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Rif: Io, Giovane Padano
La nascita del coordinamento federale
del Movimento giovani padani
Forlì (Romagna, Padania)
24 ottobre 1999
III Dip
Il coordinamento federale del Movimento giovani padani
avrebbe mosso i suoi primi passi solo tre anni più tardi. Ma
quel giorno, che molto in fretta divenne notte, rappresentò la
posa della prima pietra di un progetto che aveva ispirato
tutto il lavoro dei Giovani padani.
Sulla contrapposizione tra coordinatore e coordinamento era
fondata buona parte della filosofia politica dell’Mgp.
Banalmente, e troppo superficialmente, si potrebbe citare
l’abusato “l’unione fa la forza” ma, in quel detto, era
contenuta una parte di verità. Per raggiungere qualsiasi
obiettivo i Giovani padani non solo avrebbero dovuto e
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potuto sempre contare sull’aiuto dei fratelli, ma avrebbero
dovuto, soprattutto, accantonare certi personalismi tipici di
altre culture. Per questo, quando iniziammo a pensare al
coordinamento federale dei Giovani padani, fu da subito
chiaro che non ci sarebbe stato un capo, semmai un
coordinatore con il suo coordinamento federale.
Dalla storia della Lega Nord e dall’insegnamento delle
nostre nazioni avevamo capito che era inutile e dannoso
accentrare tutte le responsabilità in un’unica figura. Questo
per fare in modo che nessuno si sentisse indispensabile ma
che tutti fossero necessari.
Il coordinamento, già sperimentato in Brianza e presto
modello irrinunciabile per tutte le province e le nazioni
padane, non era altro che un gruppo di fratelli affiatati,
affidabili e motivati in grado di gestire al meglio il proprio
compito. Un organo omogeneo all’esterno ma eterogeneo al
suo interno, capace veramente di rappresentare la risposta a
tutte le eventuali domande dei Giovani padani. A livello
federale si chiedeva rappresentanza di tutte le nazioni
padane e competenza in settori cardine per le Politiche
giovanili: scuola, università, sport, volontariato, rapporti con
l’estero, comunicazione e cultura.
In un periodo in cui avevamo piegato tutte le distanze alla
voglia di realizzare questo piccolo grande sogno,
decidemmo di riunirci a Forlì, in quella Romagna così
ostinatamente rossa ma desiderosa di dare un calcio al
proprio regime politico e ideologico. Alcuni giovani
partirono dalla Lombardia, fecero tappa in Veneto per
prendere uno dei nostri fratelli e poi via in Emilia per un
rapido confronto con il coordinatore emiliano che aveva
lasciato la delega e, infine, a destinazione: in Romagna.
Tutti quei chilometri avanti e indietro per la Padania
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potrebbero sembrare superflui e, invece, erano una sorta di
riconoscimento dell’importanza di ogni singolo fratello.
Questo passo, questo ennesimo gradino del nostro sogno, fu
più importante di quanto lasciano pensare queste righe
appannate. Nei mesi successivi la nostra azione fu come
legittimata e “investita” da una missione: far crescere
ovunque il Movimento giovani padani. E passo dopo passo
ecco la grandiosa macchina dell’Mgp mettersi (o rimettersi)
in moto in tutte le nazioni della nostra Repubblica federale.
Se in Lombardia e in Veneto c’erano due realtà ben
consolidate, nel resto delle nazioni padane si iniziò un
percorso, i cui frutti si vedono ancora oggi e sono uno dei
motivi d’orgoglio dell’intero Movimento Lega Nord.
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Rif: Io, Giovane Padano
MGP Piemont
Fiano (Canavese)
Febbraio 2000
III Dip
Un ristorantino tipico piemontese in un borgo del Canavese
che fatica a raggiungere le duemila anime, quattrocento
metri sul livello del mare, una quarantina di giovani giunti
da tutto il Piemonte e così tanto scetticismo da far pensare
addirittura ad un manipolo di ammutinati. Le premesse della
riunione di Fiano non erano certo delle migliori e, quella
sera, ci volle davvero uno sforzo di straordinario ottimismo
per “portare a casa il risultato”. A Torino e Novara i giovani
si erano già fatti sentire e conoscere ma sempre confinati
nelle rispettive province. E anche quelle voci sulla
possibilità di coordinare le iniziative in tutto il Piemonte
venivano accolte senza molta considerazione. “Il Piemonte è
una realtà diversa, chiusa, difficile. Qui i giovani, e il resto
della gente, non sono come nelle altre nazioni padane, qui
non si può prendere un modello e riproporlo” era lo spietato
ritornello che veniva recitato come una litania. Senza
aggiungere i “ma in Piemonte…”, “però i piemontesi…”,
“voi non capite che…” che interrompevano tutti i racconti
fatti dai ragazzi che andarono a fondare l’Mgp9. Ce lo ricordiamo tutti il volto di quel giovane, proprio lui, quello
che demoliva sistematicamente con fucilate di pessimismo
ogni tentativo di spiegare che anche in Piemonte c’erano le
premesse per fare, per crescere. Aveva così insistito
sull’immobilismo della sua realtà che venne spontaneo
pensare che fosse un infiltrato o qualcuno mandato
appositamente per far saltare il progetto. Tornammo a casa
soddisfatti a metà, con quel maledetto dubbio di non aver
fatto breccia nei cuori dei fratelli piemontesi.
