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Discussione: Salvini non riuscirà a fare quello che ha fatto Bossi

  1. #1
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    Predefinito Salvini non riuscirà a fare quello che ha fatto Bossi

    Bossi è stato uno dei maggiori politici dell'Europa in questi ultimi 30 anni.
    Aiutato minimamente da roma, attraverso la distruzione (grazie a scissioni) nei movimenti autonomisti piemontese e veneto nel 1987, da solo è riuscito a mettere credibilmente il cappello sugli autonomisti padani e per 20 anni ha impedito che il desiderio di libertà dei popoli piemontese, lombardi e veneti si trasformasse in realtà.
    Bossi fu un uomo aiutato dalla legge elettorale maggioritaria del 1993 poté impedire la nascita di altri movimenti e, correndo da un capo all'altro della Padania, riusciva a convincere che la desiderata libertà potesse passare solamente attraverso la sua persona.
    Però il suo capolavoro fu quello di tenere a bada roma, quando questa si apprestava a liquidarlo dopo le votazioni del 1996. Essendosi stabilizzato il sistema politico italiano la lega non era più indispensabile, allora Bossi, per non farsi tagliare fuori, lanciò la farsa dell'indipendenza occupando i ponti del Po, dimostrando così che quando lui voleva poteva far insorgere i Padani.
    Da allora roma comprese l'importanza dell'imbonimento leghista sui Padani, e come la lega era indispensabile nel tenere a freno i popoli padani.
    Con la mossa dei ponti sul Po la lega dimostrava la sua opera fondamentale nel mantenere l'unità d'italia.
    Sorse e si rafforzò la benevolenza di roma verso la lega trasformata in legione romana di occupazione sulla Padania e si determinò nella classe digerente leghista il concetto di avere una protezione romana totale, pertanto i dirigenti si adagiarono in un letto di sicurezza e di impunità determinando un degrado totale politico morale del movimento.
    Con un paio di mutande albanesi si è raggiunto il culmine e la esagerazione della ridicolaggine del comportamento leghista. Adesso Bossi non è più efficiente nel suo carisma causa la natura matrigna e maligna che lo ha colpito anche se non piegato.E' stato chiamato a sostituirlo Salvini.
    Con un intermezzo di Maroni che adoperò la carica di segretario come trampolino per la dirigenza della Regione lombarda. Salvini non riuscirà più a imbambolare i Padani, gli manca il carisma..
    Non per nulla dalla sua entrata alla ribalta direzionale leghista si sono consolidati e materializzati sulla scena politica un insieme di movimenti, di speranze nella popolazione veneta travolgendo il maneggio leghista.
    Salvini non può più ricuperare il concetto del culto della personalità del vecchio capo .
    Troppo degrado si è ammassato. Questo culto è stato il filo conduttore negli ultimi 20 anni ed ha distrutto la possibilità a qualsiasi personaggio di riprendere il trucco di Bossi.
    Ultima modifica di Eridano; 26-03-14 alle 18:37
    O si taglia o il caos

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  2. #2
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    Predefinito re: Salvini non riuscirà a fare quello che ha fatto Bossi

    Sogno o son desto?
    Se son desto questa è una giornata da segnare sul calendario.
    Stasera la bottiglia migliore!
    Bentornato Jot!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Non ho ancora neppure letto il tuo intervento, ma sono proprio felice di rivederti qui.
    Ora leggerò.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #3
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    Predefinito re: Salvini non riuscirà a fare quello che ha fatto Bossi

    Bentornato JOT


  4. #4
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    Predefinito re: Salvini non riuscirà a fare quello che ha fatto Bossi

    Letta (che brutta parola!) anche la nuova firma.
    Sarà sicuramente caos.
    Di tagliare non hanno la minima volontà.
    "Rubare" è la sola parola d'ordine conosciuta nelle sedi dei partiti e dei movimenti.
    E lo fanno in ogni dove, a tutti i livelli.
    La gente neppure minimamente immagina cosa fanno.
    Poi si parla, senza fare, di qualche taglietto qua e là.
    Cose che, se anche fossero effettivamente fatte (tipo Senato o Province) sarebbero una goccia nel mare.
    Questo purtroppo la gente non lo sa, non può immaginarlo.
    TUTTO è marcio e corrotto.
    Nell'interesse dei partiti.
    E della mafia.
    Ultima modifica di ventunsettembre; 25-03-14 alle 19:14
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #5
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    Predefinito re: Salvini non riuscirà a fare quello che ha fatto Bossi

    Jot ne sai niente sull'acquisto della lega da parte di Berlusconi ? io ricordo cosa si diceva sul web nei primi anni duemila ...

