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  1. #1
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    Predefinito venti anni dopo..il ricordo di un martire

    Il 19 marzo del 1994, alle 7,20 del mattino, la camorra ammazzava Don Peppe Diana, il prete di Casal di Principe che aveva dedicato la vita e l’impegno pastorale alla lotta per contrastare illegalità, abuso, privilegio, assassinio della speranza nel futuro. Le sue non erano prediche generiche o esortazioni buone per ogni cerimonia, ma ragionamenti ricchi di esempi, di nomi e di cognomi, di denunce etiche e politiche. Non aveva nulla a che spartire con quella parte della Chiesa che benediceva le feste della camorra, frequentava corrotti e collusi, arrivando persino a negare la esistenza stessa delle mafie. Don Peppe era della stessa pasta dei Don Pino Puglisi o dell’arcivescovo Romero, ammazzato sull’altare perché aveva scelto di stare dalla parte degli ultimi, di chi contrastava emarginazione e sfruttamento.
    Don Diana fu ammazzato perché non si era arreso al tramonto dello Stato di diritto e voleva educare i giovani alla legalità e al rifiuto della connivenza e della convivenza con la camorra ed il suo sistema di potere, quello invisibile e quello visibile, rappresentato dai suoi delegati nelle istituzioni, negli affari, nelle professioni. Questa sua “pretesa”, questa azione civica quotidiana, questo uso della parola gli sono costate la vita.
    Il modo migliore per onorarlo ci sembra quello di ripubblicare la sua “predica” più famosa Per amore del mio popolo non tacerò, il documento letto in tutte le chiese di Casal di Principe il 25 dicembre del 1991.
    Siamo preoccupati. Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra. Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere ‘segno di contraddizione’. Coscienti che come chiesa ‘dobbiamo educare con la parola e la testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che è la povertà, come distacco dalla ricerca del superfluo, da ogni ambiguo compromesso o ingiusto privilegio, come servizio sino al dono di sé, come esperienza generosamente vissuta di solidarietà’.
    La Camorra - La Camorra oggi è una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana. I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato.
    Precise responsabilità politiche - È oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche è caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi. La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale. L’inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc; non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l’inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che l’Azione di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una “ministerialità” di liberazione, di promozione umana e di servizio. Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili.
    Impegno dei cristiani - Il nostro impegno profetico di denuncia non deve e non può venire meno. Dio ci chiama ad essere profeti.
    Il Profeta fa da sentinella: vede l’ingiustizia, la denuncia e richiama il progetto originario di Dio (Ezechiele 3,16-18);Il Profeta ricorda il passato e se ne serve per cogliere nel presente il nuovo (Isaia 43);Il Profeta invita a vivere e lui stesso vive, la Solidarietà nella sofferenza (Genesi 8,18-23); Il Profeta indica come prioritaria la via della giustizia (Geremia 22,3 -Isaia 5). Coscienti che “il nostro aiuto è nel nome del Signore” come credenti in Gesù Cristo il quale “al finir della notte si ritirava sul monte a pregare” riaffermiamo il valore anticipatorio della Preghiera che è la fonte della nostra Speranza.

    Non una conclusione: ma un inizio - Le nostre “Chiese hanno, oggi, urgente bisogno di indicazioni articolate per impostare coraggiosi piani pastorali, aderenti alla nuova realtà; in particolare dovranno farsi promotrici di serie analisi sul piano culturale, politico ed economico coinvolgendo in ciò gli intellettuali finora troppo assenti da queste piaghe”. Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa. Alla Chiesa che non rinunci al suo ruolo “profetico” affinché gli strumenti della denuncia e dell’annuncio si concretizzino nella capacità di produrre nuova coscienza nel segno della giustizia, della solidarietà, dei valori etici e civili (Lam. 3,17-26). Tra qualche anno, non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire con Geremia “Siamo rimasti lontani dalla pace… abbiamo dimenticato il benessere… La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso,… dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare… sono come assenzio e veleno”.

  2. #2
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    Predefinito Re: venti anni dopo..il ricordo di un martire


  3. #3
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    Predefinito Re: venti anni dopo..il ricordo di un martire

    perche'ricordare di piu'un prete ammazzato che non altri?/

    come se la morte di un prete valesse di piu'delle altre morti di camorra.... cé'un qualcosa di perverso in questo e soprattutto molto oscurantista e medievale

  4. #4
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    Predefinito Re: venti anni dopo..il ricordo di un martire

    Citazione Originariamente Scritto da Airbus Visualizza Messaggio
    perche'ricordare di piu'un prete ammazzato che non altri?/

    come se la morte di un prete valesse di piu'delle altre morti di camorra.... cé'un qualcosa di perverso in questo e soprattutto molto oscurantista e medievale
    Vedo che non conosci il valore simbolico.....ammazzare un prete è fregarsene della società e di ciò che rappresenta.....

  5. #5
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    Predefinito Re: venti anni dopo..il ricordo di un martire

    Citazione Originariamente Scritto da Airbus Visualizza Messaggio
    perche'ricordare di piu'un prete ammazzato che non altri?/

    come se la morte di un prete valesse di piu'delle altre morti di camorra.... cé'un qualcosa di perverso in questo e soprattutto molto oscurantista e medievale
    Affermazione idiota e inutilemente rancorosa e polemica.
    Oscurantismo medioevale presente solo nella cervice bacata dei sinistri.
    Perchè quel giorno è morto lui, come il 23 maggio si ricorda Falcone, non altri.
    Ma capisco che far capire qualcosa, anche se elementare, ad uno di sinistra implica uno sforzo sovrumano.
    Ammesso serva a qualcosa.
    Ultima modifica di Rolling Stone; 24-03-14 alle 12:10
    Uomini siate, e non pecore matte Dante, Paradiso, canto V
    Quando i doveri sono senza diritti sono suprusi.
    Quando i diritti sono senza doveri sono privilegi.

  6. #6
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    Predefinito Re: venti anni dopo..il ricordo di un martire

    Citazione Originariamente Scritto da largodipalazzo Visualizza Messaggio
    Un eroe civile, un grande esempio: è bellissimo che le terre conosciute come "terre dei casalesi" si siano volute identificare come "terre di don Peppe Diana", un messaggio forte che non è per nulla scontato e che viene portato avanti con sacrifici quotidiani ogni giorno da chi in quei territori lavora per un modello di economia civile e sociale, d'integrazione delle fasce sociali più disagiate e quindi più a rischio di contagio camorrista. Un modello anche "politico" nel senso più genuino e nobile del termine, fatto di reti di persone e sensibilità diverse che però lavorano insieme per la libertà e la dignità della loro martoriata terra.
    «Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]

  7. #7
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    Predefinito Re: venti anni dopo..il ricordo di un martire

    Citazione Originariamente Scritto da Gdem88 Visualizza Messaggio
    Un eroe civile, un grande esempio: è bellissimo che le terre conosciute come "terre dei casalesi" si siano volute identificare come "terre di don Peppe Diana", un messaggio forte che non è per nulla scontato e che viene portato avanti con sacrifici quotidiani ogni giorno da chi in quei territori lavora per un modello di economia civile e sociale, d'integrazione delle fasce sociali più disagiate e quindi più a rischio di contagio camorrista. Un modello anche "politico" nel senso più genuino e nobile del termine, fatto di reti di persone e sensibilità diverse che però lavorano insieme per la libertà e la dignità della loro martoriata terra.

    Di certo a mangiare questa mozzarella , vi è più gusto

  8. #8
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    Predefinito Re: venti anni dopo..il ricordo di un martire

    buonissima!
    «Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]

 

 

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