…ma noi l’avevamo convinto a “fare il tentativo”…
Poi, come sempre accade a chi ci crede davvero, il miracolo.
Proprio quel giovane, quello “da scartare”, quello “in
Lombardia è una cosa, in Piemonte è un’altra” volle tentare
l’impresa e si fece carico delle sorti del Movimento giovani
padani Piemont. Con risultati straordinari. In poche
settimane i piemontesi riuscirono ad organizzarsi e ad essere
presenti in gran numero alla prima manifestazione federale
dei Giovani padani, quello straordinario corteo che il 4
marzo colorò le strade di Piacenza per gridare contro le
Ingiustizie della giustizia italiana che stava imparando ad
usare l’arma degli avvisi di garanzia (Corso Monforte su
tutti) per minare le basi del nostro sogno.
Oggi il Piemonte splende dei suoi quaranta gruppi effettivi e
dell’entusiasmo delle centinaia di giovani che riesce a
mobilitare quando la causa ci chiama in prima linea.
Risultati che non sono venuti, ovviamente, da soli ma sono
stati la conseguenza del coraggio, della voglia di mettersi in
gioco in una realtà dove l’identità sanguina per la scellerata
politica di sinistra. Sinistra che ha messo in ginocchio la gloriosa Torino, spogliandola della propria cultura e delle
proprie tradizioni per la vergognosa incapacità di
impegnarsi in una politica di controllo e integrazione del
fenomeno dell’immigrazione, italiana prima ed
extracomunitaria dopo.
Per questo, alla metà di aprile, decidemmo di organizzare la
prima festa nazionale proprio ai Murazzi. Quattrocento
giovani, venuti anche dal Veneto, dalla Lombardia e
dall’Emilia per dimostrare che, anche nei fortini più sinistri
della sinistra, dove i centri sociali pensano di dominare e
dove le persone muoiono misteriosamente annegate nel Po,
era possibile riappropriarci dei nostri spazi, con i nostri
simboli, con le nostre fascette, con la nostra voglia di far
festa, di tollerare ma di non permettere a nessuno di
sindacare sulle nostre rivendicazioni. In una nazione dove
persino il diritto all’istruzione è stato scippato agli studenti
per essere infangato come bandiera dei collettivi
studenteschi (il più delle volte tante chiacchiere, tanti
scioperi, tante battaglie “contro” ma nessun risultato
concreto…), fondamentale fu la nostra presenza in
Consiglio regionale per sostenere la politica dei buoniscuola,
un provvedimento che non è certo un traguardo ma
un punto di partenza (anche perfettibile) per arrivare alla
libertà di scelta e stimolare le scuole nell’unica vera sfida
necessaria, quella della qualità della formazione.
Altrettanto indimenticabile fu quella notte (il termometro
segnava sette gradi sotto lo zero) trascorsa, in compagnia di
tanti fratelli sul colle dell’Assietta, il valico delle Alpi Cozie
tra la valle della Dora Riparia e quella del Chisone, a 2.472
metri. Lì, proprio tra queste montagne, nel 1747, nell’ultima
fase della guerra di Successione austriaca, con l’allora
Regno di Sardegna alleato agli austriaci, i piemontesi
ottennero una grande vittoria sui franco-spagnoli. Un modo
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per riappropriarci della nostra storia, vigliaccamente
cancellata dai programmi delle scuole italiane, di vivere le
nostre montagne e di ricordare che, in qualunque periodico
storico, ci sarà sempre un nemico, a volte visibile altre volte
mascherato, pronto a impossessarsi di quanto tramandatoci
di padre in figlio. E noi saremo sempre al valico ad
aspettarli!
