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  1. #1
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    Predefinito Francesco e Barack, il mondo vi guarda

    Francesco e Barack, il mondo vi guarda

    L’incontro avrà riflessi importanti per la politica interna di Obama





    Una political rockstar (un po’ appannata) e una spiritual rockstar (che riscuote un entusiasmo mondiale). Un leader del Nord America e un capo della chiesa che viene dal Sud America. Il figlio di un immigrato dal Kenya, diventato presidente degli Stati Uniti, e il figlio di immigrati dal Piemonte diventato papa. Il numero uno della prima potenza del mondo e il numero uno di una forza religiosa senza confini.
    Due personaggi che sanno parlare alla gente, anche con un potente linguaggio del corpo. Due leader “globali” diventati emblemi del nostro tempo, icone di un pianeta più piccolo ma molto più spigoloso di quello novecentesco. C’è tanto nell’incontro di domani tra Barack Obama e Francesco, c’è un’abbondanza di segni e di simboli, e dunque di curiosità e di attese. Personalità così forti, “larger than life”, si troveranno in sintonia?
    O, al contrario, proprio per questo, non scatterà la scintilla dell’empatia?

    Obama è già stato in Vaticano. Incontrò Benedetto XVI, nel 2009, in occasione del G8 che si teneva in Italia, un summit dominato mediaticamente dalle conseguenze del terremoto dell’Aquila. Allora il presidente statunitense era alle stelle, la chiesa cattolica e la sua leadership, invece, erano già nel tunnel della crisi che avrebbe condotto all’uscita di scena del papa tedesco.

    Oggi le parti sembrano rovesciate. Grazie a Francesco, e in pochi mesi, «la Chiesa è passata dal ruolo di “imputato globale” per gli scandali della pedofilia, per le beghe dello Ior, per Vatileaks e le guerre della Curia, ad autorità morale nuovamente ascoltata e influente», come scrive Massimo Franco in Il Vaticano secondo Francesco (Mondadori). Barack Obama ha ancora aperti dossier difficili – di politica interna e e internazionale – e deve vedersela con un anno elettorale insidiosissimo, con il rischio concreto – lo prospetta il mago dei numeri Nate Silver – della perdita della maggioranza democratica anche al senato, nel voto di medio-termine a novembre. A quel punto tutto si farà terribilmente complicato nell’ultimo biennio.
    Per Obama l’incontro con Francesco sarà dunque della massima importanza, se andrà come sperano gli strateghi presidenziali. Gli elettori latinos, determinanti in molti stati, lo osserveranno con grande interesse. I politici cattolici, di entrambi gli schieramenti, non potranno essere indifferenti a un papa che “benedice” una politica (quella di Obama) caratterizzata dall’aumento del salario minimo e dalla riforma dell’immigrazione (che interessa soprattuto gli ispanici) e che può essere sintetizzata nelle parole del presidente sulla lotta alla diseguaglianza che «definisce la sfida del nostro tempo». Più e più volte, per dare forza a queste sue politiche, Obama ha citato papa Francesco come faro da seguire.

    Per Obama un successo dell’incontro di domani sarebbe anche una rivincita. Con quei settori delle gerarchie cattoliche statunitensi, egemoni nell’episcopato d’oltre oceano, che hanno ostracizzato la sua presidenza e prima ancora la sua sfida elettorale (anche la seconda, nel 2012). Un bell’articolo del New York Times racconta “le radici cattoliche” di Obama quando, da giovane, era un community organizer a Chicago. E lavorava intensamente, fianco a fianco con i “don Ciotti” della metropoli, allora guidata dal cardinale progressista Bernardin. Una stagione archiviata con Giovanni Paolo II e Benedetto, seguita dall’involuzione dei vescovi americani, in prima fila nel coltivare quella che papa Francesco ha definito l’“ossessione” della Chiesa verso aborto e omosessualità. Fino al punto di avversare con accanimento la riforma sanitaria perché prevede, anche da parte dei datori di lavoro di enti cattolici, la copertura assicurativa degli anticoncezionali. Anche la sua posizione a favore delle unioni omosessuali lo rende antipatico ai conservatori cattolici.

    Su Obama è perfino girata la leggenda di una sua volontà di conversione al cattolicesimo dopo il mandato. Si è anche osservato, però, che è il primo presidente americano a non ostentare un credo e una pratica religiosa. Chissà Francesco quale dei “due” Obama farà emergere.

