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    Predefinito IL NOSTRO MARIO PALMARO È TORNATO AL PADRE. LASCIA LA «BUONA BATTAGLIA» DA CONTINuare


  2. #2
    de-elmettizzato.
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    Predefinito Re: IL NOSTRO MARIO PALMARO È TORNATO AL PADRE. LASCIA LA «BUONA BATTAGLIA» DA CONTIN

    Una bruttissima notizia.
    Preghiamo per la sua anima.
    E che il Padre susciti tra di noi, per noi, una persona dotata del suo medesimo , eccezionale carisma comunicativo, unito alla sua incrollabile fede e volontà di testimonianza.
    Preferisco di no.

  3. #3
    ...
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    Predefinito Re: IL NOSTRO MARIO PALMARO È TORNATO AL PADRE. LASCIA LA «BUONA BATTAGLIA» DA CONTIN

    "Per tutto il pensiero occidentale, ignorare il suo Medioevo significa ignorare se stesso" - Étienne Gilson


    "Se commettiamo ingiustizia, Dio ci lascerà senza musica" - Cassiodoro.

  4. #4
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    Predefinito Re: IL NOSTRO MARIO PALMARO È TORNATO AL PADRE. LASCIA LA «BUONA BATTAGLIA» DA CONTIN

    Citazione Originariamente Scritto da Miles Visualizza Messaggio
    Una bruttissima notizia.
    Preghiamo per la sua anima.
    E che il Padre susciti tra di noi, per noi, una persona dotata del suo medesimo , eccezionale carisma comunicativo, unito alla sua incrollabile fede e volontà di testimonianza.
    E direi anche formazione dottrinale
    ϟ qualis vibrans


  5. #5
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    Lightbulb Re: IL NOSTRO MARIO PALMARO È TORNATO AL PADRE. LASCIA LA «BUONA BATTAGLIA» DA CONTIN

    In ricordo di Mario Palmaro… R.I.P.
    Un uomo coraggioso ed un cattolico coerente, avevo letto vari suoi articoli interessanti su “Il Timone” e “Basta bugie” negli ultimi mesi, mi ha commosso molto leggere le sue ultime parole poco prima di morire; avrebbe voluto vivere più a lungo, ma ha saputo accettare il suo destino e la sua morte prematura con animo fermo e sereno.
    In fin dei conti, è morto in grazia di Dio e sostanzialmente felice; ha avuto modo di avere vicino a sé e salutare per l’ultima volta i suoi amici e la sua famiglia, sua moglie ed i suoi figli e tutti i suoi cari, ed ha capito che è stato ben più fortunato di altre persone in fondo, ha potuto preparare se stesso e tutti quanti ad accettare il dramma a livello interiore.
    Le morti improvvise ed inaspettate sono molto più tragiche sia per chi le subisce – e non si sa esattamente con quale spirito hanno vissuto gli ultimi istanti e come affronteranno il viaggio nell’aldilà - che per chi rimane, perché per questi ultimi non c’è neppure il tempo di prepararsi al lutto, da un giorno all’altro ti crolla il mondo addosso e non sai che fare a parte disperarti per il tuo caro che non sei riuscito a salutare degnamente con un Addio e che non potrai più rivedere per il resto della tua vita terrena…
    Comunque ecco alcuni scritti di e su Mario Palmaro, assai significativi…



    Preghiamo per l?anima di Mario Palmaro, tra poco? « agerecontra 2014
    Preghiamo per l’anima di Mario Palmaro, tra poco… Monica Lodi Rizzini
    Preghiamo per l’anima di Mario Palmaro, tra poco i suoi funerali.
    Requiem Aeternam - YouTube

    Si è addormentato in attesa della risurrezione del corpo.
    Mario Palmaro 46 anni
    Grande amico di BastaBugie: di lui abbiamo pubblicato 111 articoli (clicca qui per vedere l'elenco).
    La redazione di BastaBugie assicura preghiere per lui e per la sua famiglia (moglie e 4 figli) per affidarlo al Signore della vita.
    BASTABUGIE - Ricerca

