Si apre, con una bel repulisti degli uffici e dei funzionari.


Si apre, con una bel repulisti degli uffici e dei funzionari.
"Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia"
IL DISPUTATOR CORTESE
Possono tenersi il loro paradiso.
Quando morirò, andrò nella Terra di Mezzo.


Analisi semiseria sul motivo del crollo degli investimenti in questo paese.
Alcuni dei motivi.
Gli investimenti sono crollati negli ultimi due decenni, prima di tutto per motivi politici: avere un uomo che si e' rivelato di fatto inadeguato al governo e una opposizione che in realta' era prona ad ogni sua debolezza. O cosi'appariva all'estero, basta leggersi gli articoli di quotidiani o internet esteri.
La scarsa fiducia della finanza internazionale verso i sindacati italiani, assieme troppo potenti e troppo deboli, con una visione reputata troppo rigida e arcaica.
La nostra burocrazia borbonica da tutti indicata come malanno grave ma che nessuno vuole toccare.
Aggiungiamoci una criminalità organizzata divenuta grazie a lassismo e connivenze la più grande azienda italiana.
E poi la Giustizia, un disastro completo.
Lenta, menefreghista e incapace di redimersi.
E ancora c'è il drammatico problema delle comunicazioni: qui funziona ancora tutto su strada con costi piu' alti di un terzo rispetto ad altri paesi.
E l'energia? Abbiamo votato contro l'energia nucleare? Il risultato è quello che abbiamo: energia a costo doppio di quella di altri, senza modo di calmierare efficientemente i costi.
Senza considerare il fatto che ad esempio in bolletta i costi per gestire i servizi di rete (sempre piu' malconce, ogni anno che passa, perdiamo di media un tredici per cento di quanto viaggia sulle nostre reti energetiche) sono pari ormai ad un terzo dei costi, incomprimibile. In altri paesi tale costo scende ad un quarto o un quinto.
"Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia"
IL DISPUTATOR CORTESE
Possono tenersi il loro paradiso.
Quando morirò, andrò nella Terra di Mezzo.


Perche' Sostenere la flexicurity in Italia.
Confronto con il modello danese
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Voglio Mettere meglio in chiaro cosa andrebbe fatto secondo me con un breve testo indicativo su un modello vincente che sottopongo ai colleghi ministri
e ai forumisti.
Ovviamente non e'tutta opera mia, ho spigolato in giro alla ricerca di dati e informazioni.
Cosa e' successo sin qui.
Negli ultimi venti anni il mercato del lavoro del nostro Paese ha subito un processo di deregolamentazione che ha riguardato, in particolare, l’accesso al mercato, procedendo
per riforme successive e improvvisate. A scatti successivi, si potrebbe dire.
Un gran numero di nuove figure contrattuali ha fatto la sua comparsa.
Elencando i principali si parla di: contratti a tempo determinato, part-time orizzontale e verticale, lavoro interinale, contratti a causa mista, job
on call, staff leasing, ecc. ecc..
Tutti caratterizzati da protezioni normative minori o nulle e da minori coperture garantite dal sistema del Welfare.
L’utilizzo di tali forme contrattuali, ha consentito alle imprese di avere maggiore flessibilità e di contenere il costo del lavoro facendo ricorso a contratti diversi dal contratto a tempo indeterminato.
Ha anche talvolta facilitato l’accesso al lavoro a soggetti deboli - in particolare donne e giovani - vesssati in questo paese da elevati tassi di esclusione aggravati da un maschilismo malinteso, inutile negarlo.
L’utilizzo di forme contrattuali flessibili ha anche portato ad una crescita dell’occupazione italiana, durata più di un decennio.
Ma essendo una crescita discontinua e priva di basi di miglioramento i nodi hanno iniziato a venire al pettine intorno al 2006/2007.
Le riforme succedutesi negli anni (“Pacchetto Treu” del 1997 e “Legge Biagi” del 2003 in primis),hanno eaurito la loro spinta propulsiva in termini di incremento dell’occupazione, lasciando sul campo una marea di lavoratori con contratti temporanei, oltretutto scarsamente formati o preparati alla tempesta che stava arrivando, in seguito alla Crisi di Sistema del 2008-2009.
Cifre alla mano, ovviamente con beneficio di inventario>
Tra il 1993 al 2009 i lavoratori dipendenti a tempo determinato sono cresciuti del 47%, portando la percentuale dei contratti a tempo determinato sull’occupazione dipendente totale all’attuale 12,5 - 13,5%.
Comparata con altri paesi europei in Italia l’incidenza del lavoro a tempo determinato sull’occupazione totale ha registrato, negli ultimi anni, l’aumento costante più significativo.
A conferma di come i contratti a tempo determinato siano diventati col tempo la strada per accedere al lavoro, si registra il fatto che la diffusione del lavoro a termine è stata più consistente tra i giovani e le donne.
Insomma le varie forme contrattuali a tempo determinato costituiscono, la principale via l'accesso al lavoro per gli italiani.
Diverso il caso degli extracomunitari massicciamente infiltratisi nel mercato del lavoro. Trattandosi di mansioni a bassa scolarita' e preparazione (talvolta effettuate al ribasso per costo della manodopera e in scarsa sicurezza), quelle coperte dagli immigrati si sono rivelate spesso piu'stabili e continuative. Ma ci torneremo sopra in altra sede.
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IL DISPUTATOR CORTESE
Possono tenersi il loro paradiso.
Quando morirò, andrò nella Terra di Mezzo.


