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    Di chi ha paura Obama in Russia? | Aurora

    Di chi ha paura Obama in Russia?

    febbraio 22, 2014 Lascia un commento

    FBII 17 febbraio 2014
    Grazie al possesso della Cina dei titoli del debito USA, con piacere riconosciamo il seguente: Impiegato del mese.

    Le delegazioni ufficiali di 60 Paesi, tra cui più di 40 capi di Stato, sono presenti all’apertura delle Olimpiadi di Sochi. Si tratta di un numero maggiore dei Giochi di Londra (2012) e Vancouver (2010). Tuttavia, Barack Obama ha ignorato la festa dello sport internazionale e la sua assenza ha sorpreso tutti per la sua immaturità… Naturalmente, gli scienziati politici hanno le loro spiegazioni. Il presidente degli USA ha detto che ha scelto di non partecipare alle Olimpiadi invernali di Sochi, in Russia, in parte perché non voleva distrarre dalla gara, ha detto in un’intervista. “Le persone sono realmente interessate a vedere quanto sono incredibili i nostri atleti“, ha detto Obama in un’intervista. I media occidentali implicano l’idea di una versione semi-ufficiale del “boicottaggio”, per il disaccordo della Casa Bianca alla modifica della legge russa “Sulla protezione dei bambini da informazioni dannose per la loro salute e sviluppo.” Ma forse uno dei motivi principali della decisione di Obama è la mancanza di volontà d’incontrare il capo della Repubblica popolare cinese? Per sei mesi Obama ha volutamente evitato gli eventi che coinvolgono Xi. Come molti omologhi stranieri, il presidente degli Stati Uniti ha paura delle domande del leader cinese, perché non non ha risposte chiare.
    Il pensiero strategico degli Stati Uniti matura a poco a poco, che sempre risponde alle principali tendenze globali per plasmare un nuovo sistema internazionale, richiedendo una politica più flessibile con l’avanzare della Cina. Gli USA vedono la Cina come loro principale concorrente e partner nel nuovo sistema internazionale, ed utilizzando il supporto giapponese per lanciare la nuova strategia, le relazioni USA-Giappone saranno sempre più instabili. Nel secondo mandato del presidente Obama, nuove caratteristiche appaiono nella strategia globale degli Stati Uniti, il cui nucleo è il riequilibrio strategico verso la regione Asia-Pacifico. La Cina ha espresso “rammarico” nel dicembre scorso, quando la Corea del Sud estese la sua zona di difesa aerea sovrapponendosi in parte alla zona dichiarata da Pechino due settimane prima, aumentando le tensioni regionali. L’amministrazione Obama annunciava di sostenere le pretese del Giappone sulle contestate isole dell’arcipelago Senkaku/Diaoyu nel Mar Cinese Orientale, inasprendo il braccio di ferro tra Cina e Giappone. Aerei da guerra statunitensi e aerei civili giapponesi hanno violato la zona dello “spazio della difesa aerea” che la Cina ha istituito. La Cina ha avvertito che ha il diritto di agire contro violazioni future. La Cina ha condannato le azioni degli Stati Uniti come “irresponsabili” e vi sono timori di scontri sul contenzioso. Tale scontro non avvantaggia chiaramente nessuno, tuttavia, e mentre le tante spacconate sono normali su tutti i lati, un’escalation potrebbe comportare ulteriori notevoli seccature. Attualmente la Cina è il maggiore creditore dell’economia statunitense. Mentre succedeva, decidendo tra l’altro sul problema dell’occupazione dell’enorme popolazione della Cina, Washington chiuse un occhio anche sulle differenze politiche. Tuttavia, nell’autunno del 2013 era evidente che la Casa Bianca non controlla l’economia statunitense e che il default dello Stato è questione di tempo.
    Il debito nazionale degli Stati Uniti è l’importo dovuto dal governo federale degli Stati Uniti. Il 12 dicembre 2013, il debito detenuto dal pubblico era di circa 12312 miliardi dollari o il 73% del PIL Q3 2013 intra-governativo, pari a 4900 miliardi dollari (29%), creando un debito pubblico combinato totale di 17226 miliardi di dollari, superiore al 100% del PIL. Dal gennaio 2013, 5000 miliardi dollari o circa il 47% del debito detenuto dal pubblico erano di proprietà di investitori stranieri, soprattutto Repubblica popolare di Cina e Giappone, per poco più di 1100 miliardi di dollari ciascuno. Quando il debito pubblico è in aumento, il presidente va al Congresso. I negoziati cominciano. L’obiettivo è convincere i due rami del Parlamento ad approvare la legislazione per aumentare il tetto del debito. L’anno scorso, ad ottobre, gli Stati Uniti ancora una volta si avvicinarono al precipizio del default del debito, e ancora una volta il mondo chiese perché nessun Paese, tanto meno la maggiore economia del mondo, mettesse a repentaglio la propria reputazione finanziaria e quindi la capacità di prendere prestiti. Anche se una potenziale crisi finanziaria globale venne evitata all’ultimo minuto, s’è notevolmente sviluppata la serie di avvertimenti dai funzionari cinesi. Il Primo ministro Li Keqiang ha detto al segretario