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    Lo Stato è un furto!
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    Predefinito Il referendum indipendentista del Veneto va nella direzione auspicata da Hoppe

    Proponiamo in ANTEPRIMA per L’Indipendenza la traduzione integrale in italiano dell’articolo Venice’s Secession from Italy, Hans-Hermann Hoppe, and Nation-States di Ryan McMaken editorialista della rivista The Free Market, edita dal Ludwig von Mises Institute. (Traduzione di Luca Fusari)

    Con una maggioranza dell’89%, gli elettori del Veneto hanno deciso di lasciare l’Italia. In pratica, questo significa che i veneti prevedono di non inviare più entrate fiscali a Roma. A quanto pare i veneziani, che abitano la capitale storica di una delle più ricche e di maggior successo repubbliche dell’umanità, non vogliono più sovvenzionare i burocrati notoriamente corrotti di Roma.

    L’Italia meridionale è stata a lungo considerata dal più ricco, pulito ed efficiente Nord come un salasso per le loro risorse. Secondo il Daily Mail, si parla di voler estendere il movimento secessionista anche ad altre aree del Nord. Uno dei secessionisti ha argomentato come un hoppeiano:

    L’attivista Paolo Bernardini, docente di storia europea presso l’Università degli Studi dell’Insubria a Como, nel nord Italia, ha dichiarato che è «giunto il momento» per Venezia di diventare ancora una volta uno Stato autonomo. «Anche se la storia non si ripete mai uguale, stiamo vivendo un forte ritorno delle piccole nazioni, piccoli e prosperi Paesi, in grado di interagire tra loro nel mondo globale. Il popolo veneto ha capito che siamo una nazione (degna di) un autogoverno e apertamente oppressa, e il mondo intero si sta muovendo verso la frammentazione, una frammentazione positiva, dove le tradizioni locali si mescolano con scambi globali».

    Ovviamente i grandi Stati-nazione europei odiano e temono un esito come questo
    . Ma per chi può ricordare la storia, c’è ben poca ”tradizione” che gli Stati nazionali possono vantare. L’Italia è un Paese assemblato, proprio come la Germania fu messa assieme nel XIX° secolo da potenti uomini politici autoritari, come Otto von Bismarck, che naturalmente odiavano profondamente il liberalismo classico e il capitalismo.

    Sarà interessante vedere cosa farà Roma. Saranno in grado di inviare un esercito per prendere i loro soldi delle tasse? Forse finanzieranno solo una sorta di campagna di odio contro i veneti facendo appello al patriottismo italiano. Dato che Obama ha recentemente dichiarato che tutti i movimenti secessionisti sono illegittimi (ovviamente ad eccezione di quelli sostenuti dal governo degli Stati Uniti) non si sa quanto sostegno il Veneto possa aspettarsi da parte della comunità internazionale.

    In un’intervista del 2004, Hans-Hermann Hoppe ha parlato dei vantaggi dei piccoli (e più prosperi) Paesi indipendenti:

    «al contrario, la più grande speranza per la libertà viene dai piccoli Paesi: da Monaco, Andorra, Liechtenstein, anche dalla Svizzera, Hong Kong, Singapore, Bermuda, eccetera, un liberale dovrebbe sperare in un mondo di decine di migliaia di tali piccole entità indipendenti. Perché non una libera città indipendente di Istanbul e Izmir, che mantengano relazioni amichevoli con il governo centrale turco ma che non effettuino più i pagamenti fiscali per quest’ultimo o che non ricevano pagamenti da esso, e che non riconoscano più la legislazione del governo centrale ma abbiano una propria legislazione a Istanbul o a Izmir.
    Gli apologeti dello Stato centrale (e di superStati come l’Ue) sostengono che una tale proliferazione di unità politiche indipendenti porterebbe alla disintegrazione economica e all’impoverimento. Tuttavia, l’evidenza empirica parla acutamente contro questa affermazione: i piccoli Paesi sopra citati sono tutti più ricchi dei loro dintorni.

    Inoltre, la riflessione teorica mostra anche che questa affermazione è solo un altro mito statalista.
    Piccoli governi hanno molti concorrenti vicini. Se questi tassano e regolano i propri sudditi visibilmente di più rispetto ai loro concorrenti, essi sono tenuti a soffrire l’emigrazione di lavoro e di capitali. Inoltre, più piccolo è il Paese, maggiore sarà la pressione per optare per il libero scambio piuttosto che per il protezionismo. Ogni interferenza del governo con il commercio estero conduce all’impoverimento relativo, in Patria come all’estero. Ma più piccolo è un territorio e i suoi mercati interni, più drammatico sarà questo effetto. Se gli Stati Uniti si impegnassero nel protezionismo il tenore di vita medio degli Stati Uniti scenderebbe ma nessuno morirebbe di fame.

    Se una sola città, ad esempio Monaco, facesse altrettanto, avrebbe quasi immediatamente una carestia. Considerate una singola famiglia come la più piccola e plausibile unità secessionista. Impegnandosi in un libero commercio senza restrizioni, anche il territorio più piccolo può essere completamente integrato nel mercato mondiale ed essere partecipe di tutti i vantaggi della divisione del lavoro. Infatti, i suoi proprietari possono diventare le persone più ricche della Terra.
    Al contrario, se quegli stessi proprietari di casa decidono di rinunciare a tutto il commercio inter-territoriale, questo comporterebbe una loro abietta povertà o morte. Di conseguenza, più piccolo è il territorio e il suo mercato interno, più probabile che esso opti per il libero scambio.

    Inoltre, come posso solo indicare, ma non spiegare qui, la secessione promuove anche l’integrazione monetaria e porterebbe alla sostituzione del sistema monetario attuale delle fluttuanti monete nazionali di carta con uno standard di moneta-merce del tutto al di fuori del controllo del governo. In sintesi, il mondo vedrebbe piccoli governi liberali economicamente integrati attraverso il libero scambio di una moneta-merce internazionale come l’oro. Sarebbe un mondo di inaudita prosperità, di crescita economica e di progresso culturale».

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito Re: Il referendum indipendentista del Veneto va nella direzione auspicata da Hoppe

    Bello e romantico. Un sogno.
    Tu ne cede malis, sed contra audentior ito, quam tua te Fortuna sinet.


 

 

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