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Discussione: Il caso dei domini ".wine" e ".vin": produttori e ICANN vicini all'accordo? Lasciato

  1. #1
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    Predefinito Il caso dei domini ".wine" e ".vin": produttori e ICANN vicini all'accordo? Lasciato

    Il caso dei domini ".wine" e ".vin": produttori e ICANN vicini all'accordo?

    Lasciato il Marzo 18, 2014 by Silvia De Duro
    Continuerà a Singapore a fine mese (23 – 27 marzo) la battaglia che vede contrapposti gli interessi dei produttori vitivinicoli, prevalentemente europei, e l’ICANN, sulla concessione dei domini “.wine” e “.vin”, che potrebbe avere un enorme impatto in materia di tutela delle indicazioni geografiche nel settore del vino dal rischio di frodi e contraffazione in internet.
    Su questo blog abbiamo già parlato dell’ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers - organizzazione con sede a Los Angeles che si occupa della gestione e assegnazione, a livello mondiale, dei nomi a dominio in internet) e della politica di liberalizzazione dei nomi a dominio da questa inaugurata nel 2011 al fine di accrescere la concorrenza e la competitività anche sul web.
    In pratica tale liberalizzazione ha consentito la registrazione di nuovi domini di primo livello generici (generic Top-Level Domain o gTLD) personalizzati, che si aggiungono ai domini già esistenti, ovvero ai “classici” .com, .org, .gov., .net ecc.. Ad esempio, alcune aziende hanno registrato gTDL in funzione della propria attività (.hotel, .fashion, .food ecc.), mentre altre hanno richiesto la registrazione come gTDL del proprio marchio (.apple, .facebook, .nike ecc.).
    Il problema è sorto quando quattro società (Usa, Irlanda e Gibilterra), completamente estranee al settore vitivinicolo hanno richiesto all’ICANN l’assegnazione dei domini “.wine” e “.vin”, con l’intento di commercializzarli ed avere un ritorno sui propri investimenti.
    Ma ciò che ha più allarmato i produttori di vino e le associazioni che li rappresentano è che i dossiers presentati dalle società richiedenti prevedono anche la possibilità di concedere a terzi dei nomi a dominio “premium”, il cui contenuto non è specificato, e che potranno essere venduti all’asta al migliore offerente.
    In buona sostanza esiste il rischio che nomi a dominio contenenti celebri indicazioni geografiche (ad esempio chianti.wine, bordeaux.wine o brunello.vin) siano utilizzati da imprese che nulla hanno a che vedere con i vini di qualità delle denominazioni indicate e che il consumatore possa essere fuorviato dai domini utilizzati.
    Inizialmente l’ICANN sembrava favorevole alla libera concessione dei suddetti domini “.wine” e “.vin” ma dopo le numerose proteste ricevute ha deciso momentaneamente di sospenderne l’assegnazione.
    Questa decisione ha provocato una vera e propria battaglia tra chi, come gli Stati Uniti, ne vorrebbe la libera assegnazione, e chi invece sottolinea la pericolosità di una simile liberalizzazione, tra cui sono schierate in prima linea la Commissione Europea, la Federazione Europea dei Vini di Origine (EFOW) e il GAC (ovvero il comitato consultivo formato dai Governi di diversi Paesi all’interno dell’ICANN stesso).
    Ci si chiede, allora, perché Unione Europea e Stati Uniti si trovano su posizioni così diametralmente opposte?
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    Entrambi, sappiamo, sono firmatari dell’Accordo TRIPs (Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights) del 1994, che all’art. 22 tutela le indicazioni geografiche consacrandole come veri e propri diritti di proprietà intellettuale, e all’art. 23 disciplina in particolare le indicazioni geografiche di vini e liquori. Le norme TRIPs, però, non contemplano una normativa uniforme per tutti i Paesi firmatari ma prevedono che ciascun Paese provveda a predisporre gli strumenti giuridici atti a proteggere i consumatori dall’uso fuorviante di indicazioni geografiche; sicché, se da un lato l’Europa riconosce alle IG quella funzione di differenziazione del prodotto sul mercato, tipico dei diritti di IP, anche con una normativa ad hoc (Reg. 510/2006), all’opposto gli Stati Uniti tendono a non considerare le IG quali veri e propri diritti di proprietà intellettuale, ritenendo sufficiente la protezione accordata mediante la registrazione dei marchi.
    Pertanto, sull’argomento la tensione tra UE e Stati Uniti rimane altissima, e con l’auspicio con questa vicenda si concluda presto e nel miglior modo possibile per gli operatori del settore vitivinicolo – una delle eccellenze del nostro Paese – aspettiamo l’esito del prossimo meeting ICANN di Singapore previsto per fine mese.
    Ovviamente questo problema, che oggi interessa il settore del vino, può estendersi ad altri settori alimentari, qualora altri nuovi domini di primo livello come “.food” o “.pizza”, solo per fare alcuni esempi, vengano utilizzati in modo illecito in Paesi ove le indicazioni geografiche non ricevono adeguata tutela.
    La politica di liberalizzazione adottata dall’ICANN potrebbe quindi comportare dei rischi per le nostre produzioni agroalimentari e si ravvisa quanto mai la necessità di un intervento normativo che stabilisca a tutela delle indicazioni geografiche una disciplina uniforme e valida per tutti.
    Il caso dei domini ".wine" e ".vin": produttori e ICANN vicini all'accordo? : Italy Intellectual Property Blog : L?IP in Italia : Materia di Proprietà Industriale e Intellettuale Avvocati e Consulenti : Trevisan & Cuonzo Studi Legali

