Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
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    Predefinito Il partito sarà la nostra comunità

    Questo intervento, pubblicato nel mio blog in risposta a LupoSciolto, puo forse costituire la base di una discussione più larga tra i comunisti.



    Una risposta un tanto precisa alla domanda che riguarda la forma di quest'organismo - il partito - credo che è per forza speculativa al giorno d'oggi.
    È una cosa sconfortante, ma non dobbiamo raccontarci frottole, pena portarci dentro interi pezzi del vecchio mondo.

    Esempio tipico di frottola velenosa è la sedicente necessità di integrare la democrazia parlamentare, e quindi di praticare in un modo o nell'altro un sistema di selezione dei dirigenti per il partito che consegue le elezioni. Poco a poco succede che la logica di competizione elettorale si autonomizza dal contenuto programmatico, fino al punto in cui lo stesso contenuto si adegua alla forma mediatica e istituzionale egemonica. Intanto lo stesso personale politico si specializza in quel tipo di ambiente ponendo quindi le condizione di una riproduzione incestuosa tagliata dal movimento.

    Per questo mi limito per lo più - ma non sempre, e mi sarà uscita qualche "sparata" - a definire il partito storico come la costituzione viva della comunità umana nel seno della comunità materiale del capitale.
    Cioè: realizzazione di un rapporto sociale che trova il suo fine non nella riproduzione infinita del capitale (quindi salariato, merce, e tutto quel che ci hanno fatto sopra fino allo Stato) ma nella sua stessa affermazione come comune. La comunità, contro la società in cui la separazione universale si presenta unita nel spettacolo dell'abbondanza di merci, afferma concretamente il comune; quindi la comunità è il comunismo e non c'è comunismo al di fuori della comunità (per esempio sotto la forma di una burocrazia, o di un regime, o di una casta del sapere separata, ecc.)

    Certo è una definizione intransigente del partito, ma senza di questa come si spera affrontare l'ineludibile, durissimo scontro contro la dominazione?
    Perché questo almeno è chiaro: arrivati al punto in cui il partito è capace di assicurare un esistenza al di fuori del capitale ad una parte consistente della popolazione, di sicuro arriva la risposta spaventata dei proprietari della società scambista e delle loro istituzioni.

    Il vecchio mondo, dall'alba della rivoluzione industriale, ha sempre fatto una vera e propria guerra contro la comunità, ha sempre fatto in modo che gli uomini si vedano obbligati a scambiare per vivere.
    Noi dobbiamo ritrovare la possibilità di escludere lo scambio dalla nostra vita, quindi dobbiamo ritrovare le condizioni del comune.

    E quindi abbiamo di fronte a noi non la stupida utopia pacifista riformista democratica e moralista dei middle class occidentali progressisti, ma la guerra rivoluzionaria del proletariato mondiale.
    Ultima modifica di Tommaso; 28-04-14 alle 17:47
    Tutti gli impiegati del mondo hanno immaginato queste cose e le hanno sconfessate e adesso sono gli impiegati.
    Pavese

  2. #2
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: Il partito sarà la nostra comunità

    Un contributo molto interessante il tuo. Il partito inteso come cellula comunitaria della futura società comunista. Creare comunità "qui ed ora" prima ancora che preoccuparsi delle dispute elettorali. Vorrei aggiungere altro, ma ritengo di non avere a mia disposizione il bagaglio filosofico e sociologico necessario per esprimermi. Interessante anche la parte riguardante il tentativo di superare la mercificazione dei rapporti umani e il feticismo della merce. Parole da tenere bene in mente per chi vuole dare vita a un'esperienza comunista che non si riduca a semplice cartello elettorale.
    Lottiamo per una giustizia sociale che non sia un favore, ma un diritto - J. D. Perón -

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  3. #3
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: Il partito sarà la nostra comunità

    Scrivo questo pur credendo, a differenza tua, all'importanza del partito come grimaldello istituzionale per abbattere la democrazia borghese (dal suo interno , ma con l'irrinunciabile supporto delle masse proletarie in lotta).
    Lottiamo per una giustizia sociale che non sia un favore, ma un diritto - J. D. Perón -

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  4. #4
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    Predefinito Re: Il partito sarà la nostra comunità

    Idee da tenere in debita considerazione. Bravo Tommaso
    Questo è il mio caposaldo. Da qui non mi schiodo.

  5. #5
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    Predefinito Re: Il partito sarà la nostra comunità

    "Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels

    Contributo alla discussione


    AUTONOMIA PROLETARIA: RESISTENZA COMUNITARIA






    Di Maurizio Neri




    Credo che oggi il punto fondamentale da cui ripartire resta l’esperienza dell’autonomia, quella con la lettera piccola, quella dello spontaneismo e della frattura con il bagaglio ideologico dei gruppi e dei partiti, l’autonomia operaia degli anni Settanta, quella che cercava la sintesi delle sue due diverse anime, quella operaia e operaista e quella studentesca e potremmo dire libertaria. Autonomia operaia si diceva e senza dubbio l’anima che prevalse alla fine fu proprio quella operaista, quella di Piperno e Scalzone, quella della rivista Rosso e di Toni Negri. Si è già più e più volte parlato dei danni a lungo termine che portò con sé la corrente operaista e quindi non è necessario né interessante ora stare a ripetere concetti già più volte ripetuti ma è importante far notare come allora avesse ancora un senso valido o perlomeno percepito tale parlare di autonomia OPERAIA, quando si stava entrando in un periodo di percepita maturazione delle lotte operaie all’interno delle grandi fabbriche fordiste e del loro stretto collegamento con le lotte studentesche degli anni passati.

    Segui: Comunismo Comunitario
    Muntzer il Sopravvissuto

  6. #6
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: Il partito sarà la nostra comunità

    Citazione Originariamente Scritto da Muntzer Visualizza Messaggio
    "Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels

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    AUTONOMIA PROLETARIA: RESISTENZA COMUNITARIA






    Di Maurizio Neri




    Credo che oggi il punto fondamentale da cui ripartire resta l’esperienza dell’autonomia, quella con la lettera piccola, quella dello spontaneismo e della frattura con il bagaglio ideologico dei gruppi e dei partiti, l’autonomia operaia degli anni Settanta, quella che cercava la sintesi delle sue due diverse anime, quella operaia e operaista e quella studentesca e potremmo dire libertaria. Autonomia operaia si diceva e senza dubbio l’anima che prevalse alla fine fu proprio quella operaista, quella di Piperno e Scalzone, quella della rivista Rosso e di Toni Negri. Si è già più e più volte parlato dei danni a lungo termine che portò con sé la corrente operaista e quindi non è necessario né interessante ora stare a ripetere concetti già più volte ripetuti ma è importante far notare come allora avesse ancora un senso valido o perlomeno percepito tale parlare di autonomia OPERAIA, quando si stava entrando in un periodo di percepita maturazione delle lotte operaie all’interno delle grandi fabbriche fordiste e del loro stretto collegamento con le lotte studentesche degli anni passati.

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    Oddio. Dal comunitarismo previano all'autonomia! Dimmi che non è vero.

    Quello dell'Autonomia è un progetto ormai conclusosi nel peggiore dei modi (leggi: cessi-sociali). Certo, si potrebbero riprendere alcune testi come quella concernente una sorta di guerra di lacerazione contro lo stato borghese, ma andrebbe depurata da illegalitarismi ideologici, spontaneismi, femminismi e monnezza borghese varia. Io ho apprezzato molto il percorso intellettuale di Preve e del suo allievo Fusaro. Per questo mi sento di dire che con Negri, Piperno e gente simile non ho e non avrò mai nulla a che spartire.
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