Piombino, a Roma l'accordo: 250 milioni
Il giorno dell'ultima colata e della protesa
L'intesa a Palazzo Chigi: 250 milioni per ricostruzione, bonifiche e incentivi per la «tecnologia verde». Rossi: ripartire con una nuova storia entro due o tre anni
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[COLOR=#FFFFFF !important]L'ultima colata (Foto Faetti)
PIOMBINO — «Abbiamo firmato l'accordo di programma per Piombino, è una tappa fondamentale per dare un futuro ai lavoratori e ai cittadini». L'annuncio del sottosegretario allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, arriva poco dopo le 18 della seconda giornata di confronto a palazzo Chigi per il futuro del distretto dell'acciaio di Piombino. I soldi per la riconversione del polo industriale di Piombino «nel complesso non sono pochi: l'accordo di programma prevede un impegno effettivo di 250 milioni, di cui 150 provengono dalla Regione, gli altri dal governo» spiegato il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, al suo ingresso a Palazzo Chigi per la firma dell'accordo di programma. «Abbiamo la speranza e la determinazione a ricostruire l'area a caldo, nell'arco di due tre anni vogliamo una nuova produzione di acciaio a Piombino» ha aggiunto il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, alla conferenza stampa a Palazzo Chigi. «Oggi si chiude una lunga e gloriosa storia industriale, vogliamo aprirne una nuova. Vogliamo continuare a fare i binari più lunghi d'Europa», afferma Rossi.L'ULTIMA COLATA -L'altoforno della Lucchini alle 10.56 ha emesso l'ultima colata davanti a un gruppo di lavoratori. «L'altoforno sta tirando fuori gli ultimi respiri in un'atmosfera surreale e drammatica - ha detto Lorenzo Fusco, uno degli operai presenti, con la voce rotta dall'emozione -. Perlomeno non siamo stati noi a spegnerlo, ma è stato qualcuno ben più in alto». Ora l'impianto senza più minerale continuerà a bruciare coke per una ventina di giorni fino al suo definitivo spegnimento.
LA RIVOLTA DEGLI OPERAI - Poi gli operai si sono riuniti in assemblea di fronte all'ingresso della Lucchini di Piombino, in cui i segretari di Fim, Fiom e Uilm hanno riferito ai lavoratori i contenuti dell'accordo di programma firmato oggi a Roma. E' stato deciso di prorogare lo sciopero (inizialmente previsto dalle 14 alle 16) fino alle 22. I lavoratori, circa 500 persone, con studenti e diverse famiglie hanno poi sfilato sulla via di accesso alla città rallentando il traffico stradale e distribuendo volantini: «Fermare l'altoforno è un crimine». Poi hanno cercato di bloccare l'ingresso alla città.
Lucchini, gli operai bloccano la città
GLI OPERAI - «Il problema è che non abbiamo niente. Nessuna prospettiva, vivi in una incertezza totale. Si lavora in un’atmosfera difficile, è pesante... C’è chi ha speranza, chi si butta giù, chi chiede informazioni, chi recrimina, anche col sindacato. È molto difficile stare in reparto in questi giorni e le preoccupazioni sono tante, dal mutuo da pagare ai figli piccoli: in altoforno pochissimi hanno più di 50 anni, la maggioranza di noi è tra i 35 e i 40». Giacomo Ghizzani, 33 anni, entrato in Lucchini nel 2002, delegato sindacale Fiom, mercoledì era al lavoro come sempre all’altoforno, nella squadra di 12 operai che ha staccato alle 22.
LA COLATA SI FERMA - «C’è amarezza — aggiunge, anche se ha poca voglia di parlare — anche perché lo stop non è colpa dei lavoratori della Lucchini, ma di scelte di altri, che ti passano sopra. A gennaio siamo riusciti a far ripartire l’Afo dopo uno stop di 40 giorni, sudando sangue, senza guardare ad orari o straordinari e lo abbiamo fatto perché sapevamo di avere sulle spalle il peso non solo del nostro lavoro, ma dell’intera fabbrica. Tutti i 150 i ragazzi del reparto hanno dato il massimo e puoi immaginare come ci sentiamo oggi...».