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  2. #2
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    Predefinito Re: Il caso dei domini ".wine" e ".vin": produttori e ICANN vicini all'accordo? Lasci

    http://www.italiaincrisi.it/2014/02/...tare-italiano/

    Gallinella (M5S) : “Domini internet e tutela agroalimentare italiano”

    Posted on February 20, 2014 by La debolezza dell’Italia in UE sulla questione dell’assegnazione dei domini web penalizza la tutela dell’agroalimentare italiano di qualità.
    Gli ultimi sviluppi della vicenda relativa all’assegnazione dei domini .wine e .vin da parte di ICANN non fa che confermare quanto noi denunciamo ormai da tempo ovvero la totale irrilevanza di quello che vogliono i cittadini italiani ed europei rispetto alle decisioni che poi vengono prese dalle istituzioni comunitarie.
    Lo scorso 14 gennaio il Governo italiano, da sempre contrario alla registrazione di indirizzi come “prosciuttodiparma.food” da parte di soggetti privati che non hanno alcun legame con i produttori originali, ha formalmente preso l’impegno, con l’approvazione di una mozione presentata dal M5S, di impedire l’introduzione di nomi generici a dominio internet e la loro assegnazione a soggetti privati non utilizzatori delle Denominazioni, a garanzia di tutela del sistema agroalimentare di qualità nazionale.
    Peccato che alle decisioni prese dalle istituzioni elette non segua mai alcun fatto: abbiamo chiesto che il rappresentante italiano, all’ultima riunione del GAC venisse in Commissione agricoltura a riferire sull’esito dell’incontro, ma nulla;
    anzi, pare sia addirittura NON REPERIBILE, come precedentemente denunciato da noi.
    Filippo Gallinella
    Portavoce M5S Camera
    Ultima modifica di Metabo; 03-04-14 alle 12:18

  3. #3
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    Predefinito Re: Il caso dei domini ".wine" e ".vin": produttori e ICANN vicini all'accordo? Lasci

    Come al solito delle reali questione italiane se ne interessa solo il M5S.
    Poi i fessi dicono che non fanno niente.

  4. #4
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    Predefinito Re: Il caso dei domini ".wine" e ".vin": produttori e ICANN vicini all'accordo? Lasci

    Vino, la guerra dei marchi si combatte su Internet: ma l'Italia sta perdendo - Il Fatto Quotidiano
    Vino, la guerra dei marchi si combatte su Internet: ma l’Italia sta perdendo


    L'Icann, l'ente Usa che gestisce i domini sul web sta per vendere ".wine" e ".vin" a chi paga di più, senza tutelare i brand come Chianti e Barolo. Che rischiano così danni per miliardi di euro

    di Marco Palombi | 5 aprile 2014Commenti (194)


    Più informazioni su: Domini Internet, Francia, Italia, Maurizio Martina, Ministero dello Sviluppo Economico, Movimento 5 Stelle, Parlamento Europeo, Produzione Vino, Usa.



