La nascita del coordinamento federale
del Movimento giovani padani
Forlì (Romagna, Padania)
24 ottobre 1999
III Dip
Il coordinamento federale del Movimento giovani padani
avrebbe mosso i suoi primi passi solo tre anni più tardi. Ma
quel giorno, che molto in fretta divenne notte, rappresentò la
posa della prima pietra di un progetto che aveva ispirato
tutto il lavoro dei Giovani padani.
Sulla contrapposizione tra coordinatore e coordinamento era
fondata buona parte della filosofia politica dell’Mgp.
Banalmente, e troppo superficialmente, si potrebbe citare
l’abusato “l’unione fa la forza” ma, in quel detto, era
contenuta una parte di verità. Per raggiungere qualsiasi
obiettivo i Giovani padani non solo avrebbero dovuto e
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potuto sempre contare sull’aiuto dei fratelli, ma avrebbero
dovuto, soprattutto, accantonare certi personalismi tipici di
altre culture. Per questo, quando iniziammo a pensare al
coordinamento federale dei Giovani padani, fu da subito
chiaro che non ci sarebbe stato un capo, semmai un
coordinatore con il suo coordinamento federale.
Dalla storia della Lega Nord e dall’insegnamento delle
nostre nazioni avevamo capito che era inutile e dannoso
accentrare tutte le responsabilità in un’unica figura. Questo
per fare in modo che nessuno si sentisse indispensabile ma
che tutti fossero necessari.
Il coordinamento, già sperimentato in Brianza e presto
modello irrinunciabile per tutte le province e le nazioni
padane, non era altro che un gruppo di fratelli affiatati,
affidabili e motivati in grado di gestire al meglio il proprio
compito. Un organo omogeneo all’esterno ma eterogeneo al
suo interno, capace veramente di rappresentare la risposta a
tutte le eventuali domande dei Giovani padani. A livello
federale si chiedeva rappresentanza di tutte le nazioni
padane e competenza in settori cardine per le Politiche
giovanili: scuola, università, sport, volontariato, rapporti con
l’estero, comunicazione e cultura.
In un periodo in cui avevamo piegato tutte le distanze alla
voglia di realizzare questo piccolo grande sogno,
decidemmo di riunirci a Forlì, in quella Romagna così
ostinatamente rossa ma desiderosa di dare un calcio al
proprio regime politico e ideologico. Alcuni giovani
partirono dalla Lombardia, fecero tappa in Veneto per
prendere uno dei nostri fratelli e poi via in Emilia per un
rapido confronto con il coordinatore emiliano che aveva
lasciato la delega e, infine, a destinazione: in Romagna.
Tutti quei chilometri avanti e indietro per la Padania
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potrebbero sembrare superflui e, invece, erano una sorta di
riconoscimento dell’importanza di ogni singolo fratello.
Questo passo, questo ennesimo gradino del nostro sogno, fu
più importante di quanto lasciano pensare queste righe
appannate. Nei mesi successivi la nostra azione fu come
legittimata e “investita” da una missione: far crescere
ovunque il Movimento giovani padani. E passo dopo passo
ecco la grandiosa macchina dell’Mgp mettersi (o rimettersi)
in moto in tutte le nazioni della nostra Repubblica federale.
Se in Lombardia e in Veneto c’erano due realtà ben
consolidate, nel resto delle nazioni padane si iniziò un
percorso, i cui frutti si vedono ancora oggi e sono uno dei
motivi d’orgoglio dell’intero Movimento Lega Nord.




