Distruggere la pubblica amministrazione: un complotto aperto
Non bisogna nemmeno avanzare chissà quali congetture sui retroscena storici, visto che la natura del piano è stata in più occasioni spiegata senza mezzi termini.
Il 20 ottobre 2004 l’allora ministro della Funzione Pubblica sotto il governo Raffarin (2002-05), Renaud Dutreil (il suo collega al ministero dell’Economia era proprio Sarkozy), rilasciò le seguenti dichiarazioni, perfettamente esplicite. L’attacco ai pensionati e alla «rigidità della manodopera» con cui cominciano è chiaramente analogo a quello sferrato dalla destra italiana (compresa quella che sta... all’opposizione):
“Come tutti gli uomini politici di destra, ero impressionato dall’avversario. Ma penso che sopravvalutiamo notevolmente questa forza di resistenza. Quello che conta in Francia è la psicologia, sbloccare tutti questi lucchetti psicologici”.
"È sulla Pubblica Istruzione che deve pesare lo sforzo principale di riduzione degli effettivi della pubblica amministrazione. Su 1,2 milioni di funzionari della Pubblica Istruzione, 800.000 sono insegnanti. Licenziare nei retrobottega della Pubblica Istruzione è facile, si sa come fare, con Eric Woerth [segretario di Stato alla Riforma dello Stato e attualmente ministro della Funzione Pubblica, NdC]: si prende un gabinetto di consiglieri e si cambiano i compiti lavorativi, si sopprimono alcune missioni. Ma per gli insegnanti è più delicato. Bisognerà fare una grande revisione gestionale”.
“Il problema che abbiamo in Francia è che la gente è contenta dei servizi pubblici. L’ospedale funziona bene, la scuola funziona bene, la polizia funziona bene. Allora bisogna farle un discorso, spiegare che siamo a un passo da una grande crisi – è quello che fa molto bene Michel Camdessus [presidente del Fondo monetario internazionale dal 16.I.1987 al 14.II. 2000, e governatore onorario della Banca di Francia, NdC], ma senza gettare la gente nel panico, perché allora si chiude a riccio”.
http://filinfo.joueb.com/news/reforme-de-l-etat-renaud-dutreil-se-lache
In altre parole: il «problema» è che in Francia i servizi (sanità, scuola, polizia ecc.)... funzionano
Se si vuole privatizzarli, bisogna far sì che i cittadini ne diventino insoddisfatti. Quale mezzo migliore che indebolirli abbassando gli investimenti e al tempo stesso calunniarne i dipendenti accusandoli di essere incompetenti, improduttivi, .fannulloni?
Prima ancora (siamo nel 1996), in un articolo, “La Faisabilité politique de l'ajustement”, tratto dal Quaderno 13 dell’OCDE (Organisation de Coopération et de Développement Economiques) firmato da C. Morrisson, leggiamo il seguente passo, che mostra il carattere deliberato, programmato, delle politiche di penalizzazione della spesa pubblica che sono dilagate in Europa in questi anni:
La riduzione degli stipendi e dell’impiego nell’amministrazione [pubblica] e nelle imprese parapubbliche figura, di solito, fra le principali misure dei programmi di stabilizzazione. In linea di principio, essa è meno pericolosa politicamente del rialzo dei prezzi al consumo: suscita scioperi piuttosto che manifestazioni, e tocca le classi medie piuttosto che i poveri (ci sono pochi funzionari nel 40% dei più poveri). Ma benché questa misura si possa giustificare sotto il profilo dell’equità, nondimeno comporta rischi politici. In effetti, si tratta di settori in cui la proporzione di stipendi
stabiliti in base ad accordi sindacali è più alta, in cui i dipendenti non corrono rischi se scioperano, al contrario che nel settore privato, e, infine, in cui lo sciopero può essere un’arma molto efficace: l’economia è paralizzata da uno sciopero dei trasporti o della produzione di elettricità; e lo Stato è privato di entrate se gli agenti del fisco cessano di lavorare.
Lo sciopero degli insegnanti non è, in quanto tale, un impedimento per il governo, ma è indirettamente pericoloso, poiché libera la gioventù per le manifestazioni. Questi scioperi possono dunque diventare prove di forza difficili da gestire.
Certo, il governo può sempre ristabilire la calma annullando le misure che hanno scatenato lo sciopero, ma facendo ciò, rinuncia a ridurre il deficit di bilancio. [p. 29]
Per ridurre il deficit di bilancio, una riduzione molto importante degli investimenti pubblici o una diminuzione delle spese di funzionamento non comportano rischi politici. Se si diminuiscono le spese di funzionamento, bisogna stare attenti a non diminuire la quantità di servizio, salvo ad abbassarne la qualità. Si possono ridurre, per esempio, i crediti di funzionamento a scuole o università, ma sarebbe pericoloso contrarre il numero degli allievi o degli studenti. Le famiglie reagiranno con violenza al rifiuto di iscrizione dei loro figli, ma non a un abbassamento graduale della qualità dell’insegnamento e la scuola può progressivamente e puntualmente ottenere un contributo dalle famiglie, o sopprimere un’attività. Questo si fa caso per caso, in una scuola ma non nell’istituto vicino, così da evitare un malcontento generale della popolazione. [p. 30]
www.oecd.org/dataoecd/24/23/1919068.pdf
www.oecd.org/document/33/0,3343,fr_2649_39263294_2513313_1_1_1_1,00.html
In tutti i casi quindi la strategia è chiara: dato che in Francia (e largamente anche negli altri paesi dell’Unione Europea) i servizi pubblici funzionano molto bene, bisogna far marcire le istituzioni pubbliche dall'interno, privandole dei finanziamenti, degradandone la vita professionale col rafforzamento della struttura gerarchica ecc. Si spingono così le pubbliche istituzioni verso l'agonia, la gente verso il ripudio di queste, col risultato di rendere “accettabile” la privatizzazione totale di tutti i servizi pubblici (accordi GATS del 1995).
Coerentemente con il detto francese: “quand on veut tuer son chien, alors on dit qu'il a la rage” (quando si vuole ammazzare un cane, si dice che ha
la rabbia). Così, i nostri dipendenti- i membri del parlamento, sono al lavoro per deteriorare la qualità dell’esistenza quotidiana della nostra e delle future generazioni – e lo fanno con piena cognizione di causa, anzi nel quadro di un programma politico transnazionaleal quale danno man forte, se non altro con il silenzio-assenso, anche gli esponenti della pseudo-sinistra partitica.
(A proposito dell’Università, consigliamo i due articoli, simili, di Michel Saint-Jean e Isabelle This Saint-Jean: “Réformes et modernisation ou assassinat de la recherche et de l’enseignement supérieur?” www.sauvonslarecherche.fr/spip.php?article2186
“Réformes de l’enseignement supérieur et de la recherche: une contre-révolution” www.sauvonsluniversite.com/spip.php?article804)
http://www.dmi.unipg.it/~mamone/sci-dem/nuocontri_1/mamone_murolo.pdf




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