Rimini, 25 marzo 2014 - «NON HO PENSATO ai rischi che avrei potuto correre affrontando i banditi. Volevo solo farmi giustizia e almeno uno dei rapinatori, che era entrato in casa, mia sono riuscito a prenderlo».
Alberto, 46 anni, imprenditore riminese, parla con un filo di voce dopo la brutta avventura vissuta: ha sorpreso due individui dentro la sua villa, a Rimini, li ha affrontati, nonostante uno fosse armato di cacciavite e dopo una violenta colluttazione, è riuscito a bloccarlo ed a consegnarlo alla Polizia.
D’altronde solo 48 ore prima i ladri erano entrati in quella stessa villa e avevano iniziato a svaligiarla. Alberto temeva, dunque, il loro ritorno per completare il lavoro. E le sue paure sono diventate realtà sabato sera.
Il 46enne non ci ha pensato due volte quando, proprio sabato, intorno alle 23, gli si è attivato, tramite un sms sul suo cellulare, l’allarme che lo informava che qualcuno si era introdotto nella sua villa di famiglia in città. Lui non era troppo lontano da casa, li stava aspettando al varco: «Ero in auto con mia moglie e —racconta con un filo di voce al telefono—quando è arrivato questo messaggino. Ho visto che c’era un vetro rotto e poi ho notato dei fari accesi. Così ho agito d’istinto ed ho deciso di lanciarmi all’attacco. Ancora mi chiedo come abbia potuto farlo. Ho iniziato ad urlare, insultavo i due banditi come un matto e mi sono messo a rincorrerli. Loro avevano cercato rifugio al piano superiore e io li ho seguiti. Avevano il volto travisato da un cappuccio, li ho afferrati e siamo volati giù dalle scale. I due tentavano di colpire me ed io loro. Non ci ho più visto, ho tirato fuori tutta la rabbia che avevo in corpo. Non pensavo a nulla, ero quasi in trance. Volavano colpi, da una parte all’altra, ma non sentivo nulla».
Uno dei malviventi è riesciuto a divincolarsi ed a fuggire mentre Alberto ne afferrava uno, ma l’albanese era armato di cacciavite. La colluttazione proseguiva nel giardino della villa: «Io ero a mani nude e tiravo pugni, l’altro impugnava un cacciavite — continua l’imprenditore —. Per sfuggire ai suoi colpi, forte anche dei miei 95 chili, l’ho buttato su un’anfora che è caduta e si è rotta. Ho afferrato un pezzo di vaso per difendermi e ho colpito il ladro. Più volte. Non so per quanto tempo saremo andati avanti a picchiarci. Un’eternità come cinque minuti. Alla fine il bandito, in italiano, mi ha urlato ‘Basta’ e si è arreso».
Intanto la moglie dell’imprenditore, terrorizzata da tutta la scena, aveva avvertito la Polizia che immeditamente arrivava sul posto, giusto in tempo per mettere le manette al polso del rapinatore, un albanese di 33 anni e trasportarlo al pronto soccorso dove i sanitari gli davano parecchi punti di sutura per le ferite riportate.
«Non ho mai avuto paura — continua nel suo racconto Alberto—, neanche per un secondo. Ho solo pensato a farmi giustizia, non si può sempre abbassare la testa e subire tutti questi soprusi, per giunta a casa nostra. E dire che non avevo mai fatto a botte, neanche da ragazzo.
Ma avevo un’adrenalina in corpo pazzesca, non so proprio dove ho trovato questa energia, questa forza di reazione. Mi sono fatto trascinare dall’istinto, quasi travolto dalla rabbia che avevo dentro. Solo dopo, a mente fredda, ho capito di aver rischiato moltissimo, ma in quei momenti lì, quando ho visto degli estranei incappucciati nella mia casa, ho reagito d’istinto. Adesso mi ritrovo con vari lividi e contusioni per tutto il corpo e senza voce. Non me la sentivo più di reagire passivamente e sono passato all’attacco. Tutto qua. Voglio però ringraziare la Polizia per il loro supporto ed il loro aiuto», conclude l’imprenditore. E proprio gli agenti delle Volanti e della Squadra mobile stanno dando la caccia al complice dell’albanese arrestato.
Trova i ladri in casa, imprenditore li prende a pugni - il Resto del Carlino - Rimini




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