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    Predefinito Turismo, prezzi alti e poca cultura dell’ospitalità: l’Italia non è più prima

    Turismo, prezzi alti e poca cultura dell’ospitalità: l’Italia non è più prima - Corriere.it


    Nel 1950 i viaggiatori stranieri che avevano scelto il nostro Paese erano il 19%, oggi sono appena il 4,4. E l’Italia è scivolata al quinto posto tra le mete mondiali

    di Gian Antonio Stella




    Il Colosseo (Omniroma)
    shadow









    Uno su cinque veniva da noi, dei turisti internazionali, nel 1950: adesso uno su ventitrè. È cambiato il pianeta, d’accordo, ma una frana così non l’ha subita nessuno. Andiamo giù nonostante il boom mondiale. Andiamo giù nonostante il turismo sia «l’industria del futuro». Nonostante l’Italia, coi suoi tesori e la sua cucina e i suoi paesaggi, resti in cima ai sogni di tutti. E non serve a nulla, se si usano male, avere il record di siti Unesco: lo dicono i tracolli di visitatori alla Reggia di Caserta o a Villa Adriana. Sarebbe ora che il turismo diventasse sul serio, per la politica, uno dei temi per uscire da questi anni bui. Serve un’occasione per parlarne? Eccola: l’uscita dei dati per il 2013 del ministero dei Beni Culturali e di un rapporto scomodo dell’associazione «italiadecide» presieduta da Luciano Violante che sarà presentato lunedì a Montecitorio, davanti a Giorgio Napolitano. Titolo ambizioso: «Turismo: dopo trent’anni, tornare primi».


    Pompei (Ansa)Ed eravamo davvero i primi, una volta. La tabella che pubblichiamo, costruita dal Touring club italiano su dati dell’Unwto, l’organizzazione mondiale per il turismo, dice che la nostra quota planetaria in quella che Jeremy Rifkin ha definito «l’espressione più potente e visibile della nuova economia dell’esperienza» destinata a diventare «rapidamente una delle più importanti industrie del mondo», era nel Dopoguerra davanti a tutti. Su poco più di 25 milioni di viaggiatori internazionali, poco meno di cinque venivano allora in vacanza da noi.
    Da allora, la nostra quota si è ridotta di decennio in decennio dal 19% del 1950 al 15,9% del 1960 e poi al 7,7% del 1970 (quando eravamo comunque i primi davanti al Canada, alla Francia, alla Spagna e agli Stati Uniti) e giù giù, dopo una breve risalita nel 1980, fino al 6,1% del 1990 (rimasto tale fino al 2000) per poi calare ancora al 4,6% del 2010 e infine al 4,4% di oggi. Certo, si sono aperti nuovi mercati, si sono spalancati nuovi Paesi, si sono arricchiti e messi in movimento nuovi popoli di viaggiatori. E c’è poco da piangere sul destino cinico e baro. Era un destino ineluttabile. Del quale hanno fatto le spese anche la Francia, la Spagna o gli Stati Uniti. Quello che fa rabbia, però, è che nessuno è andato giù quanto siamo andati giù noi. E soprattutto che nessuno ha approfittato poco quanto noi del boom del turismo mondiale. Un boom mai visto.





    Napoli (Ansa)Due numeri: dal 1950 ad oggi i turisti stranieri che vengono in Italia si sono moltiplicati per 10 volte: da 4,8 a 47,8 milioni. Ma l’immenso popolo di turisti del mondo, grazie all’impetuoso arricchimento soprattutto della Cina, della Corea e altri Paesi asiatici si è moltiplicato per quasi 43 volte. Il che significa che noi siamo riusciti a fare nostra soltanto una fetta molto piccola della torta.
    Dicono le classifiche del «Country Brand Index 2012-2013» che misura la popolarità dei «marchi» di 118 Paesi, che l’Italia è primissima o ai primissimi posti nell’immaginario di tremila importanti opinion leader di tutto il mondo (e dunque dei potenziali visitatori stranieri) per la ricchezza culturale, la gastronomia, la moda. E, come ricorda in «Destination Italy» Silvia Angeloni, «l’Italia è la prima destinazione dove i turisti vorrebbero andare». Eppure, se negli ultimi tre anni si sono affacciati alle frontiere 137 milioni di turisti mondiali in più rispetto al 2010, uno scoppio di salute impensabile solo trent’anni fa, noi siamo rimasti al palo. O siamo andati addirittura indietro. Come spiega in una delle relazioni del dossier di «italiadecide» il direttore del centro studi del Touring club Massimiliano Vavassori, «i dati sui flussi turistici diffusi dall’Istat, e relativi al 2012, hanno registrato 98,1 milioni di arrivi (- 5,4% rispetto al 2011) e 362 milioni di presenze totali (- 4,8% rispetto al 2011)». E le cose non sembrano essere migliorate nel 2013: «Secondo le stime del Wttc (World Travel & Tourism Council), il valore aggiunto dell’industria turistica in Italia - le attività che possono considerarsi core business - è stato di 63,9 miliardi di euro, ovvero pari al 4% del Pil nazionale». Una quota bassissima. Che calcolando il valore aggiunto dell’intera economia turistica (dalle pasticcerie che forniscono i croissant agli alberghi alle sartorie che fanno le camicie per i camerieri) sale fino a «161 miliardi che corrispondono al 10,2% del Pil». Una percentuale assai lontana dai proclami guasconi di vari premier del passato, un po’ tutti concordi nel promettere «un turismo al 20% del prodotto interno lordo».



