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  1. #1
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    Predefinito Reddito minimo: un punto di vista

    Reddito minimo: prima o poi i soldi degli altri finiscono | L'Indipendenza

    di MATTEO CORSINI

    Scrive Fabrizio Galimberti: “Gli economisti hanno discusso da molto tempo i vantaggi e gli svantaggi di un reddito minimo garantito. I vantaggi sono evidenti, almeno dal punto di vista di chi lo riceve. Gli svantaggi sono due. Il primo è il costo… Il secondo svantaggio è meno ovvio. Si tratta del cosiddetto “azzardo morale”… La comunità deve essere sicura che chi riceve questo beneficio lo riceve perché non ha altre risorse; si tratta di un trasferimento che deve essere riservato ai casi di vero bisogno e non deve risolversi in un premio all’indolenza”.
    Dopo aver (a mio parere maldestramente) tentato di giustificare le leggi sul salario minimo, Fabrizio Galimberti affronta l’argomento del reddito minimo garantito. “Fatto trenta, facciamo trentuno”, avrà pensato. Per quanto mi riguarda, una legge che istituisca un reddito minimo garantito è ancor meno giustificabile di una che fissi un salario minimo. Bontà sua, dopo aver liquidato in una riga i vantaggi, limitati a chi riceve un reddito senza fare nulla, Galimberti mette in evidenza anche due macroscopici svantaggi connessi al reddito minimo garantito. Il primo, inevitabilmente è il costo. Anche l’azzardo morale, ovviamente, è da tenere in considerazione, e finisce per interagire con il problema del costo.
    Ammettendo di giustificare un reddito minimo per i bisognosi da un punto di vista etico (cosa che io non faccio se il costo deve essere imposto a tutti i non bisognosi, anche contro la loro volontà), mi sembra una pia illusione la ricerca della sicurezza che “chi riceve questo beneficio lo riceve perché non ha altre risorse”. Io sono contrario al reddito minimo garantito concesso dallo Stato mediante la redistribuzione del reddito tramite l’imposizione fiscale perché ritengo inaccettabile la violazione della proprietà privata, ma il fatto è che solo se il sostegno dato a una persona è frutto di una donazione volontaria il problema dell’azzardo morale è risolto alla radice. Se Tizio decide di aiutare volontariamente Caio, o di versare volontariamente un contributo economico a Sempronio perché questi aiuti Caio, il reale stato di necessità o l’eventuale indolenza di quest’ultimo sono irrilevanti. Tizio potrebbe voler aiutare Caio a prescindere dal suo reale stato di necessità, oppure potrebbe essere disposto a versare un contributo a Sempronio a prescindere da come costui utilizzasse quel denaro. Il fatto è che Tizio resterebbe sempre libero di decidere di interrompere i versamenti, e né Caio, né Sempronio potrebbero imporgli di continuare a contribuire.
    Questa circostanza, a mio parere eticamente determinante, fornisce anche sia a Caio, sia a Sempronio, un incentivo a non approfittare della benevolenza di Tizio. Per contro, se Sempronio fosse lo Stato e obbligasse Tizio a versargli una somma di denaro (in teoria da usare) per aiutare Caio, l’incentivo sarebbe quello di spremere Tizio il più possibile. L’interesse prioritario di Sempronio, infatti, non è quello di aiutare Caio in quanto bisognoso (ancorché sostenga che sia proprio così), bensì quello di ottenere il voto di Caio. Ogni redistributore (socialista) conta sul fatto che le persone da beneficiare siano più numerose (più voti) di quelle da spremere. Ma aveva pienamente ragione Margaret Thatcher quando disse che “il problema del socialismo è che, prima o poi, i soldi degli altri finiscono”. Aggiungerei che le cose si metterebbero male, prima o poi, anche se i soldi li si continuasse a creare dal nulla, come propongono molti dei sostenitori della tesi per cui un governo possa spendere e spandere senza problemi, tanto basta stampare moneta, visto che, dal nulla, non si crea ricchezza reale. In definitiva, a me pare del tutto indifendibile l’idea del reddito minimo garantito. E poco importa se, come vanno ripetendo i fautori di un provvedimento del genere, qualcosa di simile è previsto in diversi Paesi europei. Andrebbe abolito anche da quelle parti, dove, pure, i numeri dicono che di falsi bisognosi (sarebbe facile fare riferimento alle pensioni di invalidità in Italia, per citare un solo esempio di uso distorto del welfare) ne hanno meno di noi.

