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  1. #1
    Lo Stato è un furto!
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    Predefinito Le colossali balle di Befera sull'evasione fiscale

    Befera sostiene che in Italia il “fiscal gap” cioè la differenza fra quanto dovuto in tasse allo Stato e quanto versato dai cittadini e dalle imprese italiane sia di 90 miliardi di euro, cifra che esclude le tasse locali.

    Ora facciamo finta che questa storia dei 90-130 mld di evasione fiscale italiana non sia una PALESE balla colossale, ovvero facciamo finta che in Italia ci sia qualcuno che produca ricchezza e abbia patrimonio NON dichiarato che ove fosse correttamente indicato al fisco genererebbe la cifra colossale di 90-130mld di Euro.
    Cioè tanto per capirci 90 miliardi di Euro li evadi se fatturi e non dichiari non meno di 270 mld di euro all’anno!!!!!!!. Ok? Lo sentite l’odore delle stronzate che stanno alla base di queste cifre?

    Ma lasciamo perdere questo argomento gossipparo. E andiamo alla ciccia delle dichiarazioni di Befera.
    Befera afferma bel bello, che SE i soggetti di imposta italianii versassero tutto il dovuto, ovvero tutto quanto prescrivono le leggi italiane secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle entrate allora lo Stato Italiano drenerebbe dall’economia reale ALTRI 90 miliardi di euro.

    Vi prego di ragionare bene su questo punto.
    Sgombriamo il campo da una leggenda ovvero: Se tutti pagassero le tasse ne pagheremmo tutto meno (perchè lo stato abbasserebbe le aliquote e i balzelli)- E’ una palla colossale, intanto la regola è che se tutti pagassero le tasse lo Stato le spenderebbe tutte nell’usuale modo (chiedere a Batman Fiorito per delucidazioni).

    Vi posto per l’ennesima volta la dimostrazione di questa affermazione:



    Ok? bene. Le Spese dello Stato sono sempre aumentate quanto più aumentavano le entrate!

    Torniamo all’affermazione di Befera, e immaginiamo che anche grazie ai potentissimi mezzi di indagine messi mano all’Agenzia delle Entrate ovvero tra le altre cose TUTTA la vostra vita di clienti di banca passata, presente e futura (ma state sereni: VOI non avete senza dubbio nulla da nascondere), alla fine nel 2014 lo Stato riesca a mettersi in tasca altri 90 miliardi in più di entrate fiscali.
    Cosa credete che accadrebbe?

    Ve lo dico io l’apocalisse economica. P
    rovate a togliere ai privati italiani altri 90 miliardi di euro all’anno, e pensate che quasi solo l’economia privata produce ricchezza reale. Bene se accadesse, a meno che non si ipotizzi che per la prima volta nella storia dell’umanita uno Stato qualsiasi (non l’Italia in particolare) si metta a produrre ricchezza con il frutto delle tasse ottenute, allora vedreste il PIL italiano subire una recessione anche ben peggiore di quella di oggi (ah ma la recessione è finita…. si si).

    Arthur Laffer ride a crepapelle alle parole di Befera perchè sa come andrebbero realmente le cose, cioè da una parte lo Stato drenerebbe 90 miliardi di euro e dall’altra parte vedrebbe scendere le entrate totali per l’ulteriore CRASH dell’economia e dunque della ricchezza netta prodotta e dichiarata.

    Con questo non voglio dire che la lotta all’evasione fiscale non vada fatta, dico che va fatta attraverso l’unico vero strumento efficace, ovvero abbassando la pressione fiscale in modo che gli italiani si rimettano a produrre nuova ricchezza tassabile. Siate Consapevoli, Siate Preparati.

    Funny King

    Facciamo Finta che Lo Stato Recuperi 90 Mld di Euro all'Anno di Evasione Fiscale (e Che Esista) - Rischio Calcolato




  2. #2
    Lo Stato è un furto!
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    Predefinito Re: Le colossali balle di Befera sull'evasione fiscale

    Io avrei una proposta migliore della solita "lotta all'evasione" per risanare in breve tempo il bilancio dello stato.

    Ogni volta che viene accertato uno spreco di denaro di pubblico (su Wikispesa se ne possano trovare esempi a iosa) si procede immediatamente, per l'esatto importo dello sperpero, con il pignoramento dei beni di tutti coloro che hanno approvato quella spesa (politici, burocrati o sindacalisti) e di tutti coloro che ne hanno usufruito.