  6. #6
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    Predefinito re: Salvini non riuscirà a fare quello che ha fatto Bossi

    Non riuscivo a crederci , bentornato !Comunque sarà il caos tra un pò , è inevitabile, i padioti capiranno solo che forse hanno sbagliato qualcosa.
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  7. #7
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    Predefinito re: Salvini non riuscirà a fare quello che ha fatto Bossi

    Per Dime.
    Io ricordo un articolo in prima pagina de "Il fatto quotidiano" che riportava il documento di prova dell'acquisto.
    Forse volendo lo si può cercare.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #8
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    Predefinito re: Salvini non riuscirà a fare quello che ha fatto Bossi

    sì. grazie. tutti lo vedrebbero volentieri. io possiedo solo la registrazione di quello che ha detto Rosanna Sapori.

  9. #9
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    Predefinito re: Salvini non riuscirà a fare quello che ha fatto Bossi

    Moncalvo: “La fedeltà di Bossi a Berlusconi? Forza Italia ripianò tutti i debiti della Lega”
    L'ex direttore della Padania è intervenuto ieri nel programma di Lucia Annunziata, In mezz'ora, confermando la tesi secondo cui la fedeltà del Carroccio al premier dipenderebbe da una fidejussione di due miliardi di lire stipulata dal Cavaliere nel 2000 per coprire tutti i debiti contratti nel tempo dal partito di Bossi
    Ne aveva parlato Gilberto Oneto in una puntata de L’Infedele, ieri l’indiscrezione è stata confermata e ripetuta anche dall’ex direttore de La Padania Gigi Moncalvo nel corso del programma di Lucia Annunziata, In mezz’ora.

    Moncalvo, direttore del quotidiano del Carroccio dal 2002 al 2004, ha spiegato le origini del patto di ferro che lega Silvio Berlusconi a Umberto Bossi e che avrebbe spinto la Lega, fra l’altro, a votare per il salvataggio di Marco Milanese e
    Saverio Romano, il ministro indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.

    Secondo il giornalista, che cita tra le altre fonti la ex giornalista di Radio Padania Rosanna Sapori e il giornalista di Famiglia Cristiana Guglielmo Sasimini, ci sarebbe un “vero e proprio contratto stipulato davanti a un notaio”. L’accordo, datato gennaio 2000, sarebbe stato firmato un anno prima delle politiche del 2001 in cui Bossi e Berlusconi erano alleati. Nel giugno del 2000 infatti, come
    aveva documentato Mario Calabresi su Repubblica, Giovanni Dell’Elce,, allora amministratore nazionale di Forza Italia e oggi deputato del Pdl, scrisse alla Banca di Roma per comunicare una fideiussione di “due miliardi di vecchie lire a favore della Lega”.

