Identificazione delle date storiche attraverso le fonti puraniche
Prof. Narayan Rao
Introduzione
Secondo i libri moderni di storia indiana si ritiene che Buddha sia nato nel VI° secolo a.C. e che Chandragupta Maurya sia stato il re sovrano dell’Impero di Maghada subito dopo l’invasione di Alessandro, nell’anno 327 a.C. Sia tra i profani che tra gli studiosi vi è il comune malinteso che questa e le altre date, nella versione ufficiale della storia indiana, siano fatti dimostrati.
Comunque, un prudente e critico esame delle fonti da cui queste date sono derivate mostra che queste sono veritiere come quella della creazione dell’universo nel (o attorno al) 4006 a.C.
La maggior parte delle persone, inclusi gli storici, crede che le date menzionate sopra, e le altre date della storia indiana, derivino principalmente dalle testimonianze archeologiche, da iscrizioni su colonne di pietra e dal racconto di viaggiatori stranieri. Nessuna storia completa, sia corretta sia non, può comunque essere scritta da simili fonti discontinue.
La storia deve essere scritta principalmente attraverso i resoconti storici. I pionieri moderni della storia indiana, cioè William Jones, Max Muller, Wilson e gli altri indologisti dell’inizio del XIX secolo, lo sapevano bene e le prime fonti cui guardarono erano le scritture conosciute come Itihasa e Purana come il Mahabharata, Bhagavata Purana, Vishnu Purana, Vayu Purana, Matsya Purana e Bhavishya Purana.
I Purana forniscono le date di eventi storici nel Kaliyugabda, Vikram Sambat, Sakabda e altre ere indiane (o calendari) ancora in uso al presente. Da queste narrazioni è possibile ottenere le date di tutti i fatti storici importanti nell’era cristiana.
Albori dell’indologia
Tuttavia, William Jones e gli orientalisti europei del primo XIX secolo, nel determinare la cronologia attraverso i Purana, s’imbatterono in una difficoltà seria. Bisogna ricordare che durante il XVIII e il primo XIX secolo, gli scienziati, e altre persone colte, credevano fermamente che l’universo fosse stato creato nel, o attorno all’anno, 4006 a.C. La teoria dell’evoluzione proposta da Darwin e l’idea che l’universo potesse essere vecchio di milioni, o persino miliardi, di anni, non venne accettata dagli scienziati fino al tardo XIX secolo. I primi orientalisti europei forse non potevano credere nella cronologia dei Purana che pone l’età dell’universo in alcuni miliardi di anni (in contrasto con l’età scientificamente accettata di meno di 6000 anni).
Quanto segue ha rafforzato i loro timori:
1. Nei Purana il racconto degli eventi delle prime tre ere, cioè Krita Yuga, Treta Yuga e Dwapara Yuga, appare più mitico che reale.
2. Tutte le narrazioni degli eventi successivi alla battaglia di Kurukshetra sono scritti nel tempo verbale futuro. Tutti i racconti sono espressi in un linguaggio mitologico che coinvolge gli Dei (alquanto inutilmente) negli eventi. Questo potrebbe confondere gli studiosi senza familiarità con le tradizioni indiane.
3. Nei resoconti dei diversi Purana vi sono alcune discrepanze, parzialmente dovute ad errori di copiatura, revisione, ecc., compresa la stampa moderna, e parzialmente dovute ad alterazioni deliberate, per adattarsi ai propositi delle famiglie reali alla cui corte le scritture erano sostenute. Questo potrebbe essere corretto attraverso la comparazione dei differenti Purana come pure le diverse versioni dello stesso Purana. Difficilmente ci si poteva aspettare che ciò fosse fatto in modo imparziale dai primi orientalisti europei che stavano esplorando un campo fino allora completamente sconosciuto. I successivi orientalisti, come Pargiter, non poterono compiere una valutazione doverosa poiché erano già influenzati dai lavori precedenti.
4. Molte traduzioni, o piuttosto narrazioni dei Purana nel linguaggio vernacolare, contengono resoconti con molte variazioni rispetto all’originale testo sanscrito, e che sono fatti passare per essere stati derivati da questo. Kamban Ramayana e Ramcharit Manas, di Tulsidas sono due di tali esempi. Inoltre, ci sono famosi lavori letterari come “Abhigyana Shakuntalam”, “Mudra Rakshasa” e “Harsha Charita” che sono più popolari ma possono essere completamente fuorvianti per il proposito cronologico.
Gli orientalisti europei, come Max Muller e William Jones, vennero così all’evidente ma enormemente errata conclusione che, benché i resoconti dei Purana fossero basati su uno zoccolo duro di fatti storici, la cronologia era completamente sbagliata.
