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LA STORIA - Note sul pensiero di Che Guevara
Internazionalismo o sciovinismo?
Il principale punto di scontro portato avanti da Guevara (e, almeno nel periodo iniziale della rivoluzione, anche da Fidel) rispetto all’Unione Sovietica è soprattutto sull’internazionalismo. Negli anni sessanta Cuba lancia numerosi appelli alla rivoluzione socialista in America Latina, contenuti nel messaggio alla Tricontinentale e nella Seconda dichiarazione dell’Avana, ambedue scritti dal Che. La necessità di estendere la rivoluzione è una delle principali intuizioni del Che, che mal si concilia con la “coesistenza pacifica”, propugnata da Krusciov. Per Guevara il socialismo in un solo paese era semplicemente impossibile.
Gli inediti rivelano una posizione durissima di Guevara: “L’internazionalismo è rimpiazzato dallo sciovinismo (da poca potenza o da piccolo paese), o dalla sottomissione all’Urss, mantenendo le discrepanze tra altre democrazie popolari (Comecon).” (Comecon: Consiglio di Mutua Assistenza Economica, organo per la pianificazione economica comunitaria dei Paesi socialisti dell’Est europeo, costituito nel 1949, ndr)
Gli ultimi anni del Che sono caratterizzati da una crescente sfiducia sul ruolo dei paesi del “socialismo reale”, e gli inediti inseriscono in un contesto ancora più chiaro il suo discorso al Secondo Seminario Economico Afroasiatico, svoltosi ad Algeri nel Febbraio 1965: “Come si può parlare di “reciproca utilità” quando si vendono ai prezzi del mercato mondiale le materie prime che costano sudore e sangue e patimenti ai paesi arretrati, e si comprano ai prezzi del mercato mondiale le macchine prodotte dalle grandi fabbriche automatizzate di adesso?
Se stabiliamo questo tipo di relazione tra i due gruppi di nazioni, dobbiamo convenire che i paesi socialisti sono, in un certo modo, complici dello sfruttamento imperialista. (...) I paesi socialisti hanno il dovere morale di farla finita con la loro tacita complicità con i paesi occidentali sfruttatori.” (Guevara, op. cit., pag. 1422)
Insieme a questi ragionamenti troviamo una critica pungente alla burocrazia, definita “un freno per l’azione rivoluzionaria”, ma anche “un acido corrosivo che snatura (...) l’economia, l’educazione, la cultura e i servizi pubblici”, al punto che “ci danneggia più dell’imperialismo stesso”. |