amigu stimau, sigomenti sa LSU e sa LSC funt arrutas de mala manera, e no fait a ddas imperai ca sa genti no ddas bolint, tui, ndi tenis un'àtera de proposta? chi eja, seu innoi, nara-mi-dda e de cras dda sperimentu!![]()


amigu stimau, sigomenti sa LSU e sa LSC funt arrutas de mala manera, e no fait a ddas imperai ca sa genti no ddas bolint, tui, ndi tenis un'àtera de proposta? chi eja, seu innoi, nara-mi-dda e de cras dda sperimentu!![]()


una cosa voglio dire in modo chiaro...io e molti altri che lavoriamo con e nella lingua sarda ci siamo sfasciati i coglioni dei chiaccheratori!hefico:
quelli...ma bisogna creare...bisogna mettersi daccordo...bisogna inventare...
che si mettano con il sedere sulla sedia e lo facciano! e poi lo sperimentino e poi lo presentino questa benedetta norma unica che faccia felice tutti i sardi...tipico dei sardi inconcludenti...parlare parlare ma lavorare mai! io e altri abbiamo lavorato per anni per studiare il campidanese standard, sperimentato per anni in tantissimi corsi, libri...alla fine, promosso e ufficiale...gli altri, facciano lo stesso e la smettano di spaccare i coglioni a noi!
a traballai est no est a chistionai sceti! eh eh ehhefico:


Tue narala comente cheres, ponende-la in dd'una manera o in s'atera, ma b'est una limba sarda ebbìa chi at a podere unificare aberu totu s'isula imparis cun s'italianu e in su tempus benidore cun s'ingesu, dae Tatari finas a Casteddu e custa limba si narat logudoresu, ca su faeddu sardu'e jossu in susu (e finas pro medas de sa borghesia literada de Casteddu) no est aggradessìdu. Chen'e custa solutzione sa limba nostra e imparis cun isse totu sa natzione sarda, simplemente, si ch'at a mòrrere. Ma pro me bi podet essere una solutzione intramedia, sa chi sighit:
In seguito al riconoscimento formale giunto dieci anni or sono da parte della legge 482 e relativo alla tutela delle dodici minoranze linguistiche storiche italiane, pur con il grave ritardo del legislatore la secolare questione linguistica (un tema centrale nell’ambito della più complessa questione sarda) ha avuto una rapida evoluzione, nel senso di una maggiore semplificazione ma inevitabilmente anche di una più forte radicalizzazione delle posizioni in campo.
Delle numerose e talvolta bizzarre ipotesi del passato sono sopravvissute solo due alternative avvertite da tempo come le più credibili: da una parte la norma unica nota prima come limba sarda unificada e poi comuna e adottata in via sperimentale dall’amministrazione regionale, dall’altra il doppio codice del campidanese e del logudorese, che trova terreno fertile nelle lande meridionali, campidanesofone.
Come molti sanno entrambe presentano alcuni vantaggi ed altrettanti limiti: l’eccellente modello catalano esige infatti un solo standard affinchè le lingue meno diffuse possano non solo sopravvivere ma anzi essere rilanciate con successo nell’età della globalizzazione e dell’informazione, ma la realtà geolinguistica dell’isola si presenta frammentata in una molteplicità di dialetti tra i quali appare oggettivamente difficile operare una sintesi, in una società tra l’altro affetta da quella disunità cronica già impietosamente rilevata da Carlo V nel primo Cinquecento.
E’ la prima teoria che tuttavia appare avvantaggiata grazie a un dato troppo speso sottaciuto e a mio avviso insuperabile: l’inclusività, che non si limiterebbe alla sola regione linguistica sarda propriamente detta, ma si estenderebbe all’intera Sardegna, comprendendo le aree alloglotte di Sassari con il suo circondario, la Gallura, Alghero e Carloforte, contrapponendosi ad etnocentrismi asfittici e dai sinistri richiami balcanici.
Ecco perché sarò questa a prevalere comunque, nonostante l’attivismo di una parte cospicua dell’intellettualità meridionale e nonostante la recente posizione assunta dai vescovi sardi che prevede l’impiego delle due varianti nella liturgia con relativa duplice traduzione dei testi biblici.
Una mediazione tra le parti è comunque possibile e danzi necessaria e potrebbe essere raggiunta semplicemente individuando un congruo termine prima del quale lo standard unico coesisterebbe facilmente (pur a livelli diversi) con il campidanese, il logudorese, il gallurese ed il sassarese.
Secondo una delle ipotesi in campo il sardo comune potrebbe essere impiegato in via transitoria ad esempio per vent’anni nei soli atti ufficiali della Regione ovvero come materia specifica di insegnamento nel triennio delle scuole superiori e invece sarebbero riservati ai macrodialetti, previa standardizzazione, i documenti degli enti locali e l’utilizzo anche in forma veicolare nelle scuole dell’obbligo e del Ginnasio; mentre la toponomastica principale potrebbe presentarsi semplicemente in forma trilingue(o in alcuni casi quadrilingue, includendo anche l’inglese ad uso dei visitatori stranieri).
Decorso questo periodo la limba, con cui nel frattempo i sardi avranno acquisito familiarità entrerebbe, con o senza aggettivi, a pieno regime.
Si tratta di una delle tante ipotesi in campo, data l’estrema fluidità del dibattito sulla materia, è però certo che le difficoltà nel risolvere gli annosi problemi dell’isola possono essere affrontati e risolti ricorrendo più efficacemente all’arte della diplomazia e del compromesso.
Ultima modifica di Pierre Auguste Renoir; 27-05-10 alle 18:12


alors, je me suis cassè de tout ce bruit autour de "quelle langue sarde utiliser, ça me plait, cela ne me plait pas...".
ça suffit comme ça.
a partir d'aujourd'hui je vais parler seulement en français. ne me cassez pas la tete: j'en ai marre de vous et de cette bagarre continue.
allez vous en ailleure si vous voulez faire votre vacarme.
Ultima modifica di senhor soares; 27-05-10 alle 18:53
siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque e in ogni parte del mondo...è la qualità più bella di un rivoluzionario... (Ernesto Guevara de la Serna)


comenti femu narendi, totu ciarras de tzilleripropostas scritas, lìburus etc etc nudda! eh eh...








allons, ça suffit comme ça... on peut fermer le thread
siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque e in ogni parte del mondo...è la qualità più bella di un rivoluzionario... (Ernesto Guevara de la Serna)