    In pochi anni si estinguerebbe il debito pubblico senza aumentare di un euro le tasse sulle imprese e sui privati.

  3. #3
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    Predefinito Re: Le colossali balle di Befera sull'evasione fiscale

    Bello è che poi la kattiva ekonomia sommersa la calcolano per fare il PIL

  4. #4
    Lo Stato è un furto!
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    Predefinito Re: Le colossali balle di Befera sull'evasione fiscale

    L’EVASIONE FISCALE E’ UN ALIBI PER CHI NON VEDE LA REALTA’

    Ricordo i tempi quando, già da ragazzino, non capivo come ci potesse essere nel nostro paese un partito comunista così forte. Già allora era noto come si vivesse oltre cortina, quale miseria, quale repressione esistesse nei paesi del patto di Varsavia. Si sapeva benissimo dei gulag in Siberia , della torture, del famigerato KGB, della Stasi .

    Non ci voleva un genio per capire che, dall’altra parte, non se la “passavano bene” e io non mi spiegavo come molti inneggiassero al comunismo sebbene il muro di Berlino fosse li, “bello” in vista, col suo filo spinato elettrificato, le torrette con le guardie armate e i cani lupo. Non comprendevo come non si potesse non domandarsi perché, nonostante ciò, molta gente, ogni giorno rischiasse la vita per superarlo, per scappare dai noi, sporchi capitalisti (Cit. Marco Revelli, mio preside al liceo) . Non capivo.

    Poi, crescendo, ho cominciato a realizzare che spesso, la mente umana rifiuta di vedere le cose che non ci piacciono, che non collimano coi nostri ideali coi nostri sogni anche se sono fatti lampanti, palesi, ovvi. Pensate ai traditi dal congiunge, quasi sempre sono ultimi a sapere di essere cornuti o ai genitori di figli con problemi di droga, che pur vivendoci insieme, lo scoprono per ultimi, solo grazie alle rivelazioni dell’amico, dell’allenatore di calcio o dell’insegnate. Non sono stupidi ma semplicemente, spesso, gli esseri umani trovano utile non vedere quello che non gli piace.



    Per esempio basterebbe guardare questo grafico, per capire che il livello di tassazione in Italia non è causato dall’evasione ma dalla spesa pubblica che è fuori controllo e continua a salire. Non ci vuole un Nobel per chiedersi come mai, nonostante lo Stato spenda oggi oltre il 35% in più rispetto a 15 anni fa, i servizi siano stati ridotti e peggiorati.

    Ma vedere questo “Re Nudo” farebbe crollare in molti il mito di quella chimera di Stato che inseguono, che idealizzano come la terra promessa, quello Stato che risolverebbe i loro problemi, che li nutrirebbe “aggratisse”, che li assisterebbe dalla culla alla tomba, quello Stato che, come l’isola dei pirati, semplicemente non c’è e mai ci sarà.

    Altro fattore che spiega questa “cecità” è il fatto che, prendere coscienza dell’evidenza, leverebbe a molti l’alibi per una situazione economica personale precaria, perché dovrebbero ammette che i “ricchi” spesso (non sempre) non lo sono perché evadono, perché sono corrotti, disonesti, sfruttatori e loro sono “poveri” perché onesti, probi e caritatevoli ma li costringerebbe ad arrendersi al fatto che la maggior parte delle persone che vivono meglio di loro lo fanno perché, “semplicemente”, sono state più capaci, perché si son fatte un “mazzo tanto”, perché hanno intrapreso la strada del rischio al posto di cinguettare nel nido aspettando la chioccia Stato che li nutrisse.

    Per quello che i molti non vogliono vedere, perché spesso la realtà fa un male cane, ferisce l’amor proprio, tormenta l’ego frustrato, smonta i sogni.
    Meglio metter la testa sotto la sabbia, meglio intorpidirsi il cervello, ascoltando le “Wanne Marchi” della politica e le sirene dell’informazione conformata ad agitare lo spettro dell’untore/evasore.

    ALBERTO MASCIONI

    L?EVASIONE FISCALE E? UN ALIBI PER CHI NON VEDE LA REALTA? | Movimento Libertario



  5. #5
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    Predefinito Re: Le colossali balle di Befera sull'evasione fiscale

    GLI EROICI LAVORATORI CHE SI RIFIUTANO DI CONTINUARE A DARE SOLDI ALLO STATO LADRO E CRIMINALE.