di Stato John Kerry che era “molto preoccupato” per un possibile default. Yi Gang, vicegovernatore della banca centrale cinese, ha avvertito che gli USA “dovrebbero avere la saggezza di risolvere questo problema al più presto possibile.” Un’opinione di Xinhua, l’agenzia statale, affermava “il mondo confuso deve cominciare a considerare la costruzione di un mondo de-americanizzato”. Queste dichiarazioni, insolitamente schiette, dei cinesi dimostrano che il ripetersi di crisi evitabili minaccia la posizione privilegiata degli Stati Uniti quale emittente della principale valuta di riserva del mondo e di debito privo di rischio. Xi voleva parlarne personalmente ad Obama al vertice APEC di ottobre. Ma Obama non ci andò con la scusa della discussione sul bilancio. Di conseguenza, il Congresso rinviò la scadenza del tetto del debito al 7 febbraio 2014, il giorno dell’apertura dei Giochi Olimpici. Le riserve cinesi di titoli del Tesoro USA sono aumentate di 12,2 miliardi dollari, con il record di 1317 miliardi di dollari di novembre, secondo i dati diffusi a gennaio sul sito web del dipartimento del Tesoro. L’aumento delle attuali riserve valutarie della Cina avrebbero raggiunto il record mondiale di 3820 miliardi dollari alla fine di dicembre, sostenendo l’appetito del Paese per il debito degli Stati Uniti.
    Da un lato, tali ingenti somme di denaro mostrano il potere economico della Cina. Tuttavia, sono anche un onere pesante, dato che il controllo di tali enormi riserve non fornisce una particolare varietà di opzioni. Se i cinesi vendessero globalmente il dollaro ne abbatterebbero il costo minando le proprie riserve valutarie. Pertanto, Pechino può solo continuare a concedere prestiti all’economia degli Stati Uniti acquistando sempre più titoli di Stato USA con i “loro” dollari. Tutto ciò significa che la Cina e il Tesoro statunitense restano bloccati in un abbraccio da cui è molto difficile per Pechino sottrarsi ora. Stranamente, però, i giornalisti dimenticano cosa accadrebbe se la Cina ne venisse fuori. Anche se lentamente. (“UN percorso di mille miglia inizia con un singolo passo”, ha detto Confucio). Infatti, sebbene le economie cinesi e statunitensi siano interdipendenti, quella cinese è in una situazione molto migliore. Gli Stati Uniti non hanno scelta: non c’è nulla che sostituisca gli investimenti cinesi. Non c’è nessun altro attore nel mercato globale che possa soddisfare la domanda interna dei consumatori degli Stati Uniti. Non c’è Paese al mondo che possa scambiare i suoi prodotti con i dollari e subito reimmetterli nell’economia statunitense in cambio di altri titoli del Tesoro degli Stati Uniti. Pertanto, non importa se i giornalisti statunitensi si facciano illusioni, il fatto è che gli Stati Uniti sono un tossicodipendente attaccato all’”ago cinese”.
    Da tutto ciò, appare chiaro perché Xi Jinping abbia tutte le ragioni per preoccuparsi del prossimo default tecnico degli Stati Uniti, previsto per il 7 febbraio. E’ logico supporre che Obama non vada a Sochi per paura delle rivendicazioni cinesi. Dopo tutto, con tutti i vantaggi, il primo presidente nero degli Stati Uniti non è un maestro dell’improvvisazione. Tali battibecchi, in presenza di terzi di alto rango, costringerebbero la Casa Bianca ad essere dura, qui e subito. Di conseguenza, una prepotenza potrebbe spingere la Cina ad intraprendere azioni più decise contro il “mondo americanizzato”. In primo luogo, la Cina potrebbe iniziare azioni volte a sbarazzarsi di obbligazioni e dollari statunitensi. Pertanto, il presidente degli Stati Uniti deve limitare significativamente la propria pubblicità estera per evitarlo. Ciò significa che il problema della probabilità del default degli USA ancora non è risolto, ma rinviato. Prima o poi, Pechino, nonostante il tradizionale conservatorismo, abbandonerà la prassi dei leader delle generazioni precedenti e procederà alla diversificazione graduale delle riserve. La domanda è: quando accadrà. In quel caso, il mercato statunitense non potrà affrontare il caos. L’economia statunitense sarà privata dei prodotti cinesi a basso costo e i cinesi del dollaro a basso costo. I prezzi al consumo e i tassi sui prestiti aumenteranno, e milioni di americani andranno in bancarotta in una notte. D’altra parte, il dumping del dollaro nei mercati esteri dei cinesi causerà il deprezzamento della valuta statunitense, che colpirà subito le opportunità del Pentagono, mettendo a repentaglio le ambizioni militari e politiche degli Stati Uniti. In particolare, nella regione Asia-Pacifico… dipende sempre più dalla Casa Bianca, quanto velocemente la Cina sgancerà la sua super-arma economica. Nel frattempo, possiamo dire che un fatto storico è accaduto. Pechino non ha più paura di Washington, ma viceversa. Di conseguenza, il ruolo di partner di maggioranza, infine, diventa la Cina nel tandem delle due potenze. Cosa può dirmi del mio futuro? Mmmh, vorrei, ma non so leggere il cinese!