    Moncalvo ha aggiunto che “Berlusconi aveva fatto un intervento economico pesante a favore della casse della Lega” che allora versava in uno stato finanziario critico: la sede del partito era stata pignorata e i giornalisti non ricevevano più lo stipendio. A quel punto Berlusconi avrebbe rinunciato “a un serie di cause civili per gli slogan e le paginate” de La Padania in cui il premier “veniva accusato di essere mafioso” in cambio della cessione della titolarità del simbolo del Carroccio.
    Una compravendita che Moncalvo definisce “tipica della mentalità di Berlusconi”. A fare da mediatore nell’acquisto, di cui Umberto Bossi, la moglie Manuela Marrone e Giuseppe Leoni avrebbero disposto del 33% ciascuno, sarebbe stato Aldo Brancher, il ministro con la più breve carica nella storia della Repubblica.
    Oltre alla titolarità del simbolo, il patto prevedeva anche la formazione di un think tank per la formulazione di una riforma costituzionale per l’elezione diretta del Presidente della Repubblica. E se fosse passata col referendum, Napolitano, aggiunge Moncalvo, sarebbe stato “costretto a dimettersi”. Dall’altra parte Berlusconi, “convinto di essere eletto dal plebiscito popolare”, sarebbe andato al Quirinale. A fare parte del think tank, aggiunge l’ex direttore de La Padania, anche “Tremonti, Calderoli e La Russa” mentre “Follini e Fini combatterono fino in fondo” affinché la riforma non passasse. Di fatto il piano ha subito un arresto l’11 marzo 2004, in corrispondenza della “fermata ai box di Bossi per motivi di salute”. Dunque, ha osservato Lucia Annunziata, Bossi e Berlusconi “si confermano legati a una partita finché morte politica non ci separi”. Il modo per mettere a tacere queste voci ? Secondo Moncalvo uno solo : che il Senatùr faccia cadere il governo.


    Politica & Palazzo | di Redazione Il Fatto Quotidiano
    21 ottobre 2011
    “Dalla malattia di Bossi la Lega non esiste più
    E dopo di lui le correnti si azzanneranno”

    A parlare è Rosanna Sapori fino al 2000 membro del direttivo provinciale del Carroccio ed ex conduttrice di Tele Padania Libera: "Il Senatur dice cose che in realtà gli vengono messe in bocca da chi gli sta intorno. Peccato però che queste persone non abbiano ancora capito che senza di lui sono finiti anche loro. La gente vera, i leghisti duri e puri, credono solo nel leader. Il partito è lui e basta

    Rosanna Sapori, ex conduttrice di Tele Padania Libera
    “Bossi minaccia di cacciare chi lo contesta e dice che Flavio Tosi è uno stronzo. Ma non è lui a pensarlo. E’ chi gli sta intorno. Peccato però che queste persone non abbiano ancora capito, o fingano di non capire, che finito Bossi sono finiti anche loro. La gente vera, i leghisti duri e puri, credono solo nel Senatùr. La Lega è lui e basta”.

    Chi parla è una che la pancia del movimento la conosce bene. E’
    Rosanna Sapori, ex consigliera comunale leghista ad Azzano San Paolo, in provincia di Bergamo e fino al 2000 membro del direttivo provinciale del Carroccio. Oggi gestisce una tabaccheria a Bergamo, ma ancora nel 2004, quando il contratto di collaborazione non le fu più rinnovato, era una delle giornaliste e conduttrici di punta di Radio Padania Libera, l’emittente che qualche giorno fa ha censurato le telefonate di protesta contro l’imposizione di Maurilio Canton a segretario provinciale di Varese.

    “Ma non chiamatemi epurata – aggiunge – E’ vero, sono stata licenziata in tronco da
    Radio Padania, ma nessuno mi ha mai buttato fuori dalla Lega. Sono io che da allora non ho più rinnovato la tessera”. E al fattoquotidiano.it ricorda anche il patto segreto stipulato tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, di cui ha parlato di recente Gigi Moncalvo nel corso di In mezz’ora di Lucia Annunziata.



    Si smette così di essere leghisti?
    Perché? Cosa significa essere leghisti oggi?
    Ce lo spieghi lei.
    Significa essere cretini. Dalla malattia di Bossi la Lega non esiste più.

    Come no? Ci sono ministri, parlamentari e sindaci leghisti in tutto il Nord Italia.
    Ma perché secondo voi è Bossi che li sceglie? E’ lui che decide?

    Cosa intende?
    Che Bossi ha avuto un ictus fortissimo e da allora non è stato più lo stesso. Se oggi mi incontrasse per strada probabilmente non mi riconoscerebbe nemmeno. Due anni fa, al funerale di Vito Gnutti (ministro leghista dell’Industria nel primo governo Berlusconi,
    ndr) non riconobbe Alessandro Patelli (ex tesoriere del Carroccio, ndr)! Dopo la malattia non sapeva più nemmeno chi erano i figli e così chi gli stava intorno ha assunto il controllo su tutto.