Avendo cosi scartato il metodo diretto per determinare la cronologia della storia indiana, gli orientalisti cominciarono a cercare altre fonti che rispecchiassero le loro congetture. Sir William Jones propose una tavola cronologica degli eventi che iniziava con l’anno 4006 a.C., che egli credeva fosse l’anno della creazione di Swayambhuba Manu. Questa tavola cronologica si trova nel volume “Complete Works of Sir William Jones”.
Benché la maggior parte degli storici moderni lo ignori, la cronologia che essi tuttora usano è una versione modificata della tavola di William Jones.
L’ancora della speranza in una data
Max Muller tentò di migliorare il lavoro di William Jones cercando di correlare la storia indiana a quella greca. Un evento antico la cui data è ben conosciuta nella datazione cristiana è l’invasione di Alessandro. Comunque non c’è alcuna menzione di Alessandro, o di qualsiasi avvenimento correlato alla sua invasione, nei Purana o in qualunque altro antico resoconto indiano, comprese le Cronache Buddiste. Max Muller allora cercò, nei resoconti greci e nelle cronache di altri scrittori classici europei, il nome di qualsiasi regnante indiano che vi si potesse trovare. Uno di questi nomi era Sandrocottus. Si dice che egli sia succeduto a Xandramese, contemporaneo di Alessandro. William Jones suggerì che Chandragupta dei Mudra Rakshasa (Maurya) potesse essere il Sandrocottus della storia greca.
Max Muller confermò questa identificazione. Il suo principale proposito era di arrivare a una cronologia accettabile agli intellettuali del XIX secolo. I suoi metodi e le sue motivazioni sono, infatti, stati ben descritti dalle sue stesse parole. Nel suo “Storia dell’Antica Letteratura Sanscrita” (1859) Max Muller scrive questo:
Non c’è che un mezzo col quale la storia indiana può essere connessa con quella greca e la sua cronologia ridotta nei suoi limiti corretti. Sebbene abbiamo cercato in vano, nella letteratura dei Brahmana e dei Buddisti, qualunque allusione della conquista di Alessandro, e benché sia impossibile identificare qualsiasi evento storico collegato ai compagni di Alessandro nelle tradizioni storiche dell’India, un nome è stato fortunatamente tramandato dagli scrittori classici che descrissero gli eventi immediatamente successivi alla conquista di Alessandro, per formare un legame di connessione tra la storia dell’Est e dell’Ovest. Questo nome è Sandrocottus o Sandrocyptus, il sanscrito Chandragupta.
Noi apprendiamo dagli scrittori classici come Giustino, Arriano, Diodoro Siculo, Strabone, Quinto Curzio e Plutarco che al tempo di Alessandro c’era sul Gange un potente re, chiamato Xandramese e che presto dopo l’invasione di Alessandro, un nuovo impero fu là fondato da Sandrocottus, cui successe Sandrocyptus.
Questi rapporti degli scrittori classici contengono un numero di dichiarazioni distinte che possono lasciare pochissimi dubbi sul re cui si riferiscono. Gli storici indiani, è vero, sono generalmente così vaghi e tendenti all’esagerazione che i loro re sono tutti molto simili, siano essi oscuri o brillanti. Tuttavia se ci sia mai stato un simile re dei Prasii, un usurpatore residente a Pataliputra (Patna) chiamato Sandrocottus, è difficile che non si possa riconoscere nelle tradizioni storiche dell’India. Il nome di Chandragupta e la sua rassomiglianza con Sandrocottus fu prima, io credo, rilevata da Sir William Jones. Il Dott. Wilford, il Professor Wilson e il Professor Lassen hanno in seguito aggiunto ulteriore prova a conferma delle congetture di Sir William Jones. Benché altri studiosi, e in particolare M. Troyer nella sua edizione della Rajatarangini, abbiano sollevato obiezioni, dovremmo vedere che l’evidenza in favore dell’identità di Chandragupta e Sandrocyptus è tale da non ammettere alcun ragionevole dubbio.
A seguito di questa identificazione, l’incoronazione di Maurya Chandragupta attorno all’anno 327 a.C. venne presa come data di riferimento per la cronologia indiana.
Sebbene la maggioranza degli studiosi moderni della storia indiana lo ignora, tutte le date dell’antica storia indiana sono state ricavate calcolando avanti e indietro da questa data. Ad esempio Buddha, secondo alcune cronache buddiste, nacque circa 240 anni prima dell’incoronazione di Chandragupta Maurya. Di conseguenza l’anno della sua nascita fu fissato nel 567 a.C.
Errori nella datazione
Essendo stati scoperti in seguito sempre più documenti Puranici e Buddisti, quelli che non confermavano la suddetta cronologia furono ignorati o dichiarati inattendibili. Per esempio, tra i diversi documenti sul Buddha, le cronache singalesi sono state accettate come le più attendibili, anche se sono state scritte nel linguaggio Pali in epoca cristiana avanzata. Gli orientalisti che continuarono le ricerche dopo Max Muller hanno solamente cercato di aggiungere alla precedente cronologia senza interrogarsi sulla sua validità.
