L'Upi del presidente Saitta prova a salvare il salvabile prima della scure legislativa
Avellino, Benevento –“Le Province? Costano solo l’1% della spesa pubblica. I veri sprechi sono altrove”. E’ questo, in sostanza, il messaggio principale che viene dal dossier redatto dall’Unione delle Province Italiane e consegnato sulle scrivanie di Governo e Parlamento, nel quale si fa riferimento alla vexata quaestio dei costi, vero e proprio nodo gordiamo per stabilire se gli Enti vadano aboliti definitivamente o meno. Nel dossier dell’Upi si lancia un pesante atto d’accusa nei confronti delle Regioni, considerate come vere e proprie centrali di spesa senza controlli, considerando che “per il 60% del totale è concentrata proprio qui”, mentre nei Comuni si arriva all’8% e alle Province, appunto, all’1%. “Regioni a Statuto speciale – si legge nel comunicato stampa che presenta il dossier – che costano ad ogni cittadino 10 volte di più delle Regioni ordinarie; un federalismo mai completato, che ha fatto aumentare la spesa centrale di 100 miliardi di euro e quella regionale di quasi 40 miliardi di euro; il costo delle società partecipate e degli enti strumentali che in un anno di tagli drammatici ai bilanci degli enti locali, è aumentato di oltre 1 miliardo”.
“E’ da questi numeri – sottolinea il Presidente dell’Upi Antonio Saitta – che si può e si deve partire per operare quella razionalizzazione della spesa pubblica che tutti sentiamo come indispensabile e da cui si devono trovare i risparmi necessari per assicurare risorse per i servizi ai cittadini. Anche a partire dalle cifre vere sul costo degli organi istituzionali, che confermano che tagliando la politica provinciale si colpisce la spesa inferiore: gli organi delle province infatti nel 2013 sono costati 1 euro e 31 centesimi l’anno a cittadini, quelli delle Regioni invece 13 euro e 95 centesimi. Ma anche nelle Regioni ci sono grandi differenze: mentre quelle a statuto ordinario per la sola spesa corrente costano in media ad ogni cittadino 426 euro l’anno, quelle a statuto speciale arrivano a 4 mila 960 euro: oltre 10 volte di più. Una differenza che si riscontra anche analizzando le spese dl personale: quella delle Regioni a statuto ordinario dal 2010 al 2012 è scesa dello 0,7%, mentre quella delle Regioni a statuto speciale è cresciuta del +38%. Nello stesso periodo la spesa per il personale delle Province è diminuita dell’11% e quella dei Comuni del 5,2%. Vale la pena ricordare che il personale delle Regioni costa in media il 20% in più di quello dei Comuni e delle Province. Ma i dati su cui riteniamo urgente richiamare l’attenzione di Governo e Parlamento sono soprattutto quelli sulle società partecipate, i cui costi in un solo anno, mentre Province e Comuni subivano tagli drammatici, sono aumentati di oltre 1 miliardo, passando dai 7,4 miliardi del 2012 agli 8,4 miliardi del 2013. Su questi costi occorre intervenire con urgenza, razionalizzando e semplificando per operare la vera spending review di cui abbiamo bisogno e destinare le risorse a coprire le misure a sostegno del reddito e a favore dei servizi ai cittadini, dal piano per l’edilizia scolastica al fondo contro il dissesto idrogeologico. Altrimenti, se non si parte dai dati certi, questa sarà solo una operazione di comunicazione”.
"Le Province costano poco, i veri sprechi sono nelle Regioni": dossier anti-tagli a Governo e Parlamento - Ottopagine.net
Ha ragione. Però non farebbe certo male eliminare anche le province oltre alle regioni.





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