  2. #2
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    Predefinito Re: Di chi ha paura Obama in Russia?

    Siamo al 16 Marzo, il default tecnico del 7 Febbraio, manco l' ombra. Aggiorna l' articolo.....


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    Globalizzazione..... si grazie.

  3. #3
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    Predefinito Re: Di chi ha paura Obama in Russia?


  4. #4
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    Predefinito Re: Di chi ha paura Obama in Russia?

    Metabo, siamo al 16 Marzo, il default non c'e' ancora stato…aggiorna l' articolo.
    Globalizzazione..... si grazie.

  5. #5
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    Predefinito Re: Di chi ha paura Obama in Russia?


  6. #6
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    Predefinito Re: Di chi ha paura Obama in Russia?

    La Cina detiene il 7% del debito… il primo creditore del Governo USA, e' il governo USA stesso...

    L'articolo spara cavolate piuttosto spinte… solo che lei nella sua foga ideologica non presta attenzione ai dettagli.

    Se la Cina dovesse scatenare l'arma finanziaria, come li e' scritto, chi farebbe la fine peggiore sarebbe proprio la Cina, ed e' ovvio.. la Cina perderebbe la pressoché totalità' delle proprie riserve, ovvero azzererebbe il risparmio pluridecennale della propina economia, e d il riso tornerebbe molto in voga… Gli USA avrebbero ovviamente un importante contraccolpo, ovvio, ma non dovrebbero più ripagare la Cina.

    A volte, oltre a leggere, serve pure sapere cosa si legge, nel caso specifico, l' articolo e' gia' smentito dal calendario… Febbraio e' già passato.
    Globalizzazione..... si grazie.

  7. #7
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    Predefinito Re: Di chi ha paura Obama in Russia?

    ComeDonChisciotte - LA CINA E LA SUA PRIMA MOSSA VINCENTE CONTRO IL DOLLARO AMERICANO
    LA CINA E LA SUA PRIMA MOSSA VINCENTE CONTRO IL DOLLARO AMERICANO

    Postato il Giovedì, 27 febbraio @ 23:10:00 GMT di davide

    DI MICHAEL SNYDER
    theeconomiccollapseblog.com
    Affinché possa continuare il nostro attuale livello di prosperità alimentata dal debito, i paesi del resto del mondo devono continuare ad utilizzare il nostro dollaro per commerciare tra di loro e a comprare il nostro debito a tassi di interesse irrisori. Naturalmente la nazione numero uno su cui maggiormente contiamo perché il sistema continui è la Cina.

    La Cina rappresenta la gran parte del commercio mondiale (compresi gli Stati Uniti) (1) gran parte del commercio mondiale avviene in dollari statunitensi. E’ questo che mantiene alta la domanda dei nostri dollari, oltre ad assicurare che possiamo continuare ad importare massicce quantità di merci provenienti dall'estero a costi contenuti.