    L’autostrada A4 (Ansa)Come mai? Perché, accusa lo studio del Touring, «il comparto si avvale da anni di rendite di posizione ancorate al grande “turisdotto” delle città d’arte o delle aree costiere» ma c’è da sempre una «cronica assenza» di strategie: «Il turismo non è mai stato, e non è tuttora, un’opzione di sviluppo economico presa seriamente in considerazione dalla politica». Tutta colpa del Palazzo? No: il dossier infila infatti il dito nella piaga della mancanza anche di una «cultura dell’ospitalità». Troppi bidoni ai turisti, troppi disservizi, troppa scortesia verso chi viene a trovarci. Come se tutto ci fosse dovuto in quanto «Paese più bello del mondo». Peccato, perché quella che è la nostra carta migliore, e cioè il nostro patrimonio culturale, potrebbe godere dei frutti di una stagione eccezionale. Spiega infatti Emilio Becheri, coordinatore del rapporto di Turistica.it , che «nel 2011 (ultimo anno con dati definitivi) la maggiore quota di arrivi di turisti in Italia è determinata dal turismo delle città di interesse artistico e storico (d’arte) con il 35,6%, davanti al turismo delle località marine (balneare) con il 21,5%». Di più: «L’analisi dei differenziali rivela che l’aumento complessivo degli arrivi verificatosi nel periodo 2000-2010, pari a 23,692 milioni è imputabile in gran parte, per il 42,5%, all’aumento del turismo culturale, per il 20,2% alle località non classificate come turistiche, per l’11,3 alle località balneari, per il 10,9% alle località montane e per il 7,3% a quelle lacuali».


    Gli Uffizi (Ansa)Le potenzialità sono enormi. Ma come vengono trattati, gli ospiti? Siamo onesti: così così. Se non proprio malamente. Al punto di spingere moltissimi visitatori, spaventati dai prezzi, ad andare a dormire fuori mano. Un esempio? «Calenzano è un Comune industriale e di servizi di circa 17.000 abitanti vicino a Firenze che nel 2012 ha raccolto 183.207 arrivi di turisti, tre quarti dei quali stranieri, che visitano Firenze e la Toscana». Pistoia e Arezzo sono più belle? Sarà, ma «rilevano solo 129.308 e 49.475 arrivi, cioè, rispettivamente, il 70,6% e il 27%». Colpa dei turisti brutti e cattivi? Ma va là...
    Non basta avere belle piazze e bei monumenti e bei musei. Non basta neppure avere il «bollino» di sito Unesco. Siamo i primi in assoluto, con 49 «bollini»? «Valgono poco», sospira Vavassori, «se le notizie e le immagini sul degrado e la quotidiana rovina di Pompei, ad esempio, fanno il giro del mondo».
    E siamo ai dati del ministero dei Beni Culturali. I quali dicono che negli ultimi dieci anni, mentre i turisti nel mondo crescevano di circa 50%, i visitatori di tutti i nostri musei, siti archeologici, gallerie d’arte statali messi insieme (tolti la Valle d’Aosta, il Trentino Alto Adige e la Sicilia, anch’essa al palo) sono cresciuti da 30 milioni e mezzo a poco più di 38. Con un aumento del 25%: la metà. Se poi contiamo solo i paganti, l’incremento è ancora più basso: da 14 milioni e mezzo a 17 e mezzo: +22%.


    Vanno benissimo il Colosseo e i Fori imperiali (+79%), molto bene Venaria Reale che dieci anni fa era ancora in fase di restauro, bene la galleria degli Uffizi e il Corridoio Vasariano (+25% ma troppa gente non può ospitarne) e benino nonostante tutti i nostri dolori Pompei, che cresce del 17%.
    Mettono i brividi, al contrario, i numeri ad esempio di Villa Adriana. Nel 2003 era al 14º posto tra i luoghi più visitati ed ebbe tra paganti e non paganti 322 mila ospiti: nel 2013 solo 207 mila. Peggio ancora la Reggia di Caserta: era sesta con 687 mila visitatori, è precipitata al 10º posto con 439 mila. Un crollo del 36% nel decennio del boom. C’era da aspettarselo. I tesori vanno curati con amore. Non possono essere abbandonati a se stessi. Sono la nostra ricchezza. Potrebbero essere il nostro futuro. Tenere insieme la tutela e il turismo è possibile. Deve essere possibile. E forse, come dice il rapporto del Touring, «se l’Italia credesse di più nel turismo, sarebbe un Paese migliore».



