Uno studio antropologico sulla festa del fuoco della Lessinia
Pubblicato: Lunedì, 17 Marzo 2014 19:06 | Scritto da Silvia Aprili
Apriamo la sezione di scienze sociali con un contributo “antropologico”: un'indagine dedicata ad una specifica minoranza linguistica e culturale che popola la Lessinia, la montagna di Verona: i Cimbri. Questo contributo rappresenta una riflessione sul lavoro di tesi intitolato 13 bracieri ardono nella festa del fuoco di Giazza: sguardo antropologico verso la minoranza culturale cimbra.



L'antropologia e la psicologia sono due discipline strettamente connesse in quanto il loro interesse ruota primariamente attorno allo studio dell'uomo; se l'antropologia focalizza la propria attenzione sull'aspetto culturale, morfologico, psico-evolutivo, filosofico-religioso dell'uomo inserito in un contesto sociale specifico, la psicologia coglie i processi più intimi, la dialettica “interna” della mente e della psiche umana, tra conscio ed inconscio, che inducono l'uomo ad assumere determinati comportamenti, sia individuali che gruppali, anche in relazione all'ambiente esterno. Sono quindi due discipline inestricabilmente legate.
Il titolo della tesi evoca gli elementi fondanti di questo lavoro di ricerca: i 13 Comuni Cimbri, all'interno dei quali, in passato, la popolazione cimbra si è insediata; il fuoco, elemento usato nelle pratiche rituali delle popolazioni nordiche, tra cui anche il popolo cimbro, come simbolo di purificazione dello spirito, della terra o di protezione della comunità dalla presenza di creature malefiche; la festa, strumento antropologico rilevante, che favorisce alcuni processi sociali importanti: l'unione della comunità, la condivisione del tempo e dello spazio, la riflessione verso la propria identità e le proprie radici e stimola le relazioni intersoggettive e il confronto con “l'alterità”; Giazza: ultimo baluardo Cimbro e “location” attuale della festa del fuoco denominata Waur Ljetzan.



I Cimbri sono un popolo che ha origini antiche ma la loro provenienza precisa rimane ancora avvolta nel mistero. Lo studio di questa etnia affonda le proprie radici su analisi di molti elementi, dalla lingua, la toponomastica, i tratti etnografici, gli usi e costumi, la religione.

La popolazione cimbra, che in passato ha stabilito rapporti molto vantaggiosi con la dinastia scaligera, dimostrando una personalità forte ed uno spirito imprenditoriale innato, è ancora oggi presente sulle nostre montagne veronesi. La cultura cimbra è attualmente oggetto di valorizzazione e rivalutazione come specificità identitaria sul territorio della montagna veronese.

Questo fenomeno di rivitalizzazione e il riscontro positivo da parte del pubblico e dei turisti, in questo particolare momento storico post-moderno, assume un valore sociale molto rilevante, in quanto evidenzia la crisi delle ideologie e il rifiuto del globalismo indotto dalla modernità ed esprime la chiara volontà, da parte degli organismi locali, di reinvestire nel concetto di identità, di appartenenza al territorio attraverso un ritorno al localismo e ad una rinascita delle specificità territoriali ed identitarie. Questo fenomeno è contemporaneo e ubiquitario a tutte le zone della penisola Italica dove vi sia la presenza di minoranze culturali o linguistiche.

Tra le opere di rivitalizzazione la Festa del Fuoco è un revival che registra un notevole afflusso turistico. Forse per l'aspetto ludico e spettacolare, ma ciò non toglie il fatto che essa porta con sé molti elementi del passato, in qualche modo rifunzionalizzati in chiave contemporanea che gli consentono la sopravvivenza. Essa riproduce un antico rituale pagano, molto diffuso tra le culture nordiche, dove l'elemento “fuoco” è il protagonista indiscusso e dove sono presenti molte simbologie legate all'utilizzo del fuoco nell'antichità. Nella tesi vengono approfondite le teorie che sono state avanzate sull'utilizzo di questo elemento negli antichi rituali pagani, come strumenti apotropaici o “solari”.



La peculiarità e, da un certo punto vista, l'aspetto innovativo di questa tesi, coincide con il suo intento, ovvero sottolineare il valore che la festa del fuoco, parallelamente alle altre iniziative culturali, sta assumendo all'interno della comunità cimbra. Molto è stato detto sulle origini dei Cimbri, sulle loro usanze, tradizioni, sulla loro lingua. Poco invece è stato detto dell'identità, dal punto di vista antropologico e psicologico. Attraverso questa indagine ho cercato di raccogliere elementi che mi permettessero di rispondere a queste domande: come vivono i Cimbri la propria identità, che rapporto hanno con le proprie origini, la propria provenienza, i propri usi e costumi? Quali sono i sentimenti che albergano il loro spirito e le loro memorie quando sono consapevoli di appartenere ad una minoranza culturale e linguistica e quando ripercorrono la storia e le loro vicissitudini? Che cosa ne pensa il pubblico, i turisti, di questo fenomeno? E che atteggiamento hanno i turisti di fronte a questa

A queste domande ho potuto rispondere grazie all'analisi di interviste in profondità condotte ai Cimbri della Lessinia e all'analisi delle risposte dei questionari somministrati ai turisti. Queste informazioni mi hanno permesso di delineare come, nel corso del tempo, è mutato l'atteggiamento e il rapporto con questa minoranza culturale e linguistica evidenziandone le cause storiche o sociali scatenanti.

I Cimbri, in passato, hanno subito atteggiamenti e comportamenti di emarginazione e prevaricazione, ma oggi, la loro cultura sta diventando elemento di interesse da parte degli studiosi e del pubblico: si può rimanere passivi di fronte a fenomeni sociali di questo tipo? Io credo di no perché il processo di riappropriazione identitaria coinvolge tutti, persone interne ed esterne alla comunità, in quanto, solo nel momento in cui diverse culture si incontrano e queste hanno modo di percepire una differenza culturale, il valore della diversità e della differenziazione non diventa distanza, lacerazione, estraneità, diffidenza, ma continuità, confronto, familiarità, confidenza e ciò che viene percepito come diverso deve essere stimolo di apertura, apprezzamento e accrescimento culturale allo scopo di ampliare la propria visione del mondo e i propri orizzonti intellettuali e conoscitivi.

Barseganus, Silvia Aprili.