Siria, il diario degli undici giorni di prigionia nelle mani dei qaedisti
Il racconto di Susan Dabbous nel libro Come vuoi morire? Il 3 aprile dell'anno scorso, mentre stavano girando un documentario per la Rai la giornalista di origini siriana, assieme ad un altro cronista, Amedeo Ricucci, al fotografo Elio Colavolpe e al cameramen Andrea Vignali, vennero rapiti dal gruppo qaedista di Jabhat al-Nusra
di FABIO POLESE
ROMA - Il 3 aprile dell'anno scorso, mentre stavano girando un documentario per la Rai davanti ad una chiesa sconsacrata e distrutta di Ghassanieh - un villaggio cristiano in Siria, nella provincia di Idlib - la giornalista di origini siriane Susan Dabbous, assieme al giornalista Amedeo Ricucci, al fotografo Elio Colavolpe e al cameramen Andrea Vignali, vennero rapiti dal gruppo qaedista di Jabhat al-Nusra. L'incubo della prigionia è durato undici giorni, ma la paura della morte e il ricordo di quei momenti interminabili ed umilianti è rimasto indelebile.
Rapita dov'era nata 31 anni prima. Il diario di questa prigionia viene raccontato da Susan Dabbous nel libro appena uscito Come vuoi morire?(Castelvecchi, 188 pagine, 18.50 euro). Un volume di lettura agevole dove l'autrice, oltre che ricostruire la cronaca dei giorni passati con i suoi carcerieri, non rinuncia a raccontare i suoi pensieri più intimi. "L'idea - racconta l'autrice a Repubblica.it - è nata dall'esigenza di rispondere a tante domande che mi sono state rivolte su quei giorni. Ci sono diverse cose del mio insolito sequestro che hanno richiamato l'attenzione, in primo luogo il mio contatto con la jihad femminile, un mondo normalmente impenetrabile. E poi le mie origini siriane. Sono stata sequestrata nello stesso posto dove sono nata 31 anni fa".
La moglie del combattente tunisino. Subito dopo il sequestro, i giornalisti rapiti vengono portati alla base del gruppo per essere interrogati e perquisiti. Successivamente, Susan Dabbous viene separata dagli altri colleghi e portata in una casa abitata da Miriam, giovane moglie di un combattente tunisino, arrivato in Siria - come altri migliaia arrivati dall'Iraq, dall'Europa e dalla Cecenia - per unirsi ai terroristi di Jabhat al-Nusra ed altri gruppi che si battono contro il governo siriano. E' proprio la sua nuova carceriera, con cui la giornalista italo-siriana sembra avere un forte rapporto umano, che le domanda con la naturalezza di chi è pronto a tutto: "Qual è la tua morte preferita?". "La naturalezza di questa domanda dipende dalla cultura del martirio", racconta Susan Dabbous. "La morte non è che un mezzo per raggiungere questo mondo ideale. Il problema però è quando la loro ideologia si scontra con l'altro verso cui non provano alcun rispetto. Nel mio caso ad esempio sono stata rispettata fisicamente, mentre ho percepito un profondo disprezzo per la mia persona".
Una trentina di giornalisti rapiti. In Siria, come in altri conflitti, il rischio di essere rapiti da bande armate - terroristi e delinquenti comuni - o addirittura di rimanere uccisi è sempre più concreto. I dati che ci vengono forniti da Reporter senza frontiere (Rsf) sono allarmanti: nel 2013 sono stati 71 i giornalisti uccisi durante lo svolgimento del proprio lavoro, 178 quelli imprigionati e 87 quelli rapiti. Secondo il rapporto di Rsf, 4 giornalisti su 10 sono stati vittime di conflitti in Siria, Somalia, Mali, nelle province di Chhattiisgarh (India), in Belucistan (Pakistan) e in Daghestan (Russia). In Siria, sempre secondo l'organizzazione, dall'inizio del conflitto sono stati rapiti una trentina di giornalisti. Tra questi, oltre alla troupe della Rai, c'è anche l'italiano Domenico Quirico che, insieme al belga Pierre Piccinin, è stato sequestrato da un gruppo armato fondamentalista nell'aprile scorso per ben 152 giorni.
Liberati i giornalisti spagnoli sequestrati. Sono stati liberati recentemente due giornalisti spagnoli, l'inviato in Medio Oriente di El Mundo Javier Espinosa e il fotoreporter free lance Ricardo Garcia Vilanova che erano sequestrati in Siria da 194 giorni. I due giornalisti - in Siria per documentare il conflitto - erano stati imprigionati lo scorso 16 settembre nella provincia siriana di Raqqa da combattenti dello Stato Islamico dell'Iraq e la Siria (Isis), gruppo legato ad Al-Qaeda. Sempre l'Isis continua a tenere sequestrati altri giornalisti siriani e stranieri, tra cui quattro francesi: Didier François, Edouard Elias, Nicolas Hénin e Pierre Torrès. Ogni guerra ha tante, troppe vittime. Tra queste, molti dimenticati giornalisti che rischiano la propria vita per raccontare ciò che vedono in prima persona, con i loro occhi, secondo il metodo dell'"autopsia" già caro ai primi storici dell'antica Grecia.
Siria, il diario degli undici giorni di prigionia nelle mani dei qaedisti - Repubblica.it




ROMA - Il 3 aprile dell'anno scorso, mentre stavano girando un documentario per la Rai davanti ad una chiesa sconsacrata e distrutta di Ghassanieh - un villaggio cristiano in Siria, nella provincia di Idlib - la giornalista di origini siriane Susan Dabbous, assieme al giornalista Amedeo Ricucci, al fotografo Elio Colavolpe e al cameramen Andrea Vignali, vennero rapiti dal gruppo qaedista di Jabhat al-Nusra. L'incubo della prigionia è durato undici giorni, ma la paura della morte e il ricordo di quei momenti interminabili ed umilianti è rimasto indelebile.
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