Renzi senza ministro dell’economia. Mi candido, ecco il programma
di LEONARDO FACCO
Renzi ha qualche problema nel formare il governo. Uno degli scogli che deve superare è la nomina del ministro dell’Economia,ruolo chiave senza ombra di dubbio, specialmente in questo paese che sta morendo giorno dopo giorno. Che fare? Mi candido io. Ho pensato che per fare peggio di Tremonti, Monti e Saccomanni ci vorrebbe Nosferatu sotto effetto dell’alcol. Il mio programma, che vi sottopongo di seguito, è “breve, ma intenso”, nel segno di” una riforma al mese”. Eccolo.
Dato che è un imperativo morale favorire il risparmio, propongo:
1- Tassa piatta al 15% sia per le persone fisiche che per quelle giuridiche. L’8% va ai Comuni, il 4% va alla Regione (o Provincia), il 3% va allo Stato. Gli enti locali potranno riorganizzarsi e ripartire gli introiti come meglio credono. Chi guadagna meno di 10.000 euro l’anno non pagherà imposte sul reddito.
2- Tassa indiretta sul valore aggiunto I.V.A. al 5% su tutti i prodotti e servizi (pubblici e privati). Il 3% ai Comuni, il restante 2% ripartito a metà fra Regione (Provincia) e Stato.
3- Semplificazione del sistema fiscale e burocratico in modo da permettere a chiunque di poter gestire la propria contabilità senza la necessità di ricorrere, obtorto collo, ad un commercialista. Per cui, il reddito si calcolerà così: “Entrate meno Uscite (tutte), sulla rimanenza si paga la percentuale prevista dalla tassa piatta;
4- Abolizione di ogni imposta indiretta afferente carte bollate, timbri e stampiglie varie.
5- Nessuna patrimoniale è ammissibile sulla prima casa.
6- Introduzione del principio che divide il potere di spendere da quello di tassare. Come in Svizzera, ogni proposta fiscale potrà essere proposta dai diversi di livelli di governo, ma solo i cittadini con referendum (senza quorum) decideranno se la gabella va applicata.
Questa riforma va approvata il primo mese e applicata a partire da gennaio 2015. Qualora ciò non accadesse chiunque ha il diritto di evadere le tasse.
UNA DIETA PALEOLITICA PER LO STATO
1- Riduzione – entro due anni – del 50% del debito pubblico vendendo tutto ciò che è vendibile e di proprietà dello Stato (immobili e società). Licenziamento di 2,5 milioni di dipendenti pubblici – anche qui entro i primi due anni di governo – con un anno di preavviso per le persone toccate dal provvedimento. Tutti coloro che smetteranno di lavorare per lo Stato (ente pubblico in genere), potranno reinserirsi nel mercato del lavoro usufruendo di notevoli agevolazioni fiscali: per 5 anni non pagheranno alcuna imposta sul reddito; per i 5 anni successivi pagheranno una flat tax del 5%. Abolizione graduale di tutti i sussidi, partendo da quelli alle aziende e alle associazioni di volontariato (altrimenti non sarebbero tali). Verrà introdotto nella Costituzione il diritto all’autodeterminazione e l’uso dello strumento referendario per esercitare tale diritto.
2- La sovranità monetaria spetta e appartiene direttamente al popolo senza alcuna intermediazione istituzionale. I diritti di proprietà sul denaro godono della massima tutela e protezione. Allo Stato è fatto totale divieto di interferire nel sistema bancario e monetario.
3- Abolizione dei diritti acquisiti (in merito a quel che concerne pensioni, rendite, privilegi, altro di derivazione pubblica).
4- Ricalcolo delle pensioni pubbliche con introduzione del minimo vitale.
5- Ristrutturazione del debito pubblico.
6- Divieto assoluto per gli enti pubblici di qualsiasi grado di contrarre nuovo debito pubblico.
7- Abolizione del “ruolo” dell’ente pubblico.
8- Pacificazione fiscale: Visti i conti dello Stato e degli altri enti pubblici, si rende necessario un condono tombale, grazie al quale – e solo aderendovi – le persone fisiche e giuridiche acquisiscono il diritto ad accedere al nuovo sistema fiscale. Tutti gli introiti saranno utilizzati per abbattere il debito pubblico.
IL FUTURO E’ MIO E LO DECIDO IO
Riforma del sistema pensionistico, che verrà totalmente privatizzato sul modello di quello cileno. Abolizione del sostituto d’imposta.
Non ho altro da aggiungere. Rimango in attesa di essere convocato a Montecitorio dal premier in pectore. Nel frattempo… evito di farmi fare bonifici dall’estero e, visto che Sanremo impazza, dedicherei all’ex sindaco di Firenze un aforisma del grande De Andrè: “Quello che io penso sia utile è di avere il governo il più vicino possibile a me e lo stato, se proprio non se ne può fare a meno, il più lontano possibile dai coglioni”.
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