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Discussione: Abolire l'Euro è un dovere morale !

  1. #11
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    Predefinito Re: Abolire l'Euro è un dovere morale !

    Ok ma questo non dipende dall'euro in quanto tale ma dal fatto che, adottato l'euro, nessuno ha controllato e impedito che i prezzi raddoppiassero.
    Io ricordo gli ultimi caffè al bar a 900/1000 lire e nel giro di due mesi si passò a 80/90 cent e adesso 1€ è la normalità in via di superamento.
    Se si fossero controllati i prezzi le vacanze ancora si facevano (avendo un lavoro)

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  2. #12
    Super Troll
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    Predefinito Re: Abolire l'Euro è un dovere morale !

    Citazione Originariamente Scritto da simmaco Visualizza Messaggio
    Mi pare evidente che l'euro ha svantaggi e vantaggi rispetto alla lira e secondo me i secondi superano abbastanza i primi anche adesso, e sarebbero vantaggi sensibili se si abbandonasse quella che per semplicità chiamiamo politica del rigore.
    Ipotizzando di tornare alla lira noi tutti sappiamo, o dovremmo saperlo, che la svalutazione, prima di tornare al vecchio 8/10%, sarebbe, nei primi mesi, intorno al 100% o poco meno, (perchè la sovranità monetaria la si vuole per poter stampare vagonate di moneta quando servono) questo significa che se al momento del ritorno alla lira ho 60.000 euro in banca con cui posso comprare un paio di auto, dopo la conversione ho circa 120.000.000 mil. con cui dopo pochi mesi di auto ne compro solo una.
    Questo lo sanno tutti e tutti, credo, andremmo in banca a ritirare quei 60.000€ e metterli in cassetta di sicurezza al riparo dall'inflazione, io almeno lo farei.
    Se li avessi.
    Nel giro di due giorni le banche saltano, tutte, nessuna esclusa.
    Quindi una prima domanda è: come tornare alla lire evitando la catastrofe di cui sopra?
    Tenete presente che non è possibile abbandonare l'euro in due giorni e nemmeno in una settimana, tutti i sistemi informatici andrebbero riprogrammati, almeno due mesi ed impossibilità di mantenere il segreto.
    Mio caro, di questo passo, rimanendo nell'euro a 1,4 sul dollaro e con la politica del rigore potrai forse comperare due macchine coi tuoi risparmi, ma ti ipotecheranno la casa, dopo aver venduto il colosseo.

    Prova a ragionare: pensi davvero che i Paesi "morti di fame" dell'europa dell'est, i Paesi dell'area mediterranea e tutti gli altri ( esclusa forse la Germania) abbiano veramente un'economia che si rispecchia in una moneta forte come l'euro, che vale quasi un dollaro e mezzo?

    Poveri illusi, l'avete fatta fuori dal vaso!!!
    "... e accenderemo un altro rogo il 4, al "fante ignoto" che non vuol più stare a Roma divenuta una Bisanzio putrefatta sempre più gonfia della sua putrefazione"

    (G. D'Annunzio)

  3. #13
    Super Troll
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    Predefinito Re: Abolire l'Euro è un dovere morale !

    Citazione Originariamente Scritto da simmaco Visualizza Messaggio
    Ok ma questo non dipende dall'euro in quanto tale ma dal fatto che, adottato l'euro, nessuno ha controllato e impedito che i prezzi raddoppiassero.
    Io ricordo gli ultimi caffè al bar a 900/1000 lire e nel giro di due mesi si passò a 80/90 cent e adesso 1€ è la normalità in via di superamento.
    Se si fossero controllati i prezzi le vacanze ancora si facevano (avendo un lavoro)
    Il raddoppio dei prezzi sarebbe il male minore, se la moneta europea avesse mantenuto il livello del dollaro...

    invece, con una moneta troppo forte non possiamo concorrere nemmeno con gli Stati Uniti, ai quali conviene consumare i propri prodotti e riescono perfino ad esportare nei Paesi europei.

