostri grandi Antichi



    Da dove venivano gli etruschi, come vivevano, chi adoravano? Per svelarne il mistero, l'autore sceglie di ripercorrere i loro miti e le leggende che parlano di divinità, ninfe ed eroi. E ci mostra come questo enigmatico popolo considerava la vita: popolata da presenze magiche e invisibili. Il testo è presenta un repertorio grafico di segni e simboli astrologici, cosmologici, religiosi. I disegni, tratti da originali etruschi, sono realizzati da David De Carolis.

    Miti, segni e simboli etruschi - Feo Giovanni - Libro - IBS - Nuovi Equilibri - Eretica speciale

  7. #7
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Apr 2009
    Messaggi
    1,202
     Likes dati
    0
     Like avuti
    5
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: ETRURIA - L'ALTRA MADRE DìITALIA

    etruschi , romani, italici stretta parentela genetica

    nuovi orientamenti dell'antropologia e della genetica sui popoli italici

    ministero per i beni e le attività culturali

    Mauro Rubini Silvia Mogliazza- sopraintendenza per i beni archeologici del lazio





    Con l’aumentare del numero dei reperti e con una più ampia conoscenza delle popolazioni sincroniche e diacroniche a cultura non etrusca, l’approccio alle problematiche biologiche ha subito nuovi impulsi. Stud:
    più recenti su campioni numericamente rappresentativi hanno portato a risultati che confermano, anche per gli Etruschi, una sostanziale omogeneità biologica tra le popolazioni italiane durante l’età del Ferro. Le ipotesi riguardanti l’esistenza di un substrato genetico comune sono infatti sostenute dai risultati delle indagini morfometriche condotte sui contesti etruschi di Tarquinia Monterozzi (Mallegni et al. 1979), Ferrone (Rubini et al. 2002), Veio (Passarello 1972-73). Pontecagnano (Pardini et al 1977; Fornaciari et al. 1984), S.Vitale ed Este (Corram et aI. 1977; Benassi Graffi e Facchini 1965), Cancellone i (Olàh et al. 1993)
    su siti coevi pertinenti a popolazioni italiche: Camerano (Corrain et al. 1977), Alfedena (Coppa et al. 1980-81; Macchiarelli e Salvadei 1988), Ardea (Rubini
    Coppa 1989; Rubini etal. 1992), Riofreddo (Rubini e Coppa 1991), Campovalano (Coppa et aI. 1987), Osteria dell’Osa (Bietti Sestieri 1992). Un’ulteriore valutazione del livello di omogeneità tra alcune popolazioni coeve dell’Italia centrale è stata rilevata, sia per i caratteri metrici che per quelli discontinui, attraverso l’analisi dei valori dell’indice di distanza biologica calcolato secondo il metodo di Sanghvi (1953) da Cresta e Vecchi (1969) per alcune coppie di popolazioni italiane del i millennio a.C.: Sanniti/Etruschi, Sanniti/Romani, Etruschi/Romani.

    valori degli indici di distanza biologica risultano molto bassi e molto vicini tra loro (soprattutto nel rapporto Etruschi/Romani) confermando ampiamente la tesi, già proposta dal Messeri (1953), nella quale si affermava che gli Etruschi non sono morfologicamente e geneticamente differenti dalle altre popolazioni antiche dell’Italia .
    Ultima modifica di acchiappaignoranti; 25-02-10 alle 23:04
    furono i riti italici ad entrare in grecia, e non viceversa.

    Platone, "libro delle leggi"

  8. #8
    Moderatore
    Data Registrazione
    05 Apr 2009
    Località
    Portovenere e La Spezia
    Messaggi
    61,224
     Likes dati
    11,725
     Like avuti
    7,657
    Mentioned
    348 Post(s)
    Tagged
    7 Thread(s)