    Sciopero fiscale. «La mia è una protesta civile- dice Alessandra Marazzi, che gestisce un bed&breakfast nei pressi di Ferrara e rischia di doverlo chiudere, non per mancanza di clienti ma per l’abnorme incidenza delle tasse sugli introiti – non attacco nessuno, non sono violenta ma voglio farmi sentire. Non voglio suicidarmi come molti altri di cui nessuno parla, né mandare a monte ciò che ho costruito: ho una figlia di 11 anni a cui badare e voglio continuare con la mia impresa. Ma, o pago le tasse e chiudo o non le pago e vado avanti».

    Ha fatto un po’ di conti: tra imposte, tasse locali, acqua, gas, rifiuti e bolli se ne va l’84% di quanto incassa. E la sua giornata incomincia alle 6 di mattina per finire dopo le 11 di sera. Perciò ha deciso di dire basta. È tra i ribelli antifisco che si stanno organizzando su Facebook. Hanno aperto un sito, Protesta fiscale a oltranza, che in poco tempo ha già quasi mille aderenti: tutti pronti all’outing, niente tasse versate allo Stato, per sopravvivere.

    La signora Marazzi, tra i pasdaran del neonato movimento, ha postato un video in cui spiega: «Siamo imprenditori con redditi medio bassi, ridotti sul lastrico da uno Stato prepotente e vessatorio. Da un paio di anni sto affrontando la crisi, ho tagliato i costi, ridotto gli sprechi, riorganizzato completamente la gestione della mia piccola attività facendo tutto io: giardiniere, pulizia camere, accoglienza clienti, gestione dell’amministrazione, contati con il commercialista, contatti con le banche, promozione, contatti coi fornitori e ho cercato in qualche modo di sopravvivere. Sto pagando le bollette per quanto siano quadruplicate ma con quello che incasso non riesco a pagare l’enormità di tasse che continuano ad arrivare e aumentare nonostante abbia ridotto di molto le entrate».

    In due giorni il suo video ha collezionato 433 «mi piace» oltre a tanti messaggi di solidarietà. Il gruppo assicura che reagirà compatto quando l’Agenzia delle entrare presenterà il conto. Sarà una battaglia legale all’ultimo bollo. L’obiettivo è aprire dei varchi nella giurisprudenza affinchè chi comprova di non potere pagare non sia vessato. C’è già il manifesto del movimento Protesta fiscale a oltranza (molti aderenti guardano all’americano Tea party): «Gli esempi di resistenza fiscale risalgono all’impero romano: gli zeloti si ribellarono non pagando le tasse e furono torturati e uccisi. Nel corso della storia la scelta di smettere di alimentare i vizi e il lusso dei governanti ha causato spesso la ribellione della classe media, per intenderci coloro a metà tra i poverissimi e i ricchissimi, che, sono stati spesso esclusi dal potere politico ma che rappresentano la classe economica più vivace, l’intraprendenza, il mercato».

    Il manifesto costitutivo risponde anche ai dubbiosi sull’efficacia dello sciopero fiscale: «A coloro che sostengono l’inutilità della resistenza fiscale rispondiamo che l’alternativa è non pagare ugualmente ma farlo a testa china, sperando cosa? Scappare? Suicidarci? Oppure, al contrario, vivere, mantenere la propria famiglia, non diventare un disoccupato e cercare di convincere i nostri governanti, togliendo loro i soldi che non usano per i servizi statali ma per alimentare i loro vizi e i loro sprechi?».

    Solo buone intenzioni? No, si fa sul serio. A Gattinara (Vercelli) un ristoratore, Andrea Polese, ha deciso di smettere di pagare una serie di imposte e ha messo un cartello sulla porta («sono un obiettore fiscale»), mentre un commerciante di Cosenza, Roberto Corsi, non fa più gli scontrini, abbuonando ai clienti uno sconto del 22%, cioè l’importo dell’IVA risparmiata. Polese ha partecipato al movimento dei forconi ma assicura che il gruppo che si sta formando su Facebook non c’entra nulla. E nemmeno con Fare per fermare il declino (il raggruppamento nato su iniziativa di Oscar Giannino) che ha apertamente solidarizzato con questi contestatori che definiscono le tasse troppo alte sui redditi medio-bassi un pizzo pagato allo Stato.

    «Dal 2000 – dicono quelli di Fare, solidarizzando col movimento degli scioperandi- il totale della spesa pubblica è aumentato di 274 miliardi, le entrate di 228. L’austerity è tutta nostra, quella di Stato non è mai cominciata».Un sacerdote, don Marino Ruggero, della comunità vicentina di Laverda è diventato una sorta di guida spirituale degli antitasse. «Quando una famiglia arriva a toccare il fondo della disperazione perché non ha da mangiare – dice il sacerdote – una decisione la deve prendere. Io lo chiamo sciopero fiscale. Non c’è nulla di male se in questo modo le famiglie si salvano dalla disperazione e dalla miseria».