    Ma ti rendi conto?!


    Con una moneta così forte l'Italia dovrebbe andare in giro per il mondo ad acquistare beni durevoli, aziende ecc. invece di svendere e chiudere le fabbrichette.


    Pensaci un pò e vedrai che c'è qualcosa che non quadra,
    e che non ce la raccontano giusta.
    "... e accenderemo un altro rogo il 4, al "fante ignoto" che non vuol più stare a Roma divenuta una Bisanzio putrefatta sempre più gonfia della sua putrefazione"

    (G. D'Annunzio)

  4. #14
    pervicaci plebicola
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    Predefinito Re: Abolire l'Euro è un dovere morale !

    Ogni tanto, in queste discussioni di liretta-notalgici ricordo a tutti che:

    - la liretta non è la sterlina
    - l'Italia non è la Gran Bretagna
    - invito a trovare, se c'è, su you tube le faccie di circostanza di Andreotti e De Benedetti quando ci avevano costretto a svalutare la lira di 9 punti che ci dicevano, con mimica facciale impostata: "adesso siamo tutti più poveri". Noi.
    Amico inimicoque bonum semper praebe consilium, quia amicus accepit, inimicus spernit
    All'amico e al nemico dà sempre buoni consigli, perchè l'amico li accetta il nemico li rifiuta

  5. #15
    Monarchico da sempre !
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    Predefinito Re: Abolire l'Euro è un dovere morale !

    Eurolandia: dopo l’austerità la precarietà

    L’annuncio di qualche settimana fa del Presidente del Consiglio Matteo Renzi di voler effettuare sgravi fiscali ai lavoratori dipendenti e una riduzione del 10% dell'Irap alle imprese per un valore complessivo di 10 miliardi di euro ha ben poco di sensazionale ed innovativo. Si muove infatti sulla linea tracciata da messer Monti. La copertura della manovra verrà in parte attuata aumentando la pressione fiscale agli stessi cittadini, che in parte, solo in parte, sono interessati agli aumenti promessi in busta paga. Il gioco delle tre carte insomma, in cui, i soldi che entrano nella tasca di destra sono usciti poco prima dalla tasca di sinistra o viceversa, ma occorre fare attenzione ad un argomento ben più importante: la parte mancante della copertura!
    Renzi spiega che arriverà dalla possibilità di aumentare il rapporto debito/Pil fino al limite del 3% sancito dai trattati europei.
    In realtà, se la crescita effettiva del Pil, prevista, sarà ancora una volta inferiore a quanto previsto – come successo gli anni passati e confermato nei dati molto negativi del primo trimestre di quest’anno – questo limite potrebbe essere già superato mentre scriviamo, e quindi potrebbe aprirsi un contenzioso in seno all’Unione europea!
    Tuttavia, per ora Angela Merkel non sembra volere insistere su questa anomalia dei nostri conti pubblici. L'attenzione, piuttosto, sembra rivolta all'impegno del governo italiano a realizzare nuove riforme del mercato del lavoro. L’approvazione in questi giorni di una serie di provvedimenti raccolti in un Decreto dal titolo “disposizioni urgenti per favorire il rilancio dell'occupazione …” , sembrano confermare questa ipotesi, che del resto era stato previsto dal "monito degli economisti" pubblicato lo scorso 23 settembre sul Financial Time. Questo documento prevedeva infatti che per fronteggiare la crisi dell'eurozona si sarebbe presto passati da politiche di austerity (malviste dai cittadini di mezza Europa) a scommette su politiche di ulteriore flessibilità dei contratti di lavoro.