    In ricordo di Mario Palmaro ROBERTO DAL BOSCO / ELISABETTA FREZZA
    In ricordo di Mario Palmaro
    Roberto Dal Bosco / Elisabetta Frezza10 Marzo 2014
    EFFEDIEFFE, con queste righe di chi lo conosceva bene, si unisce al cordoglio per la perdita di un cattolico fedelissimo alla Chiesa ma altrettanto coraggioso ed onesto fino all’ultimo istante. Maurizio Blondet partecipa a questo ricordo dall’Argentina, dove si è recato per indagare di persona sul milagro eucaristico di Buenos Aires di cui ci darà presto notizia. (Lorenzo de Vita)
    Ieri sera, attorno alle 22, è mancato Mario Palmaro. Giurista, professore, scrittore, attivista pro-life, è stato per decenni uno dei protagonisti della buona battaglia nel nostro Paese. Il vuoto che lascia – un vuoto umano, prima ancora che intellettuale e spirituale – è immenso.
    Mario è salito alla casa del Padre dopo una lunga malattia. Negli ultimi mesi aveva comunque trovato la forza per scrivere, assieme all’amico inseparabile Alessandro Gnocchi, una serie di articoli critici sull’attuale pontificato. Qualcuno vide nelle parole del Papa a Santa Marta dello scorso 17 ottobre una reazione ai pezzo di Gnocchi e Palmaro pubblicati su Il Foglio: si tratta dell’omelia sui «cristiani ideologici» che «perdono la fede e preferiscono le ideologie. Il loro atteggiamento è: diventare rigidi, moralisti, eticisti, ma senza bontà».
    Saputo delle condizioni di salute di Mario, Papa Francesco gli telefonò. Mario, di questo imprevisto colloquio con il Papa, non desiderava si parlasse. Essendo un eroe – Mario Giovanni Palmaro lo era – sapeva rinunciare alla pubblicità perché perseguiva la rettitudine. A causa di alcuni pettegoli, purtroppo, la notizia dopo qualche settimana trapelò, ma lui non se la prese. Continuò a manifestare con sincerità e franchezza le sue idee su questo Papato. Continuò a partecipare attivamente, sino agli ultimi giorni, alla preparazione della prossima Marcia per la Vita.
    Il testo qui sotto è scritto dall’avv. Elisabetta Bortoletto Frezza, sua collega nella battaglia per la Vita e amica personale della sua famiglia. Per la Signora Frezza, come molti altri, è chiarissimo quello che Mario Palmaro ha rappresentato e rappresenterà per sempre: un esempio.
    Roberto Dal Bosco
    «Andando a Roma per la Marcia per la vita ho potuto visitare la Galleria Borghese. Fra le molte cose meravigliose, ho ammirato da vicino “La Verità svelata dal Tempo”, opera scolpita da Gian Lorenzo Bernini. Vedere quella statua mi ha commosso: ho pensato che dovremmo eleggerla a simbolo del nostro Comitato Verità e Vita. Una piccola compagnia di gente che non si prefigge di cambiare il mondo a colpi di “male minore” e di compromessi, ma affermando qui e ora tutta la verità, pur sapendo che è messa in minoranza dall’opinione pubblica. Nella speranza che il tempo la vedrà trionfare. Il fatto interessante è che Bernini, quell’opera non ha mai potuto terminarla. Proprio come accade spesso a ciascuno di noi, quando ci accorgiamo che non avremo abbastanza tempo per adempiere al nostro compito, perché il termine di questa vita si avvicina a grandi passi. Altri, però, continueranno il lavoro iniziato. E non taceranno». (Dalla lettera a Carlo Casini, 15 maggio 2013)
    Queste poche righe riassumono una intera vita, un orizzonte morale e spirituale, una sensibilità che sapeva esprimersi nei toni giocosi così come in quelli dolenti, cogliendo appieno lo spirito del reale e il significato delle cose. Ieri sera è morto Mario Palmaro.
    Figlio di una madre che ha dato la vita per lui, morendo alla sua nascita, Mario ha perpetuato il senso di questo sacrificio estremo, fertile per sua stessa natura. Insieme alla Sua Annamaria e a Giacomo, Giuseppe, Giovanna e Benedetto, ha scalato il calvario della malattia con speranza inesausta, ma sempre con abbandono fiducioso e sereno alla volontà di Dio.
    Me lo scrisse un paio di anni fa quando ebbe in mano la diagnosi: mi affido, come fa un bambino tra le braccia di suo Padre. Me lo ripeté poco tempo or sono: il Signore sa quello che fa. In un tempo in cui il pensiero si è ritirato nelle formule e ha rinunciato alla ricerca della Verità, Mario ci ha donato la ricchezza di spirito e di cuore dell’uomo giusto, la luce di una intelligenza tanto acuta e profonda, quanto votata a trovare sempre e senza esitazioni la via del Bene, quella che viene indicata, soprattutto, da una radicata e autentica coscienza cristiana.
    Il Signore ce lo ha donato, ci ha regalato il suo esempio e la sua amicizia. Ci ha messo davanti agli occhi la storia della sua vita, cominciata e conclusa sotto il Segno della Croce. E pur con forze che sappiamo inadeguate e di sicuro non paragonabili alle Sue, ci sentiamo di raccogliere il compito affidatoci, pronti a combattere la sua stessa battaglia. Anche se privati da oggi di una guida e di un modello fondamentali, siamo certi che l’amore di Mario per la Verità e per la Vita porterà quei frutti per cui egli ha pregato e offerto l’esistenza.
    Elisabetta Bortoletto Frezza."