    La cosa da tenere presente è che Icann, società statunitense sconosciuta ai più, ha in mano il futuro del settore vinicolo italiano e sembra intenzionata a distruggerlo. Per capire come potremmo perdere miliardi di euro di export serve un po’ di attenzione, cioè quella capacità che finora il governo italiano – e per la precisione il ministero dello Sviluppo economico – non ha esercitato in questa materia. L’Icann all’ingrosso si occupa di gestire e/o vendere i domini internet di primo e secondo livello (.gov, ad esempio, o .it), più alcuni di tipo – per così dire – commerciale (.ventures, .bike).
    La liberalizzazione di questo tipo di domini è un processo importante quanto pericoloso: l’Icann, per dire, adesso si è messa in testa di vendere i domini .wine e .vin al miglior offerente, senza alcuna tutela delle indicazioni geografiche e relativi marchi. In sostanza, chiunque potrebbe acquistare il dominio “chianti.wine” o “champagne. vin“, anche se non ha nulla a che fare col Chianti e la Champagne e persino con l’Italia o la Francia: qualcuno – dal Nebraska o da Pechino, ad esempio – attraverso quel sito potrebbe vendere uno di quei kit per farsi un bel Chianti in casa.
    La decisione formale non è stata ancora presa: dal verbale dell’ultima riunione – svoltasi a Singapore il 27 marzo – risulta che il tema è stato rinviato, ma il portale specializzato “Domain Name Wire” ha scritto che la commissione dell’Icann che si occupa della materia ha già dato il via libera alla “vendita senza restrizioni“dei domini .wine e .vin, ma il Gac (il comitato consultivo dei governi) ha bloccato la pratica grazie a un errore procedurale nel processo decisionale. Gli esperti, insomma, ritengono che il 27 aprile a San Paolo, quando l’Icann tornerà a riunirsi, la decisione – sponsorizzata dagli Stati Uniti e avversata dall’Europa – verrà presa ufficialmente.
    “Anche a noi risulta che l’Icann abbia in sostanza già deciso”, dice Filippo Gallinella, deputato del M5S e unico parlamentare ad occuparsi della questione: “Evidentemente le ragioni commerciali statunitensi sono state più forti di qualsiasi buon senso. Eppure una nostra mozione impegnava il governo ad agire e il 17 marzo avevamo chiesto a Renzi di unire le forze con la Germania e di far sentire la nostra voce a Singapore. Forse non è stata recepita l’importanza della questione”. Non è sorpreso, comunque, Gallinella: “È da settembre che chiedo che il ministero dello Sviluppo, delegato al Gac, il comitato consultivo, venga a parlarci di questa vicenda in Parlamento. Ho chiesto di sentire il dottor Amendola, che è o era il titolare del fascicolo: mi hanno detto che non lo trovavano. Mi ero preoccupato”.
    Pochi giorni fa, sollecitato sempre dal deputato 5 Stelle, il neo ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina ha ammesso alla Camera che si tratta di un problema assai rilevante, ma non è chiaro se se ne stia occupando qualcuno visto che il titolare della pratica, cioè lo Sviluppo economico, sull’Icann non ha ancora detto nulla.
    Questa battaglia, giova chiarirlo, coinvolge interessi enormi per l’Italia. Economici, in primo luogo: l’export di vino, a cui vengono destinati più dei due terzi della produzione nazionale, nel 2013 ha fruttato al nostro Paese oltre cinque miliardi di euro e quest’anno le previsioni sono dello stesso ordine di grandezza. Le associazioni dei produttori di ogni ordine e grado prevedono danni “per miliardi di euro” se i domini .wine e .vin verranno venduti al miglior offerente senza alcuna restrizione. Così fosse, peraltro, verrebbe messa in discussione anche la direzione in cui i produttori europei si sono orientati in questi anni: meno quantità, ma aumento di valore della produzione.
    Se il commercio elettronico – un gran pezzo del presente e molto del futuro del settore – non proteggerà più i marchi di qualità molti produttori italiani e francesi potrebbero non sopravvivere e questo finirebbe per cambiare persino il paesaggio a cui siamo abituati. Il Parlamento europeo, pochi giorni fa, ha inviato una lettera all’Icann proprio per chiedergli di soprassedere e confrontarsi con gli interessi europei. “La battaglia non è finita. Chiediamo con forza al governo di intervenire in tutte le sedi, europee e internazionali, per fare marcia indietro sulla questione”, insiste Gallinella. Sempre che ritrovino il delegato del ministero.
    Da Il Fatto Quotidiano di mercoledì 2 aprile 2014

  5. #5
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    Predefinito Re: Il caso dei domini ".wine" e ".vin": produttori e ICANN vicini all'accordo? Lasci

    questa dei domini è una vergogna.
    noi livornesi abbaimo dovuto comprarli anche in germania.

    boia.de
    Metabo likes this.

 

 

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