Non più emergenti, i BRICS si affermano

aprile 29, 2014 Lascia un commento

Rakesh Krishnan Simha RBTH 28 aprile 2014 Nel 1983 l’economista belga Paul Bairoch presentò uno studio dettagliato dell’economia mondiale che causò scalpore nei circoli accademici e politici occidentali. In ‘Economia e Storia del Mondo: Miti e Paradossi’, scrisse che nel 1750 la quota dell’India nel PIL mondiale era del 24,5 per cento, della Cina del 33 per cento, e la quota congiunta di Gran Bretagna e Stati Uniti del 2 per cento. Scossa dalla tesi, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, un club occidentale, costituì un Istituto di Studi sullo Sviluppo con il professor Angus Maddison dell’Università di Groningen, per indagare sulle affermazioni di Bairoch. I dati compilati da Maddison confermarono, cosa che i bambini delle scuole indiane sanno, ma misteriosamente è ignota in occidente, che India e Cina furono le principali economie del mondo negli ultimi 2000 anni. I suoi dati mostrarono che l’India fu la prima potenza economica del mondo fino al 1700, cioè 18 degli ultimi 20 secoli. L’India aveva il 32 per cento la quota del PIL mondiale nei primi 1000 anni e il 28-24 per cento nel secondo millennio fino al 1700. Da quando Bairoch e Maddison presentarono quegli studi innovativi, le cose sono progredite a gran velocità. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, l’anno scorso è stato il primo in cui i mercati emergenti rappresentavano più della metà del PIL mondiale, sulla base del potere d’acquisto. Quattro grandi Paesi BRICS del gruppo, Brasile, Russia, India e Cina, sono oggi le sole economie da 1000 miliardi di dollari esterne all’OCSE e sono anche tra le 10 maggiori economie nazionali del mondo. Forza e velocità della crescita
Mentre diversi media occidentali come il New York Times continuano a ripetersi che i BRICS sono deboli, è evidente che il gruppo delle cinque nazioni è il motore che ha salvato l’economia globale stagnante. La società di consulenza internazionale Grant Thornton dice che i BRICS non sono più emergenti, ma rientrano in una classe diversa appena sotto quella dei Paesi sviluppati. Jim O’Neill, che ha coniato il termine BRIC, dice che è “idiota e offensivo” definirle economie emergenti. Sostiene che queste economie sono e dovrebbero essere definite “mercati dall’andamento sempre più positivo in ogni aspetto dell’economia mondiale” e “mercati in crescita“. Uno studio della PriceWaterhouseCoopers (PwC) intitolato ‘Il mondo nel 2050′, dice che la forza collettiva delle economie BRIC è sempre più importante nell’economia globale. “Mentre le economie mature in tutto il mondo sono alle prese con deficit di bilancio enormi, crescita anemica e aumento della disoccupazione, i BRIC si espandono rapidamente, facendo uscire i popoli dalla povertà e guidando l’economia globale. Il modo in cui i capi della travagliata eurozona hanno recentemente supplicato questi mercati per avere fondi con cui alleviare la crisi del loro debito sovrano, sono un altro passo finale nella transizione del potere economico da ‘ovest’ ad ‘est’.” Come il mondo cambierà
PwC dice che la Cina è proiettata nel superare gli Stati Uniti quale prima economia per potere d’acquisto (PPA) nel 2017 ed in termini di tassi di cambio del mercato entro il 2027. L’India diventerà il terzo ‘gigante economico globale’ entro il 2050, molto avanti al Brasile, che tuttavia arriverà al quarto posto davanti al Giappone. La Russia potrebbe sorpassare la Germania diventando la prima economia europea entro il 2020, in termini di PPP, e intorno al 2035 per tassi di cambio del mercato. In aree come biotecnologie e nanotecnologie, Cina e India avranno un ruolo crescente nel loro sviluppo, nei prossimi decenni. Ciò ne alimenterà ulteriormente la progressione sulle più lente economie avanzate. Il declino del dollaro