    Predefinito Rif: ETRURIA - L'ALTRA MADRE DìITALIA

    Citazione Originariamente Scritto da acchiappaignoranti Visualizza Messaggio
    etruschi , romani, italici stretta parentela genetica

    nuovi orientamenti dell'antropologia e della genetica sui popoli italici

    ministero per i beni e le attività culturali

    Mauro Rubini Silvia Mogliazza- sopraintendenza per i beni archeologici del lazio





    Con l’aumentare del numero dei reperti e con una più ampia conoscenza delle popolazioni sincroniche e diacroniche a cultura non etrusca, l’approccio alle problematiche biologiche ha subito nuovi impulsi. Stud:
    più recenti su campioni numericamente rappresentativi hanno portato a risultati che confermano, anche per gli Etruschi, una sostanziale omogeneità biologica tra le popolazioni italiane durante l’età del Ferro. Le ipotesi riguardanti l’esistenza di un substrato genetico comune sono infatti sostenute dai risultati delle indagini morfometriche condotte sui contesti etruschi di Tarquinia Monterozzi (Mallegni et al. 1979), Ferrone (Rubini et al. 2002), Veio (Passarello 1972-73). Pontecagnano (Pardini et al 1977; Fornaciari et al. 1984), S.Vitale ed Este (Corram et aI. 1977; Benassi Graffi e Facchini 1965), Cancellone i (Olàh et al. 1993)
    su siti coevi pertinenti a popolazioni italiche: Camerano (Corrain et al. 1977), Alfedena (Coppa et al. 1980-81; Macchiarelli e Salvadei 1988), Ardea (Rubini
    Coppa 1989; Rubini etal. 1992), Riofreddo (Rubini e Coppa 1991), Campovalano (Coppa et aI. 1987), Osteria dell’Osa (Bietti Sestieri 1992). Un’ulteriore valutazione del livello di omogeneità tra alcune popolazioni coeve dell’Italia centrale è stata rilevata, sia per i caratteri metrici che per quelli discontinui, attraverso l’analisi dei valori dell’indice di distanza biologica calcolato secondo il metodo di Sanghvi (1953) da Cresta e Vecchi (1969) per alcune coppie di popolazioni italiane del i millennio a.C.: Sanniti/Etruschi, Sanniti/Romani, Etruschi/Romani.

    valori degli indici di distanza biologica risultano molto bassi e molto vicini tra loro (soprattutto nel rapporto Etruschi/Romani) confermando ampiamente la tesi, già proposta dal Messeri (1953), nella quale si affermava che gli Etruschi non sono morfologicamente e geneticamente differenti dalle altre popolazioni antiche dell’Italia .
    ciao Acchiappa

    interessante, però rimane sempre il mistero, da dove venivano, e che lingua parlavano.

    il mio dilemma è indoeuropeo = razza bianca, o indoeuropeo solo una branchia linguistica della razza bianca

    se paragoniamo in IE a un asiatico hanno lingue e genetica diverse. ma gli europei sono sempre stati indoeuropei.

    Si esistono i turchi, i tartari, i finlandesi e gli ungheresi ma quello era uno scenario "minimalista" di una minoranza di nomadi asiatici che ha imposto la lingua a un substrato europeo e indoeuropeo.

    Ma gli etruschi da dove venivano ?

    erano un continuum (linguistico e genetico) italici-etruschi-liguri-celti ?

    o erano un elemento venuto da fuori (Anatolia o Caucaso) ?

    grazie OCCIDENTE, grazie anglo-americani, grazie Israele, grazie ucraini.



    la libertà avanza ...........

  9. #9
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Apr 2009
    Messaggi
    1,202
     Likes dati
    0
     Like avuti
    5
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: ETRURIA - L'ALTRA MADRE DìITALIA

    ciao, mi hai smitragliato di domande

    semplicemente credo che gli etruschi siano partiti dall'italia, abbiano fondato colonie (ri-fondato città (troia) finendo il loro ciclo con Roma

    ti chiedo una cortesia, non volevo parlare di "etruschi" in termini solo positivistici
    c'è un topik apposito anche sugli indoeuropei che verrà aggiornato (veramente in questo sito gira anche un grandissimo accademico specializzato proprio in "ambito" indoeuropeo" chissà che non sia proprio lui a risponderti personalmente (PROFESSORE ! se c'è, batta una laringale )

    ps se continui a leggere il topik alcune delle tue domande avranno delle risposte assai verosimili
    Ultima modifica di acchiappaignoranti; 26-02-10 alle 18:26
    furono i riti italici ad entrare in grecia, e non viceversa.