    La riforma che in questi giorni è stata approvata senza che vi siano state particolari discussioni in Parlamento, grazie all’uso indiscriminato e colpevole dei voti di fiducia, si sta movendo, guarda caso, in questa direzione con grande scorno del sindacato!
    Purtroppo nemmeno questa ricetta trova riscontri adeguati: la ricerca economica ha infatti evidenziato che la flessibilità dei contratti da un lato agevola la creazione di posti di lavoro ma dall'altro favorisce la loro distruzione, determinando così un effetto finale del tutto incerto o pari a zero sul livello di occupazione. L’occupazione, a parità di capacità produttiva è direttamente proporzionale alla quantità di lavoro disponibile. Se il lavoro non c’è, non viene creato con un grado maggiore di flessibilità dei contratti. Questa flessibilità però serve a creare ulteriore insicurezza tra i lavoratori, favorendo quindi il clima ideale per la riduzione di salari e stipendi.
    La momentanea maggior competitività delle aziende ottenuta in questo modo (sempre che ciò avvenga nella misura necessaria) verrà in breve vanificato da una ulteriore contrazione dei consumi interni, dato dal minor reddito delle famiglie italiane, in una spirale volta alla distruzione della nazione.

    Occorre poi riflettere, che la tanto invocata flessibilità del mercato del lavoro è nemica della produttività e della qualità della produzione. Personale demotivato da salari da fame, dall’insicurezza sulla continuità del rapporto di lavoro e dalla palese discriminazione nei confronti di lavoratori tutelati da alte forme di contrattazione, non avrà mai lo stimolo necessario a perseguire una produttività elevata, e meno che mai avrà lo stimolo a fare del suo lavoro un lavoro di qualità.
    Perché perseguire questa strada quindi?
    Perché la grande industria, o le grandi multinazionali, grazie alla estrema parcellizzazione del ciclo produttivo, non hanno bisogno di lavoratori con una esperienza provata, motivati e fedeli, ma al contrario, hanno bisogno di bassa manovalanza da pagare il meno possibile. Ancora una volta insomma, si sta mettendo in campo un provvedimento nemico della piccola e media impresa che caratterizza il tessuto industriale italiano! Lo scopo resta la deindustrializzazione dell’Italia e la distruzione della sua società?
    Saccenti euro sognatori, in buona o malafede, rispondono che queste riforme in Germania hanno dato risultati sorprendenti! E non potrebbe essere differente dal momento che la Germania, ha visto nascere l’euro come un vestito cucito su misura, potendo contare su un immediato vantaggio di cambio (come se il suo marco avesse svalutato del 15-20%) e partendo da salari e stipendi superiori alla media europea, ha giocatola carta della deflazione salariale (senza averne bisogno e senza che la gran massa dei lavoratori tedeschi ne potesse risentire oltremodo) per acquisire un ulteriore vantaggio a tutto favore delle sue esportazioni.
    Le riforme del mercato del lavoro tedesco hanno infatti determinato una crescita salariale molto inferiore alla crescita media dei paesi dell'eurozona, aumentando a parità di costi il numero degli occupati, a scapito degli altri paesi europei. Anche per questo, pensare di riequilibrare la bilancia occupazionale inseguendo il modello tedesco come fatto da Matteo Renzi è un'illusione, in quando il gap, è ormai insanabile con questo tipo di intervento, a meno di non tagliare le retribuzioni tout court del 40/50%, come inizialmente richiesto della dirigenza Elettrolux!
    Dovremmo arrivare a tanto? Quale sarà il costo economico? Quale quello sociale?

