Di chi ha paura Obama in Russia? | Aurora
Di chi ha paura Obama in Russia?
febbraio 22, 2014 Lascia un commento
FBII 17 febbraio 2014
Grazie al possesso della Cina dei titoli del debito USA, con piacere riconosciamo il seguente: Impiegato del mese.
Le delegazioni ufficiali di 60 Paesi, tra cui più di 40 capi di Stato, sono presenti all’apertura delle Olimpiadi di Sochi. Si tratta di un numero maggiore dei Giochi di Londra (2012) e Vancouver (2010). Tuttavia, Barack Obama ha ignorato la festa dello sport internazionale e la sua assenza ha sorpreso tutti per la sua immaturità… Naturalmente, gli scienziati politici hanno le loro spiegazioni. Il presidente degli USA ha detto che ha scelto di non partecipare alle Olimpiadi invernali di Sochi, in Russia, in parte perché non voleva distrarre dalla gara, ha detto in un’intervista. “Le persone sono realmente interessate a vedere quanto sono incredibili i nostri atleti“, ha detto Obama in un’intervista. I media occidentali implicano l’idea di una versione semi-ufficiale del “boicottaggio”, per il disaccordo della Casa Bianca alla modifica della legge russa “Sulla protezione dei bambini da informazioni dannose per la loro salute e sviluppo.” Ma forse uno dei motivi principali della decisione di Obama è la mancanza di volontà d’incontrare il capo della Repubblica popolare cinese? Per sei mesi Obama ha volutamente evitato gli eventi che coinvolgono Xi. Come molti omologhi stranieri, il presidente degli Stati Uniti ha paura delle domande del leader cinese, perché non non ha risposte chiare.
Il pensiero strategico degli Stati Uniti matura a poco a poco, che sempre risponde alle principali tendenze globali per plasmare un nuovo sistema internazionale, richiedendo una politica più flessibile con l’avanzare della Cina. Gli USA vedono la Cina come loro principale concorrente e partner nel nuovo sistema internazionale, ed utilizzando il supporto giapponese per lanciare la nuova strategia, le relazioni USA-Giappone saranno sempre più instabili. Nel secondo mandato del presidente Obama, nuove caratteristiche appaiono nella strategia globale degli Stati Uniti, il cui nucleo è il riequilibrio strategico verso la regione Asia-Pacifico. La Cina ha espresso “rammarico” nel dicembre scorso, quando la Corea del Sud estese la sua zona di difesa aerea sovrapponendosi in parte alla zona dichiarata da Pechino due settimane prima, aumentando le tensioni regionali. L’amministrazione Obama annunciava di sostenere le pretese del Giappone sulle contestate isole dell’arcipelago Senkaku/Diaoyu nel Mar Cinese Orientale, inasprendo il braccio di ferro tra Cina e Giappone. Aerei da guerra statunitensi e aerei civili giapponesi hanno violato la zona dello “spazio della difesa aerea” che la Cina ha istituito. La Cina ha avvertito che ha il diritto di agire contro violazioni future. La Cina ha condannato le azioni degli Stati Uniti come “irresponsabili” e vi sono timori di scontri sul contenzioso. Tale scontro non avvantaggia chiaramente nessuno, tuttavia, e mentre le tante spacconate sono normali su tutti i lati, un’escalation potrebbe comportare ulteriori notevoli seccature. Attualmente la Cina è il maggiore creditore dell’economia statunitense. Mentre succedeva, decidendo tra l’altro sul problema dell’occupazione dell’enorme popolazione della Cina, Washington chiuse un occhio anche sulle differenze politiche. Tuttavia, nell’autunno del 2013 era evidente che la Casa Bianca non controlla l’economia statunitense e che il default dello Stato è questione di tempo.
Il debito nazionale degli Stati Uniti è l’importo dovuto dal governo federale degli Stati Uniti. Il 12 dicembre 2013, il debito detenuto dal pubblico era di circa 12312 miliardi dollari o il 73% del PIL Q3 2013 intra-governativo, pari a 4900 miliardi dollari (29%), creando un debito pubblico combinato totale di 17226 miliardi di dollari, superiore al 100% del PIL. Dal gennaio 2013, 5000 miliardi dollari o circa il 47% del debito detenuto dal pubblico erano di proprietà di investitori stranieri, soprattutto Repubblica popolare di Cina e Giappone, per poco più di 1100 miliardi di dollari ciascuno. Quando il debito pubblico è in aumento, il presidente va al Congresso. I negoziati cominciano. L’obiettivo è convincere i due rami del Parlamento ad approvare la legislazione per aumentare il tetto del debito. L’anno scorso, ad ottobre, gli Stati Uniti ancora una volta si avvicinarono al precipizio del default del debito, e ancora una volta il mondo chiese perché nessun Paese, tanto meno la maggiore economia del mondo, mettesse a repentaglio la propria reputazione finanziaria e quindi la capacità di prendere prestiti. Anche se una potenziale crisi finanziaria globale venne evitata all’ultimo minuto, s’è notevolmente sviluppata la serie di avvertimenti dai funzionari cinesi. Il Primo ministro Li Keqiang ha detto al segretario di Stato John Kerry che era “molto preoccupato” per un possibile default. Yi Gang, vicegovernatore della banca centrale cinese, ha avvertito che gli USA “dovrebbero avere la saggezza di risolvere questo problema al più presto possibile.” Un’opinione di Xinhua, l’agenzia statale, affermava “il mondo confuso deve cominciare a considerare la costruzione di un mondo de-americanizzato”. Queste dichiarazioni, insolitamente schiette, dei cinesi dimostrano che il ripetersi di crisi evitabili minaccia la posizione privilegiata degli Stati Uniti quale emittente della principale valuta di riserva del mondo e di debito privo di rischio. Xi voleva parlarne personalmente ad Obama al vertice APEC di ottobre. Ma Obama non ci andò con la scusa della discussione sul bilancio. Di conseguenza, il Congresso rinviò la scadenza del tetto del debito al 7 febbraio 2014, il giorno dell’apertura dei Giochi Olimpici. Le riserve cinesi di titoli del Tesoro USA sono aumentate di 12,2 miliardi dollari, con il record di 1317 miliardi di dollari di novembre, secondo i dati diffusi a gennaio sul sito web del dipartimento del Tesoro. L’aumento delle attuali riserve valutarie della Cina avrebbero raggiunto il record mondiale di 3820 miliardi dollari alla fine di dicembre, sostenendo l’appetito del Paese per il debito degli Stati Uniti.