E’ possibile trovare conferma della progressiva flessibilizzazione del mercato del lavoro italiano anche osservando
il mutamento dell’evoluzione degli indicatori Ocse di protezione.
L’Ocse ha elaborato una metodologia per il calcolo di indici sintetici di protezione dell’impiego che consiste nell’assegnazione di un valore
che va da 0 a 6. Un sistema semplice che i nostri istituti di controllo hanno dovuto per nostra fortuna adottare.
I valori più bassi indicano la facilità massima - tanto nel ricorso all’interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, quanto
nella facilità di utilizzo di rapporti di lavoro di durata prestabilita;
i valori più alti indicano, progressivamente, una più alta rigidità del mercato del lavoro.
Tali indici, aggiornati al 2008, nell’arco temporale che va dal 2000 al 2008, per l’Italia sono scesi, molto leggermente, da 2.9 a 2.4.
SOLO per i giovani, attirandoci le critiche europee, pienamente giustificate, a mio avviso.
Ovviamente passate sotto silenzio dai nostri media.
Sarebbe forse ingiusto non riconoscere alcuni dei benefici che la maggiore flessibilità del mercato del lavoro italiano ha portato con sé:
la crescita dell’occupazione, registrata a partire dalla seconda metà degli anni novanta, almeno in parte può essere ricondotta alla
possibilità offerta alle aziende di utilizzare le diverse forme di contratto a tempo determinato.
E ha tenuto in piedi il nostro sistema produttivo.
Rimasto purtroppo arretrato nel suo sviluppo anche in conseguenza dell'effetto calmiere generato dalla precarizzazione del lavoro.
Molti avevano dimenticato che la flessibilità del lavoro resta pur sempre condizionata dal ciclo economico e gli effetti negativi di una maggiore
flessibilità, temuti da molti, non hanno tardato a verificarsi, soprattutto a danno dei lavoratori con contratti a durata prestabilita, lavoratori
che sono stati i primi a pagare le negative conseguenze della crisi economica, ritrovandosi senza lavoro.
E senza tutele, e senza formazione continua. Ovvero senza quei sistemi europei che hanno tenuto in piedi la macchina del sistema produttivo continentale.
L’aumento della disoccupazione nel periodo di recessione ha colpito soprattutto quelle fasce di lavoratori maggiormente impiegati con le tipologie contrattuali di breve durata.
Sin qui i fatti verificatisi.
Ovviamente ci siamo resi conto di essere tagliati fuori dal sistema europeo con quindici anni di ritardo, in questo settore come in altri.
Adesso diventa fondamentale lavorare alla costruzione di un sistema che sia in grado di conciliare una maggiore flessibilità con
moderni sistemi di protezione sociale, anche a costo di eliminare i vecchi sistemi e le loro protezioni legislative, frutto di un mondo oramai tramontato.
Nel confronto con i Paesi europei che si sono dotati di sistemi che coniugano flessibilità e sicurezza, l’Italia appare ancora molto distante dal raggiungimento di tale ambizioso traguardo. E il tempo stringe.
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FLEXSECURITY ALL'ITALIANA
Le idee guida sono le seguenti:
Un sistema che si caratterizzi per la combinazione di tre elementi:
Flessibilità, che consente un elevato grado di mobilità all’interno del mercato del lavoro grazie a regole per il licenziamento flessibili e all’ampia possibilità di usare contratti di lavoro temporanei, che abbiano un sistema di tutele comuni a quelli a tempo indeterminato. No a figli e figliastri.
Un buon sistema di sicurezza sociale,universalistico, largamente omogeneo con indennità di disoccupazione che ammontano al 90% della retribuzione degli ultimi tre mesi per una durata massima di due anni.
Politiche attive del lavoro efficaci, mirate alla riqualificazione e al ricollocamento dei disoccupati e degli inoccupati con vincoli netti e precisi, che obblighino allo sforzo di formazione continua e alla fornitura di prestazioni lavorative ove richieste dal Centro per l'Impiego.
No a redditi di cittadinanza, che poi verrebbero concessi anche a non cittadini, ovviamente.
No ad agenzie private che drenano risorse per non fornire alcun servizio.
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DIRIGENTI PUBBLICI E MODIFICA DEI CONTRATTI DI ASSUNZIONE UNA PROPOSTA
Propongo l'introduzione nel contratto dei dirigenti del pubblico impiego di una clausola che preveda la licenziabilita' in base al principio della responsabilita' oggettiva con una speciale deroga dalle normative di legge vigenti in Italia. Un dirigente che fallisca negli scopi previsti dal suo contratto di lavoro potrebbe essere licenziato senza preavviso e senza necessita' di motivazione alcuna. Il principio del no alla responsabilita' senza colpa, giusto in astratto, e' comodo alibi nel concreto, in questo paese. Del resto in paesi evoluti come e piu' del nostro il principio della responsabilita' oggettiva nei contratti dei dirigenti e' prassi comune.
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