    Da grande esportatore qual è, la Cina finisce con l’avere enormi quantitativi di dollari. Che ci ritornano sotto forma di prestiti a tassi bassissimi. A questo punto, la Cina possiede più del nostro debito nazionale di qualsiasi altro paese del mondo. Ma se la Cina decidesse di smettere di giocare questa nostra “partita” ed iniziasse a prendere le distanze dal dollaro e dal debito statunitense, la nostra prosperità economica potrebbe avere i giorni contati.

    La domanda per il dollaro cadrebbe e i prezzi salirebbero. E i tassi di interesse sul nostro debito e tutto il resto nel nostro sistema finanziario arriverebbe a livelli impossibili. Quindi è assolutamente fondamentale, per il nostro futuro finanziario, che la Cina continui a giocare il nostro gioco.

    Purtroppo, ci sono dei segnali che mostrano che la Cina ha deciso di iniziare un’uscita indolore da questo gioco. Nel mese di novembre (2), scrissi di come la Banca Centrale della Cina avesse annunciato di “non essere più a favore dell’accumulazione di riserve di valuta estera da parte della Cina”.
    Questo significa che le alte montagne di dollari su cui la Cina è da tempo seduta, sono destinate a diventare sempre meno alte.

    Inoltre, la Cina, nel corso degli ultimi due anni, ha firmato con altri paesi una serie di accordi valutari internazionali che a breve provocheranno una riduzione delle quantità di dollari utilizzati nelle transazioni internazionali. In questo articolo (3) troverete molto su questi accordi.
    In questa settimana, abbiamo appreso che la Cina, in Dicembre scorso, ha iniziato a liberarsi di alcuni debiti statunitensi. Molti avevano pensato che la Cina, una volta determinata ad uscire dal sistema, avrebbe scaricato all’improvviso tutti i debiti statunitensi, quindi questa azione pareva non avere molto senso.
    Ma per la Cina un senso ce l’ha: liberarsi del debito un po’ alla volta, in modo soft, senza creare panico nel mercato, avvicinandosi lentamente al fondo, dove li aspetta la loro carta vincente.

    Come ha riportato Bloomberg (4) l’altro giorno: "Nel dicembre scorso, la Cina ha scaricato quasi 50 miliardi di dollari di debito statunitense”.
    
La Cina, il più grande creditore estero degli Stati Uniti, ha ridotto in dicembre scorso le sue partecipazioni al debito del Tesoro degli Stati Uniti, in maniera mai avvenuta prima negli ultimi due anni, mentre la Federal Reserve ha annunciato l'intenzione di rallentare gli acquisti di assets. Il paese ha ridotto la sua dotazione di titoli di stato statunitensi di 47,8 miliardi di dollari, o del 3,6%, fino a toccare $1.27 trilioni, il più grande calo dal dicembre 2011, secondo i dati del Dipartimento del Tesoro statunitense diffusi ieri.

    Questo è esattamente quello che farei io, se fossi la Cina. Scaricherei ogni mese 30, 40, 50 miliardi di dollari. Farei un’uscita lenta, cercando di ottenere il massimo vantaggio possibile dalla mia carta del debito USA.

    Quindi, se la Cina non ha intenzione di accumulare dollari o debiti degli Stati Uniti più, con cosa costituirà le sue riserve? L’intenzione, naturalmente, è quella di accumulare oro. In realtà, è già da un po’ che la Cina sta accumulando oro, e questa sua fame sta ancora crescendo.
    Secondo Bloomberg (5), oltre l'80 % dell'oro esportato dalla Svizzera il mese scorso è finito in Asia.

    “.. Il mese scorso, la Svizzera ha inviato oltre l'80 % dei suoi lingotti d'oro e d'argento ed esportato le sue monete in Asia, ha riferito oggi l’Amministrazione Federale Elvetica delle Dogane in un rapporto inviato via mail.
    L’agenzia doganale di Berna, secondo i suoi dati sul commercio di oro dal 1980, ha riferito che la maggior parte è stata importata dal Regno Unito, con Hong Kong come prima destinazione al 44%, in base al valore, e l'India al 14 %. Singapore ha rappresentato l’8,6% delle esportazioni, Emirati Arabi Uniti 7,9 % e la Cina 6,3 %.”

