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    Predefinito Uno scritto dal blog di Roberto Zamperini

    http://zaro41.wordpress.com/2010/04/02/un-templum-non-sempre-era-un-tempio/
    Un templum non sempre era un tempio …


    Provate a chiedere ad un bravo studente di liceo come si deve tradurre in italiano la parola latina templum e quello quasi sicuramente vi risponderà: “Semplice, come in italiano: tempio!”. E invece no, templum non è tempio. O almeno: non sempre lo è. Può essere un tempio secondo il senso moderno della parola, ma può anche non esserlo. Per noi, oggi, un tempio è una cattedrale, una basilica, una chiesa, una moschea, una sinagoga. Per i Romani poteva essere qualcosa del genere, ma alle volte non lo era …
    Quando scoprii questa cosa la mia già scarsissima autostima di latinista finì completamente in briciole, anche se mi resi conto, a mia parziale scusante, che la colpa era anche dei miei insegnanti di latino. E forse più loro che mia … Devo ammettere però che, cresciutello, l’argomento ha stuzzicato la mia curiosità al punto che mi sono messo ad approfondire il tema, cercando qua e là informazioni e notizie. Temo che i miei insegnanti di latino siano ormai tutti a godersi i Campi Elisi, ma sarebbero certo felici di sapere che la parola templum oggi mi interessa tanto… Cercherò di ripercorrere insieme a quei pochi che seguono questo blog (ahi, Don Lisander! tu quoque!), riscoprendo insieme a voi gli arcani del templum
    Insomma, ma se un templum non sempre è un tempio, allora cos’è? Un indizio ce lo dà il greco… o almeno ce lo darebbe a patto di conoscere la lingua di Omero! Altrimenti ci si affida a chi la conosce! In ogni caso, sentite cosa dice l’insostituibile WIKIPEDIA:
    Il termine temenos (in greco: τέμενος, plurale τεμένη (temène), che deriva dal verbo τέμνω, “tagliare”) rappresenta un appezzamento di terreno che viene espropriato ed assegnato a capi o regnanti, oppure riservato al culto di un dio o alla costruzione di un santuario. Erano temène ad esempio i luoghi in cui si svolgevano i giochi pitici, oppure la valle del Nilo (Νείλοιο πῖον τέμενος Κρονίδα) o l’acropoli (ἱερὸν τέμενος).
    Nell’antica Grecia erano numerosissimi i temène di Apollo (il patrono dei coloni), mentre l’Altis (Άλτις) di Olimpia era considerata il temenos di Zeus. Il termine passò quindi ad indicare il luogo sacro pertinente ad un santuario e la sua recinzione.
    Ricapitolando:
    1) c’è una radice indoeuropea che è TEM che indica una separazione, un taglio, una recinzione;
    2) ma che significa anche luogo sacro.
    Insomma: templum è una separazione o un luogo sacro? E che c’entra tutto questo con il “nostro” tempio? Un tempio – almeno per noi barbari moderni – è un edificio più o meno grande, dotato di un tetto, una porta, non un “luogo” e meno che mai una “separazione”. Potremmo, tutt’al più, accordarci sul fatto che un tempio è posto in un certo luogo e spesso èseparato dal resto del mondo da un muro, da una separazione, da un colonnato, magari da un’alta siepe come a volte nelle chiesuole di montagna. Ma da qui a dire che un tempio è un luogo, che è una separazione, chiaramente ce ne passa… Forse i Romani erano ambigui? O almeno era ambigua la lingua che parlavano? Non direi, almeno a stare a quel che ho letto a firma di una famosa latinista che affermava che il Latino non conosceva i sinonimi. Pur lasciando alla famosa latinista tutta la responsabilità di una simile affermazione, a darle retta se ne conclude che è come dire che in Latino ad ogni parola è associata sempre una ed una sola definizione: zero ambiguità. (Tra parentesi: adesso capisco perché è la lingua del popolo che ha inventato il Diritto in senso moderno e capisco pure perché l’italiano – lingua dai mille e mille sinonimi e sfumature- è la lingua di un popolo che coltiva gli azzeccagarbugli…).
    Dunque? Il fatto è che le cose dai tempi dei Romani ad oggi sono molto cambiate e anche il significato delle parole è spesso assai lontano da quello originale. La storia del templum è complessa e riguarda non solo i Romani, ma anche gli Etruschi (che dei Romani furono a volte i maestri), i Greci e … perfino gli Indiani! Se avrete la pazienza di seguirmi, vedrete che non invento nulla!
    Per cominciare: presso i Romani e gli Etruschi esisteva una figura magico-religiosa molto speciale: l’augure. Costui era un personaggio dotato di poteri assolutamente speciali, poiché era in grado di comprendere il volere degli Dei, i loro disegni o, a volte, la loro irritazione nei confronti degli umani. Quindi era anche in grado di dire se un certo progetto avrebbe avuto o no successo, se un luogo era adatto o inadatto per fondarvi una città o un edificio sacro. Un augure che tutti conoscono fu Marco Tullio Cicerone, che divenne augure nel 53 a.C. Cicerone è importante anche perché con le sue lettere e il suo libro De Divinatione ci ha lasciato tracce importanti della antica sapienza.
    Intanto consideriamo che Augure ci ricorda anche se da lontano l’italiano augurio, ma vorremmo saperne di più. Visto che ci interessano le origini delle parole: che origine ha la parola AUGURE? I sapienti ci dicono che nasce dalla fusione di due radici diverse:
    1) AUG che è la radice che indica l’aumento, l’incremento, l’espansione (pensate all’italiano aumentare, aumento, ma anche ad Augusto Imperatore!) e di …
    2) UR che è la radice che indica il Fuoco, ma non quello materico, profano, piuttosto quello Sacro, l’ignificante ovvero l’Energia Divina che può possedere o permeare un oggetto o una persona. Pensate alla parola italiana urente ( = che brucia), ustione, urticante. Una radice che troviamo nei nomi di molte antiche Divinità come Merc – UR -ius e Sat – UR – nus!
    Quindi AUG+UR = è un individuo che possiede la Scienza di gestire o trovare il Fuoco Divino, la Divina Energia nella cose o … nei luoghi!
    Quanto basta perché, chi come me, è appassionato ricercatore di Energie “Sottili” si appassioni a questo antico personaggio e ne voglia sapere di più. Restate con me e vedrete che ne scopriremo di belle, sull’AUG-URE! Scopriremo, come vedrete, che è ancora di in grado di insegnarci tante, tantissime cose meravigliose! Qualcuno la chiama la Prisca Sapientia, la Scienza Antichissima … Una Scienza ancora tutta da scoprire …
    (segue)

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    Predefinito Re: Uno scritto dal blog di Roberto Zamperini

    Riporto questo articoletto di Roberto Zamperini dato che riesce a fissare in maniera semplice ed efficace concetti basilari legati all'antica religione Mediterranea. Nell'intento di mantenere vivo il ricordo di un amico e studioso attento che ci ha lasciato il 25/12/12.

 

 

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