CODROIPO. C’è una data (il mese di ottobre), un proposito (la mobilitazione dei friulani) e l’obiettivo finale (l’indipendenza del Friuli). Ecco, in estrema sintesi, i tre step degli indipendentisti friulani corroborati dal successo recente dei cugini veneti che ieri, a Codroipo, sono usciti allo scoperto tenendo a battesimo il neonato movimento separatista. Il loro leader (parola che lui ripudia) è Adriano Biason, esegeta della democrazia partecipativa, ingegnere, docente di scuola media superiore, esperto del web, che alle ultime elezioni amministrative - confessa - ha votato Front Furlan, il movimento autonomista nato da una delle tante purghe leghiste e che oggi conta quasi 400 iscritti, una manciata di consiglieri comunali e uno provinciale.
Biasion ci crede. Ci credono i suoi compagni d’avventura che hanno dato vita a Res publiche furlane. E ne sono convinti quanti ieri sera hanno voluto partecipare alla prima uscita del neonato movimento. Biason però precisa: «E’ vero che quanto accaduto con il referendum in Veneto ha accelerato il nostro progetto, ma è altrettanto certo che a questo noi ci stiamo lavorando da tempo». Lavoro in rete, sui social network, tam tam mediatico in perfetto stile grillino, una delle tante delusioni politiche dei partecipanti all’incontro. Gessica ha 21 anni, è studentessa universitaria, ha votato il M5S. L’altro ieri ha saputo dell’incontro degli indipendentisti dal sito del nostro giornale: «Sì, bisogna che qualcosa di importante accada, bisogna agitare le acque».
Biason parla, illustra, suggerisce. Dice che bisogna fare in modo che tutti i friulani possano esprimersi sull’indipendenza e che nel contempo possano indicare i rappresentanti del futuro parlamento friulano, auspica che Trieste indica un suo referendum per creare il territorio libero, si dice certo che serve una federazione di tutte le sigle autonomiste senza prevaricazioni e senza preclusioni.
Sottolinea che se mai un friulano dovesse imboccare la strada della violenza lui si farebbe da parte. Ma - aggiunge - bisogna fare in fretta e dunque serve una mobilitazione generale. Tende la mano al Front furlan (presente ieri con alcuni esponenti) e ribadisce la necessità di andare oltre gli steccati ideologici in nome appunto dell’indipendenza.
Giovanni annuisce. E’ pensionato, ha sempre votato a destra. Si dice certo che dal 1945 la cultura mafiosa s’è mangiata l’Italia. «Sì - afferma - questa è l’ultima sonda che ci resta. Speriamo bene». Gianni Sartor, veneto trasferitosi in Friuli, manager d’azienda, ex leghista, lo rassicura: «Assieme al Veneto - dichiara - possiamo fare grandi cose. O perlomeno lanciare un segnale a Roma».
«L’obiettivo - gli fa eco Biasion - è il 51 per cento. Dobbiamo crederci, creare un gruppo di centinaia di persone che collaboari per il referendum. Possiamo anche perderlo. L’importante è che decidano i friulani
A ottobre il referendum per il Friuli indipendente - Cronaca - Messaggero Veneto




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