    MARIO PALMARO NON LASCIA SOLO UN RICORDO, LASCIA UN ESEMPIO DI VITA CRISTIANA VISSUTA NELLA VERITA'
    E' morto ed ha vissuto i mesi della malattia infondendo in tutti coloro che lo avvicinavano quella tranquillità e forza d'animo di cui è capace solo chi è immerso in una fede profonda
    Autore: Roberto de Mattei - Fonte: Corrispondenza Romana

    BASTABUGIE - MARIO PALMARO NON LASCIA SOLO UN RICORDO, LASCIA UN ESEMPIO DI VITA CRISTIANA VISSUTA NELLA VERITA'
    La vita di un uomo si giudica dalla sua morte, perché è in quel momento supremo che l'anima si presenta al cospetto di Dio ed è oggetto, in modo inappellabile, della sua infinita giustizia e misericordia.
    La perseveranza finale non è scontata per nessuno. È un dono che va richiesto continuamente, soprattutto attraverso la recita quotidiana dell'Ave Maria, che si conclude con l'implorazione di essere assistiti dalla Madre di Dio nell'ora cruciale della nostra morte. Mario Palmaro è morto ed ha vissuto i mesi della sua malattia in maniera esemplarmente cristiana, infondendo in tutti coloro che lo avvicinavano quella tranquillità e forza d'animo di cui è capace solo chi è immerso in una fede profonda.
    Ma la vita di un cristiano, quando è giornalista, scrittore, docente universitario, quale fu Mario Palmaro, si giudica anche dai gesti pubblici che precedono la morte, perché questi gesti hanno il sigillo a fuoco della verità. Se nel corso dell'esistenza umana può avvenire una frattura tra il pensiero e la vita, quando si avvicina il momento ultimo e se ne è consapevoli, le dimensioni del pensare e dell'agire si ricompongono inesorabilmente. C'è dunque un'intima e profonda coerenza tra il modo con cui Mario Palmaro ha affrontato la malattia e la morte e lo spirito che, negli ultimi mesi della sua vita, lo ha spinto a esprimere il suo pensiero sulla drammatica crisi attuale della Chiesa, che assomiglia anch'essa a un'ora di agonia, se non sapessimo che la Chiesa è immortale, destinata a trionfare sulla storia e a non essere piegata da essa.
    Con Alessandro Gnocchi, Mario Palmaro ha scritto per il quotidiano "Il Foglio" una serie di illuminanti articoli che Giuliano Ferrara ha avuto il grande merito di ospitare e poi di raccogliere in un volumetto uscito significativamente l'11 marzo, tra la morte e le esequie di Mario, con il titolo. Questo Papa piace troppo. Un appassionata lettura critica (Piemme, €15,00). Non è mancato tra i cristiani tartufi da cui siamo circondati chi si è scandalizzato per questi articoli, accusandoli di essere contro il Papa e dunque, implicitamente contro la Chiesa e la fede. Ma i denigratori sono spesso gli stessi che in privato si esprimono in termini altrettanto critici, verso Papa, cardinali e vescovi, che pubblicamente ossequiano. Non conoscono il dolore e l'amore che hanno spinto cattolici come Gnocchi a Palmaro a dire apertamente ciò che altri pensano ma non confessano. Mario Palmaro è stato presidente di un'associazione denominata, non a caso, "Verità e Vita".
    Ciò che ha detto e scritto Mario Palmaro nell'ultimo anno della sua vita, quando vedeva la morte davanti a sé, è stato mosso anche dal desiderio di confermare la vita alla verità; di vivere nella verità, di esprimere ad alta voce ciò che altri pensavano, ma che lui sapeva di non avere il tempo di rinviare. Vi sono parole che sono necessarie, scriveva il 15 maggio 2013 a Carlo Casini, «quando ci accorgiamo che non avremo abbastanza tempo per adempiere al nostro compito, perché il termine di questa vita si avvicina a grandi passi. Altri però continueranno il lavoro iniziato. E non taceranno».
    Mi onoro di essere stato espulso come Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro da "Radio Maria", per le stesse ragioni per cui essi sono stati estromessi e desidero testimoniare loro la mia gratitudine per l'appello in mia difesa su "Riscossa Cristiana" che è stato forse l'ultimo gesto pubblico di Mario. Mario Palmaro non lascia solo un ricordo, lascia un esempio di vita cristiana vissuta nella pienezza della verità. Ed è questo esempio che rende il suo ricordo incancellabile e che incide indelebilmente il suo nome nell'elenco degli eletti del Libro della Vita.
    Mario è oggi nell'eternità. A noi, ancora immersi nel tempo, incombe il dovere di continuare la sua opera. Senza tacere, e con la certezza di avere in lui un sostegno spirituale che mai verrà meno.
    Titolo originale: Mario Palmaro (1968-2014) un modello di vita e verità cristiana
    Fonte: Corrispondenza Romana, 11 marzo 2014 Pubblicato su BastaBugie n. 340.”

