L’anatema di Pelù: «Salvo Suor Cristina e le canto a Renzi»
Il rocker parla della sua esperienza come giudice di The Voice. E fa le pulci al premier
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Per accendere la miccia del diablo Pelù basta fargli un nome.
Renzi premier?
«Che devo dire di uno che si è autoproclamato presidente del Consiglio? In altri tempi avrebbero gridato al colpo di Stato. Se l’avesse fatto Berlusconi o Grillo, la sinistra sarebbe insorta e avrebbe proclamato lo sciopero generale. Ma ora dominano le larghe intese...».
E le slide della Boschi.
«Le slide! Renzi fa la televendita, come Silvio 25 anni fa».
Proprio non le piace, eh?
«Se Matteo si dedicasse a far progredire il Paese io farei il triplo salto mortale per lui, lo sosterrei anima e corpo. Ma lo conosco bene, quello».
Che gli manca, per essere credibile?
«Gli manca la democrazia».
Amen. Meglio parlare di musica, con il sulfureo Piero. Che, con i Litfiba ai box e un cd solista come "Identikit" parte per un tour ruspante con i suoi Bandidos, ospite Manuel Agnelli degli Afterhours: un "evento speciale" rock che sabato approda all’Atlantico Live di Roma. Due ore di concerto e altrettante di dj-set di Ringo. «Sputeremo l’anima e manderemo via la gente con il fumo nelle orecchie».
Ormai voi rocker siete senza età. A 50 anni e rotti è ancora tonico.
«E chi se lo immaginava? Ma se i Rolling sono sul palco da vecchi...Fare musica è una delle tre cose più belle della vita. Non dico le altre due altrimenti i miei figli si incazzano».
Magari le racconta nell’autobiografia scritta con Massimo Cotto, "Identikit di un ribelle".
«Il riassunto del libro in 4 parole? Sono un fottuto rocker».
Un demone che si è imbattuto in una suora pop.
«È un gran personaggio, Suor Cristina. Avesse scelto me le avrei proposto di cantare "Sympathy for the devil".
Neppure J-Ax ci va leggero, se è vero che alla religiosa farà eseguire "Girls just want to have fun" di Cyndi Lauper.
«Siamo due ragazzacci, rendiamo più vivace lo show».
Si dice: la presenza di Suor Cristina "tarocca" un po’ la gara di The Voice. Può non essere la più brava, ma si becca tutto il televoto dei cattolici.
«O forse il pubblico voterà secondo coscienza, chi lo sa. E poi dico sempre che in queste competizioni l’importante non è vincere, ma lasciare un segno indelebile del tuo passaggio. Quest’anno nella mia squadra ci sono quattro voci che non dimenticherete».
Ma una volta spenti i riflettori rischiano di soccombere pure i trionfatori. Elhaida Dani, vincitrice della prima edizione, meritava più fortuna».
«Su Elhaida ci sono troppe questioni che non saprei approfondire. Però per dare senso alla visibilità tv di questi ragazzi serve più coordinamento tra la Rai, la casa discografica e il mercato stesso. Fermo restando che il mercato musicale agonizza».
Che gaffe, aver mandato a casa subito Alessandra Drusian.
«La Drusian è...»
La cantante dei Jalisse.
«Ah sì. Ma consiglio a chi critica noi coach: provate voi a tapparvi gli occhi e a giudicare solo dalle impressioni che ti offrono quelle esibizioni vocali di 90 secondi».
Non dovrebbe essere un contest per voci emergenti?
«Nel regolamento è scritto che chiunque può partecipare, anche chi ha conosciuto la fama. Ce n’erano pure l’anno scorso. Vengono e si assumono il rischio di una bocciatura. Ma attenzione: "The Voice" non è proprio un talent, quanto un laboratorio di musica».
Dove lei vive una passionaccia mediatica con la Carrà.
«Raffa è stata la causa delle mie prime erezioni, secoli fa».
Non è carino dirlo: così la signora si crede stagionata.
«Sarei dovuto nascere io vent’anni prima o lei dopo, l’avrei trasformata in una ragazzaccia rock, in una Patti Smith italiana. Altro che ballettini e tuca-tuca!».




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