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Rif: Io, Giovane Padano
Il Friuli
Reana del Royale
24 febbraio 2000
III Dip
Il movimento giovanile della Lega in Friuli era sempre
esistito. A sentire i racconti di quanti avevano partecipato
all’epopea della metà degli anni Novanta e all’ondata
entusiastica della fase secessionista, i ragazzi si erano dati
davvero da fare. Poi qualcuno si era perso per strada, altri
avevano dovuto dedicarsi anima e corpo al movimento e
così la struttura si era praticamente sfilacciata. Quando alla
segreteria nazionale arrivò una chiamata per chiedere una
mano per rimettere in moto quella macchina (che tutti sanno
andare a vino ed entusiasmo…), si trattò di dare solo una
piccola spolverata. Quel giorno di febbraio ci trovammo
nella mitica sede di Reana del Royale, affascinante borgo di
cinquemila anime in provincia di Udine, posto a poco più di
centocinquanta metri sul livello del mare. Per dare l’idea
della compattezza del Movimento giovani Padani,
arrivarono due fratelli dalla Lombardia e uno dal Veneto per
raccontare i grandi passi compiuti dall’Mgp, i segreti per far
crescere i gruppi giovani ovunque e i valori da trasmettere a
tutti i fratelli. Nella sede, ad attenderli, una sessantina di
giovani, il segretario nazionale ed alcuni parlamentari. Fu di
nuovo magia. I Giovani padani del Friuli ripartirono subito
con entusiasmo. La Pontida di quell’anno li vide tra i
protagonisti della nottata trascorsa, come ormai d’abitudine,
sul sacro prato del giuramento. Un manipolo di una ventina
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di giovani, vestiti con le immancabili magliette blu e gialle,
fu sufficiente per trascinare la festa dal tramonto all’alba:
sessanta litri di vino, carne da fare alla griglia per un
esercito, un ponteggio alto dodici metri su cui venne issata
la bandiera nazionale e quella dei Giovani padani, un
accampamento in cui tutti erano i benvenuti e quella
polenta, rimestata alle due del mattino, che ebbe il potere di
rafforzare ancora di più il legame tra i giovani delle diverse
nazioni padane. La magia era data proprio da questo
linguaggio non verbale, questa sorta di riti che non
necessitavano spiegazioni ma che veniva spontaneo
condividere, come se la terra ce li avesse insegnati dalla
nascita. La politica ebbe naturalmente sempre un ruolo di
primo piano tra i giovani friulani, dediti certo alla goliardia
(indimenticabile la sfida a calcio con i fratelli del Veneto
orientale a Pasian di Prato e il rito del toro allo spiedo) ma
intelligentemente preparati per l’obiettivo primo della nostra
lotta: la difesa della nostra identità e l’indipendenza della
nostra terra. Il 5 maggio del 2002 era palpabile l’orgoglio
per il “devolution day”, l’iniziativa federale del Movimento
studentesco padano che riuscì a diffondere in ogni angolo
della Padania il concetto di devoluzione e i principi secondo
cui avremmo voluto applicarla alle nostre nazioni. Anche in
Friuli, cosa che nessun altro movimento giovanile aveva mai
fatto, vennero coinvolte contemporaneamente, nella stessa
giornata, una ventina di scuole. Furono centinaia i giovani
che si avvicinarono alla nostra realtà, fosse solo per capire
che diavolo fosse quella devolution. E per noi fu un vanto di
cui conserviamo ancora oggi il ricordo. Anche di recente
siamo tornati fuori dalle scuole friulane per un sondaggio
sul rapporto tra giovani e mondo del lavoro, per offrire uno
scenario chiaro alla nostra candidata Alessandra Guerra e
chiederle di lottare per il bene dei nostri ragazzi. L’ennesima
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dimostrazione di un legame tra i giovani e la nostra terra
che, dopo questo cammino, non verrà mai meno.
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Rif: Io, Giovane Padano
La classe dirigente del futuro,
sintesi di cuore e testa:
gli Universitari Padani
Rho, giugno 2000
III Dip
La Cattolica di Milano e la Statale di Brescia. Erano queste
le medaglie strappate da “Federalismo, libertà e
cooperazione”, la primitiva organizzazione universitaria
della Lega Nord. Poi, poco alla volta, le sedi universitarie
erano state trascurate. Poste e rafforzate le basi del
Movimento giovani padani, ora era arrivato il momento di
tornare con prepotenza nei luoghi detentori della Cultura, sia
per far conoscere le idee della Lega sia per sfatare i falsi
miti con cui, sistematicamente, i media di regime cercavano
di demolire la nostra immagine.