    Sembra chiaro a questo punto che il governo italiano naviga a vista, oppure risponde a logiche e linee guida dettate altrove. Gli interventi proposti, sono tutti di natura normativa, insufficienti o inutili ad incidere sulle grandi strategie che hanno peso sulle dinamiche del sistema economico.
    Interventi che non incidono sulla creazione del lavoro, ma regolano quello presente e in costante calo in altro modo:
    Tempi diversi per i contratti a tempo determinato e diverse modalità di rinnovo, riduzione dei vincoli in tema di apprendistato e diversa disciplina delle retribuzioni, diversa regolamentazione del Durc (dichiarazione unica di regolarità contributiva) e poi ammortizzatori sociali, pubblica amministrazione e non meglio identificati incentivi alle imprese .
    Tutto questo, senza che la Legge Fornero sia abiurata in toto, e di cui non è chiaro cosa rimarrà.
    Gli esodati restano senza risposta, e la cassa integrazione, ormai anacronistica, non tutela più l’occupabilità, bruciando risorse pubbliche preziose senza nulla dare in cambio.

    L’aspetto più allarmante quindi risiede non tanto contesto ambientale europeo, che potrei definire ormai una tonnara, dalla quale si esce soltanto strappando la rete, ma nel metodo con cui ancora oggi, il governo italiano, completamente asservito agli interessi eurocratici tenta di affrontare il pericolo: ossia, la convinzione che i problemi di occupazione, di lavoro e di reddito dei cittadini si possano risolvere per via normativa, aggiungendo o modificando qualche regola, senza pensare di incidere sulle cause della crisi economica stessa: La moneta unica.
    L’euro, moneta forte, non adatta ad una economia come la nostra, sta producendo disoccupazione perché ha completamente annullato la competitività della nostra industria, impedendo la vendita dei nostri prodotti all’estero e sul mercato interno.
    Non si tratta più di capire la fregatura, si tratta di agire di conseguenza. Se ciò non viene fatto non è per ignoranza; si tratta di alto tradimento nei confronti dell’Italia e del popolo italiano!
    Il 25 maggio, l’unico voto utile è un voto contro la moneta unica!

    Alberto Conterio - 17.05.2014

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  6. #16
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    Predefinito Re: Abolire l'Euro è un dovere morale !

    Citazione Originariamente Scritto da simmaco Visualizza Messaggio
    Mi pare evidente che l'euro ha svantaggi e vantaggi rispetto alla lira e secondo me i secondi superano abbastanza i primi anche adesso, e sarebbero vantaggi sensibili se si abbandonasse quella che per semplicità chiamiamo politica del rigore.
    Ipotizzando di tornare alla lira noi tutti sappiamo, o dovremmo saperlo, che la svalutazione, prima di tornare al vecchio 8/10%, sarebbe, nei primi mesi, intorno al 100% o poco meno, (perchè la sovranità monetaria la si vuole per poter stampare vagonate di moneta quando servono) questo significa che se al momento del ritorno alla lira ho 60.000 euro in banca con cui posso comprare un paio di auto, dopo la conversione ho circa 120.000.000 mil. con cui dopo pochi mesi di auto ne compro solo una.
    Questo lo sanno tutti e tutti, credo, andremmo in banca a ritirare quei 60.000€ e metterli in cassetta di sicurezza al riparo dall'inflazione, io almeno lo farei.
    Se li avessi.
    Nel giro di due giorni le banche saltano, tutte, nessuna esclusa.
    Quindi una prima domanda è: come tornare alla lire evitando la catastrofe di cui sopra?
    Tenete presente che non è possibile abbandonare l'euro in due giorni e nemmeno in una settimana, tutti i sistemi informatici andrebbero riprogrammati, almeno due mesi ed impossibilità di mantenere il segreto.
    Non è così... provo a spiegarmi.
    Intatnto non possiamo credere che venga annunciata l'uscita dell'euro per domenica prossima lasciando la libertà a tutti i ritirare i propri risparmi... a proposito ne avete ancora?
    Il giorno x (più o meno segreto) le banche si chiudono per almeno 48 ore. In questo tempo si procede alla convensione degli euro in lire con cambio 1 a 1. Nessuno perde nulla. Poi si riprende la normale attività del Paese,e ragionevolmente nell'arco di 6 mesi un anno, la lira si deprezzerà sull'Euro di circa il 30%. Si badi che questo deprezzamento non è inflazione. Terrorismo mediatico sono le cariole cariche di denaro per acquistare il pane. Io la spesa la faccio in Italia, non a Berlino o a New York, e quindi il pane continuerò a costare come prima.
    Ma le materie prime aumentano e la benzina costrera il doppio. Cazzata, altro terrorismo. Supposto le la svalutazione sara del 30%, il costo alla pompa aumentera di circa 12 centesimi... abbiamo visto di peggio!
    Ma il valore della mia casa? Se la svalutazione sarà del 30%, vuol dire che possiamo perdere una stanza o il bagno? Ma ci rendiamo conto della cazzata. Tutte le case continueranno in Italia e per gli italiani ad avere lo stesso valore. Veduto il mio appartamento il lire deprezzate, potrò acquistarne un altro pari costo con lire deprezzate. E se voglio acquistare una casa in Baviera? Allora sono cazzi tuoi, ma ce ne faremo una ragione.
    Vero invece che uscendo dall'Euro, occorrerà che il governo attui politiche di protezione finanziaria nei confronti degli investitori esteri, perchè questi potrebbero, ...lasciati liberi di agire, acquistare asset industriali italiani e/o strategici ad un vaolre vantaggioso, ma si tratta di avere al comando gente preparata.
    Dobbiamo pensare che gli odieni rincoglioniti ed euroimbambolati che ci guidano al macello, non potranno essere al posto di comando, perchè questa operazione è al di sopra delle loro menti!
    Quindi mi sento tranquillo!!!!

