Era forse il progetto di Martelli, quel partito democratico diverso da quello attuale di cui parlava il delfino di Craxi negli anni 80. Oggi tutto ha preso un’altra direzione, a dimostrazione che i piani non vanno mai come si pensava. La vita neanche.
Il partito democratico l’hanno fatto PCI e DC. Le domande sul tavolo oggi sono molte e sembrano astratte, come sempre da quando partecipo alla vita del PSI. A destra a sinistra del PD, sopra, sotto o dentro… L’idea del patto federativo pone la questione della autonomia.
Sappiamo quanto i socialisti siano legati alla propria autonomia ed identità, altrimenti non sarebbero tali. La visione della storia, la non adesione iniziale al PD, fanno si che i socialisti siano altro e diversi da tutto, rivendichino quasi misticamente una verità diversa che tenacemente portano in se stessi e sperano di diffondere nella società.
Sforzo inutile, si dirà, se si pensa che l’Italia ha problemi reali maggiori. E’ vero. Però la politica e le idee contano. Sono il software che dà il via alle decisioni e dalle soluzioni. E, pertanto, i socialisti rivendicano il software dei grandi padri del PSI, da Turati a Rosselli a Nenni a Pertini a Saragat a Craxi, e le grandi promesse del socialismo degli anni 80 che sembrano riprese dal PD di oggi.
Tutto finito, ovvio. Ma una famiglia si nutre anche di ricordi e di tradizioni, di radici e bandiere che, se non vengono rispettate, gettano cupi presagi sulla famiglia stessa.
Oggi la domanda è, dunque, come sempre il “che fare” ?
Un PD al 40 per cento e dichiaratamente riformista è un colosso immenso cui il PSI può solo far solletico. Tuttavia il quadro politico è instabile.
Il PD ha ottenuto un successo enorme per via della mancanza di alternative per gli elettori. Il che non significa che resterà al 40 per cento. Il PD rischia di scivolare nel neocentrismo. Il bipolarismo non è confermato. La natura riformista del PD è tutta da provare. Tante, insomma, sono le incognite.
La collaborazione con il PD è stata ottima, deve durare, ma non può determinare una fusione in esso. L’autonomia del PSI è il bene primario per un partito che è «altro», diverso, alternativo al PD per questioni di DNA e storia e software.
L’unica certezza dovrebbe essere per il PSI di restare autonomo, visibile con il proprio simbolo per qualche anno, in modo costante, e lanciare dei segnali di aggregazione a nuove fette di società ed a partiti e tradizioni affini come SEL, i Verdi, i Repubblicani e Liberali ancora esistenti e i Radicali, che sono meno visibili del PSI stesso e che non hanno prospettive.
Solo dopo questo periodo potremmo valutare se la strategia ha portato frutti.
Un tema che potrebbe essere importante propagandare è la Mitbestimmung, la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle medie e grandi imprese. Un tema di sinistra e fortemente riformista.
I vantaggi sono ovvi : la pace sociale, aumento della produttività e dei salari, la spinta delle imprese ad aggregarsi e diventare più competitive nel mercato globale. Direzione Germania.
La Conferenza di giugno sia una occasione per invitare le parti di società a noi affini e discutere un tema forte come la Mitbestimmung, tutto nel nome e sotto il simbolo del PSI. Non mollare.
Leonardo Scimmi
Una casa per la socialdemocrazia | Avanti!




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