    A chi allude in particolare?
    Soprattutto alla moglie. E’ lei che dal 2004 ha preso in mano la Lega e anche l’alleanza con Berlusconi. Sull’accordo scritto tra il Cavaliere e il Senatùr per la cessione del simbolo, oltre a quella del senatore Giuseppe Leoni, uno dei fondatori della Lega, c’è anche la sua firma.

    Che prove ha lei per dire che quell’accordo esiste davvero?
    La parola di Daniele Vimercati, l’unico giornalista che Bossi abbia mai apprezzato e stimato al punto da sceglierlo come suo biografo ufficiale. La storia della cessione del simbolo della Lega a Silvio Berlusconi, come garanzia della nuova alleanza del 2001 dopo il ribaltone del ’94, in cambio del ritiro delle querele e dei soldi necessari a far fronte alla disastrata situazione finanziaria del movimento – la sede di via Bellerio era tutta pignorata – me l’ha raccontata Vimercati alla fine del 2001 pochi mesi prima di morire. Me lo ricordo come fosse ieri, era un pomeriggio e, con le lacrime agli occhi, mi disse: “Rosanna, non c’è più niente da fare. Lo hanno convinto che Berlusconi sta molto male e che nel giro di poco sarà costretto a lasciare la politica così lui, Bossi, si riprende il simbolo e tutto, intanto incassa i soldi”.

    Davvero Bossi era convinto che Berlusconi fosse messo così male? Per questo accettò di cedergli il simbolo con lo spadone?
    Bossi era stato convinto di questo perché qualcuno glielo fece credere. Ne ebbi un’ulteriore conferma quando un pomeriggio si presentò in radio e io, che con lui avevo un ottimo rapporto, un po’ per provocarlo gli dissi: “Ma come Umberto, ti vendi a Berlusconi?” e lui, piuttosto alterato, mi rispose: “Ma che dici? Che non lo sai che sta male?”. Allora capii che quello che mi aveva detto Vimercati era tutto vero.

    Come fa lei a dire di un uomo che oggi arriva a minacciare di epurazione chi lo contesta, che sarebbe pilotato da altri?
    Cito testuali parole pronunciate da Calderoli a Venezia: “Questi sindaci che rompono i coglioni non si rendono conto che sono polvere e senza la Lega ritorneranno polvere”. Secondo voi chi è che decide chi deve essere cacciato dalla Lega?

    Però è Bossi che ha dato dello “stronzo” a Flavio Tosi per poi fare retro marcia assicurando che il sindaco di Verona non sarà mandato via.
    Ma quelle sono cose che gli mettono in bocca altri: Calderoli, la moglie Manuela Marrone, Rosy Mauro e tutti quelli che fanno parte del cosiddetto cerchio magico. Tosi poi non lo può minacciare più di tanto nessuno perché sanno che a lui dei ruoli nazionali non gliene è mai fregato niente. C’è una sola cosa che Tosi vuole fare: il sindaco di Verona. E da sindaco può parlare e contestare la linea del partito, incluso il voto su Milanese, ad esempio. Chi sta a Roma invece non può farlo perché sa che se si va a votare di nuovo con questa legge elettorale non sarebbe più ricandidato.

    Ma se è Tosi il vero anti-Bossi, Maroni allora che ruolo avrebbe?
    Maroni non è mai stato pericoloso in sé. Maroni è la persona più tranquilla, moderata ed equilibrata che io conosca dentro la Lega. La vera pericolosità di Maroni, per il cerchio magico, sta nel ruolo che ricopre come ministro dell’Interno, per l’accesso che ha a determinati documenti.

    Però a Pontida è lui che la base ha acclamato.
    Quella che a Pontida acclamava Maroni non è la vera base. La vera base sta con Bossi e basta. E’ lui l’unico vero guru, nonostante la malattia, nonostante tutto, è solo Bossi che i duri e puri della Lega riconoscono come leader assoluto. Se togli Bossi la Lega è finita e se Bossi chiudesse gli occhi domani mattina non potete immaginare cosa accadrebbe.