    Nel giro di un anno, la nostra economia potrebbe ripartire e l'occupazione riprendere a salire. I nostri portafogli vuoti, potrebbero tornare a riempirsi di lire. Lirette quanto volete, ma sempre meglio avere il portafogli pieno di lirette del cazzo (che tra le altre cose ci hanno permesso di diventare la 5a potenza al mondo) che vuota dei formidabili euro!

    Il 25 maggio, mi raccomando, l'unico voto utile è quello contro l'euro!!
    Ultima modifica di Conterio; 18-05-14 alle 00:18

  7. #17
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    Predefinito Re: Abolire l'Euro è un dovere morale !

    Citazione Originariamente Scritto da Conterio Visualizza Messaggio
    Eurolandia: dopo l’austerità la precarietà

    L’annuncio di qualche settimana fa del Presidente del Consiglio Matteo Renzi di voler effettuare sgravi fiscali ai lavoratori dipendenti e una riduzione del 10% dell'Irap alle imprese per un valore complessivo di 10 miliardi di euro ha ben poco di sensazionale ed innovativo. Si muove infatti sulla linea tracciata da messer Monti. La copertura della manovra verrà in parte attuata aumentando la pressione fiscale agli stessi cittadini, che in parte, solo in parte, sono interessati agli aumenti promessi in busta paga. Il gioco delle tre carte insomma, in cui, i soldi che entrano nella tasca di destra sono usciti poco prima dalla tasca di sinistra o viceversa, ma occorre fare attenzione ad un argomento ben più importante: la parte mancante della copertura!
    Renzi spiega che arriverà dalla possibilità di aumentare il rapporto debito/Pil fino al limite del 3% sancito dai trattati europei.
    In realtà, se la crescita effettiva del Pil, prevista, sarà ancora una volta inferiore a quanto previsto – come successo gli anni passati e confermato nei dati molto negativi del primo trimestre di quest’anno – questo limite potrebbe essere già superato mentre scriviamo, e quindi potrebbe aprirsi un contenzioso in seno all’Unione europea!
    Tuttavia, per ora Angela Merkel non sembra volere insistere su questa anomalia dei nostri conti pubblici. L'attenzione, piuttosto, sembra rivolta all'impegno del governo italiano a realizzare nuove riforme del mercato del lavoro. L’approvazione in questi giorni di una serie di provvedimenti raccolti in un Decreto dal titolo “disposizioni urgenti per favorire il rilancio dell'occupazione …” , sembrano confermare questa ipotesi, che del resto era stato previsto dal "monito degli economisti" pubblicato lo scorso 23 settembre sul Financial Time. Questo documento prevedeva infatti che per fronteggiare la crisi dell'eurozona si sarebbe presto passati da politiche di austerity (malviste dai cittadini di mezza Europa) a scommette su politiche di ulteriore flessibilità dei contratti di lavoro.

