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Risultati da 1 a 5 di 5

Discussione: Sei schiavo se.....

  1. #1
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    Predefinito Sei schiavo se.....

    Dopo la vicenda dei 7 morti a Prato, mentre già i riflettori si stanno spegnendo, qualche riflessione sulla schiavitù operaia. Ci sono schiavi con catene di ferro e schiavi con catene d’oro, ma sempre schiavi sono.
    Nell’antica Roma c’erano gli schiavi che finivano delle miniere e quelli domestici che dovevano prendersi cura della persona del padrone e dei sui familiari. I primi potevano morire sotto le frustate e letteralmente per il troppo lavoro, i secondi la frusta la sentivano solo se si ribellavano e inevitabilmente il loro lavoro era più sopportabile.
    Chi oggi avrebbe il coraggio di affermare che solo i primi, quelli con le catene arrugginite, erano gli schiavi? Il sistema prevedeva differenze di trattamento e lavoro, ma si basava sullo stesso principio: la proprietà completa da parte del padrone del suo schiavo, di cui può disporre come vuole e naturalmente fargli fare il lavoro che gli serve per fare la bella vita, picconare nella miniera o grattargli il fondo schiena. Chi oggi avrebbe il coraggio di affermare che la schiavitù è il miglior sistema di produzione esistente, basta che agli schiavi vengano applicate catene d’oro, un equo trattamento di lavoro e vita?
    Oggi, nel comune sentire, l’operaio di una qualsiasi fabbrica italiana dovrebbe ritenersi libero, fortunato e ringraziare il proprio padrone per “il lavoro” che gli ha dato. Solo quando 7 operai cinesi bruciano in una delle fabbrichette di Prato i giornali e le televisioni parlano esplicitamente di schiavi.
    Non è solo l’ipocrisia della denuncia tardiva, dopo: perché tutti sapevano e non hanno fatto nulla per le terribili condizioni di lavoro di questi operai. Non è solo lo stracciarsi le vesti, dopo: perché di quelle merci sono pieni negozi e supermarket. Bensì è quel fare la differenza tra quell’operaio schiavo di quel padrone da mettere in galera e l’altro operaio, quello che non è schiavo e ha un padrone, pardon, un datore di lavoro, buono. Per il primo ci si indigna, interviene anche il Napolitano, il giornalista ne snocciola fino in fondo le condizioni di schiavitù, affinché il ruolo sociale per il secondo, che è invero il medesimo, muti in qualcos’altro.

    Provate a raccontare in giro che l’operaio è lo schiavo su cui questa società fonda la sua esistenza, come l’antica Roma con i suoi schiavi. Vi rideranno addosso. Paradossalmente useranno come esempio proprio le condizioni più truci della schiavitù operaia per dire che non è vero. La sostanza della schiavitù operaia, comune in tutti gli operai, negata per la forma apparente delle catene che li lega singolarmente al processo produttivo. Sei schiavo se sei costretto al lavoro 14 ore per campare, non lo sei se hai contratto che ne prevede solo 8 ordinariamente. Sei schiavo se vieni pagato 400 euro invece che 1500. Non negheremo certo che le quantità possano fare una certa differenza, come non si può negare che c’era differenza tra lo schiavo impiegato nelle miniere e quello nella casa. Ma come l’eliminazione della peggior condizione di schiavitù dell’antichità non avrebbe cambiato la questione allora, così non la cambia adesso. Se sono, come sono, schiavi i primi lo sono anche i secondi. Ci sarebbe da aggiungere che è proprio il sistema della schiavitù, moderna o antica che sia, che prevede diversi gradi di sfruttamento. Se è prevista l’esistenza del secondo, è di conseguenza possibile anche quello più brutale, che induce più facilmente le anime gentili e ipocrite alla lacrimuccia.

    Dello schiavo antico il padrone poteva disporre, poichè di sua proprietà in tutto, per l’intera giornata e occuparlo per il lavoro a suo piacere, ma dovevo nutrirlo e farlo riposare adeguatamente affinchè il suo valore non si sciupasse o addirittura annullasse con la morte precoce. Dello schiavo moderno il padrone può disporne e farlo lavorare per le “sole” ore della giornata lavorativa prefissata, in cambio gli deve riconoscere un salario che permetta all’operaio di campare l’intera giornata e tornare il giorno successivo a lavorare. Ma è nella completa disponibilità del padrone per la sola giornata lavorativa che la schiavitù moderna prende sostanza. In quell’arco di tempo il padrone non dà lavoro, ma si appropria di lavoro, meglio del frutto di quel lavoro. Sarà sufficiente far produrre all’operaio più valore di quanto gli deve dare in salario e la sua bella vita sarà assicurata, come al ricco patrizio romano. Ed è proprio nelle fabbriche moderne che la riduzione al minimo del tempo necessario a riprodurre il salario dell’operaio, con il conseguente aumento della restante parte di cui si appropria il padrone, è costantemente ricercata, fino al parossismo. Proprio lì, dove viene negata, la forma schiavistica moderna assume la sua forma più pura. Molto più comodo invece denunciarla, per salvarsi le coscienze, nei soli scantinati degradati della moderna società civile.

    Fonte: LA SCHIAVITU? | Operai Contro

    Ce poi da dire che un tempo era l'inciviltà barbarica dei popoli etnici indoeuropei ad essere schiavizzati e sottomessi dalla civiltà dei popoli mediterranei, oggi è l'incontrario.

    Poi, sei schiavo se è il padrone a decidere delle tue sorti lavorative, sei schiavo quando il padrone seleziona le persone non per le loro competenze lavorative, ma per le loro ideologie socio politiche, per i loro orientamenti sessuali, per il loro senso a servire e leccare il culo, per la simpatia o l'antipatia che il padrone stesso può provare per l'operaio, e per le raccomandazioni famigliari e parentali.
    Sei schiavo quando qualcuno ti ordina di fare una certa determinata cosa, se schiavo quando sono solamente gli operai reietti a finire in cassa integrazione quando poi, coloro che sono stati assunti perchè figli di... stanno ancora al loro posto, sei schiavo quando le uniche cose che interessa al padrone non è come lavori o se sei capace di fare quella determinata mansione, ma tutto il resto, sei schiavo quanto tu stesso contribuisci a fare unicamente e solamente la ricchezza del padrone e non la propria, sei schiavo quando ti rendi conto che il lavoro non è realmente un tuo diritto, ma è una necessità di chi ti assume come forza lavoro per lavorarare al posto suo.
    Sei schiavo quando ti rendi conto di essere un suddito di colui, (o di coloro) che per benevolenza, ti a dato lavoro.

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito Re: Sei schiavo se.....

    E' proprio vero, il lavoro rende liberi, ma soltanto i padroni, tanto è vero che, per citare la frese di una canzone, l'inserimento nella società, è questo solo un modo per rubare dignità, come del resto, l'inserimento nel mercato del "lavoro", che poi altro non è che il mercato della schiavitù "moderna".

  3. #3
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    Predefinito Re: Sei schiavo se.....

    Dimenticavo:

    sei schiavo dal momento che esiste il padrone o il capo, sei schiavo quando questa stessa parola diventa tabù se viene associata agli operai, sei schiavo quando non puoi controbattere alle ingiurie e alle maldicenze che il padrone mette in giro su di te, sei schiavo quando devi soltanto subire senza mai poterti ribellare perché, cosi facendo, rischieresti di perdere il tuo posto di lavoro.

  4. #4
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    Predefinito Re: Sei schiavo se.....

    Il tutto, è frutto di esperienze personali, e di quello che ho visto su altri operai in fabbrica e che mi anno raccontato.

  5. #5
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    Predefinito Re: Sei schiavo se.....

    il lavoro non ci rende mica buoni / ci fa cose che poi chiamano "persone". cit.
    ORA E SEMPRE NO TAV
    NO AI LAGER CHIAMATI CIE

 

 

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