    Cosa?
    Avete presente la storia della lista dei politici gay e omofobi? Bè, credete sia un caso che lì in mezzo ci fosse il nome di Calderoli? Io lo dico oggi e lo sottoscrivo: senza Bossi finirà male. Divisi tra maroniani, calderoniani, tosiani, zaiani, cotiani, cominceranno a lanciarsi fango addosso. Mica sono come i democristiani che di giorno litigavano e di notte andavano a letto insieme, questi si ammazzano!

    Ma alla guerra tra “cerchio magico” e “maroniani” come ci si è arrivati?
    Ci si è arrivati perché quelli che stanno con Maroni sanno bene che quando non ci sarà più Bossi verrà fuori la storia del simbolo e vogliono aver pronta una nuova Lega da presentare agli elettori.

    di Claudia Daconto

  10. #10
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    Predefinito re: Salvini non riuscirà a fare quello che ha fatto Bossi

    Moncalvo: “La fedeltà di Bossi a Berlusconi? Forza Italia ripianò tutti i debiti della Lega”
    L'ex direttore della Padania è intervenuto ieri nel programma di Lucia Annunziata, In mezz'ora, confermando la tesi secondo cui la fedeltà del Carroccio al premier dipenderebbe da una fidejussione di due miliardi di lire stipulata dal Cavaliere nel 2000 per coprire tutti i debiti contratti nel tempo dal partito di Bossi
    Ne aveva parlato Gilberto Oneto in una puntata de L’Infedele, ieri l’indiscrezione è stata confermata e ripetuta anche dall’ex direttore de La Padania Gigi Moncalvo nel corso del programma di Lucia Annunziata, In mezz’ora.

    Moncalvo, direttore del quotidiano del Carroccio dal 2002 al 2004, ha spiegato le origini del patto di ferro che lega Silvio Berlusconi a Umberto Bossi e che avrebbe spinto la Lega, fra l’altro, a votare per il salvataggio di Marco Milanese e
    Saverio Romano, il ministro indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.

    Secondo il giornalista, che cita tra le altre fonti la ex giornalista di Radio Padania Rosanna Sapori e il giornalista di Famiglia Cristiana Guglielmo Sasimini, ci sarebbe un “vero e proprio contratto stipulato davanti a un notaio”. L’accordo, datato gennaio 2000, sarebbe stato firmato un anno prima delle politiche del 2001 in cui Bossi e Berlusconi erano alleati. Nel giugno del 2000 infatti, come
    aveva documentato Mario Calabresi su Repubblica, Giovanni Dell’Elce,, allora amministratore nazionale di Forza Italia e oggi deputato del Pdl, scrisse alla Banca di Roma per comunicare una fideiussione di “due miliardi di vecchie lire a favore della Lega”.

    Moncalvo ha aggiunto che “Berlusconi aveva fatto un intervento economico pesante a favore della casse della Lega” che allora versava in uno stato finanziario critico: la sede del partito era stata pignorata e i giornalisti non ricevevano più lo stipendio. A quel punto Berlusconi avrebbe rinunciato “a un serie di cause civili per gli slogan e le paginate” de La Padania in cui il premier “veniva accusato di essere mafioso” in cambio della cessione della titolarità del simbolo del Carroccio.
    Una compravendita che Moncalvo definisce “tipica della mentalità di Berlusconi”. A fare da mediatore nell’acquisto, di cui Umberto Bossi, la moglie Manuela Marrone e Giuseppe Leoni avrebbero disposto del 33% ciascuno, sarebbe stato Aldo Brancher, il ministro con la più breve carica nella storia della Repubblica.
    Oltre alla titolarità del simbolo, il patto prevedeva anche la formazione di un think tank per la formulazione di una riforma costituzionale per l’elezione diretta del Presidente della Repubblica. E se fosse passata col referendum, Napolitano, aggiunge Moncalvo, sarebbe stato “costretto a dimettersi”. Dall’altra parte Berlusconi, “convinto di essere eletto dal plebiscito popolare”, sarebbe andato al Quirinale. A fare parte del think tank, aggiunge l’ex direttore de La Padania, anche “Tremonti, Calderoli e La Russa” mentre “Follini e Fini combatterono fino in fondo” affinché la riforma non passasse. Di fatto il piano ha subito un arresto l’11 marzo 2004, in corrispondenza della “fermata ai box di Bossi per motivi di salute”. Dunque, ha osservato Lucia Annunziata, Bossi e Berlusconi “si confermano legati a una partita finché morte politica non ci separi”. Il modo per mettere a tacere queste voci ? Secondo Moncalvo uno solo : che il Senatùr faccia cadere il governo.