Durante una notte segnata da un’incredibile tempesta, in
un’estate piacentina, venne scelto il giovane che avrebbe
dovuto far nascere e crescere il Mup in tutte le nazioni della
Padania. Era stato nominato un universitario di Rho, molto
attivo nell’Mgp ma che, senza mai farsi notare, aveva
comunque lasciato in tutti un’ottima impressione. I risultati
arrivarono subito e con un’intensità tale da lasciare tutti
senza parole. Le battaglie del Mup, del resto, erano piuttosto
chiare: abolizione della tesi di laurea, i soldi delle Regioni
investiti per il diritto di studio dei residenti, potenziamento
delle agevolazioni e delle borse di studio, impronta
meritocratica negli atenei.
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Nel dicembre del 2000 gli universitari di Brescia
conquistarono un risultato straordinario, superando il 60 per
cento dei consensi. L’eco di questa vittoria portò entusiasmo
tra i giovani che riuscirono a presentare liste anche
nell’Università dell’Insubria, dove il consenso alle idee del
Mup toccò il 40 per cento dell’elettorato. Nel 2001 fu il
battesimo della Statale di Bergamo dove il simbolo del Mup
non era mai comparso: il 20 per centro ottenuto dagli
universitari padani ci permise di entrare ufficialmente in un
ateneo storicamente rosso. Nel marzo del 2001 un altro
risultato che si guadagnò le attenzioni di tutta la stampa
nazionale: nella Facoltà di Scienze Bancarie dell’Università
Cattolica di Milano, inespugnabile feudo dei ciellini, i
ragazzi del Mup, attaccati da destra a sinistra, ottennero il 41
per cento delle preferenze e, grazie a questa lista, il simbolo
del Mup riuscì ad arrivare anche a Roma (6 per cento), Rieti
(37 per cento) e, addirittura, Campobasso (3 per cento). Era
il momento di farsi conoscere fuori dalla Lombardia e, nel
2002 (anno del Cda a Brescia e della vittoria al Politecnico
di Milano), venne organizzato il “matricola-day”. Il simbolo
del Mup arrivò finalmente in tutti gli atenei della Padania,
dalla Toscana al Trentino: Parma, Modena, Bologna,
Alessandria, Siena, Genova, Torino, Treviso, Verona,
Trieste, Trento, ovunque gli universitari, in quei giorni,
seppero dell’esistenza del Mup, delle sue idee e della voglia
di dare una scossa ad anni di assoluto immobilismo.
La nostra presenza in università è doppiamente importante:
da una parte si cerca di formare la futura classe dirigente del
Movimento, formazione concreta e spirituale di persone
preparate ma che sappiano, soprattutto, da dove vengono e
dove vogliono arrivare.
Anche il segretario federale Umberto Bossi, un giorno, di
proprio pugno, fece recapitare ai responsabili federali del
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Mup e dell’Mgp un biglietto per complimentarsi dei risultati
ottenuti: poche parole ma, dopo tanta fatica e tante notti
insonni, un gesto di apprezzamento dall’alto che riuscì a
trasmetterci molto di più di quanto contenuto nel messaggio
stesso. Come, del resto, ci lasciò senza parole la “nonnina
interista” (così ci chiese di ricordarla) che, in occasione di
un gazebo, venne a trovarci per consegnarci una busta con
un cospicuo contributo in denaro: “Non dovete ringraziarmi,
voi siete la nostra speranza, sono io che devo ringraziare
voi”, è quanto si limitò a dirci prima di incamminarsi
lentamente verso casa. Il Mup aveva acquistato peso giorno
dopo giorno e quando, all’inizio del 2003, una docente
universitaria si servì della propria cattedra e del proprio
ruolo per attaccare senza pudore la legge sull’immigrazione,
la reazione del Mup fu così forte da meritarsi anche
un’intervista a “Porta a Porta” seguitissimo talk-show di Rai
Uno. Un’altra data destinata ad entrare nella storia è
senz’altro il 14 aprile 2003, giornata memorabile per la
prima partecipazione del Mup nelle elezioni universitarie di
Modena e Reggio Emilia, feudi rossi dove nessuno avrebbe
scommesso un centesimo sulla nostra possibilità di
attecchire. Sul fatto che nulla sia impossibile per l’Mgp
crediamo di essere tornati più volte…
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Rif: Io, Giovane Padano
La Gioventù Trentino Tirolese
Novembre 2000
Trento
IV Dip
Il sogno di coordinare i patrioti padani anche in questa
nazione era coltivato da svariati mesi. L’eco della crescita
esponenziale di quel manipolo di pazzi10 stava arrivando
davvero ovunque e, giocoforza, trovammo le porte sempre
aperte. Di questo, naturalmente, dobbiamo sempre essere
grati (un discorso che vale per tutte le nazioni) anche a tutti
“gli eterni giovani”, inchiodati solo dall’anagrafe, che hanno
creduto insieme a noi a questo progetto, vedendo in noi una
risorsa e non un “rivale”, una parte integrante della Lega
Nord Padania e non una corrente o, peggio ancora, un’entità
estranea o parallela al Movimento. Anche in Trentino la
collaborazione da parte della segreteria nazionale fu
completa e fraterna. Le basi per far partire l’Mgp, del resto,
non erano inconsistenti. Mancava solo la spinta decisiva,
che arrivò sull’onda dell’entusiasmo delle basi del
coordinamento federale. La riunione di fondazione si tenne
nella sede nazionale, alla fine del 2000, nel freddo mese di
novembre. La fondazione, come sempre, si basava su un
principio semplice ma esplosivo: l’esempio. Nella società padana non c’erano né cattedratici con la bacchetta magica
sfilata dai manuali né capi investiti dall’alto o, addirittura,
autoinvestitisi del potere. C’erano solo tanti fratelli capaci di
trasmettere entusiasmo mettendosi in gioco in prima
persona, essendo i primi a sporcarsi le mani di colla e
vernice, essendo i primi a sfidare le platee delle scuole,
essendo i primi a sventolare le bandiere anche in piazze
nemiche, essendo gli ultimi ad andare a letto e i primi a
litigare con la sveglia all’alba. Questo ci legittimava e ci
legittima a compiere quell’atto superbo di insegnare ai
fratelli “come fare”. Noi presentavamo un esempio da
imitare, un modello da seguire nel rispetto delle diversità. E
per fortuna, in tutte queste spedizioni, c’era tanto da dare e
tanto da ricevere: la ricchezza di un’identità che ogni
nazione rivendicava e metteva a disposizione della somma
ricchezza dei popoli padano-alpini.
In questo atto di rivendicazione della propria identità, i
ragazzi scelsero il nome di Gioventù Trentino Tirolese,
assumendo come simbolo un’aquila in campo bianco e
rosso. Una bozza di statuto e, poco dopo, anche qui l’Mgp
iniziò a colorare di idee, proposte ed entusiasmo le strade
cittadine. Singolare una delle prime uscite pubbliche, l’8
marzo del 2001, in occasione della festa della donna. In
diverse città della nazione trentina la Gioventù Trentino
Tirolese fece sentire la propria solidarietà nei confronti delle
battaglie per i diritti della donna, informando anche
storicamente sull’origine della festa, purtroppo ancora
annegata in falsi miti e rivendicazioni di parte. Un pugno
negli occhi a buona parte del mondo della sinistra che, da
sempre, aveva strumentalizzato la festa a soli fini elettorali,
salvo poi dimenticarsi della dignità delle donne e
dell’importanza del loro ruolo all’interno della famiglia
tradizionale nelle battaglie parlamentari e regionali.
Due le linee adottate dalla “Gtt” per far conoscere le idee
della Lega Nord ai giovani. I dibattiti culturali (soprattutto a
difesa delle tradizioni locali e dei valori della nostra gente,
una battaglia che spesso, negli ultimi anni, si traduceva
nell’opposizione all’avanzata islamica incontrollata) e le
“bicchierate”, ovvero delle sane e genuine chiacchierate con
i ragazzi nei vari locali della zona davanti a corposi calici di
vino, orgoglio, anche questo, della nostra terra.
Se in quel freddo mese di novembre nessuno, sinceramente,
si sarebbe aspettato grandi risultati, la folta rappresentanza
intervenuta alla prima assemblea federale di Brescia
confermò quella splendida intuizione: in ogni paese, persino
nel più piccolo raggruppamento di case sperduto tra le
montagne o alla fine di qualche sentiero impercorribile, c’è
sempre un giovane che ha voglia di gridare che “possono
toglierci anche la vita, ma non ci toglieranno mai la
libertà!”.
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Rif: Io, Giovane Padano
I momenti difficili
Castel San Giovanni (Piacenza)
21 maggio 2001
IV Dip
Ce la ricordammo a lungo quella sera. Era stato un periodo
di lotta, logoramento, speranza, confusione, chiarimenti. Era
trascorso del tempo dal nostro primo giuramento in uno
sconosciuto terreno dimenticato dalla storia. Eppure
sembrava che un soffio di vento potesse cancellare la Storia
che, a nostro modo, avevamo contribuito a scrivere. Pochi
giorni prima avevamo tentato invano di rimetterci in moto.