    Francesco e Barack, il mondo vi guarda | Europa Quotidiano
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  2. #2
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    Predefinito Re: Francesco e Barack, il mondo vi guarda

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Su Obama è perfino girata la leggenda di una sua volontà di conversione al cattolicesimo dopo il mandato. Si è anche osservato, però, che è il primo presidente americano a non ostentare un credo e una pratica religiosa. Chissà Francesco quale dei “due” Obama farà emergere.
    Non ostentare non significa non osservare, ma più semplicemente non assumere atteggiamenti farisaici. Francamente non vedo differenze tra i due Obama e penso e spero che tra il Presidente degli USA e Francesco possa esservi una naturale convergenza.
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  3. #3
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    Predefinito Re: Francesco e Barack, il mondo vi guarda

    Se dio esistesse, e non esiste, Obama sarebbe già crepato. Bergoglio può aggrapparsi al suo dio inesistente, ma l'unico modo per fermare il criminale di guerra americano e quello di metterlo nella condizione di non nuocere, almeno politicamente
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  4. #4
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    Predefinito Re: Francesco e Barack, il mondo vi guarda

    Citazione Originariamente Scritto da Gianky Visualizza Messaggio
    Se dio esistesse, e non esiste, Obama sarebbe già crepato. Bergoglio può aggrapparsi al suo dio inesistente, ma l'unico modo per fermare il criminale di guerra americano e quello di metterlo nella condizione di non nuocere, almeno politicamente
    Bah, tante ingiurie non argomentate...
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  5. #5
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    Predefinito Re: Francesco e Barack, il mondo vi guarda

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Bah, tante ingiurie
    vallo a dire ai libici, agli irakeni, agli afghani, ai siriani se sono ingiurie...

  6. #6
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    Predefinito Re: Francesco e Barack, il mondo vi guarda

    Citazione Originariamente Scritto da amaryllide Visualizza Messaggio
    vallo a dire ai libici, agli irakeni, agli afghani, ai siriani se sono ingiurie...
    Ma Obama che c'entra?
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  7. #7
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    Predefinito Re: Francesco e Barack, il mondo vi guarda

    Sono incredibilmente commosso dallo slancio di generosità di Obama che ha deciso di venderci il gas al posto dei russi..
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

    NUOVA VERSIONE COMPLETATA :
    http://lukell.altervista.org/Unasolu...risiEsiste.pdf




  8. #8
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    Predefinito Re: Francesco e Barack, il mondo vi guarda

    La visita del presidente Usa


    Il rischio di trasformare Obama in icona "uattsamerica"


    Renzi e gli italiani non accolgano Obama come una rockstar ma come campione di riformismo possibile


    Luca Telese



    Arriva in Italia Barack Obama, e si rinnova il mito dell'americano a Roma, che non è mai cosmopolita, ma piuttosto strapaesano - uattsamerica!!! - perché il nandomoriconismo è la contraddizione comica generata dal sognare a stelle e strisce e il mangiare bucatini.

    Arriva Barack mentre la sinistra europea vacilla, i populismi votato a destra divorano il consenso che un tempo era appannaggio delle opposizioni progressiste e forse sarebbe utile provare a guardare a Obama non come ad un santino oleografico, ma come una strada, un percorso di cose realizzate, malgrado tutto, nel tempo della crisi.

    C'è stato infatti un Obama che aveva solfeggiato in rap il suo "Yes we can" suscitando speranze epocali, un Obama molto scenografico, che era davvero pop, trasfigurato nella tricromia post-wharoliana del "change", il celebre quadro-ritratto stilizzato in rossoblu e color panna.
    E c'è stato invece un Obama di governo, molto simile al Lula di governo in Brasile, che ha lasciato delle tracce. Sono rimasto colpito dalla riflessione autocritica e caustica dell'ex ministro della cultura di Mitterrand, Jack Lang: «Questo voto - ha detto parlando del successo di Marine Le Pen - è un segnale di allarme: non so quali risposte e quali cambiamenti provocherà, se li provocherà. Ho sempre pensato che la politica debba essere audace, coraggiosa, creativa. La voce della sinistra oggi - aggiunge Lang parlando della Francia, ma potrebbe essere l'Italia - è debole. Quale visione, quale concezione del futuro ha? La sinistra deve rinnovarsi profondamente, non è più abbastanza ambiziosa».

    Ecco, se si vogliono i fili di un'unica storia da un capo all'altro del mondo, Obama ha il merito di aver cercato una sua via dentro la catastrofe della crisi. Anche i più feroci critici di oggi, per esempio, dovranno riconoscergli come una medaglia il salvataggio dell'industria dell'auto, che era decotta, e che senza le operazioni obamiane di finanziamento su Chrysler e GM sarebbe sicuramente fallita lasciando dietro di se un vero e proprio buco nero. Sarà stata una vecchia ricetta keynesiana, quello dell'aiuto di stato, ma è una ricetta che ha funzionato. E quando penso a quel salvataggio penso alle parole dell'ex presidente Lula, che sbarcando in Italia ha detto a La Repubblica: «Siamo uno dei paesi che è cresciuto di più al mondo, e abbiamo scelto, malgrado le critiche di difendere i posti di lavoro piuttosto che gli indici economici».

    Adesso i numeri del Pil dell'Unione Europea crescono con il contagocce nei confronti degli Stati Uniti e del Brasile, e la sinistra europea deve scegliere se privilegiare le pensioni o i non garantiti, i vincoli di bilancio o la generazione del lavoro. È l'Obama con i capelli brizzolati e l'immagine ferita dalle insidie della crisi quello che è riuscito a vincere, stringendosi nell'abbraccio con Bruce Springsteen. La rockstar si era detto deluso dal primo mandato, Obama ha fatto atto di contrizione, lo ha incontrato su di un palco, è stato stretto nell'abbraccio di Bruce, che gli portava idealmente in dote il fantasma di Tom Joad, il simbolo dell'America dolente, l'America senza fanfara, l'America di Steinbeck e non quella di McDonald. In questi due giorni sarebbe bello se le classi dirigenti italiani non guardassero a Obama come una rockstar, ma piuttosto che lo vedessero come un simbolo del riformismo possibile.

    Il rischio di trasformare Obama in icona "uattsamerica" | Linkiesta.it
    Ultima modifica di Florian; 27-03-14 alle 13:32
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  9. #9
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    Predefinito Re: Francesco e Barack, il mondo vi guarda

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    È l'Obama con i capelli brizzolati e l'immagine ferita dalle insidie della crisi quello che è riuscito a vincere, stringendosi nell'abbraccio con Bruce Springsteen. La rockstar si era detto deluso dal primo mandato, Obama ha fatto atto di contrizione, lo ha incontrato su di un palco, è stato stretto nell'abbraccio di Bruce, che gli portava idealmente in dote il fantasma di Tom Joad, il simbolo dell'America dolente, l'America senza fanfara, l'America di Steinbeck e non quella di McDonald. In questi due giorni sarebbe bello se le classi dirigenti italiani non guardassero a Obama come una rockstar, ma piuttosto che lo vedessero come un simbolo del riformismo possibile.
    Sinceramente io non so cosa volesse il "Boss" da uno come Barack Obama, che è Presidente degli Stati Uniti d'America e non della Quarta Internazionale... Infatti penso che i commenti sovente negativi circa il suo primo mandato (il secondo è appena iniziato) sono ingenerosi perché viziati dalle enormi aspettative che la sua elezione nel 2008 aveva suscitato. Da questo punto di vista bisogna dire che Barack se l'è un po' cercata, in quanto se prometti di camminare sopra le acque e non lo fai (ovviamente) ti porti a casa un bel po' di critiche e giustamente direi.
    Personalmente non ho mai creduto all'Obama candidato, la "rockstar", l'idolo dell'"altra America"... Sapevo benissimo che era solo retorica, la tipica retorica liberal destinata a venir sommersa da anni di amministrazione moderata. Che Obama non potesse essere un rivoluzionario che cambiasse l'America (o addirittura il mondo come pure qualcuno aveva detto!) era ovvio. Bastava ricordare quanto fecero Clinton e Carter, i precedenti Presidenti democratici, per avere una vaga idea di come si sarebbe comportato anche Obama. A me pare anzi che sul fronte delle riforme abbia fatto già abbastanza, considerato che è riuscito a mettere mano ad una riforma sanitaria che era fino a poco tempo fa lo scoglio sul quale si infrangevano tutte le speranze dei progressisti americani. E poi c'è stato il salvataggio delle banche e dell'auto, il che può interessare poco o punto alla sinistra ma che sicuramente ha risollevato l'America da una crisi imbarazzante.
    Poi, cosa non trascurabile, non ha ancora portato i suoi marines in giro per il mondo... e non si è mai dovuto scusare per una condotta presidenziale che è stata finora irreprensibile (altro che il Pornoland di Bill...)
    Obama ha agito da cauto riformista, ma qualche riforma l'ha fatta. Molto meglio di tanti che parlano parlano e non quagliano nulla (qualcuno ha detto Hollande?)
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  10. #10
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    Predefinito Re: Francesco e Barack, il mondo vi guarda

    Francesco Barac(ca)...il mondo vi guarda.....



    si! a sfracellarvi come l'omonimo asso !!!!
    Possiamo concludere che tutto il peggio che succede in Italia e' dovuto alle elites PD ed al vaticano?
    Stupri, attentati, invasione, fallimenti, disoccupazione, emergenza sociale, denatalita',violenza verbale , suicidi, omicidi....

 

 

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