    MARIO PALMARO E' STATO UNA COLONNA DEL TIMONE
    Continueremo la battaglia, come lui ci ha chiesto di fare
    Fonte: iltimone.org

    BASTABUGIE - MARIO PALMARO E' STATO UNA COLONNA DEL TIMONE
    MARIO PALMARO HA AVUTO A CUORE LA CHIESA E LA FEDE CATTOLICA
    Ha dato il suo apporto a ''La Bussola Quotidiana'' con le sue analisi lucide su questioni giuridiche e morali
    Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana

    BASTABUGIE - MARIO PALMARO HA AVUTO A CUORE LA CHIESA E LA FEDE CATTOLICA
    Quando arriva una telefonata per dirti che un amico è morto, si rimane sempre senza parole. Anche se la notizia non giunge del tutto inaspettata. Anche ieri sera, quando la comunicazione riguardava Mario Palmaro. Senza parole. O meglio, si apre il cuore alla preghiera, perché davanti alla morte a imporsi è soprattutto il mistero di Dio, che ci mette davanti a situazioni troppo grandi per poter essere comprese dalla ragione. Morire ancora giovane, una moglie - Annamaria - e quattro figli ancora piccoli, così bisognosi del marito e del padre. E invece il Padre lo chiama a sé. Solo la certezza che tutto è per un Bene permette di guardare negli occhi la realtà.
    Nel silenzio della preghiera, tornano alla mente alcuni momenti, come quella mail di qualche giorno fa, così strana e diversa dalle tante che ci siamo scambiate nel tempo. Il tono era sempre ironico, come era nel suo stile, ma non aveva un motivo particolare, sembrava avesse cercato un pretesto per scrivermi. Ora capisco, era stato il suo modo per salutarmi prima di tornare al Padre.
    Poi, lentamente, cominciano a scorrere le immagini delle cose vissute insieme. Per molti anni ci siamo incontrati almeno due volte al mese insieme agli altri della redazione del mensile "Il Timone": riunioni organizzative, la scelta degli argomenti e di collaboratori da interpellare, discussioni appassionate sulla Chiesa e sulla fede. E ovviamente i commenti sull'Inter.
    E quando è iniziata l'esperienza della Bussola, Mario ha dato subito il suo apporto generoso, con le sue analisi lucide sia sulle questioni giuridiche sia sulle vicende di costume (a cominciare da quello ecclesiale). Un apporto che si è andato diradando negli ultimi tempi, soprattutto per la sua malattia. Non sempre ci siamo trovati d'accordo, come l'ultimo botta e risposta sulla situazione della Chiesa che abbiamo pubblicato su La Nuova BQ testimonia (leggi l'articolo "IL FUMO DI SATANA NELLA CHIESA" BASTABUGIE - IL FUMO DI SATANA NELLA CHIESA), ma il rapporto è sempre stato schietto, con Mario c'era una grande libertà di dirsi le cose senza falsi infingimenti, con il desiderio di fare emergere la verità. Una cosa che non si poteva mettere in discussione è che avesse davvero a cuore la Chiesa e la fede; e lo dimostra il racconto delle sue ultime ore di vita, così come mi è stato riportato, passate con la famiglia e gli amici più cari stretti intorno a lui nella preghiera che gli ha spalancato la strada verso il Cielo.
    Si dirà che la sua vita terrena è terminata troppo presto, ma il modo sereno e forte con cui Mario e la sua famiglia hanno vissuto il periodo della malattia e della morte, il modo in cui Mario e Annamaria hanno testimoniato in questo tempo cosa vuol dire essere una famiglia cristiana, ci fa dire ancora una volta che ciò che davvero conta non è quanto viviamo ma come viviamo, l'intensità con cui affrontiamo ogni istante. Perché ogni istante può essere quello della Chiamata definitiva.
    Titolo originale: In morte di Mario Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 10-03-2014 Pubblicato su BastaBugie n. 340.”