Avendo elaborato una cronologia accettabile agli europei, gli indologisti iniziarono a cercare prove archeologiche e altre evidenze per confermarla, e pensarono di averle trovate in abbondanza sotto forma d’inscrizioni su pietra attribuite all’imperatore Ashoka e ad altri re come Kharabela.
Qui va enfatizzato che gli indologisti europei meritano tutto il credito per i loro sforzi nel formulare una dettagliata storia dell’India antica. La loro incapacità di arrivare alle date corrette e ai dettagli degli eventi era dovuta alla ferma credenza, tra gli intellettuali del tempo, che l’universo fosse meno vecchio di seimila anni. Sfortunatamente, nel processo, hanno alterato alcuni versi o mutilato i testi dei Purana nelle loro edizioni, come nel Vishnu Purana di Wilson, che sono quelle ora largamente lette.
I missionari cristiani sono stati involontariamente colpevoli di alcuni vandalismi, avendo spesso distrutto alcuni dei manoscritti dei Purana caduti nelle loro mani. Credevano fermamente che attraverso simili distruzioni potessero salvare la posterità da quei documenti scatenanti il peccato. Ad ogni modo un numero sufficiente di diverse versioni di differenti Purana sono ancora disponibili nei monasteri in India, come pure nelle librerie in Gran Bretagna, Germania, America e altre nazioni, per elaborare una completa e corretta cronologia della storia indiana. Nel calcolare le date dai Purana, le seguenti procedure dovrebbero essere adottate per correggerne gli errori e le discrepanze:
1) Corretta distinzione dovrebbe essere fatta tra i Purana e gli altri testi antichi. Per esempio, Abhigyan Shakuntalam, Mudra Rakshasa, Raghu Vansa, Harsha Charita ecc. sono magnifici lavori letterari ma non documenti storici.
2) In alcuni Purana le date sono date in più di una era. In questi casi la comparazione dovrebbe essere fatta per rilevare ogni probabile errore. Possibili errori grammaticali come pure la consistenza e la continuità dei versi dovrebbero essere verificati con attenzione.
3) Le date degli aventi estrapolate da Purana differenti dovrebbero coincidere ed essere comparate con le date ottenute dai dati astronomici.
La civiltà della valle dell’Indo
A causa della similitudine di molte parole di Sanscrito e di altri linguaggi indiani con il Latino e per la pelle relativamente chiara di alcuni Indiani, i primi indologisti amavanono credere (o piuttosto propagare la credenza) che gli antenati degli Indiani delle caste elevate, di carnagione chiara, fossero migrati dall’Europa. Questa stirpe razziale è stata chiamata Indo-Ariana ed è stato teorizzato che essi hanno allontanato o soggiogato gli abitanti originari del paese. Il degenerato sistema delle caste dell’India era uno strumento pratico per adattare questa ipotesi.
Quando i resti archeologici di Mohenjodaro e Harappa furono scoperti alla fine del XIX secolo, la cronologia biblica come pure la teoria della migrazione Ariana, erano state accettate come fatto provato. La scoperta di queste spoglie archeologiche indicò una civiltà estinta che si adattava efficacemente alla teoria di una precedente civiltà sconfitta dagli invasori Indo-Ariani. Così nessuno sforzo sistematico fu fatto per esplorare la possibilità che i resti di Harappa potessero essere successivi al Mahabharata o all’epoca vedica.
Un esame critico della cronologia puranica e i resti di Harappa indicano chiaramente che essa appartiene alla civiltà che prosperò durante il lungo periodo di pace successivo alla battaglia di Kurukshetra, sotto il regno dei discendenti del re Parikshit.
Conclusione
Uno studio critico e obiettivo delle fonti originali della storia indiana mostra che la corretta cronologia della storia antica, confermata dall’archeologia, dall’evidenza astronomica e dalla storia greca, è la seguente:
1) La battaglia di Kurukshetra del Mahabharata ebbe luogo nel IV millennio a.C.
2) La civiltà di Harappa è successiva al Mahabharata.
3) Buddha visse nel XIX secolo a.C.
4) Chandragupta Maurya successe a Mahapadmananda nel XVI secolo a.C.
5) Adi Shankara nacque verso la fine del VI secolo a.C.
6) L’ultimo Imperatore Satavahana di Magadha era contemporaneo di Alessandro.
7) L’ultimo imperatore Satavahana Chandrabji era conosciuto dai Greci come Xandramese.
8) Chandragupta I° della dinastia Gupta era conosciuto dai Greci come Sandrocottus.