Quella sera, il 21 maggio del Quarto anno dalla
Dichiarazione d’Indipendenza, avrebbe deciso il nostro
futuro: divisi e perduti o uniti fino all’indipendenza. Gli
sbagli erano di tutto il Movimento giovanile: avevamo
dimenticato il fine, talvolta abbassato la guardia, c’eravamo
persi nei salotti e nei labirinti di una politica che non era la
Nostra, avevamo disimparato a fidarci di noi stessi,
avevamo scordato che eravamo lì per dare Onore al destino
della nostra Patria e non prestigio alla nostra persona,
c’eravamo eretti a capi di un esercito di cui avevamo più
volte giurato saremmo stati umili soldati. A turno, tutti,
eravamo caduti in queste trappole, eravamo pian piano
risaliti, poi ricaduti. Eppure in fondo all’anima, c’era lo
spirito di chi non avrebbe mai abbandonato la causa. Uno
spirito duramente messo alla prova da fratelli che avevano
tradito, da un popolo ostinatamente incapace di capire, dalla
fatica e dagli stenti di tante battaglie, da umani cedimenti
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verso altri fini. Chi fugge resta vivo, chi resta può morire. E,
se in quel momento fossimo fuggiti, il Nostro popolo
avrebbe ugualmente dovuto ringraziarci per quello che
avevamo fatto. Ma, se avessimo lasciato il campo, il nostro
sacrificio e di quelli che avevano combattuto al nostro
fianco sarebbe risultato vano. Un altro sogno spezzato,
un’altra Storia cancellata. E, invece, restammo inchiodati a
quella maledetta terra che avevamo giurato di liberare dalla
schiavitù, dai ladrocini, dai falsi idealismi, dalla corruzione,
dalla disonestà, da quella prima repubblica così lontana e
così vicina, da quelle catene che rendevano ancora troppo
Italia la nostra Padania.
Restammo, lottammo e la Storia ci diede ragione.
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Rif: Io, Giovane Padano
Le delusioni elettorali,
una spinta per riflettere
e ripartire più forti
Padania, 11 giugno 2002
V Dip
Poche ore erano appena trascorse da un ballottaggio per
nulla confortante. “Grazie” al primo anno di governo ma,
soprattutto, grazie all’indole da pecora del popolo italiano,
sempre pronto a piegare il capo e a seguire falsi profeti,
avevamo perso in un solo colpo Monza, Verona e Piacenza.
Non che fosse una ferita nello spirito del Movimento
giovani padani, con il cuore e con la mente fedele all’Idea.
Però, a guardare certe facce, si capiva che la sconfitta aveva
lasciato il segno. E, in parte, era giusto fosse così. La
cantina in cui ci ritrovammo era un teatro perfetto per il
nostro ordine del giorno: mattoni a vista, candele, musica
celtica e una videocassetta di ricordi per tenere sempre nel
cuore le fatiche che ci avevano portato fino a lì e riflettere
sul perché della perdita di consenso. Due battute per
raccontare un po’ di noi stessi, uno scambio di opinioni
informali e poi la seduta nel vivo. A turno, con la nostra
sincerità e la nostra profondità, ci confrontammo per capire
cosa fosse andato storto. Se avessimo voluto semplificare
l’analisi, sarebbe stato presto detto e la cena si sarebbe
consumata in brindisi. Se solo tutti avessero fatto un
ulteriore sforzo in più, se ognuno di noi avesse portato solo
un voto in più e una carica maggiore di entusiasmo, le cose
sarebbero andate diversamente. Eppure fu utile confrontarsi.
Per ribadire che noi non avremmo mai dovuto mollare. Per
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comprendere che la strada verso la Padania non passava per
forza dall’alleanza a destra, ma dalla collaborazione con chi
era disposto a lottare per la nostra causa. Per porci obiettivi
a breve termine, perché la gente ha bisogno di valori ed
ideali, ma anche di un disperato e continuo riscontro nella
realtà dei fatti. Per constatare, con cristallina semplicità, che
la Padania, la nostra terra, la nostra gente, la nostra storia e
soprattutto il nostro futuro hanno bisogno di noi. Chi non
c’era non potrà mai capire e respirare il profumo di quella
sera e di quel foglio di carta stretto tra le mani. Quel foglio
passato tra le mani di fratelli padani. I Giovani erano
cresciuti ancora. La nostra battaglia continua.
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Rif: Io, Giovane Padano
Non molleremo mai!