    “IL CRISTIANESIMO HA EDIFICATO LE COLONNE DELLA NOSTRA CIVILTA': DIRITTO, ECONOMIA E POLITICA
    Il cristianesimo è indubbiamente un fattore di sviluppo e di abbandono di abitudini aberranti: basti pensare ad ''Apocalypto'', uno dei film più originali di Mel Gibson di Mario Palmaro
    BASTABUGIE - IL CRISTIANESIMO HA EDIFICATO LE COLONNE DELLA NOSTRA CIVILTA': DIRITTO, ECONOMIA E POLITICA
    "Il cristianesimo ha edificato le colonne della nostra civiltà: diritto, economia e politica. Trasformando la brutalità del mondo pagano in una società imperfetta, ma illuminata dall'idea di bene comune e di dignità della persona. Sempre ad maiorem Dei gloriam."

    INTERVISTA A MARIO PALMARO: ''LA MALATTIA GRAVE E' UN TEMPO DI GRAZIA''
    Sono un servo inutile, e tutti i libri che ho scritto, le conferenze, gli articoli, non sono che paglia, ma spero nella misericordia del Signore e nel fatto che altri raccoglieranno parte delle mie aspirazioni e delle mie battaglie, per continuare l'antico duello.”
    BASTABUGIE - INTERVISTA A MARIO PALMARO: ''LA MALATTIA GRAVE E' UN TEMPO DI GRAZIA''
    INTERVISTA A MARIO PALMARO: ''LA MALATTIA GRAVE E' UN TEMPO DI GRAZIA''
    Sono un servo inutile, e tutti i libri che ho scritto, le conferenze, gli articoli, non sono che paglia, ma spero nella misericordia del Signore e nel fatto che altri raccoglieranno parte delle mie aspirazioni e delle mie battaglie, per continuare l'antico duello di Lorenzo Prezzi
    Prof. Palmaro, lei (e il mondo ecclesiale che in qualche maniera interpreta) ha sostenuto giustamente il tentativo di Benedetto XVI di far rientrare nella comunione il movimento "scismatico" lefebvriano. Ma quando, nel luglio del 2012, il capitolo generale si è rifiutato di dare una risposta positiva all'invito della Santa Sede, quale posizione ha preso in merito? Quale giudizio dà ora all'atteggiamento di quel movimento?
    Pur non avendone mai fatto parte, qualche anno fa ho avuto la fortuna di conoscere da vicino la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX), fondata da mons. Marcel Lefebvre. Insieme al giornalista Alessandro Gnocchi, abbiamo deciso di andare a vedere con i nostri occhi questo mondo, e di raccontarlo in due libri e in alcuni articoli. Devo dire che molti pregiudizi che avevo dentro di me si sono rivelati infondati: ho incontrato molti buoni sacerdoti, delle suore e dei fratelli dediti ad una seria esperienza di vita cattolica, dotati di un'umanità cordiale e aperta; e sono rimasto colpito molto favorevolmente dalla persona di mons. Bernard Fellay, il vescovo che guida la FSSPX, un uomo buono e di grande fede. Abbiamo scoperto un mondo di laici e di sacerdoti che pregano ogni giorno per il papa, pur collocandosi in una posizione decisamente critica soprattutto sulla liturgia, sulla libertà religiosa, sull'ecumenismo. Abbiamo visto tanti giovani, tante vocazioni religiose, tante famiglie cattoliche "normali" che frequentano la Fraternità. Preti in abito talare che, camminando per le vie di Parigi o di Roma, sono fermati dalla gente che chiede loro conforto e speranza.
    Conosciamo molto bene il polimorfismo contemporaneo della Chiesa nel mondo, cioè il fatto che oggi dirsi cattolici non significa seguire la stessa dottrina: l'eterodossia è assai diffusa, e ci sono suore, preti, vescovi, teologi che apertamente contestano o negano porzioni di dottrina cattolica. Di conseguenza ci siamo chiesti: ma come è possibile che nella Chiesa ci sia posto per tutti, tranne che per questi nostri fratelli in tutto cattolici, assolutamente fedeli a 20 concili su 21 svolti nella storia del cattolicesimo?
    Mentre stavamo scrivendo il primo libro, arrivò l'annuncio della revoca della scomunica da parte di Benedetto XVI, una decisione storica. Rimaneva a quel punto la sistemazione canonica della Fraternità. Papa Ratzinger teneva molto a questa riconciliazione, che per ora non si è concretizzata. Ritengo che il pontificato di Benedetto XVI sia stato un'occasione storica per la piena riconciliazione, e che sia stato un vero peccato lasciare che questo treno passasse.
    Da sempre sostengo che la FSSPX debba fare il possibile per la sua sistemazione canonica, ma aggiungo che Roma deve offrire a mons. Fellay e ai suoi fedeli delle garanzie di rispetto e di libertà, soprattutto per quanto concerne la celebrazione del vetus ordo e la dottrina normalmente insegnata nei seminari della Fraternità, che è la dottrina cattolica di sempre.
    Il pieno sostegno a Benedetto XVI non pare si realizzi ora con papa Francesco. I papi si accettano o si "scelgono"? Cosa rappresenta il papato oggi?
