E’ giusto ricordare la figura di Plutarco, filosofo greco nato a Cheronea, piccola città della Beozia, verso il 50 d. C. Ad Atene si era formato all’Accademia platonica ed era diventato sacerdote del tempio di Delfi. Era convinto dell’esistenza di un Dio buono e giusto e sentì indubbiamente l’influenza del cristianesimo, cercando di promuovere un incontro fra la filosofia ellenistica e la nuova religione. La sua opera più nota è l’Eroticos, che non ha nulla a che vedere con l’erotismo e parla soltanto dell’amore coniugale e della posizione sociale della donna.

Diocleziano, l’imperatore romano che viveva nel suo palazzo-fortezza nel centro dell’attuale Spalato, sul finire del secolo fece un tentativo di stroncare le comunità cristiane che stavano sorgendo da tutte le parti, senza ottenere grandi risultati, dato che anche sua moglie aveva aderito al cristianesimo. All’inizio del terzo secolo l’Africa settentrionale ebbe una notevole importanza per la religione cristiana. Tertuliano Quinto Massimo ( 156-220 ) viveva a Cartagine. Figlio di un centurione romano, dopo una giovinezza dissipata e dopo una brillante affermazione come avvocato, nel 195 si convertì al cristianesimo. Dopo qualche anno divenne sacerdote, iniziando sempre qui a Cartagine una vita da apologeta della fede cristiana, con atteggiamenti di estrema intransigenza. Non ostante i suoi squilibri e le sue esagerazioni fu uno dei fondatori della teologia latino-occidentale. Morì a Cartagine nel 220. Nello stesso periodo Clemente (160-215) e poi Origene (185 -253) avevano creato ad Alessandria d’Egitto una scuola cristiana e Ammonio Sacca aveva fondato una scuola filosofica a indirizzo platonico e Plotino era stato uno dei suoi migliori allievi. Nato nel 204 a Licopoli nel Medio Egitto, Plotino, dopo un viaggio in Persia al seguito dell’imperatore Gordiano III si era stabilito a Roma dove riscosse le simpatie delle più importanti famiglie patrizie che gli affidarono i figli e Plotino continuò ad educarli fino a quando la morte non lo colse nel 270. In quindici anni scrisse una cinquantina di libri che il suo discepolo Porfirio sistemò in sei volumi che passarono alla storia con il titolo di Enneadi.
Scopo della dottrina neoplatonica è il congiungimento con il divino, per arrivare al culmine e all’estasi, in cui l’uomo si annienta come individuo per confondersi con l’Uno, cioè con Dio.
La dottrina plotiniana assumeva così un significato mistico, ponendosi come maggiore portavoce di quel movimento che cercava di opporsi all’ascesa del cristianesimo con la ristrutturazione dottrinale della religione pagana tradizionale. Porfirio fu il successore di Plotino e del neoplatonismo privilegiò l’aspetto magico religioso.
Giamblico (250-330) fondò una scuola neoplatonica ad Apamea in Asia minore. Il suo pensiero è una sintesi delle dottrine platoniche e pitagoriche, conciliate con temi propri delle religioni orientali, nel tentativo di ridare vigore alla decaduta religione popolare di fronte al trionfante cristianesimo.
Tesi fondamentale della dottrina di Plotino è la trascendenza di Dio, realtà assoluta.
Secondo Plotino ci sono tre ipostasi, l’Uno, l’Intelletto e l’Anima, trinità che ricorda quella cristiana. Dio è l’Uno. Per spiegare il rapporto tra l’Uno e il mondo, Plotino ricorre al concetto di emanazione, tenendo presente che la materia non emana direttamente da Dio, ma per mezzo delle ipostasi. L’Uno ha creato per emanazione la seconda ipostasi, il Logos o l’Intelletto e questo ha creato per emanazione l’Anima che genera il mondo sensibile. Il tutto come quelle bambole russe, matrioske, che si incastrano l’una dentro l’altra. L’Uno è la bambola più grande quella che racchiude tutte le altre, l’Anima è la terza e il mondo sensibile la più piccola di tutte.
Dato fondamentale del sistema di Plotino è il movimento di andata e ritorno tra il vertice e la base. Ogni ipostasi genera per emanazione verso il basso e nello stesso tempo contempla verso l’alto l’Uno, che è lo scopo finale della nostra vita, cosa che pochi fortunati sono in grado di farlo, per lo più filosofi e musicisti, i quali dalla soavità dei suoni sensibili passano a quella dei suoni spirituali.
Plotino morì a 66 anni e le sue ultime parole furono, “cerco di ricondurre il divino che è in me al divino che è nell’universo”.