Da un lato, tali ingenti somme di denaro mostrano il potere economico della Cina. Tuttavia, sono anche un onere pesante, dato che il controllo di tali enormi riserve non fornisce una particolare varietà di opzioni. Se i cinesi vendessero globalmente il dollaro ne abbatterebbero il costo minando le proprie riserve valutarie. Pertanto, Pechino può solo continuare a concedere prestiti all’economia degli Stati Uniti acquistando sempre più titoli di Stato USA con i “loro” dollari. Tutto ciò significa che la Cina e il Tesoro statunitense restano bloccati in un abbraccio da cui è molto difficile per Pechino sottrarsi ora. Stranamente, però, i giornalisti dimenticano cosa accadrebbe se la Cina ne venisse fuori. Anche se lentamente. (“UN percorso di mille miglia inizia con un singolo passo”, ha detto Confucio). Infatti, sebbene le economie cinesi e statunitensi siano interdipendenti, quella cinese è in una situazione molto migliore. Gli Stati Uniti non hanno scelta: non c’è nulla che sostituisca gli investimenti cinesi. Non c’è nessun altro attore nel mercato globale che possa soddisfare la domanda interna dei consumatori degli Stati Uniti. Non c’è Paese al mondo che possa scambiare i suoi prodotti con i dollari e subito reimmetterli nell’economia statunitense in cambio di altri titoli del Tesoro degli Stati Uniti. Pertanto, non importa se i giornalisti statunitensi si facciano illusioni, il fatto è che gli Stati Uniti sono un tossicodipendente attaccato all’”ago cinese”.
Da tutto ciò, appare chiaro perché Xi Jinping abbia tutte le ragioni per preoccuparsi del prossimo default tecnico degli Stati Uniti, previsto per il 7 febbraio. E’ logico supporre che Obama non vada a Sochi per paura delle rivendicazioni cinesi. Dopo tutto, con tutti i vantaggi, il primo presidente nero degli Stati Uniti non è un maestro dell’improvvisazione. Tali battibecchi, in presenza di terzi di alto rango, costringerebbero la Casa Bianca ad essere dura, qui e subito. Di conseguenza, una prepotenza potrebbe spingere la Cina ad intraprendere azioni più decise contro il “mondo americanizzato”. In primo luogo, la Cina potrebbe iniziare azioni volte a sbarazzarsi di obbligazioni e dollari statunitensi. Pertanto, il presidente degli Stati Uniti deve limitare significativamente la propria pubblicità estera per evitarlo. Ciò significa che il problema della probabilità del default degli USA ancora non è risolto, ma rinviato. Prima o poi, Pechino, nonostante il tradizionale conservatorismo, abbandonerà la prassi dei leader delle generazioni precedenti e procederà alla diversificazione graduale delle riserve. La domanda è: quando accadrà. In quel caso, il mercato statunitense non potrà affrontare il caos. L’economia statunitense sarà privata dei prodotti cinesi a basso costo e i cinesi del dollaro a basso costo. I prezzi al consumo e i tassi sui prestiti aumenteranno, e milioni di americani andranno in bancarotta in una notte. D’altra parte, il dumping del dollaro nei mercati esteri dei cinesi causerà il deprezzamento della valuta statunitense, che colpirà subito le opportunità del Pentagono, mettendo a repentaglio le ambizioni militari e politiche degli Stati Uniti. In particolare, nella regione Asia-Pacifico… dipende sempre più dalla Casa Bianca, quanto velocemente la Cina sgancerà la sua super-arma economica. Nel frattempo, possiamo dire che un fatto storico è accaduto. Pechino non ha più paura di Washington, ma viceversa. Di conseguenza, il ruolo di partner di maggioranza, infine, diventa la Cina nel tandem delle due potenze.Cosa può dirmi del mio futuro? Mmmh, vorrei, ma non so leggere il cinese!






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