    Il fatto che un papa "piaccia" alla gente è del tutto irrilevante nella logica bimillenaria della Chiesa: il papa è il vicario di Cristo in terra, e deve piacere a Nostro Signore. Questo significa che l'esercizio del suo potere non è assoluto, ma è subordinato all'insegnamento di Cristo, che si trova nella Chiesa cattolica, nella sua Tradizione, e che è alimentato dalla vita di Grazia attraverso i sacramenti. Ora, questo significa che il papa stesso è giudicabile e criticabile dal cattolico, a patto che ciò avvenga nella prospettiva dell'amore alla verità, e che si usi come criterio di riferimento la Tradizione, il Magistero. Un papa che contraddicesse in materia di fede e di morale un suo predecessore, dovrebbe senz'altro essere criticato. Dobbiamo diffidare sia della logica mondana per cui il papa si giudica con i criteri democratici del gradimento della maggioranza, sia della tentazione papolatrica secondo cui "il papa ha sempre ragione". Oltretutto, da decenni siamo abituati a criticare in maniera distruttiva decine di papi del passato, esibendo scarsa serietà storiografica; ebbene, allora non si vede perché i papi regnanti o più recenti dovrebbero essere sottratti a qualunque tipo di critica. Se si giudicano Bonifacio VIII o Pio V, perché allora non giudicare anche Paolo VI o Francesco?
    Nel mondo dei siti e delle riviste più legate alla tradizione (recente) si registra spesso una forte esposizione aggressiva. È vero? Da cosa dipende? Come la giudica?
    Il problema degli atteggiamenti di alcune persone o realtà legate alla tradizione è serio, e non si può negare. Una verità presentata o proposta senza carità è una verità tradita. Cristo è la nostra via, verità e vita, e dunque dobbiamo prendere sempre esempio da lui, che fu sempre tetragono nella verità e imbattibile nell'amore. Io credo che il mondo della tradizione sia talvolta puntuto e polemico per tre motivi: il primo, una certa sindrome da isolamento, che rende sospettosi e vendicativi, e che si manifesta anche attraverso personalità problematiche; il secondo, lo scandalo sincero che certi orientamenti del cattolicesimo contemporaneo suscitano in chi conosca bene l'insegnamento dottrinale dei papi e della Chiesa fino al Vaticano II; il terzo, per la poca carità che il cattolicesimo ufficiale dimostra verso questi fratelli, che sono apostrofati con disprezzo come "tradizionalisti" o "lefebvriani", dimenticando che costoro sono comunque più vicini alla Chiesa di quanto possa esserlo l'appartenente a qualsiasi altra confessione cristiana o addirittura a qualche altra religione. La stampa ufficiale cattolica non dedica una riga a questa realtà – fatta da centinaia di sacerdoti e di seminaristi – e poi magari regala paginate a pensatori che nulla hanno anche solo di vagamente cattolico.
    Commentando la disposizione vaticana in ordine ai Frati dell'Immacolata, lei ha invocato l'obiezione di coscienza dei religiosi in ordine alle indicazioni sulla liturgia. Come deve essere l'obbedienza dei religiosi alla loro famiglia spirituale? Come collocare l'obiezione di coscienza nella tradizione del Sillabo?
    La vicenda dei Francescani dell'Immacolata è a mio parere molto triste. Si tratta di un provvedimento di commissariamento deciso da Roma con inusitata fretta e con altrettanta inspiegabile severità. Siccome conosco bene questa famiglia religiosa, trovo del tutto ingiustificata questa decisione, e ho presentato in Vaticano insieme ad altri tre studiosi una sorta di memoria-ricorso. Ricordo, in sintesi, che il provvedimento "destituisce" il fondatore, e impedisce la celebrazione della messa in rito antico a tutti i sacerdoti della congregazione, in palese contraddizione con quanto stabilito dal motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI. Lei dice bene: la resistenza a un ordine dell'autorità legittima pone sempre problemi al cristiano, tanto più se membro di una famiglia religiosa. Tuttavia, qui ci sono alcuni aspetti palesemente inaccettabili, e ritengo che i sacerdoti Francescani dell'Immacolata dovrebbero proseguire a celebrare la messa nella forma straordinaria del vetus ordo, assicurando quel bi-ritualismo (cioè anche la "nuova" messa) che mi risulta essere stato normalmente praticato dai frati. Aggiungo che non è bello constatare come, in una Chiesa scossa da mille problemi e mille ribellioni, una Chiesa nella quale congregazioni gloriose si stanno estinguendo per mancanza di vocazioni, si vadano a colpire i Francescani dell'Immacolata, che invece hanno copiose vocazioni in tutto il mondo.