    Quando la Cina importa oro, la maggior parte di esso passa attraverso Hong Kong. Sappiamo che le importazioni di oro da Hong Kong verso la Cina sono a livelli di record storico, ma a questo punto non sappiamo ancora quanto oro abbia accumulato la Cina, poiché qualche anno fa ha smesso di informarne il resto del mondo.

    Parlando di finanza mondiale, possiamo dire che la Cina sta giocando a scacchi e gli Stati Uniti a dama. La Cina sa che l'oro è una moneta universale in grado di preservare il proprio valore a lungo termine. Poiché le valute cartacee stanno andando verso il crollo, la Cina potrebbe finire con l’impossessarsi di gran parte del denaro reale, che equivarrebbe ad un grosso cambio di gioco (7) quando tutto sarà reso noto…
    L'annuncio di un nuovo tesoro d'oro nelle mani della Cina invierà onde d'urto attraverso i mercati finanziari, rendendo la Cina e lo yuan cinese (la moneta nazionale) i giocatori più forti al tavolo internazionale.

    L’esperto bancario internazionale, James Rickards, ha paragonato questo scenario ad una partita di Poker Texas Hold ‘Em:

    "Vuoi un bel mucchio di chips? Gli Stati Uniti hanno un bel mucchio di chips. Anche l’Europa ha un gran bel mucchio di chips. Gli Stati Uniti hanno 8.000 tonnellate di oro, 17 membri del sistema dell'euro ne hanno 10.000 di tonnellate. La Cina ha 1.000 tonnellate, non è un giocatore; ma a 5.000 tonnellate, diventa un giocatore.”

    Ci sono dei buoni argomenti in questa citazione, eccetto un paio di cose. Prima di tutto, credo che la Cina ora abbia molto più di 5.000 tonnellate d'oro. In secondo luogo, ho seri dubbi che gli Stati Uniti abbiano ancora 8.000 tonnellate di oro o che l'Europa disponga sul serio di 10.000 tonnellate d’oro.

    Mentre la Cina (e infine anche il resto del mondo) si allontana lentamente dal sistema finanziario statunitense, le conseguenze potranno essere drammatiche.
    Ad esempio, in questo momento il tasso medio di interesse che il Governo degli Stati Uniti paga sul debito è solo del 2,477 % (8) . Questo tasso è ridicolmente basso ed è ben al di sotto del reale tasso d’inflazione (9). A chiunque parrebbe una cosa normale prestare i soldi del governo degli Stati Uniti a poco prezzo: tuttavia, prima o poi assisteremo a un cambiamento drammatico.
    Quando quel giorno arriverà, i tassi di interesse saliranno in modo esponenziale. E se il tasso d'interesse medio sul debito pubblico degli Stati Uniti ora tocca appena il 6% (ed è molto al di sopra che in passato), noi pagheremo più di un trilione di dollari l’anno solo di interessi sul debito nazionale.
    E ancora più spaventoso sarebbe per il nostro sistema bancario un insieme di tassi d’interesse in rapida evoluzione. Ci sono quattro grandi banche statunitensi, ognuna delle quali esposta con derivati per oltre 40 miliardi di dollari. Queste banche le troviamo proprio qui da noi (10). La fetta più grossa di questi contratti derivati sono quelli legati ai tassi d’interesse. Come ha detto John Embry proprio l’altro giorno a King World News (11), quando la bolla scoppia, sarà un disastro senza precedenti.

    "Stockman ha detto una cosa giusta, e cioè che abbiamo centinaia di migliaia di miliardi di dollari di swap su tassi d’interesse che inquinano il sistema bancario mondiale. Se assistiamo ad una crescente volatilità nei tassi d’interesse, e penso che questo sia inevitabile con quello che sta succedendo, questo causerà dei forti spasmi al sistema finanziario . E se qualcosa va storto nel mercato dei derivati​​, il cielo ci aiuti: perché la pressione esercitata sul sistema bancario attraverso questi strumenti derivati è a dir poco immorale”.

    Purtroppo sono ben pochi gli “esperti” in grado di prevedere chiaramente una tale tragedia imminente.
    Così come furono pochissimi quelli che negli anni 2000 previdero il crollo del 2008, allo stesso modo saranno molto pochi quelli che prevederanno questa nuova e imminente crisi.

