La notizia della messa in stato di accusa a proposito della pedofilia all'interno della chiesa cattolica, da parte dell'Organizzazione delle Nazioni Unite mi fornisce l'occasione di alcune riflessioni storiche su una delicata problermatica che però ha le suen radici assai più lontane e profonde di quanto la creonaca odierna non ci dica.
La causa e l’origine di queste gravi devianze si trova nell’atteggiamento repressivo che la chiesa cattolica ha sempre avuto, da secoli, nei confronti della sessualità in quanto tale, giustificandola lecita solo ed unicamente nel matrimonio, quale “remediun concupiscentiae” per i coniugi, soprattutto per fini riproduttivi. E’ noto che sulle camicie da notte delle giovani spose di un tempo, neanche così lontano, si usava mettere ricamata la scritta “non lo fo per piacer mio, ma per dare un figlio a Dio”…
Il celibato sacerdotale, per altro mai richiesto nei primi secoli del cristianesimo, costituisce una delle motivazioni che portano alcuni sacerdoti a trasgredire alla castità e anche a rivolgere le proprie pulsioni frustrate verso obiettivi distorti come quello della pedofilia. L’ascetismo e l’astensione totale dal sesso era una scelta che alcuni monaci ed anacoreti praticavano come mezzo per meglio giungere alla trascendenza, come il digiuno o altre pratiche di penitenza ed era comunque un decisione non imposta da alcuna regola.
Sappiamo, se siamo bene informati circa i precetti dettati dal Vangelo, che neppure agli apostoli era stato richiesto il celibato e che molti di loro era regolarmente sposati come Pietro. Per alcuni secoli i sacerdoti della chiesa di Roma si sposavano regolarmente, quando lo desiderassero, ed avessero una famiglia come qualunque altro membro della società civile. La sessualità è una delle caratteristiche dell’essere umano in quanto tale, e il volerla sopprimere completamente porta dalla devianza. Non è a caso che nelle chiese protestanti riformate, e persino nella chiesa ortodossa, che danno la possibilità ai loro ministri di avere una famiglia, i casi si pedofilia siano molot più rari. La solitudine morale e materiale del prete “costretto” a rinunciare a qualunque forma di sessualità può ingererare invece distorsioni e devianze.
Ma quando e perché la chiesa cattolica, di rito latino, dopo i primi secoli, decise che i sacerdoti dovevano essere per forza celibi? Nel concilio del 386 venne fatto un pronunciamento che faceva sì che vescovi e preti sposati non potessero più convivere con le mogli, ma la norma veniva ampiamente disattesa e il matrimonio dei sacerdoti fu tollerato dalla chiesa per secoli anche durante il medioevo, pure se periodicamente tale regola veniva riproposta, proprio perché non rispettata, il che avvenne ad esempio anche sotto il regno di Carlo Magno. Fu solo al sorgere dell’anno Mille che con il sinodo di Reims del 1049 la regola del celibato ecclesiastico venne ribadita e conclamata come fondamentale e tassativa del sacerdozio. Ma ancora una volta la assoluta prescrizione dell celibato continuò ad essere disattesaù.
Al contrario di quanto si pensa, i preti non facevano, e non fanno tutt’ora, “voto” di castità, ma soltanto “promessa”. Il voto di castità veniva pronunciato solo ed unicamentedai frati insieme a quello di povertà ed obbedienza. La ragione per cui tale norma veniva periodicamente ricordata era di tipo economico e non dottrinale. Infatti un prete sposato, e con famiglia, trasmetteva i suoi averi che potevano consistere anche in cospicue donazioni dei fedeli, ai propri discendenti, privando la chiesa di tali eredità. Il prete celibe invece, alla sua morte, lasciava alla congregazione ecclesiastica tutto quanto in suo possesso.
Fu solo molto tempo dopo, alla metà del Millecinquecento, con il Concilio di Trento che il celibato sacerdotale divenne obbligatorio, la cui trasgressione comportava pubblico scandalo e quindi sanzioni da parte delle gerarchie ecclesiastiche. Con l'andare del tempo però la chiesa cerfcò sempre di più di gnorare in falli di tipo sessuale dei sacerdoti, specie per quelli di pedofilia, che per loro natura riuscivano a rimanere nascosti più facilmente.
I papi, di tanto in tanto, ribadirono la norma sul celibato obbligatorio dei preti, motivandolo in vario modo, ma sempre negando la liceità del matrimonio per i sacerdoti, dando però la possibilità del pentimento e quindi del perdono per eventuali trasgressioni di tipo sessuale. Anche Giovanni Paolo II ha continuato a negare assolutamente due cose: Il matrimonio per i preti e il sarcerdozio al femminile, malgrado da più parti gli venissero entrambe queste istanze.
Ci sembra che nel terzo millennio anche la chiesa potrebbe, e dovrebbe, fare uno sforzo di modernizzazione, anche perché in fatti di trasgressione come la pedofilia, da parte dei suoi ministri, non giovano certamente alla credibilità dell'istituzione ecclesiale. Tuttavia anche un papa ritenuto moderno come Giovanni Paolo II ha continuasto a negare il matrimonio ai sacerdopti cattolici. Forse Il nuovo papa saprà fare di meglio? Lo speriamo, ma senza troppo crederci...




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