    Quali sono a suo avviso i limiti più evidenti della sensibilità cattolica "conciliare" (o "liberale", se preferisce)? Quali sono le sue fragilità più vistose?
    Il problema fondamentale a mio parere è il rapporto con il mondo, segnato da un atteggiamento di sudditanza e di dipendenza, quasi che la Chiesa si debba adattare ai capricci degli uomini, quando invece sappiamo che è l'uomo a doversi adattare alla volontà di Cristo, re della storia e dell'universo. Quando Pio X attaccò duramente il modernismo, volle respingere questa tentazione mortale per il cattolicesimo: mutare dottrina per assecondare lo spirito del mondo. Poiché l'umanità è preda del processo di dissoluzione avviato con la rivoluzione francese, e proseguito con la modernità e la post-modernità, la Chiesa è oggi più che mai chiamata a resistere allo spirito del mondo. Molte scelte fatte negli ultimi 50 anni dalla Chiesa sono invece il sintomo di un cedimento: la riforma liturgica, che ha costruito una messa per la sensibilità contemporanea, distruggendo un rito in vigore da secoli, orientandolo tutto sulla parola, l'assemblea e la partecipazione, e mortificando la centralità del Sacrificio; l'insistenza sul sacerdozio universale, che ha svalutato il sacerdozio ministeriale, deprimendo generazioni di preti e portando a una crisi senza precedenti delle vocazioni; l'architettura sacra, che ha edificato mostri antiliturgici; l'abolizione de facto dei novissimi (morte, giudizio, paradiso, inferno, n.d.BB), quando il tema della salvezza delle anime (e del pericolo della dannazione eterna) è l'unico argomento soprannaturale che differenzia la Chiesa da un'agenzia filantropica; e così via.
    I credenti si uniscono sull'essenziale e si dividono sui temi discussi. Tutti però sono chiamati al rispetto e all'accompagnamento di quanti sono segnati dal dolore e dalle fatiche della vita. Come cambia la propria sensibilità spirituale quando la sofferenza, come sta capitando a lei, attraversa con violenza i nostri giorni?
    La prima cosa che sconvolge della malattia è che essa si abbatte su di noi senza alcun preavviso e in un tempo che noi non decidiamo. Siamo alla mercé degli avvenimenti, e non possiamo che accettarli. La malattia grave obbliga a rendersi conto che siamo davvero mortali; anche se la morte è la cosa più certa del mondo, l'uomo moderno è portato a vivere come se non dovesse morire mai. Con la malattia capisci per la prima volta che il tempo della vita quaggiù è un soffio, avverti tutta l'amarezza di non averne fatto quel capolavoro di santità che Dio aveva desiderato, provi una profonda nostalgia per il bene che avresti potuto fare e per il male che avresti potuto evitare. Guardi il crocifisso e capisci che quello è il cuore della fede: senza il Sacrificio il cattolicesimo non esiste. Allora ringrazi Dio di averti fatto cattolico, un cattolico "piccolo piccolo", un peccatore, ma che ha nella Chiesa una madre premurosa.
    Dunque, la malattia è un tempo di grazia, ma spesso i vizi e le miserie che ci hanno accompagnato durante la vita rimangono, o addirittura si acuiscono. È come se l'agonia fosse già iniziata, e si combattesse il destino della mia anima, perché nessuno è sicuro della propria salvezza.
    D'altra parte, la malattia mi ha fatto anche scoprire una quantità impressionante di persone che mi vogliono bene e che pregano per me, di famiglie che la sera recitano il rosario con i bambini per la mia guarigione, e non ho parole per descrivere la bellezza di questa esperienza, che è un anticipo dell'amore di Dio nell'eternità. Il dolore più grande che provo è l'idea di dover lasciare questo mondo che mi piace così tanto, che è così bello anche se così tragico; dover lasciare tanti amici, i parenti; ma soprattutto di dover lasciare mia moglie e i miei figli che sono ancora in tenera età. Alle volte mi immagino la mia casa, il mio studio vuoto, e la vita che in essa continua anche se io non ci sono più. È una scena che fa male, ma estremamente realistica: mi fa capire che sono, e sono stato, un servo inutile, e che tutti i libri che ho scritto, le conferenze, gli articoli, non sono che paglia.
    Ma spero nella misericordia del Signore, e nel fatto che altri raccoglieranno parte delle mie aspirazioni e delle mie battaglie, per continuare l'antico duello.
    Titolo originale: La parola ai tradizionalisti Dissolvete la fede nel mondo
    Fonte: Settimana, 27 ottobre 2013 (n. 38) Pubblicato su BastaBugie n. 340.”

