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Discussione: Il Piave mormorava

  1. #1
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  2. #2
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    Predefinito Rif: Il Piave mormorava

    24 maggio data indelebile nella storia della Patria!!!2010:
    SU QUESTA PATRIA GIURA E FARAI GIURARE AI TUOI FRATELLI CHE SARETE SEMPRE, OVUNQUE, E PRIMA DI TUTTO ITALIANI !!" [Nazario Sauro]

  3. #3
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    Predefinito Rif: Il Piave mormorava


  4. #4
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  5. #5
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    Predefinito Rif: Il Piave mormorava

    L'altro giorno ero a Portogruaro (VE) per lavoro.
    Un centro che nel 1912 aveva circa 11mila anime.
    Era giorno di mercato e com'è tradizione, era aperta la cappellina eretta per tutti i Caduti.
    1915 - 1918 , 276 nomi.

    Oggi invece a Venezia ho notato che ogni Chiesa (e a Venezia ve ne sono letteralmentea centinaia) ha la sua lapide a ricordo dei parrocchiani caduti. E son sempre decine di nomi.

    L'anno scorso ero in giro a bifolcheggiare in Carnia. Son passato per un paesotto semiabbandonato, piuttosto malridotto. Ho passato un'ora a togliere muschio e vecchiume incrostato da un monumento ai Caduti.

    Paradossalmente se il 4 Novembre è la celebrazione dell'apoteosi, della Vittoria il 24 Maggio è ricordare come tutto cominciò.

    E' un modo per ricordarsi che essere buoni Italiani è in primis un Dovere di fronte alla nostra gente di ieri e di oggi.
    Sennò non c'è differenza tra l'essere meschini e pisciare su quelle tombe.



    Ecco nella foto, il monumento che si trova a Visinale dello Judro, nei pressi di Corno di Rosazzo sulla strada che da Prepotto porta a Cormons in provincia di Gorizia. Il testo inciso sulla lapide parla di due eroici soldati italiani - Pietro Dell´Acqua e Costantino Carta, del 2° battaglione della Guardia di Finanza cui era affidata la vigilanza dei percorsi e dei ponti nei pressi del confine. I due facendo ottima guardia, nel vedere ombre umane e un insolito movimento nei pressi del ponte Brazzano fecero fuoco; impedirono così ad un gruppo di guastatori austriaci di minare il vecchio ponte di legno della dogana. Alle prime luci dell'alba del 24 vennero infatti rinvenuti nei pressi del ponte, attrezzi ed esplosivi abbandonati dagli austriaci messi in fuga dai due finanzieri. L'indomani su quel ponte, sarebbero transitati i fanti della Brigata "Re" e "Pistoia".
    I due finanzieri vennero poi decorati con medaglia di bronzo al valore.





    Purtroppo nella stessa alba del 25, non molto lontano, e sempre sul confine, il soldato Riccardo Di Giusto, della 16ª comp. del battaglione Cividale, durante una scaramuccia con le guardie confinarie imperiali, fu colpito a morte. E' considerato il primo caduto italiano della Grande Guerra

    Più o meno alla stessa ora due finanzieri austriaci (uno di origine slovena tale Franz Caucic) morivano a Porto Buso (una piccola isoletta posta all’ingresso della laguna di Grado al confine con la laguna di Marano) colpiti da una cannonata sparata dal cacciatorpediniere Zefiro (l'episodio è citato più avanti in questa stessa pagina)
    Preferisco di no.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Il Piave mormorava

    Una prece per il nostro caduto e per i due dell'Imperiale e Reale Esercito.

    [Occidentale Gestioni Commerciali] Il Caffe' di POL
    PIU' TETRAGONIA PER TUTTI
    AUT CONSILIO AUT ENSE
    Possono tenersi il loro paradiso.
    Quando morirò, andrò nella Terra di Mezzo.


  7. #7
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    Predefinito Rif: Il Piave mormorava

    Nella ricorrenza del 24 maggio
    Ricordare il mormorio del Piave non è militarismo ma amor di Patria
    di Andrea Bellantone
    24 Maggio 2010

    La questione della destra oggi – e domani – è quella di farsi carico dell'autentica continuità della nostra storia nazionale. Se c'è un dovere immediato da parte della cultura della destra è quello di ridare un senso unitario a un percorso storico troppe volte visto a pezzi. Il discorso tenuto da Silvio Berlusconi il 25 aprile 2009 a Onna, andava in questo senso. Ci sono altri luoghi della nostra storia nazionale da rivedere e a cui ridare un chiaro senso unitario. Tra questi il 24 maggio.

    Il 24 maggio 1915, secondo una delle canzoni patriottiche italiane più intense, il Piave mormorò. Da quel momento in poi le divisioni politiche sull'entrata in guerra dell'Italia furono messe da parte. E per la nostra nazione iniziò il capitolo, tragico e glorioso, del '15-'18. Ci sono luoghi di quella storia – come il Piave, il Montegrappa, il Carso, il Sacrario di Redipuglia – che fanno parte indistintamente dell'identità nazionale. Occorre riassumerne in pieno la dignità e smetterla di nasconderli come dei luoghi di vergogna.

    Le retoriche del pacifismo, odiose tanto quanto quelle del bellicismo, hanno fatto il loro tempo. Nessuno può dimenticare i massacri senza fine degli uomini che – da entrambe le parti – avrebbero iniziato ad odiarsi quel 24 maggio 1915. Ma questo non toglie che la grande epopea unitaria
    e nazionale del '15-'18 ci fu; ed essa fu la conclusione di quell'immenso capitolo della nostra storia collettiva che si chiama Risorgimento. Ne fu l'ultima, feroce, tappa.

    Le masse di giovani chiamati alle armi nel 1915, presto divenute immense provviste di carne per le sciagurate iniziative dei generali, furono comunque chiamate a partecipare al compimento dell'unità nazionale. Nel loro sangue – per quanto folle possa essere una guerra – si compì finalmente il Risorgimento come momento di storia nazionale, capace davvero di unire intorno al progetto unitario l'intera società nazionale. Fu un processo forzato, violento, ma che non perde per questo
    il suo valore.

    Uno dei grandi compiti della cultura della destra è quello di accettare la violenza – soprattutto quella del passato – come parte inevitabile della storia. Avere il timore di rendere omaggio all'immane sacrificio di una generazione per restare fedeli al pacifismo politicamente corretto è ridicolo. Non c'è niente di cui vergognarsi nella figura splendida di Cesare Battisti martirizzato dagli austriaci. O nell'audace beffa di Buccari e nella strenua difesa del Piave. Basterebbe fare una passeggiata domenicale per le montagne del Trentino – cosparse di trincee e postazioni della Grande Guerra – per rendersi conto di quanta storia noi italiani abbiamo voluto nascondere.

    Ancora oggi – e a buona ragione – è la canzone del Piave a risuonare nei momenti alti delle commemorazioni nazionali. Forse sarebbe l'ora di farla ascoltare anche nelle scuole, di spiegarne il senso condiviso e condivisibile nella costruzione della nostra comunità nazionale. Per essere orgogliosi dei sacrifici che iniziarono il 24 maggio 1915 non c'è bisogno di essere educati al militarismo. Basta solo essere invitati a quel sentimento gentile, profondo e intimo che una volta si chiamava amor di Patria.

    Ricordare il mormorio del Piave non è militarismo ma amor di Patria | l'Occidentale

  8. #8
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