  2. #2
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    Predefinito Re: Reddito minimo: un punto di vista

    Citazione Originariamente Scritto da von Dekken Visualizza Messaggio
    Reddito minimo: prima o poi i soldi degli altri finiscono | L'Indipendenza

    di MATTEO CORSINI

    Scrive Fabrizio Galimberti: “Gli economisti hanno discusso da molto tempo i vantaggi e gli svantaggi di un reddito minimo garantito. I vantaggi sono evidenti, almeno dal punto di vista di chi lo riceve. Gli svantaggi sono due. Il primo è il costo… Il secondo svantaggio è meno ovvio. Si tratta del cosiddetto “azzardo morale”… La comunità deve essere sicura che chi riceve questo beneficio lo riceve perché non ha altre risorse; si tratta di un trasferimento che deve essere riservato ai casi di vero bisogno e non deve risolversi in un premio all’indolenza”.
    Dopo aver (a mio parere maldestramente) tentato di giustificare le leggi sul salario minimo, Fabrizio Galimberti affronta l’argomento del reddito minimo garantito. “Fatto trenta, facciamo trentuno”, avrà pensato. Per quanto mi riguarda, una legge che istituisca un reddito minimo garantito è ancor meno giustificabile di una che fissi un salario minimo. Bontà sua, dopo aver liquidato in una riga i vantaggi, limitati a chi riceve un reddito senza fare nulla, Galimberti mette in evidenza anche due macroscopici svantaggi connessi al reddito minimo garantito. Il primo, inevitabilmente è il costo. Anche l’azzardo morale, ovviamente, è da tenere in considerazione, e finisce per interagire con il problema del costo.
    Ammettendo di giustificare un reddito minimo per i bisognosi da un punto di vista etico (cosa che io non faccio se il costo deve essere imposto a tutti i non bisognosi, anche contro la loro volontà), mi sembra una pia illusione la ricerca della sicurezza che “chi riceve questo beneficio lo riceve perché non ha altre risorse”. Io sono contrario al reddito minimo garantito concesso dallo Stato mediante la redistribuzione del reddito tramite l’imposizione fiscale perché ritengo inaccettabile la violazione della proprietà privata, ma il fatto è che solo se il sostegno dato a una persona è frutto di una donazione volontaria il problema dell’azzardo morale è risolto alla radice. Se Tizio decide di aiutare volontariamente Caio, o di versare volontariamente un contributo economico a Sempronio perché questi aiuti Caio, il reale stato di necessità o l’eventuale indolenza di quest’ultimo sono irrilevanti. Tizio potrebbe voler aiutare Caio a prescindere dal suo reale stato di necessità, oppure potrebbe essere disposto a versare un contributo a Sempronio a prescindere da come costui utilizzasse quel denaro. Il fatto è che Tizio resterebbe sempre libero di decidere di interrompere i versamenti, e né Caio, né Sempronio potrebbero imporgli di continuare a contribuire.
    Questa circostanza, a mio parere eticamente determinante, fornisce anche sia a Caio, sia a Sempronio, un incentivo a non approfittare della benevolenza di Tizio. Per contro, se Sempronio fosse lo Stato e obbligasse Tizio a versargli una somma di denaro (in teoria da usare) per aiutare Caio, l’incentivo sarebbe quello di spremere Tizio il più possibile. L’interesse prioritario di Sempronio, infatti, non è quello di aiutare Caio in quanto bisognoso (ancorché sostenga che sia proprio così), bensì quello di ottenere il voto di Caio. Ogni redistributore (socialista) conta sul fatto che le persone da beneficiare siano più numerose (più voti) di quelle da spremere. Ma aveva pienamente ragione Margaret Thatcher quando disse che “il problema del socialismo è che, prima o poi, i soldi degli altri finiscono”. Aggiungerei che le cose si metterebbero male, prima o poi, anche se i soldi li si continuasse a creare dal nulla, come propongono molti dei sostenitori della tesi per cui un governo possa spendere e spandere senza problemi, tanto basta stampare moneta, visto che, dal nulla, non si crea ricchezza reale. In definitiva, a me pare del tutto indifendibile l’idea del reddito minimo garantito. E poco importa se, come vanno ripetendo i fautori di un provvedimento del genere, qualcosa di simile è previsto in diversi Paesi europei. Andrebbe abolito anche da quelle parti, dove, pure, i numeri dicono che di falsi bisognosi (sarebbe facile fare riferimento alle pensioni di invalidità in Italia, per citare un solo esempio di uso distorto del welfare) ne hanno meno di noi.
    Il testo di Corsini mi convince poco, francamente. Per una ragione soprattutto, se fai parte di un sistema, come quello europeo, devi adeguarti. Ma esiste un modo produttivo per farlo, adottando il secondo dei sistemi di welfare, ovvero quello della Flexsecurity. Denaro a chi non ha lavoro, sulla base di un impegno costante e di ricerca e di riqualificazione professionale continuata. Tutte le opposizioni di Corsini cadrebbero di schianto.
    Forse per questo in Italia si accenna quasi solamente al modello del RMG, che dite?
    "Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia"


    IL DISPUTATOR CORTESE

    Possono tenersi il loro paradiso.
    Quando morirò, andrò nella Terra di Mezzo.