    29 marzo 2014 | 08:05
    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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    Predefinito Re: Turismo, prezzi alti e poca cultura dell’ospitalità: l’Italia non è più prima

    Un altro Silvio boom.
    Colpa dei magistrati comunisti se abbiamo perso per dieci anni il settore che più ci potrebbe caratterizzare e che è cresciuto esponenzialmente.
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  3. #3
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    Predefinito Re: Turismo, prezzi alti e poca cultura dell’ospitalità: l’Italia non è più prima

    Senza contare quella cretina di animalista della Brambilla

  4. #4
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    Predefinito Re: Turismo, prezzi alti e poca cultura dell’ospitalità: l’Italia non è più prima

    Io ormai in vacanza vado sempre all'estero. L'Italia mi piace molto, ma gli Italiani come sono diventati oggi non li sopporto, anzi li trovo di livello pessimo, altro che Italiani brava gente!

  5. #5
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    Predefinito Re: Turismo, prezzi alti e poca cultura dell’ospitalità: l’Italia non è più prima

    l'unica cultura in italia è quella di inculare il turista che se per sbaglio viene una volta poi non torna più...

    ecco il risultato della cultura italiana.... è la cultura italiana a essere il primo nemico dell'italia...è una cultura di stampo terzomondista e arabo, una cultura che andrebbe estirpata...bisognerebbe ricondizionare gli italiani solo allora le cose potrebbero cambiare.....

  6. #6
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    Predefinito Re: Turismo, prezzi alti e poca cultura dell’ospitalità: l’Italia non è più prima

    Citazione Originariamente Scritto da Scrooge76 Visualizza Messaggio
    Io ormai in vacanza vado sempre all'estero. L'Italia mi piace molto, ma gli Italiani come sono diventati oggi non li sopporto, anzi li trovo di livello pessimo, altro che Italiani brava gente!
    uno che ha meno di 30 anni nn ha motivo di venire nel paese dove tt e vietato e chiude a mezzanotte

  7. #7
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    Predefinito Re: Turismo, prezzi alti e poca cultura dell’ospitalità: l’Italia non è più prima

    Non è prima da tanto..
    troppe tasse e nessuna cultura del Servizio con la S maiuscola e una cecità politica e ignoranza che ha affondato ciò che è la ricchezza del Paese.
    Potremmo vivere di solo turismo.

  8. #8
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    Predefinito Re: Turismo, prezzi alti e poca cultura dell’ospitalità: l’Italia non è più prima

    COmunque quella dei turisti è un modo carino per dire che in Italia c`è gente di menta, d`altronde è il "mercato dell`esperienza" e nonostante siamo in cima ai sogni di molti, finiamo in coda alle classifiche dei leaders mondiali.
    Questa la dedico a chi dice che siamo rosiconi e che ce ne dovremmo andare se critichiamo sempre la società italiana.
    Dopo l`Oscar alla Grande Bellezza, i freddi numeri nessuno li può contestare..
    Ultima modifica di Razionalista; 29-03-14 alle 12:53
    "Quante persone ci sono in questa strada, un centinaio? Quante sono le persone intelligenti, sette, otto? Bene, io lavoro per le altre novantadue" Phineas Taylor Barnum

    UE, mondo, futuro Michio Kaku:
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  9. #9
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    Predefinito Re: Turismo, prezzi alti e poca cultura dell’ospitalità: l’Italia non è più prima

    Citazione Originariamente Scritto da ziomaio Visualizza Messaggio
    uno che ha meno di 30 anni nn ha motivo di venire nel paese dove tt e vietato e chiude a mezzanotte
    Esatto si è creato un Paesi per Vecchi rimbambiti... pure per chi ha 50 anni è troppo vecchio.
    In molti capoluoghi è vietato pure fare rumore dopo le 10 di sera o mezzanotte, e regole sempre più stupide e sempre nuove hanno portato alla chiusura dei locali e alla morte totale dei centri Italiani.
    Ultima modifica di 7stelle; 29-03-14 alle 12:59

  10. #10
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    Predefinito Re: Turismo, prezzi alti e poca cultura dell’ospitalità: l’Italia non è più prima

    Però ricordiamoci che ancora abbiamo avuto e abbiamo gente al governo che sostiene il motto "di cultura non si vive"
    ...e quindi lasciamo che un mercato che ci frutterebbe miliardi sia ridotto a rovine che cadono, musei che chiudono e servizi di merda e super tasse per chi ci lavora.

 

 
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