9) Samudragupta, della dinastia Gupta, era conosciuto come Sandrocyptus.
10) Sandrocyptus, che sposò la figlia di Seleuco, era Samudragupta.
E’ il momento per i moderni studiosi di scartare la cronologia biblica della storia indiana e riesaminare tutte le fonti alla luce della scienza moderna.
Sandrocottus e Chandragupta
Se il Sandrocottus della storia greca è identificato come Chandra Gupta Maurya, incorriamo in una serie di difficoltà che gli storici moderni non sono ancora stati capaci di spiegare.
1) Il nome del predecessore di Chandragupta Maurya, Nanda, non ricorda per nulla il nome di Xandramese della storia greca. Similarmente, il nome del suo successore, Bindusara, non ricorda il Sandrocyptus dei Greci.
2) Le cronache greche descrivono un grande esercito e un vasto impero sotto il comando di Xandramese e Sandrocottus, e sebbene i Purana asseriscano che l’impero dei Nanda fosse molto esteso, è categoricamente esposto che il regno dei Maurya era abbastanza piccolo, non includendo persino Kalinga, lo stato a sud di Magadha.
3) I resoconti dei greci descrivono Palibothra come la capitale di Sandrocottus. I Purana invece identificano chiaramente la capitale dei Maurya a Giribraja. La capitale fu trasferita a Pataliputra (Palibothra) solo durante il regno della dinastia Satavahana.
4) Nessuna cronaca indiana su Mahapadmananda o Chandragupta Maurya è completa senza la descrizione di Koutilya o del suo Arthashastra.
5) La descrizione della società indiana resa nelle cronache greche non ricorda neppure lontanamente quella esposta nell’Arthashastra. Ad esempio Koutilya menzionò regole elaborate riguardo la schiavitù e le punizioni riservate agli schiavi, ma dai resoconti greci sembra che la schiavitù fosse sconosciuta in India.
6) Le cronache greche descrivono Sandrocottus come un usurpatore che slealmente uccise il re Xandramese dopo aver ottenuto la fiducia della regina. Al contrario, Chandragupta Maurya, guidato da Chanakya, ha spodestato i Nanda dopo un guerra civile.
7) Al tempo della dinastia Maurya, secondo i Purana, il Buddismo si stava espandendo velocemente ma i Greci non fanno menzione di Buddha o Ashoka (Ashokavardana o Dharmasoka).
E’ dunque chiaro che Sandrocottus non era Chandragupta della dinastia Maurya. Invece, se invece viene identificato come Chandragupta I° della dinastia Gupta, si ottengono le seguenti corrispondenze tra i nomi greci e quelli indiani.
Nome Greco
Xandramese
Sandrocottus
Sandrocyptus
Nome Indiano
Chandrabij (ultimo re Satavahan)
Chandragupta (primo re Gupta)
Samudragupta
Date di alcuni eventi storici menzionati nei Purana
Evento - Anno a.C.
Battaglia di Kurukshetra del Mahabharata e incoronazione del re Parikshit - 3138
Fine della dinastia Brihadratha (di Jarasandha) e inizio della dinastia Pradyota in Magadha (capitale Giribraja) - 2132
Fine della dinastia Pradyota e inizio della dinastia Shishunaga di Magadha - 1995
Nascita del Buddha - 1887
Nirvana del Buddha - 1807
Fine della dinastia Shishunaga e incoronazione di Mahapadmananda (capitale Giribraja) - 1634
Fine della dinastia Nanda e incoronazione di Chandragupta Maurya - 1534
Incoronazione di Ashoka (Ashokavardhana) - 1472
Fine della dinastia Maurya e incoronazione di Pushyamitra Sunga (capitale Giribraja) - 1218
Fine della dinastia Sunga e inizio della dinastia Kanwa (Incoronazione di Vasudeva) - 918
Fine della dinastia Kanwa e inizio della dinastia Andhra – Incoronazione di Shrimukha
(capitale Giribraja) - 833
Nascita di Adi Shankaracharya (nell’India del Sud) - 509
Fondazione del Dwaraka Shankarcharya Pitha - 491
Fondazione del Kanchi Kamokoti Pitha - 482
Fine della dinastia Andhra con l’assassinio del re Chandarbij (Xandramese dei Greci)
e Incoronazione di Chandragupta (Sandrocottus o Androcottus per i Greci)
Capitale Pataliputra (Palibothra) - 327
Incoronazione di Samudragupta (Sandrocyptus della storia greca) - 320
Fine della dinastia Gupta e declino dell’Impero di Magadha - 82
Instaurazione della sovranità dell’Imperatore Vikramaditya di Ujjain sull’intera
India (nato nel 101 a.C. e incoronato nel 86 a.C. a Ujjain) e inizio dell’era Vikram Sambat - 58
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