Venti anni fa, i turisti che volevano cambiare rubli o rupie sarebbero stati ben accolti solo negli aeroporti internazionali dei Paesi che emettevano quelle valute. Oggi, le rupie indiane possono essere cambiate nelle piccole banche in Australia e Nuova Zelanda. L’accettazione della moneta è semplicemente un segno della fiducia nell’economia e nel commercio del Paese di emissione. In un articolo intitolato ‘Il blocco del Renminbi è qui’, Arvind Subramanian e Martin Kessler del Peterson Institute for International Economics statunitense danno un quadro drammatico di come il RMB si rafforzi mentre il dollaro s’indebolisce. In primo luogo, dicono che il RMB è già la moneta di riferimento dominante in India e Sud Africa. In secondo luogo, dalla metà del 2010 il RMB ha fatto passi da giganti come valuta di riferimento rispetto a dollaro ed euro. “Il RMB è ora la moneta di riferimento dominante in Asia orientale, eclissando il dollaro e l’euro… Le valute di Corea del Sud, Indonesia, Malesia, Filippine, Taiwan, Singapore e Thailandia ora sono collegate più al RMB che al dollaro. Il predominio del dollaro come moneta di riferimento in Asia orientale è ora limitato a Hong Kong (in virtù del peg), Vietnam e Mongolia“. Forniscono questa agghiacciante valutazione: “Il dollaro e l’euro hanno ancora un ruolo che va ben al di là delle loro sfere d’influenza naturali che non il RMB, ma ciò sta cambiando a favore del RMB“. Perché agghiacciante? Il commercio India-Iran in rupia, Russia-Iran in rublo e l’accettazione mondiale del RMB erodono lentamente il prestigio del dollaro USA, che avrà conseguenze sulla prosperità statunitense. Come nazione notevolmente beneficiata, e sfruttata, dallo status di valuta di riserva del dollaro, la fine del Raj del dollaro significa un forte calo dei redditi statunitensi e della capacità del Paese di proiettare potere. Il sud ancora in gioco
L’avanzata, o come dice il consigliere della Sicurezza Nazionale indiana Shiv Shankar Menon, il “risorgere” dei Paesi BRICS non significa che l’occidente tramonterà presto. Mentre la sua fetta di torta economica globale si riduce in modo sostanziale, la prosperità occidentale si ridurrà solo in termini relativi. PwC dice che gli Stati Uniti manterranno il primo posto per livello medio di reddito nel 2050, mentre i Paesi emergenti come Cina, Brasile, Indonesia e l’India saranno ancora in fondo alla tabella dei redditi. Tuttavia, il differenziale di PIL pro capite tra i due gruppi si ridurrà significativamente. Ad esempio, il PIL pro capite della Cina, come percentuale di spesa degli USA, aumenterà dal 18 per cento nel 2011 al 44 per cento nel 2050. Per i prodotti e servizi dal più alto valore aggiunto, i mercati di Stati Uniti ed Unione europea resteranno attraenti grazie ai loro consumatori più abbienti, sebbene le multinazionali dei mercati emergenti potranno aspettarsi di raggiungere una posizione sempre più forte su questi mercati, mentre avanzano lungo la scala del valore aggiunto. Il futuro dei BRICS
Attualmente, i Paesi BRICS rappresentano più di un quarto delle terre emerse del mondo, oltre il 40 per cento della popolazione mondiale e circa il 35 per cento delle riserve valutarie mondiali. Le economie dei BRICS collettivamente valgono circa 12000 miliardi di dollari, e supereranno le dimensioni dell’economia statunitense, pari a 15000 miliardi dollari, entro il 2015. Nelle stime dell’ex economista di Goldman Sachs Jim O’Neill, entro il 2020 il PIL combinato dei BRIC sarà di circa 25000 miliardi di dollari. Ciò che rende la storia dei BRICS così interessante e attraente per i Paesi dal Sud America all’Africa è la natura arcobaleno di tale coalizione. Ogni Paese è completamente diverso dagli altri, non solo in termini di razza e colore ma anche di sistemi economici e di religione. L’obiettivo del gruppo è piuttosto globale che regionale o locale, e questo principalmente grazie al DNA del triangolo Russia-India-Cina organizzato da Mosca negli anni ’90. Con le democrazie occidentali sempre più inefficienti, il successo economico dei Paesi BRICS infine potrebbe instaurare un mondo multipolare dove i piccoli Paesi avranno la libertà e l’opportunità di tendere alla prosperità, e ciò potrebbe rendere il mondo un posto più equo. Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora