Enrico VIII si convinse che per divorziare da Caterina d'Aragona e dalla Chiesa cattolica avesse bisogno della legittimazione della Halachà, commissionò così un imponente Talmud Babilonese a una tipografia di Venezia e inviò le sue spie fra gli ebrei di Roma ottenendo preziose informazioni sulle complesse pratiche dell'yibbum e della halizà. Quel Talmud oggi è il fiore all'occhiello della collezione di libri antichi ebraici Valmadonna mentre i resoconti delle spie su cosa avveniva a Roma vengono discussi nelle derashot delle sinagoghe di Manhattan. Ma sul diritto di Enrico VIII di divorziare dall'ex moglie del fratello deceduto, in base alla halachà, si continua a discutere perché, come dice Rav Meir Solovetchik, "lo scopo del matrimonio è anzitutto la prole e ll mantenimento della tradizione e non l'appagamento sessuale" che spingeva il re a volere Anna Bolena.
Maurizio Molinari, giornalista
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