    La riforma che in questi giorni è stata approvata senza che vi siano state particolari discussioni in Parlamento, grazie all’uso indiscriminato e colpevole dei voti di fiducia, si sta movendo, guarda caso, in questa direzione con grande scorno del sindacato!
    Purtroppo nemmeno questa ricetta trova riscontri adeguati: la ricerca economica ha infatti evidenziato che la flessibilità dei contratti da un lato agevola la creazione di posti di lavoro ma dall'altro favorisce la loro distruzione, determinando così un effetto finale del tutto incerto o pari a zero sul livello di occupazione. L’occupazione, a parità di capacità produttiva è direttamente proporzionale alla quantità di lavoro disponibile. Se il lavoro non c’è, non viene creato con un grado maggiore di flessibilità dei contratti. Questa flessibilità però serve a creare ulteriore insicurezza tra i lavoratori, favorendo quindi il clima ideale per la riduzione di salari e stipendi.
    La momentanea maggior competitività delle aziende ottenuta in questo modo (sempre che ciò avvenga nella misura necessaria) verrà in breve vanificato da una ulteriore contrazione dei consumi interni, dato dal minor reddito delle famiglie italiane, in una spirale volta alla distruzione della nazione.

    Occorre poi riflettere, che la tanto invocata flessibilità del mercato del lavoro è nemica della produttività e della qualità della produzione. Personale demotivato da salari da fame, dall’insicurezza sulla continuità del rapporto di lavoro e dalla palese discriminazione nei confronti di lavoratori tutelati da alte forme di contrattazione, non avrà mai lo stimolo necessario a perseguire una produttività elevata, e meno che mai avrà lo stimolo a fare del suo lavoro un lavoro di qualità.
    Perché perseguire questa strada quindi?
    Perché la grande industria, o le grandi multinazionali, grazie alla estrema parcellizzazione del ciclo produttivo, non hanno bisogno di lavoratori con una esperienza provata, motivati e fedeli, ma al contrario, hanno bisogno di bassa manovalanza da pagare il meno possibile. Ancora una volta insomma, si sta mettendo in campo un provvedimento nemico della piccola e media impresa che caratterizza il tessuto industriale italiano! Lo scopo resta la deindustrializzazione dell’Italia e la distruzione della sua società?
    Saccenti euro sognatori, in buona o malafede, rispondono che queste riforme in Germania hanno dato risultati sorprendenti! E non potrebbe essere differente dal momento che la Germania, ha visto nascere l’euro come un vestito cucito su misura, potendo contare su un immediato vantaggio di cambio (come se il suo marco avesse svalutato del 15-20%) e partendo da salari e stipendi superiori alla media europea, ha giocatola carta della deflazione salariale (senza averne bisogno e senza che la gran massa dei lavoratori tedeschi ne potesse risentire oltremodo) per acquisire un ulteriore vantaggio a tutto favore delle sue esportazioni.
    Le riforme del mercato del lavoro tedesco hanno infatti determinato una crescita salariale molto inferiore alla crescita media dei paesi dell'eurozona, aumentando a parità di costi il numero degli occupati, a scapito degli altri paesi europei. Anche per questo, pensare di riequilibrare la bilancia occupazionale inseguendo il modello tedesco come fatto da Matteo Renzi è un'illusione, in quando il gap, è ormai insanabile con questo tipo di intervento, a meno di non tagliare le retribuzioni tout court del 40/50%, come inizialmente richiesto della dirigenza Elettrolux!
    Dovremmo arrivare a tanto? Quale sarà il costo economico? Quale quello sociale?