Milan, 9 settembre 2002
V Dip
Le prime pagine dei giornali e il largo consenso alle
iniziative non ci bastavano. Del resto non ci erano mai
bastati e, in tempi nemmeno troppo remoti, gli articoli della
stampa non venivano nemmeno presi in considerazione. Le
cose importanti per noi erano altre, come il fatto di
confrontarci, sempre e comunque, sulle scelte da
intraprendere.
Da qualche tempo ognuno, oberato di impegni e di idee,
aveva preso una strada un po’ troppo solitaria. Una
sensazione percepita da molti, dibattuta mai. Quella sera la
buttammo sul tavolo e, come sempre, prima di aprire il
confronto ci fu il consueto scontro di caratteri. Chi troppo
critico, chi troppo testardo, chi troppo permaloso.
Si parlava della scuola politica appena conclusa e
amplificata della stampa: dalle prime pagine dell’Unità e di
Libero al corsivo di Cavalera sul Corriere della sera. Ma era
solo la parte di un tutto. In generale il ritrovo era finalizzato
a riportare la voglia di confrontarci, consultarci e
collaborare.
Davanti a noi la grande manifestazione di Venezia in
calendario per il 15 settembre e il classico corteo dei
giovani, per la libertà di espressione ma contro il terrorismo.
Tutti d’accordo, naturalmente. Spesso ci lamentavamo del
fatto che gli incontri tra Giovani Padani lasciavano poche
tracce nel fiume di parole: questa volta era rimasta la voglia
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di confrontarsi, di rispolverare quello che qualcuno aveva
nostalgicamente chiamato lo spirito del “vecchio Mgp”. Un
risultato a dir poco essenziale.
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Rif: Io, Giovane Padano
Il giuramento
Urgnano, 5 aprile VI Dip
Lombardo
In questa parola, in questo destino
è racchiusa la nostra essenza
Noi,
già legati dalla fraternità della nostra Nazione,
oggi giuriamo per ricordare:
Che questa storia ci appartiene
e che è nostro compito preservarla
Che le nostre radici sono un vanto per noi
e un dovere verso la nostra terra
Che la politica dei giovani lombardi è arte del dare
anche senza ricevere
Che siamo qui per il bene della nostra terra
e non per interesse di parte
Che gli indirizzi a cui essere fedeli
sono quelli della Lega Nord Padania
Per questo, oggi, rinnoviamo
un patto mai scritto ma eterno
giuriamo di essere lombardi
orgogliosi di essere lombardi
fedeli a quanto tramandatoci dai nostri avi
fedeli alla nostra terra
fedeli alla nostra storia
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Pochi giorni fa, prima di chiudere questa prima e per forza
incompleta storia del Movimento giovani padani, all’interno
di uno splendido castello, si è sentita l’esigenza di rinnovare
la nostra fratellanza. Il Movimento è ormai maturo. Si è
parlato di politica, e tanto. Sono state approvate mozioni di
stampo culturale, sociale, amministrativo in una stanza che a
stento è riuscita a contenere i soli coordinatori dei gruppi
locali e alcuni coordinatori nazionali e federali. Il
Movimento ha fatto il bilancio dell’attività nelle scuole con
il Movimento studentesco padano e constatato con orgoglio
che il settore Esteri, Gap (Giovani amministratori padani),
Lingue, Sport e tutto ciò che concerne la nostra piattaforma
virtuale in internet sono delle splendide realtà.
Ma soprattutto ci si è guardati negli occhi ed è quello che
abbiamo chiesto di fare anche ai nostri ospiti (tra cui il
segretario nazionale della Lega Lombarda): guardarci negli
occhi. Un gesto che vale più di mille parole e sicuramente di
quelle usate per ribadire che il nostro sogno è ancora davanti
a noi, che per niente al mondo siamo disposti a tradire e che,
per costruire con la Lega Nord Padania una terra libera,
onesta, fiera del proprio passato ma capace di guardare al
futuro, i Giovani padani saranno sempre in prima linea.
Con questa premessa hanno ancora più valore le parole
dette, in questa occasione, dal coordinatore federale del
Movimento giovani padani.
“Oggi è il giorno dei valori, degli ideali, della comunità, del
romanticismo; è il giorno dello spirito in una società della
materia, dell'interesse, dell'individualismo. Oggi è il giorno
della consapevolezza che siamo e ci sentiamo giovani
patrioti padani, che la nostra terra e il nostro popolo si
chiamano Lombardia e Padania e che nessuna ideologia
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viene prima della nostra terra e del nostro popolo. In questi
anni ciò che abbiamo fatto ha quasi dell'incredibile.