  3. #3
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    Predefinito Re: Reddito minimo: un punto di vista

    Citazione Originariamente Scritto da occidentale Visualizza Messaggio
    Il testo di Corsini mi convince poco, francamente. Per una ragione soprattutto, se fai parte di un sistema, come quello europeo, devi adeguarti. Ma esiste un modo produttivo per farlo, adottando il secondo dei sistemi di welfare, ovvero quello della Flexsecurity. Denaro a chi non ha lavoro, sulla base di un impegno costante e di ricerca e di riqualificazione professionale continuata. Tutte le opposizioni di Corsini cadrebbero di schianto.
    Forse per questo in Italia si accenna quasi solamente al modello del RMG, che dite?
    Può essere.
    Cmq credo che nei prossimi decenni, anche se si adottasse il modello della Flexsecurity - che non mi vede contrario - la disoccupazione non verrà riassorbita, in Italia perlomeno. La mia convinzione è che questo Stato sia in una fase di decadenza irreversibile.

  4. #4
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    Predefinito Re: Reddito minimo: un punto di vista

    Citazione Originariamente Scritto da von Dekken Visualizza Messaggio
    Può essere.
    Cmq credo che nei prossimi decenni, anche se si adottasse il modello della Flexsecurity - che non mi vede contrario - la disoccupazione non verrà riassorbita, in Italia perlomeno. La mia convinzione è che questo Stato sia in una fase di decadenza irreversibile.
    il rischio esiste.
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  5. #5
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    Predefinito Re: Reddito minimo: un punto di vista

    Citazione Originariamente Scritto da occidentale Visualizza Messaggio
    il rischio esiste.
    Quello che voglio dire è che l'Italia avrebbe necessità di una rivoluzione liberale&democratica (non cruenta, possibilmente), ma temo che qualsiasi buona proposta, qualsiasi progetto concreto, qualsiasi persona perbene non abbia possibilità.
    Siamo più seri noi su questo Forum, che il deputato/senatore medio nel parlamento italiano - e se ci pensate è piuttosto triste.

  6. #6
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    Predefinito Re: Reddito minimo: un punto di vista

    Citazione Originariamente Scritto da von Dekken Visualizza Messaggio
    Può essere.
    Cmq credo che nei prossimi decenni, anche se si adottasse il modello della Flexsecurity - che non mi vede contrario - la disoccupazione non verrà riassorbita, in Italia perlomeno. La mia convinzione è che questo Stato sia in una fase di decadenza irreversibile.
    La flexsecurity può essere uno strumento utile per "guadagnare tempo" in attesa che qualcuno finalmente metta in condizioni l' Italia di produrre richezza e non solo debito.
    Ma alla lunga se le cose non cambieranno sarà tutto il sistema walfare, anche quello più basilare e che oggi diamo per scontato.. a saltare..

    Per distribuire la richezza prima bisogna crearla.. qualche genio ancora pensa, che nel mondo globalizzato, dove basta un secondo per delocalizzare un azienda e un passaporto, sia ancora possibile a ricorrere a miopi mezzi come patrimoniali e tassazioni varie... ma non si rende conto che sono solo cerotti mal messi ad un secchio che oramai perde acqua da tutte le parti.. e di acqua ne stà rimanendo sempre più poca..
    "I socialisti sono come Cristoforo Colombo: partono senza sapere dove vanno. Quando arrivano non sanno dove sono. Tutto questo con i soldi degli altri."

  7. #7
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    Predefinito Re: Reddito minimo: un punto di vista

    Il reddito minimo garantito può esistere solo se la macchina produttiva del paese funziona. E' come un investimento. Io finanzio il mio giovane disoccupato che cerca lavoro e intanto che non lo trova lui usa i soldi per migliorare la sua formazione e rendersi più qualificato.
    In un'economia morta come la nostra serve a poco. Meglio puntare sul creare lavoro.
    Poi ovviamente per introdurlo servirebbe cambiare tutto il sistema dei sussidi, disoccupazioni, cassa integrazione ecc...Sarebbe una riformulazione totale.
    “Senza dualità dei sessi, niente matrimoni, senza matrimoni niente famiglie, senza famiglie nessuna società, l’individualismo puro è tirannia”.

    Pierre Joseph Proudhon

  8. #8
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    Predefinito Re: Reddito minimo: un punto di vista

    Il reddito minimo è una cazzata....
    Primo Ministro di TPol...[MENTION]
    Proudly member of the Bilderberg Group-Chtulhu Section..

  9. #9
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    Predefinito Re: Reddito minimo: un punto di vista

    Tutti i paesi civili garantiscono un reddito minimo.
    Noi siamo semplicemente un po meno civili e un po più clientelari degli altri


    Inviato dal mio GT-I8190N con Tapatalk 2

  10. #10
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    Predefinito Re: Reddito minimo: un punto di vista

    Far pensare alla gente che i soldi piovano dal cielo è diseducativo.
    Sarei contrario anche se avessimo un attivo invece che un debito.
    Religione, Patria, Famiglia e Autogestione dei Mezzi di Produzione.

 

 
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