    Mi è piaciuto molto quello che ha detto Paul B. Farrell (12) sull’argomento:

    “…Gli avvertimenti su un disastro imminente vengono regolarmente respinti (“è solo un aggiustamento temporaneo…”). Gradualmente ci si adagia, nonostante l’inevitabile che incombe all’orizzonte. Ogni volta ci dimentichiamo le lezioni della storia. Finchè si verifica un fatto che ci coglie di sorpresa, totalmente sprovveduti. Lo storico finanziario Niall Ferguson la mette in questo modo: “Prima che si verifichi l’incidente, il nostro mondo sembra immobile, apparentemente in equilibrio, come a un punto fermo. Così, quando accade l’incidente, che inevitabilmente accade, tutti sembrano sorpresi. E i nostri cervelli continuano a ripeterci che no, non è questo il momento per un incidente.”

    Fino a quel momento, la vita scorreva tranquilla, ipnotizzandoci, rendendoci vulnerabili, finchè non arriva uno choc come quello della Lehman Brothers e sconvolge ogni nostro equilibrio. Dice Ferguson, “l’incidente arriva accelerando improvvisamente, come con una macchina sportiva… come un ladro nella notte.” Colpisce repentino, sorprendendoci nel sonno.

    Non permettiamo che il prossimo crollo ci colga impreparati.
    I segni premonitori sono davanti ai nostri occhi e sono già molto chiari.

    Prepariamoci, finchè è possibile.

    Michael Snyder
    Fonte: The Economic Collapse
    Link: China Starts To Make A Power Move Against The U.S. Dollar
    20.02.2014
    Traduzione per www.comedonchisciotte.org a curadi SKONCERTATA63

    NOTE
    1) China Eclipses U.S. as Biggest Trading Nation
    2) China Announces That It Is Going To Stop Stockpiling U.S. Dollars
    3) How China Can Cause The Death Of The Dollar And The Entire U.S. Financial System
    4) China Cuts Treasury Holdings Most Since 2011 Amid Taper
    5) Switzerland Sent 80% of Bullion Exports to Asia in January
    6) This is China's secret "financial weapon." The launch date is closer than you think.
    7) This is China?s secret ?financial weapon.? The launch date is closer than you think. | The Crux
    8) The global debt reckoning ? Total global debt at $230 trillion. Total world debt over 300 percent annual GDP. There is no escape from a reckoning with debt markets.
    9) Alternate Inflation Charts
    10) Too Big To Fail Banks Are Taking Over As Number Of U.S. Banks Falls To All-Time Record Low
    11) My Blog
    12) Crash of 2014: Like 1929, you?ll never hear it coming - Paul B. Farrell - MarketWatch

  8. #8
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    Predefinito Re: Di chi ha paura Obama in Russia?

    Soltio articolo che ragione unidirezionalmente... Se la Cina si disfa di 50 mld al mese, bene, vorra' dire che 50 mld al mese saranno piazzati ad altri (come appunto accaduto), ed il peso della Cina verra' distruibuito ad altri....

    Senza ocntare che il comemrcio fisico conta meno del 10% del mercato del Forex... tutte cose che ovviamente questi articolo non prendono in considerazione dato che gli cade il "ragionamento".

    Ohh... notiziona, siamo il 17 Marzo, ancora nessun default.

    Aggiorna l'articolo
    Globalizzazione..... si grazie.

  9. #9
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    Predefinito Re: Di chi ha paura Obama in Russia?

    Per capire le mega cagate di Metabo basta leggere questa notizia:


    Il sito di ecommerce cinese Alibaba prepara lo sbarco a Wall Street. L'Ipo record che insidia Facebook - Il Sole 24 ORE



    Ma come la borsa di Hong Kong non era sufficiente????

    Evidentemente no!

    Metabo vai dormire che e' meglio!

  10. #10
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    Predefinito Re: Di chi ha paura Obama in Russia?

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    Per capire le mega cagate di Metabo basta leggere questa notizia:


    Il sito di ecommerce cinese Alibaba prepara lo sbarco a Wall Street. L'Ipo record che insidia Facebook - Il Sole 24 ORE



    Ma come la borsa di Hong Kong non era sufficiente????

    Evidentemente no!

    Metabo vai dormire che e' meglio!



    Cara Paulettahowe,

    ma allora è vero che sei pagata toutta per fingerti dagli USA?
    Sei sempre a commentare toutta (dicendo cose vere , per giuntessa)
    iA invece lo faccio gratis. Per fare la scema a pagamento dove devo rivolgermi? Mi dai una spintarella (in tutti i sensi)?

 

 
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