Da un piccolo gruppo di giovani partiti a fare politica quasi
per gioco abbiamo creato una classe dirigente sintesi di
cuore e testa, classe dirigente che si sta distinguendo
scrivendo la storia di libertà del proprio popolo.
Sapevamo che ogni istante perso che avremmo potuto
dedicare alla causa sarebbe stata un'occasione persa.
Abbiamo saputo essere costanti, determinati e gagliardi
convinti che non avremmo potuto mai rassicurare,
convincere e infondere la volontà negli altri se prima non ci
avessimo creduto noi stessi. Abbiamo saputo essere anche
diplomatici, decisi, motivati ma soprattutto avevamo un
obiettivo ben chiaro nel cuore e nella mente: un movimento
giovani padani invincibile, gagliardo, nobile, fermo ma
coraggioso.
E' stata veramente dura, ricordo ancora i pomeriggi passati a
riflettere sulla situazione dei singoli gruppi giovani se non
sui singoli componenti degli stessi.
Ricordo ogni singolo giovane arruolato nelle nostre fila,
ricordo ogni iniziativa, anche le più semplici.
E' stata un'avventura fantastica... ma non è ancora finita!
Solo questa settimana ho avuto per l'ennesima volta l'onere e
l'onore di convincere cinque giovani nuovi nella Martesana,
giovani che sono il futuro dell’Mgp, della Lega ma
soprattutto del nostro popolo e della nostra terra: la Padania.
Tutto ciò ci ha però permesso di crescere, di prendere
coscienza di quello che stavamo diventando.
Il cuore si è unito alla testa. Oggi ho d'avanti a me la classe
dirigente dei Giovani Padani e della sola Lombardia,
immaginate quello che siamo oggi in tutta la Padania.
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Tutte le idee ispirate dal coraggio, sono come le pedine nel
gioco degli scacchi, possono essere mangiate ma anche dare
avvio a un gioco vincente:
questo sono oggi i Giovani padani
Ma oggi si scrive un passaggio storico nell’Mgp.
Oggi una volta per tutte dev'essere chiaro che l’Mgp non è
un qualcosa che lega i giovani leghisti da fattori anagrafici
ma che lo spirito, gli ideali, la volontà e la gagliardia che ci
contraddistinguono, dovranno contraddistinguerci per
sempre.
Il nostro entusiasmo e il nostro "modus operandi" siano
sempre in noi per tenerci uniti nella sacra battaglia di libertà
della nostra terra. Francamente non riesco umanamente a
immaginare un sentimento più nobile del sacrificio
personale in nome della libertà del proprio popolo. Non una
libertà economica, o individualista, o di classe, o ideologica
o fine a se stessa…ma la libertà nel senso più ampio e nobile
del termine: la libertà di una patria, la nostra, di tutti i suoi
popoli padani. Infinita è la forza che c'è dentro ogni patriota
ma non è costante la capacità di usarla: sforzatevi di trovare
sempre le energie in voi che vi faranno andare avanti e che
faranno andare avanti gli altri.
La libertà non è una cosa che si possa regalare;
la libertà uno se la conquista,
e ciascuno è libero quanto vuole esserlo.
Sono passati 11 anni e 5 mesi da quando sono entrato nella
Lega in nome della Libertà del nostro popolo: ho cercato
come voi di dare il massimo alla Lega convinto che essa sia
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il mezzo indispensabile, l'elsa della spada o la punta delle
nostre frecce per ottenere il fine: le chiavi di casa nostra.
Nonostante ciò mi sento in debito con il nostro Movimento e
con il Segretario Federale, a loro dovremo per sempre, tra le
tante cose, il coraggio di averci fatto alzare la testa.
La ruota è girata, il tempo è passato
e i ragazzi sono diventati uomini
Lombardi, puntate la spada:
fate vostra la vostra contrada,
questa bella che il ciel vi sortì.
Vaghe figlie del fervido amore,
chi nell'ora dei rischi è codardo
Più da voi non isperi uno sguardo,
senza nozze consumi i suoi dì.
L'han giurato. Gli ho visti in Urgnano
Convenuti dal monte, dal piano.
L'han giurato; e si strinser la mano
Giovani cittadini di sedici province.
Oh spettacol di gioia! I Lombardi
son concordi, serrati a una Lega.
Lo straniero al pennon ch'ella spiega
Col suo sangue la tinta darà.
Perché sappiano che possono toglierci anche la vita ma non
ci toglieranno mai LA LIBERTA'!
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Rif: Io, Giovane Padano