    Del resto la protesta è arrivata fino in Vaticano. Per ben quattro volte Marcello di Fininzio, titolare di un locale sul lungomare di Trieste, ha eluso la sorveglianza ed è salito sul Cupolone di S. Pietro issando cartelli: «Papa Francesco aiutaci tu contro la macelleria sociale». Ancora: «Presidente Napolitano, per amore di Dio fermatevi, ci state ammazzando tutti». Poi ha spiegato: «Mi hanno portato via tutto, ma non mi porteranno via anche la dignità, non darò loro la soddisfazione di suicidarmi, combatterò sempre per difendere la mia casa e il mio lavoro fino all’ultimo respiro. Se vogliono ammazzarmi lo devono fare davanti a tutti, affinché sia chiaro che questi non sono suicidi, ma omicidi di stato».

    Lo scalatore di San Pietro è un eroe per Alessandra Marazzi, che difende il suo bed&breakfast: «Resisto, tengo botta e non mi arrendo – dice – a uno Stato che in questo momento vuole solo una cosa: i miei soldi per mantenere tutti i suoi privilegi. Non vedo altro dallo Stato, non vedo nessuno che mi rappresenta, una tutela, una protezione. Sono una persona onesta e ho cercato di realizzarmi con un’attività autonoma quando ho visto che nessuno mi assumeva, non mi sono messa a lavorare in nero, voglio che lo Stato mi rispetti. Ribadisco che voglio vivere, mantenere la mia famiglia, voglio cercare di mantenere in vita la mia azienda e voglio vivere con la dignità che mi spetta per essere stata una persona che ha sempre studiato e lavorato e ha sempre fatto il suo dovere. Quindi, caro Stato per quanto mi riguarda non ti mantengo più».

    Un’altra pasionaria delle imposte è Rossella Fidanza, ex-imprenditrice che ha dovuto chiudere l’azienda per troppe tasse e ora è direttore amministrativo e finanziario del gruppo tessile Cerchiaro. «Molte famiglie -afferma- sono a un bivio: pagare con fatica e neppure tutte le bollette che ci permettono di sopravvivere, o pagare Imu, Tarsu, e tutte le altre tasse che ci hanno appioppato? Se si perdono luce, riscaldamento, gas, acqua, non si sopravvive più, se non grazie alla Caritas. Quindi meglio non pagare le tasse. Allora io non capisco perchè noi italiani temiamo così tanto lo sciopero fiscale. Che è uno strumento pacifico. Se non si pagano le tasse, lo Stato non avrà più soldi da sperperare, e dovrà finalmente capire che o le abbassa o le entrate diminuiranno ancora»

    Da parte sua ha redatto una sorta di manuale di sopravvivenza fiscale, ovvero come resistere alle richieste dell’Agenzia delle entrate e lo ha postato nella sua pagina web: «La macchina dello Stato prima che si muova per trovare che tu non hai pagato, ci mette minimo due anni, poi ti manda un cosiddetto avviso bonario, dove ti invita a pagare, dandoti la possibilità di farlo a rate pagando solo il 2% di interessi senza sanzioni. Non è una cartella esattoriale, lo diventerà se non si paga nel giro di un anno e mezzo. E siamo già a 3 anni e mezzo. Ogni cartella esattoriale si può rateizzare per 120 rate, e non solo, dopo lo scandalo dei finti funzionari dell’Agenzia delle entrate se non è firmata da un vero funzionario è nulla, e quindi si annulla anche il debito».
    Conclusione dei barricadieri che hanno dato vita al sito Protesta fiscale a oltranza: intanto proclamiamo e facciamo lo sciopero fiscale, poi si vedrà.

    DI GIORGIO PONZIANO – TRATTO DA Politica, Economia, Giustizia - ItaliaOggi

  6. #6
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    Predefinito Re: Le colossali balle di Befera sull'evasione fiscale

    Marcello di Fininzio non vuole pagare un prezzo di mercato per la concessione dell'area demaniale che occupa. Protesta contro la Bolkenstein, perche' se mettono la concessione all'asta non puo' piu' pagarla le due lire che ha pagato fino a oggi grazie all'inefficienza dello stato piu' scemo del mondo.

 

 

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