    Luca, Sursum Corda!
    Ultima modifica di Holuxar; 19-03-14 alle 19:46
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

  6. #6
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    Predefinito Re: IL NOSTRO MARIO PALMARO È TORNATO AL PADRE. LASCIA LA «BUONA BATTAGLIA» DA CONTIN

    Riposa in pace

  7. #7
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    Predefinito Re: IL NOSTRO MARIO PALMARO È TORNATO AL PADRE. LASCIA LA «BUONA BATTAGLIA» DA CONTIN

    Ricordo che l'associazione Fede e Cultura ha organizzato una sottoscrizione per un aiuto alla famiglia.
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  8. #8
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    Predefinito Re: IL NOSTRO MARIO PALMARO È TORNATO AL PADRE. LASCIA LA «BUONA BATTAGLIA» DA CONTIN

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  9. #9
    ...
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    Predefinito Re: IL NOSTRO MARIO PALMARO È TORNATO AL PADRE. LASCIA LA «BUONA BATTAGLIA» DA CONTIN

    Citazione Originariamente Scritto da Parsifal Corda Visualizza Messaggio
    Ricordo che l'associazione Fede e Cultura ha organizzato una sottoscrizione per un aiuto alla famiglia.
    Ci sono dei link?
    "Per tutto il pensiero occidentale, ignorare il suo Medioevo significa ignorare se stesso" - Étienne Gilson


    "Se commettiamo ingiustizia, Dio ci lascerà senza musica" - Cassiodoro.

  10. #10
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    Predefinito Re: IL NOSTRO MARIO PALMARO È TORNATO AL PADRE. LASCIA LA «BUONA BATTAGLIA» DA CONTIN

    Post sopra.
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