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    “Dalla malattia di Bossi la Lega non esiste più
    E dopo di lui le correnti si azzanneranno”

    A parlare è Rosanna Sapori fino al 2000 membro del direttivo provinciale del Carroccio ed ex conduttrice di Tele Padania Libera: "Il Senatur dice cose che in realtà gli vengono messe in bocca da chi gli sta intorno. Peccato però che queste persone non abbiano ancora capito che senza di lui sono finiti anche loro. La gente vera, i leghisti duri e puri, credono solo nel leader. Il partito è lui e basta

    Rosanna Sapori, ex conduttrice di Tele Padania Libera
    “Bossi minaccia di cacciare chi lo contesta e dice che Flavio Tosi è uno stronzo. Ma non è lui a pensarlo. E’ chi gli sta intorno. Peccato però che queste persone non abbiano ancora capito, o fingano di non capire, che finito Bossi sono finiti anche loro. La gente vera, i leghisti duri e puri, credono solo nel Senatùr. La Lega è lui e basta”.

    Chi parla è una che la pancia del movimento la conosce bene. E’
    Rosanna Sapori, ex consigliera comunale leghista ad Azzano San Paolo, in provincia di Bergamo e fino al 2000 membro del direttivo provinciale del Carroccio. Oggi gestisce una tabaccheria a Bergamo, ma ancora nel 2004, quando il contratto di collaborazione non le fu più rinnovato, era una delle giornaliste e conduttrici di punta di Radio Padania Libera, l’emittente che qualche giorno fa ha censurato le telefonate di protesta contro l’imposizione di Maurilio Canton a segretario provinciale di Varese.

    “Ma non chiamatemi epurata – aggiunge – E’ vero, sono stata licenziata in tronco da
    Radio Padania, ma nessuno mi ha mai buttato fuori dalla Lega. Sono io che da allora non ho più rinnovato la tessera”. E al fattoquotidiano.it ricorda anche il patto segreto stipulato tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, di cui ha parlato di recente Gigi Moncalvo nel corso di In mezz’ora di Lucia Annunziata.



    Si smette così di essere leghisti?
    Perché? Cosa significa essere leghisti oggi?
    Ce lo spieghi lei.
    Significa essere cretini. Dalla malattia di Bossi la Lega non esiste più.

    Come no? Ci sono ministri, parlamentari e sindaci leghisti in tutto il Nord Italia.
    Ma perché secondo voi è Bossi che li sceglie? E’ lui che decide?

    Cosa intende?
    Che Bossi ha avuto un ictus fortissimo e da allora non è stato più lo stesso. Se oggi mi incontrasse per strada probabilmente non mi riconoscerebbe nemmeno. Due anni fa, al funerale di Vito Gnutti (ministro leghista dell’Industria nel primo governo Berlusconi,
    ndr) non riconobbe Alessandro Patelli (ex tesoriere del Carroccio, ndr)! Dopo la malattia non sapeva più nemmeno chi erano i figli e così chi gli stava intorno ha assunto il controllo su tutto.

    A chi allude in particolare?
    Soprattutto alla moglie. E’ lei che dal 2004 ha preso in mano la Lega e anche l’alleanza con Berlusconi. Sull’accordo scritto tra il Cavaliere e il Senatùr per la cessione del simbolo, oltre a quella del senatore Giuseppe Leoni, uno dei fondatori della Lega, c’è anche la sua firma.

