Il Venerabile senza controlli dalla primavera ' 97
Il Venerabile senza controlli dalla primavera ’ 97
Un anno di vuoto dopo la " scorta " imposta da Parisi e le intercettazioni dei pm romani Tutti i visitatori venivano identificati: c' erano Sgarbi, Moser e la rockstar Pelu' . L' ultimo allarme degli inquirenti: ha relazioni in Russia, Romania e Jugoslavia
MILANO - Liberi muratori e ancor piu' liberi maestri. Dalla primavera 1997 ogni controllo su Licio Gelli e' cessato: per la prima volta dalla scoperta della P2 il Venerabile ha potuto operare senza fare i conti con investigatori o intercettazioni. Nessuno ha piu' sorvegliato i cancelli di Villa Wanda, ventennale culla di trame politico - economiche. Nessuno ha piu' seguito le mosse del "burattinaio", al quale era stato tolto il passaporto proprio per impedire eventuali fughe all'estero. Niente, nemmeno la piu' piccola precauzione. E pensare che dieci anni fa Vincenzo Parisi aveva fatto le cose in grande. Nel 1988 Gelli era stato scarcerato: le sue condizioni di salute - stando ai certificati - erano cosi' gravi da impedirne la detenzione in carcere. Ma, appena tornato nella sua dimora aretina, aveva ripreso a pontificare. Per la Sinistra si trattava di uno scandalo: "C'e' qualcosa di piu' - scriveva su l'Unita' un giovanissimo Pietro Folena - . E cioe' il mancato sdegno. La normalita' con cui dai mezzi d'informazione e dal potere politico viene accettata questa situazione". La risposta del Viminale fu magistrale: si decreto' di "tutelare" Gelli con una scorta rigorosissima. Ufficialmente era un "servizio di vigilanza di una fonte di interrogatorio e chiarimento a disposizione della magistratura". Le motivazioni formali? Dopo le misteriose morti di Sindona e Calvi, bisognava impedire che "scomparisse" un altro protagonista delle vicende giudiziarie. Di pericoli Gelli ne ha corsi pochi: l'unico brivido venne da una pattuglia di finti ambasciatori smascherati dai carabinieri. Ma la sorveglianza era double face: piu' che proteggerlo, ne seguiva ogni passo. Ogni giorno venti uomini si alternavano nell'incarico. Due, piantati davanti alla villa, identificavano ogni visitatore; altri tre accompagnavano il Venerabile negli spostamenti, annotando qualunque incontro. Poliziotti e carabinieri compilavano poi impressionanti relazioni sulle frequentazioni della "nota personalita". Una processione di diplomatici, generali, industriali, parlamentari, giornalisti e artisti. Nomi spesso curiosi: Vittorio Sgarbi, Sandra Milo, Francesco Moser, Giannina Facio, Emilio Fede, Marta Marzotto, Piero Pelu' dei Liftiba. Per concludere con gli appuntamenti dell'avvocato Cesare "Previdi". Nell'estate terribile del '92 il cordone di sicurezza venne addirittura potenziato. L'allora ministro dell'Interno Nicola Mancino denuncio' pubblicamente la rinnovata pericolosita' finanziaria del "materassaio". Pronto a replicare con tranquillita' assoluta: "Sono stato per venti anni un banchiere senza licenza, ho mediato operazioni su 17 mila miliardi". Nella primavera '94 per il Venerabile arriva il momento della riscossa. Con una raffica di esposti denuncia l'attivita' della Digos di Arezzo. E nel luglio 1994 ottiene dal Comitato nazionale per l'ordine e per la sicurezza la revoca del "servizio di sorveglianza". A Palazzo Chigi siede Silvio Berlusconi. "Ho denunciato che la mia scorta era costata al popolo italiano venti miliardi - proclama soddisfatto l'ex patron della P2 -. Dicevano di proteggermi, in realta' era solo un mezzo per controllarmi". Per lui e' solo il purgatorio. La mole di accertamenti ha fornito materiale per una selva di inchieste. In particolare, il pm romano Elisabetta Cesqui e i suoi colleghi Nello Rossi e Lina Cusano affidano le indagini agli stessi agenti che per anni si sono occupati della vigilanza: una squadra che custodisce la memoria storica sulla rete del Venerabile. Per altri tre anni e' stato cosi' possibile proseguire nell'assedio silenzioso. Con intercettazioni e pedinamenti che - scrivono i pm - "evidenziano la vastita' degli interessi di Gelli e la pluralita' dei contatti intrattenuti": Romania, ex Jugoslavia, Montecarlo, Russia. Siamo al marzo del '97. Alla fine dell'inchiesta, il gip impone l'obbligo di dimora ad Arezzo e il divieto di espatrio. Ma con questi provvedimenti - paradossalmente - saltano le ultime catene. Al Venerabile basta una firma ogni lunedi', senza l'incubo dei segugi alle spalle. La Digos di Arezzo non ha personale sufficiente per occuparsi di un inquilino cosi' ingombrante. La squadra di specialisti viene sparpagliata per l'Italia e inseguita dalle vendette in carta bollata dei fedelissimi di Villa Wanda, dove rifioriscono i ricevimenti. Fino alla festa di compleanno del 21 aprile. Due giorni dopo sui quotidiani viene pubblicato il verdetto della Cassazione sull'Ambrosiano: solo allora il Viminale lancia l'allarme. Troppo tardi. Scrisse Folena nel 1988: "Nella politica di una forza di progresso ci deve essere anche la parte positiva e costruttiva. Ma, di fronte a questo spettacolo, ci deve essere anche la parte critica e distruttiva. Contro Gelli, contro i suoi amici del palazzo, contro chi usa per la giustizia due metri e due misure". E oggi?
Di Feo Gianluca
Pagina 15
(12 maggio 1998) - Corriere della Sera




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