Il genio è nei geni alla ricerca del Dna dell'intelligenza
31 ottobre 2013 — pagina 39 sezione: Cronaca
L'intelligenza è nei geni. Già, ma in quali? Alla ricerca del segreto del sublime pensare, gli esploratori del Dna finora sono puntualmente tornati a mani vuote.E altrettanto puntualmente sono sempre ripartiti per nuove battute di caccia, come quella oggi voluta (e finanziata a suon di milioni di dollari) da Jonathan Rothberg, uno dei tanti imprenditori che grazie alla genetica è entrato nel gotha degli uomini più ricchi del mondo.
"Progetto Einstein" è la nuova impresa scientifica che, per cominciare, ha arruolato 400 fra matematici e fisici teorici delle più prestigiose università americane. Grazie agli apparecchi per il sequenziamento del Dna di cui Rothberg è specialista, il genoma dei geni sarà letto dalla prima lettera all'ultima. Toccherà a quel punto al fisico del Mit Max Tegmark metterei datia confronto ed estrarre i tratti comuni dei 400 Dna: i geni dei geni, come sono stati ironicamente battezzati.
Nella ricerca del "succo dell'intelligenza" l'uomo ha sempre profuso non poche energie. E raramente tanto sforzo è stato ripagato con risultati così scarsi. Cervelli prestigiosi come quello di Einstein sono stati affettati e analizzati al microscopio alla ricerca di quel "quid" anatomico che non è mai stato davvero individuato.
A indirizzare le ricerche sul Dna fu uno degli scopritori della doppia elica, James Watson, che dapprima dichiarò che i geni dell'intelligenza andavano cercati tra i cromosomi degli individui eccezionali. Poi, senza preoccuparsi di apparire immodesto, donò il suo Dna alla causa (ma senza costrutto).
E nel 2007 concluse affermando che in ogni caso i fantomatici geni dell'intelligenza sono meno numerosi nei neri africani rispetto agli occidentali.
Lo scivolone di Watson non è rimasto isolato. Tre anni più tardi l'assai meno famoso professore dell'università dell'Ulster Richard Lynn sostenne di aver trovato uno scarto nel quoziente intellettivo degli italiani del sud rispettoa quelli del nord. La discrepanza poteva essere spiegata con un apporto genetico dei nordafricani nel nostro Meridione.
Gli ultimi a partire alla caccia del Sacro Graal dell'intelligenza sono stati un anno fai cinesi. Il più grande istituto di genetica del mondo - che si chiama Bgi e si trova a Shenzhen - sta attualmente macinando i dati del Dna di 1.600 individui superdotati (almeno 160 di quoziente intellettivo, dove la media è 100 e i premi Nobel si aggirano attorno ai 140).
Ancora una volta, l'iniziativa ha scatenato un vespaio. Subito dopo l'annuncio di Bgi, lo psicologo della New York University Geoffrey Miller ha accusato il governo cinese di avere la selezione degli embrioni come obiettivo finale.





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