    Che prove ha lei per dire che quell’accordo esiste davvero?
    La parola di Daniele Vimercati, l’unico giornalista che Bossi abbia mai apprezzato e stimato al punto da sceglierlo come suo biografo ufficiale. La storia della cessione del simbolo della Lega a Silvio Berlusconi, come garanzia della nuova alleanza del 2001 dopo il ribaltone del ’94, in cambio del ritiro delle querele e dei soldi necessari a far fronte alla disastrata situazione finanziaria del movimento – la sede di via Bellerio era tutta pignorata – me l’ha raccontata Vimercati alla fine del 2001 pochi mesi prima di morire. Me lo ricordo come fosse ieri, era un pomeriggio e, con le lacrime agli occhi, mi disse: “Rosanna, non c’è più niente da fare. Lo hanno convinto che Berlusconi sta molto male e che nel giro di poco sarà costretto a lasciare la politica così lui, Bossi, si riprende il simbolo e tutto, intanto incassa i soldi”.

    Davvero Bossi era convinto che Berlusconi fosse messo così male? Per questo accettò di cedergli il simbolo con lo spadone?
    Bossi era stato convinto di questo perché qualcuno glielo fece credere. Ne ebbi un’ulteriore conferma quando un pomeriggio si presentò in radio e io, che con lui avevo un ottimo rapporto, un po’ per provocarlo gli dissi: “Ma come Umberto, ti vendi a Berlusconi?” e lui, piuttosto alterato, mi rispose: “Ma che dici? Che non lo sai che sta male?”. Allora capii che quello che mi aveva detto Vimercati era tutto vero.

    Come fa lei a dire di un uomo che oggi arriva a minacciare di epurazione chi lo contesta, che sarebbe pilotato da altri?
    Cito testuali parole pronunciate da Calderoli a Venezia: “Questi sindaci che rompono i coglioni non si rendono conto che sono polvere e senza la Lega ritorneranno polvere”. Secondo voi chi è che decide chi deve essere cacciato dalla Lega?

    Però è Bossi che ha dato dello “stronzo” a Flavio Tosi per poi fare retro marcia assicurando che il sindaco di Verona non sarà mandato via.
    Ma quelle sono cose che gli mettono in bocca altri: Calderoli, la moglie Manuela Marrone, Rosy Mauro e tutti quelli che fanno parte del cosiddetto cerchio magico. Tosi poi non lo può minacciare più di tanto nessuno perché sanno che a lui dei ruoli nazionali non gliene è mai fregato niente. C’è una sola cosa che Tosi vuole fare: il sindaco di Verona. E da sindaco può parlare e contestare la linea del partito, incluso il voto su Milanese, ad esempio. Chi sta a Roma invece non può farlo perché sa che se si va a votare di nuovo con questa legge elettorale non sarebbe più ricandidato.

    Ma se è Tosi il vero anti-Bossi, Maroni allora che ruolo avrebbe?
    Maroni non è mai stato pericoloso in sé. Maroni è la persona più tranquilla, moderata ed equilibrata che io conosca dentro la Lega. La vera pericolosità di Maroni, per il cerchio magico, sta nel ruolo che ricopre come ministro dell’Interno, per l’accesso che ha a determinati documenti.

    Però a Pontida è lui che la base ha acclamato.
    Quella che a Pontida acclamava Maroni non è la vera base. La vera base sta con Bossi e basta. E’ lui l’unico vero guru, nonostante la malattia, nonostante tutto, è solo Bossi che i duri e puri della Lega riconoscono come leader assoluto. Se togli Bossi la Lega è finita e se Bossi chiudesse gli occhi domani mattina non potete immaginare cosa accadrebbe.

    Cosa?
    Avete presente la storia della lista dei politici gay e omofobi? Bè, credete sia un caso che lì in mezzo ci fosse il nome di Calderoli? Io lo dico oggi e lo sottoscrivo: senza Bossi finirà male. Divisi tra maroniani, calderoniani, tosiani, zaiani, cotiani, cominceranno a lanciarsi fango addosso. Mica sono come i democristiani che di giorno litigavano e di notte andavano a letto insieme, questi si ammazzano!

    Ma alla guerra tra “cerchio magico” e “maroniani” come ci si è arrivati?
    Ci si è arrivati perché quelli che stanno con Maroni sanno bene che quando non ci sarà più Bossi verrà fuori la storia del simbolo e vogliono aver pronta una nuova Lega da presentare agli elettori.

    di Claudia Daconto

 

 
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