«Addaura, falsi e depistaggi In giro c'è chi vuole fermarci» - Italia - l'Unità.it
«Addaura, falsi e depistaggi In giro c'è chi vuole fermarci»
«Basta fughe di notizie, sono dannose per le nostre indagini». L’allarme arriva dalla procura di Caltanissetta che indaga sulle stragi del ’92 e sul fallito attentato dell’Addaura. Una raffinata operazione mediatica tenderebbe ad indirizzare le indagini sulle commistioni tra mafia e Stato. Come nel più tipico copione delle cose di mafia, nel momento più delicato delle inchieste i «corvi» iniziano a volare e colpire. A 18 anni dalla strage di Capaci i vertici della Procura nissena si scagliano con inusitata durezza contro una serie di anticipazioni di stampa da parte di quotidiani e settimanali sulle indagini in corso. «Sono fughe di notizie dannose per la ricerca della verità» dice Sergio Lari, numero uno della procura. Si tratta - continua il procuratore - «di un mix di informazioni in parte infondate e in parte vere che offre un’immagine distorta di quella che è la realtà». «Se si identificassero - conclude Lari - chi sono gli autori di queste fughe di notizie credo che la reazione dello Stato dovrebbe essere esemplare».
SOSPETTI DI DEPISTAGGI
Fughe di notizie, realtà deformata. Forse veri e propri depistaggi. Tutto questo avviene nel momento più delicato per le indagini. Gli investigatori sono ormai certi della partecipazione di uomini dei servizi segreti sul teatro delle stragi siciliane, dal fallito attentato dell’Addaura nel 1989 contro Giovanni Falcone, agli eccidi del 1992. Si cerca febbrilmente di dare un volto e un nome a due 007: quel «faccia da mostro» che sarebbe stato presente all’Addaura e all’omicidio del poliziotto Nino Agostino fino al misterioso intermediario della trattativa tra stato e mafia che Massimo Ciancimino chiama «signor Franco». Una spy story che rivela un mosaico infernale e che in molti hanno interesse ad inquinare con ogni mezzo. È questo il contesto in cui sarebbe maturata la scelta di dare il via ad una raffinata campagna di stampa che mescola verità a bugie, notizie coperte da segreto a indiscrezioni prive di riscontri. «La caccia» allo scoop avrebbe pregiudicato le indagini. È per questo che Lari si appella al «senso di responsabilità dei giornalisti». Ma ancora più dura è la presa di posizione del procuratore aggiunto di Caltanissetta Nico Gozzo: «Se si voleva rendere un servizio alla democrazia lo si è invece reso a chi ha infedelmente servito lo Stato».
Parole di buon senso che però sono state subito strumentalizzate dal ministro di Giustizia Alfano al centro delle polemiche per il dl intercettazioni. «Ci sono in giro - dice Alfano - troppi rivelatori di segreti d’ufficio, ladri di verbali, mercanti e ricettatori di verbali». Ma appare evidente che la natura delle fughe di notizie proietta una luce sinistra sulle indagini in corso, obbedisce ad altre logiche e sarebbe maturata in ambienti istituzionali. Con quali obiettivi è un capitolo ancora tutto da scrivere.




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