    Sembra chiaro a questo punto che il governo italiano naviga a vista, oppure risponde a logiche e linee guida dettate altrove. Gli interventi proposti, sono tutti di natura normativa, insufficienti o inutili ad incidere sulle grandi strategie che hanno peso sulle dinamiche del sistema economico.
    Interventi che non incidono sulla creazione del lavoro, ma regolano quello presente e in costante calo in altro modo:
    Tempi diversi per i contratti a tempo determinato e diverse modalità di rinnovo, riduzione dei vincoli in tema di apprendistato e diversa disciplina delle retribuzioni, diversa regolamentazione del Durc (dichiarazione unica di regolarità contributiva) e poi ammortizzatori sociali, pubblica amministrazione e non meglio identificati incentivi alle imprese .
    Tutto questo, senza che la Legge Fornero sia abiurata in toto, e di cui non è chiaro cosa rimarrà.
    Gli esodati restano senza risposta, e la cassa integrazione, ormai anacronistica, non tutela più l’occupabilità, bruciando risorse pubbliche preziose senza nulla dare in cambio.

    L’aspetto più allarmante quindi risiede non tanto contesto ambientale europeo, che potrei definire ormai una tonnara, dalla quale si esce soltanto strappando la rete, ma nel metodo con cui ancora oggi, il governo italiano, completamente asservito agli interessi eurocratici tenta di affrontare il pericolo: ossia, la convinzione che i problemi di occupazione, di lavoro e di reddito dei cittadini si possano risolvere per via normativa, aggiungendo o modificando qualche regola, senza pensare di incidere sulle cause della crisi economica stessa: La moneta unica.
    L’euro, moneta forte, non adatta ad una economia come la nostra, sta producendo disoccupazione perché ha completamente annullato la competitività della nostra industria, impedendo la vendita dei nostri prodotti all’estero e sul mercato interno.
    Non si tratta più di capire la fregatura, si tratta di agire di conseguenza. Se ciò non viene fatto non è per ignoranza; si tratta di alto tradimento nei confronti dell’Italia e del popolo italiano!
    Il 25 maggio, l’unico voto utile è un voto contro la moneta unica!

    Alberto Conterio - 17.05.2014

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    Neanche farlo apposta...
    Pil, record negativo. Italia indietro di 14 anni. Cresce solo la Germania - IlGiornale.it

    altro che ripresina e Pil positivo per l'anno in corso.
    Cioò vuol dire che lo sforo del 3% è già in atto, e prima della fine dell'anno ci vorrà un "ritocco" al prelievo fiscale per rientrare nei limiti, altro che allargare la spesa !

    Non resta che il suicidio "greco" o uscire velocemente dalla tonnara!

  8. #18
    un gnocco contro il mondo
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    Predefinito Re: Abolire l'Euro è un dovere morale !





    : Cool:
    .

    "... c'erano i cervelli che coordinavano il lavoro e definivano la politica secondo la quale si rendeva necessario che questo frammento del passato venisse conservato, quello falsificato, quell'altro ancora cancellato dall'esistenza." G. Orwell

  9. #19
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    Predefinito Re: Abolire l'Euro è un dovere morale !

    Tanto se và male scappiamo all'estero, c'è chi lo ha già fatto che nel vedere le cose andar male, con la coda tra le gambe e il denaro sottratto, si imbarcò......

  10. #20
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    Predefinito Re: Abolire l'Euro è un dovere morale !

    restando con i piedi per terra, esimio Alberto, purtroppo l'Europa fa da garante al nostro debito. Senza l'Europa ci ritroveremmo con qualcos'altro per terra.
    la questione immigrazione è il dito dietro cui si nasconde la luna

 

 
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