Lucchini, l'altoforno si spegne
L'OCCUPAZIONE SIMBOLICA - L’altoforno sarà fermato, caricato solo di coke, e per protesta contro lo stop drammatico per le conseguenze sull’occupazione e che interrompe un secolo di storia, i lavoratori a mezzogiorno occuperanno simbolicamente i locali dell’Afo4, ma intanto Giacomo sottolinea: «Sono giorni lunghi, lunghissimi, e se si chiude l’altoforno si perde anche una grande professionalità, se si ferma la fabbrica si ferma il territorio. Anche se con grande amarezza, stiamo facendo il lavoro fino all’ultimo per spegnere bene l’impianto, per far sì che possa ripartire bene. Anche se purtroppo non si vede nessuno interessato a farlo...». Oggi è spento il cuore della Lucchini — e della città — lasciando il grande impianto «addormentato» per una trentina di giorni per un suo eventuale risveglio, prima della fermata finale che sembra inevitabile (nessuno dei privati ancora in gara per l’acquisizione ha manifestato interesse per l’altoforno), ma la fabbrica non chiuderà.
LA FABBRICA PER ORA NON CHIUDERA' - Con le tonnellate di acciaio accumulate il laminatoio potrà lavorare altri 4/6 mesi, così da consegnare gli impianti accesi al nuovo acquirente, ma da subito per tutti i 2.000 addetti scatterà la solidarietà, con un taglio dello stipendio e la prospettiva di una fase di transizione lunga qualche anno. E da subito gli operai riprenderanno le iniziative — nel pomeriggio è previsto un volantinaggio in città — e il pressing per avere il massimo delle garanzie dall’accordo di programma sull’acciaio verde, le bonifiche, gli ammortizzatori sociali, lo smantellamento delle navi, ad iniziare dalla Costa Concordia, nel porto di Piombino. Il lungo conto alla rovescia per quello che tecnicamente è chiamato «caricamento in bianco» dell’Afo ha scandito la giornata dei lavoratori della Lucchini e delle loro famiglie. Prima davanti alla fabbrica per il programma di Rai Tre Agorà, poi con il telefonino a Roma dove il presidente Rossi è andato per la firma dell’accordo col governo, quindi nel pomeriggio con lo sciopero e l’assemblea con i sindaci e candidati sindaci del comprensorio, con gli operai oscillanti tra la linea dura — «ci vuole una lotta forte, non violenta, ma decisa perché questa è un’emergenza del Paese» — e la consapevolezza di aver perso la battaglia per l’altoforno e la necessità di guardare al futuro.
La città degli operai, sogni e declino
«APRI IL CANCELLO E NON HAI NULLA DA FARE» -«Io c’ero nella crisi del 92/93 ma quello fu solo un passaggio tra pubblico e privato, fu una cosa diversa, c’era un percorso, c’era il lavoro. Si apriva il cancello e si trovava da lavorare — dice Graziano Martinelli, entrato in acciaieria 35 anni fa — Ora invece apri il cancello e non hai nulla da fare. Oggi siamo morti: hai al massimo un salario ridotto, e parliamo di un impatto su 20.000 persone delle 60.000 del comprensorio. Ma non demordiamo: e vogliamo risposte, non perché si va sulle strade o sulle ferrovie o si sale sulla torre di Pisa, ma perché vogliamo lavoro e un programma industriale». Davanti alla portineria tanti operai in lacrime, gli applausi sono tutti per il sindaco Anselmi — «ci ha sempre messo la faccia» — per Rossi, per il messaggio di Papa Francesco. La campagna elettorale ha fatto capolino tra la perplessità dei lavoratori (Grillo sarà qui sabato pomeriggio). Poi tutti si sono dati appuntamento per oggi: anche se nessuno vuol sentir parlare di giornata storica perché, come diceva il cartello di una bambina con l’altoforno «spengono il nostro futuro!!».
24 aprile 2014
FONTE:Piombino, a Roma l'accordo: 250 milioni Il giorno dell'ultima colata e della protesa - Corriere Fiorentino




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