    Platone, "libro delle leggi"

  10. #10
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Apr 2009
    Messaggi
    1,202
     Likes dati
    0
     Like avuti
    5
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: ETRURIA - L'ALTRA MADRE DìITALIA

    ETRUSCHI E ITALICI PRINCIPALI RAPPORTI LINGUISTICI E STORICI




    IL CURATORE

    Enrico Benelli archeologo e ricercatore del c.n.r curatore delle principali publicazioni sulle iscrizioni etrusche (thesaurus linguae etruscae) curatore del museo epigrafico etrusco nel sottosuolo di chiusi.

    L’etrusco sembra a tutti gli effetti una lingua isolata. Al suo interno è possibile riconoscere, accanto a tutti quegli elementi che sono suoi propri, numerose presenze di lessico italico (con “italico” si intende la famiglia di lingue geograficamente più diffusa nella penisola, alla quale appartengono l’osco dei Sanniti, l’umbro, il sabino, e altre lingue), e addirittura morfemi italici, segno di una convivenza lunghissima, sicuramente più che MILLENARIA , a fianco delle popolazioni parlanti lingue italiche. Le uniche due lingue antiche a noi note che potrebbero essere imparentate con l’etrusco, sono in realtà ancora più problematiche per la estrema scarsità della documentazione, una di queste
    è il lemnio, documentato da meno di dieci iscrizioni ritrovate sull’isola di Lemno, nell’Egeo settentrionale, che secondo alcune fonti storiche antiche, prima della colonizzazione ad opera degli Ateniesi, era abitata da una popolazione definita pelasgi” (termine abbastanza vago con il quale la tradizione mitica greca indicava culture vicine a quella ellenica, compresi gli antenati di parte degli stessi greci). Il lemnio è di inquadramento quasi impossibile per la estrema scarsità delle iscrizioni; in una di queste (l’unica di una certa lunghezza)si possono individuare alcune assonanze con l’etrusco che sembrerebbero dare qualche risultato interpretativo utile.
    Uno degli aspetti più sorprendenti è l’assoluto isolamento del lemnio rispetto a tutte le lingue parlate in Asiaminore: né il frigio, né il lidio, né il licio, né il cario (lingue le cui scritture sono state in parte decifrate definitivamente solo negli anni del XX secolo, e che quindi solo di recente si sono cominciate ad analizzare in modo compiuto) hanno assolutamente nulla a che fare con il lemnio. La sua posizione resta dunque da capire; l’ipotesi che i "PELASGI” di Lemno fossero pirati etruschi giunti dall’ ITALIA, che vi ebbero stabilito una sorta di Tortuga egea, è stata avanzata a più riprese anche con argomenti di un certo peso, ma necessita di ulterioriverifiche prima di poter essere definitivamente accettata. La seconda lingua che presenta legami con l’etrusco, in questo caso apparentemente abbastanza solidi, è il retico, documentato da decine di iscrizioni ritrovate in val d’Adige e dintorni; questa occorrenza concorda con quello che raccontano le fonti storiche,secondo le quali i Reti sarebbero stati in ORIGINE una parte degli stessi Etruschi, che in epoche remotissime si erano spinti verso nord .
    Ultima modifica di acchiappaignoranti; 26-02-10 alle 18:51
    furono i riti italici ad entrare in grecia, e non viceversa.

    Platone, "libro delle leggi"

 

 
Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Risposte: 31
    Ultimo Messaggio: 26-07-18, 19:49
  2. Esperia - Etruria
    Di Atlantideo nel forum Destra Radicale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 06-10-09, 12:33
  3. Elezioni nel Regno d'Etruria
    Di Manfr nel forum FantaTermometro
    Risposte: 21
    Ultimo Messaggio: 01-09-08, 12:03
  4. Padania, Etruria o Veltronia, Borbonia......
    Di pietroancona nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 98
    Ultimo Messaggio: 24-08-07, 01:51
  5. Demoni, Dei e sacerdoti in Etruria.
    Di nhmem nel forum Paganesimo e Politeismo
    Risposte: 124
    Ultimo Messaggio: 28-02-06, 19:44

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito