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    Ghibellino
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    Predefinito Manifesto di Millennivm.org - per il Partito Comunitarista Europeo

    Manifesto

    « La spada della Giustizia non conosce fodero.»
    Il nuovo millennio che albeggia sull’orizzonte della Storia ci propone un sostanziale rivolgimento paradigmatico, un rovesciamento delle categorie di pensiero che, in un’epoca di estrema confusione politico-ideologica quale la nostra, impone un ripensamento delle stesse. Alla soglia di una nuova epoca, un nuovo disordine globale si impone: gli uomini devono confrontarsi con l’avvicinamento di più universi culturali, spinti fin verso la collisione ed il reciproco annientamento da una nuova prospettiva mondiale. L’economia, pensata secondo i canoni borghesi, dimostra tutta la propria finitezza, proiettando il futuro umano verso l’apice dello sfruttamento e dell’alienazione. I Popoli, depauperati da ogni sovranità e potere decisionale, rendono ogni autorità alle minoranze che dirigono gli affari mondiali secondo il proprio interesse. Culture e religioni muoiono esangui sugli altari dei simulacri postmoderni. La nuova legge è il Caos.
    In questo contesto Millennium afferma la propria azione ordinatrice. Millennium si identifica nel ruolo del partito rivoluzionario europeo, impegnato nella liberazione dell’Europa dal giogo unipolare e nell’edificazione di un paradigma culturale europeo. All’entropia incipiente, Millennium contrappone le leggi risorte della Giustizia, della Tradizione e della Comunità.

    1. Comunitarismo o Liberalismo
    Millennium si propone come Partito Comunitarista garante degli interessi dei Popoli Europei, della comunità nazionale italiana e delle comunità etno-culturali specifiche al suo interno.
    Millennium parte dalla considerazione oggettiva del superamento storico della dicotomia politica “destra/sinistra”. Essa, nata congenitamente al sistema borghese, intende riassumere al proprio interno tutto lo spettro politico che il medesimo genera ed espone. Nell’ambivalenza diametrale tra “conservazione” e “progresso” si è creduto di esprimere, per più di due secoli, le due tendenze principali che il mondo politico-culturale ad indirizzo liberale riteneva legittime. Alle soglie del XXI secolo, queste categorie politiche hanno raggiunto infine il loro massimo grado di esaurimento terminologico. È davanti agli occhi di ogni osservatore della sfera politica il loro superamento. Tutto il secolo precedente ha dato modo a queste due categorie di dimostrare la propria vera origine – e quindi le proprie vere finalità. La destra sradicata, liberista e mercatista ha dimostrato la propria tendenza cosmopolita, deleteria nei confronti delle identità dei Popoli e dissolutrice delle stesse, facendo proprio il processo “progressivo” di disintegrazione delle specificità culturali e l’interesse “conservatore” della preservazione degli interessi di classe. La sinistra revisionista, pauperista e assistenzialista ha definitivamente dismesso la lotta al sistema capitalista, indirizzata contro la classe borghese, nell’interesse “conservatore” dell’accettazione del mercato ed in quello “progressivo” della difesa delle battaglie sociali in favore delle minoranze cosmopolite. La fine delle grandi narrazioni proclamata fieramente dalla cultura postmoderna alla fine del secolo scorso, diventa così per la resistenza organizzata contro il collasso ideologico la sfida aperta del III millennio.
    Millennium identifica infatti, come espressione più pura di ogni tendenza politica, due direttrici fondamentali, che spianano il campo ad una contesa aperta tra due progetti ideologici radicalmente inconciliabili: Comunitarismo e Liberalismo. La storia dell’umanità è stata fin’ora storia del confronto tra queste due tendenze – sul piano politico, economico ed ideologico. Solo accettando questa dicotomia è possibile liberarsi dalle pastoie innanzitutto culturali del sistema borghese. L’accettazione di questa opposizione radicale vuol dire, definitivamente, l’uscir fuori dall’ambito politico contemporaneo, preda dell’interesse liberale, ed inserirsi nell’arena reale, di cui ci era stata presentata fin’ora solo una minima parte: quella della lotta solo apparente interna al sistema parlamentare, funzionale all’interesse borghese, puramente economico ed egemonico. Il Comunitarismo si identifica nella politica rivolta all’interesse delle comunità umane nella loro interezza, considerando le stesse come soggetti organici, dotati di una propria specificità politica, economica e culturale da preservare. Il Liberalismo, parto ideologico della realtà sociale borghese, si identifica nell’opportunità del perseguimento degli interessi individuali a discapito delle strutture comunitarie e degli altri soggetti umani.

    2. Multipolarismo o Unipolarismo
    L’etica internazionale liberale, fondata sui diritti umani, si contrappone all’etica internazionale comunitaria, fondata sui diritti dei Popoli. L’ultimo periodo di guerre imperialiste nate come risposta alla terra bruciata che il sistema unipolare globale ha creato attorno a sé e alla crisi sistemica che il capitalismo ha innescato già dal suo nascere ha dimostrato la vera natura dell’etica umanitaria: i diritti umani si sono svelati quali giustificazione ideologica dell’arroganza militare e culturale dei Paesi imperialisti. L’unico vero modo per garantire la fratellanza ed il confronto aperto tra le culture è attraverso la promozione dei diritti dei Popoli.
    È in questa prospettiva che Millennium, portando avanti l’obiettivo dell’affermazione di un ordine internazionale basato sui diritti comunitari dei Popoli, intende contribuire con la propria azione politica alla transizione dal sistema unipolare globale a quello multipolare.
    Al collasso dell’Unione Sovietica, la contrapposizione bipolare tra Est ed Ovest del mondo ha visto la sua tragica conclusione, mentre l’emorragia delle liberalizzazioni si diffondeva a macchia d’olio in tutti i paesi che dismettevano il loro sistema politico-economico alternativo al modello capitalista. Perdita della sovranità politica e perdita della sovranità culturale sono stati i tributi che il mondo ha dovuto versare all’affermazione del nuovo potere globale – in cambio, le borghesie nazionali hanno ottenuto il privilegio di accedere al nuovo mercato globale. Analogo procedimento ha subito l’Europa precedentemente durante l’annessione al blocco Ovest attraverso l’inserimento nella coalizione NATO. In ogni caso, scivolando nel settore di sicurezza capitalista, ogni realtà comunitaria ha sempre visto la cessione della propria sovranità da parte delle borghesie, interessate ad inserirsi in una prospettiva sempre più vasta, tale da garantire un ampliamento delle proprie capacità di accumulazione. Dal 1789 ad oggi, la storia umana ha visto un accumulo incontrollato di capitali nelle mani dei maggiori monopolisti: da una parte, questo ha condotto alla creazione necessaria di un’economia puramente speculativa e finanziaria, dall’altro ha imposto la necessità di ampliare i mercati, per aumentare i profitti. È sotto quest’ottica che dobbiamo leggere il progetto unipolare, affermatosi ufficialmente con la smobilitazione controllata dell’Unione Sovietica da parte degli agenti revisionisti interni.
    Egemonia globale – Caos globale – Mercato globale. Nella prospettiva secondo la quale egemonia e caos globale si sovrappongono – “divide et impera” – ed il mercato svela la propria natura puramente caotica, riusciamo a comprendere il progetto mondiale borghese – liberale – capitalista.
    Millennium scorge, nell’alternativa mondiale multipolare, che si va imponendo progressivamente con l’affermazione di autonomie politiche, economiche e culturali sempre più evidenti nei confronti dell’unipolarismo, l’opportunità di riscossa geopolitica alle mire egemoniche del capitale internazionale. La prospettiva multipolare, che prevede la creazione di più poli macrospaziali autonomi (appunto, i “grandi spazi”, secondo la prospettiva della geopolitica classica) rappresenta il futuro dei rapporti internazionali ed il nuovo ordinamento globale, contro il quale si leva la strenua opposizione del sistema unipolare, che cerca di mantenere la propria egemonia globale attraverso la corsa agli armamenti e le guerre imperialiste volte a destabilizzare Paesi fondamentali per l’affermazione del multipolarismo o ad accaparrarsi risorse strategiche sottraendole ai nuovi attori geopolitici.
    Millennium ritiene la prospettiva multipolare, laddove integrata con l’etica dei diritti comunitari dei Popoli, del dialogo di civiltà e della lotta all’egemonia borghese, il proprio obiettivo primario da perseguire in ambito internazionale.

    3. Socialismo o Barbarie
    In questo confronto epocale tra lo schieramento comunitario e quello liberale, Millennium riconosce anche la contrapposizione diametrale tra due concezioni socioeconomiche assolutamente divergenti. L’egemonia liberale si manifesta infatti attraverso il dominio reale del Capitale, che si esprime primariamente con il potere assoluto dei mercati sulla politica, nazionale ed internazionale. L’accumulo inarrestabile di capitali è giunto infine alla manifestazione della propria essenza monopolistica che consegue all’entropia economica generata più di due secoli fa dalla conquista del potere egemonico da parte della borghesia. Il finanziarismo, fase finale del capitalismo, si dimostra come la dittatura dei mercati sulle comunità e sulle persone, generata ed alimentata dal caos che esso stesso produce. Ogni principio di autodeterminazione è subordinato all’esistenza del mercato globale. Instabilità economica e crisi cicliche rappresentano la norma. È a questa prospettiva priva di alcun futuro sostenibile che Millennium contrappone, quale unica alternativa, il socialismo. La linea del fronte della battaglia socioeconomica attuale passa dunque tra ordine socialista e barbarie capitalista.
    Millennium propone, quale criterio organizzativo dello Stato, il principio socialista del Lavoro, contro quelli capitalisti dell’accumulo, dell’alienazione e dello sfruttamento. Millennium quindi prevede, nell’ambito della transizione al socialismo: il rovesciamento dell’egemonia borghese, per la fondazione dello Stato di unità popolare, diretto dalle forze comunitarie del Lavoro, unica vera forma di Democrazia; la socializzazione delle imprese strategiche e dei mezzi di produzione, attraverso la riappropriazione da parte dello Stato di ciò che è pubblico di diritto; la pianificazione economica da parte dello Stato, come argine al disordine borghese dei mercati e dell’economia anomica.
    Millennium auspica inoltre uno sviluppo particolareggiato per ogni Comunità della propria via al socialismo ed una corretta interpretazione del vero internazionalismo socialista, diretto innanzitutto al rovesciamento dell’imperialismo internazionale, che coincide con l’espansione del progetto unipolare a livello geopolitico e del mercato globale a livello economico.

    4. Identità o Cosmopolitismo
    L’espansione a livello globale del progetto unipolare procede di pari passo con la diffusione del sistema capitalista ed il depauperamento delle culture tradizionali che esso incontra sulla propria corsa. Se l’obiettivo sostanziale dell’imperialismo unipolare corrisponde all’edificazione del potere globale del mercato internazionale, il mezzo di cui esso si serve è la dissoluzione sistematica di ogni particolarità culturale. Ogni forma di identità, quindi intesa come ostacolo alla creazione della società globale ad orientamento culturale, economico e politico unici, ha il destino segnato.
    In contrapposizione all’approccio liberale alle identità culturali, quello comunitario ritiene le differenze un patrimonio insostituibile. Ogni Popolo ha il diritto non solo all’autodeterminazione politica, quant’anche alla preservazione delle sue caratteristiche peculiari ed alla produzione di un proprio modello di sviluppo. L’identità culturale, contrapposta al cosmopolitismo di matrice liberale, è ciò che regge le fila dei destini storici di una Comunità. Privare una Comunità della propria identità culturale è il peggior crimine che possa essere compiuto contro di essa.
    L’individualismo borghese, anteponendo l’atomo sociale al contesto comunitario, ha forgiato una nuova categoria umana basata sul consumo. Ora che la crisi antropologica sembra irreversibile urge un rovesciamento delle categorie culturali del cosmopolitismo liberale e borghese e l’edificazione di una cultura comunitaria, basata sui principi di identità e lavoro.
    Millennium sostiene la necessità della difesa delle identità culturali – etniche, locali e religiose – nella prospettiva dell’instaurazione di un ordine internazionale multipolare, che garantisca la libertà dei Popoli all’autodeterminazione storica ed alla libera scelta di un proprio modello di sviluppo.
    5. Dialogo o Scontro di Civiltà
    La crisi storica del progetto unipolare, preannunciata da alcuni suoi sostenitori, ha portato gli stessi a formulare teorie relative al suo superamento. La risposta dell’imperialismo occidentale all’incedere della svolta multipolare è stata quella della creazione della teoria dello scontro di Civiltà. Per preservare la pace globale, secondo i teorici del progetto unipolare, è necessario un ordine mondiale sovrannazionale, proposto come superamento dell’egemonia politica nordatlantica, come evoluzione politica dell’unipolarismo stesso. L’alternativa sarebbe altrimenti lo scontro tra blocchi culturali eterogenei, impegnati nell’imposizione della propria visione del mondo a livello globale.
    La prospettiva multipolare sostenuta a livello internazionale dai paesi BRICS e dagli Stati non allineati, invece, verte sulla promozione del dialogo di Civiltà, quale modello di cooperazione internazionale e confronto culturale basato sul paradigma geopolitico dei grandi spazi. Il dialogo di Civiltà, unica alternativa auspicabile, propone una concezione di coesistenza e mutua collaborazione tra i Popoli e le culture. A differenza della contrapposizione forzata e delle faglie di dissidio artificialmente aperte dai promotori del progetto unipolare tra i Popoli, il dialogo di Civiltà si propone come l’unica alternativa ad un mondo retto sul caos.
    Lo scontro di Civiltà sarà inevitabile, piuttosto, nel contesto unipolare, come unico mezzo nelle mani dell’Occidente cosmopolita per contrapporsi, anche militarmente, alle potenze geopolitiche in ascesa. Esso già si è manifestato durante la guerra al terrorismo e nelle tesi neoconservatrici.
    Millennium sostiene la necessità di sviluppare una concezione dei rapporti interculturali basata sul dialogo di Civiltà, pena la distruzione delle Civiltà stesse e l’affermazione di un ordine internazionale fondato sul potere egemonico della finanza internazionale. Millennium si propone altresì di convergere la resistenza culturale al cosmopolitismo cavalcante ed incanalarla verso un proficuo esempio di lotta comune.

    6. Rivoluzione europea
    La contemporaneità vede inequivocabilmente due tendenze fronteggiarsi, una in declino e l’altra in ascesa: da un lato, è ben evidente la china discendente intrapresa dall’unipolarismo; esso potrà provare a sopravvivere a sé stesso unicamente reinventando il suo primo assetto in forme ibride. Dall’altro invece, vi è il multipolarismo che, portato avanti in particolar modo dai paesi BRICS, esprime una concezione dei rapporti internazionali basata sull’equilibrio globale dei grandi spazi geopolitici, grandi aree di integrazione regionale fondate sulla coesistenza delle realtà comunitarie al proprio interno e sulla pianificazione centralizzata degli interessi strategici. Attualmente viviamo la fase drammatica di transizione, un multipolarismo imperfetto che ancora non vede il tramonto del progetto unipolare nordatlantico.
    È questo il contesto nel quale l’Europa si trova ad operare: essa rischia di rimanere stritolata da un processo storico che non riesce a cavalcare. Legata alle politiche nordatlantiche, priva della volontà necessaria per affermare il proprio interesse e della lungimiranza necessaria per prevedere gli immediati mutamenti epocali, essa sembra non volere sviluppare alcun tipo di autonomia geopolitica e culturale.
    L’Europa, uno dei grandi spazi che compongono la mappa del mondo multipolare, è tutt’oggi relegata ad una prospettiva di sudditanza nei confronti del potere globale nordatlantico. La permanenza di gran parte delle sue Nazioni nel Patto Atlantico ed il completo asservimento alle politiche monetarie nordatlantiche rendono l’Europa null’altro che un suddito geopolitico, dotato solo in parte di una propria volontà, che esercita pedissequamente in senso sub-imperialista. Come se non bastasse, esito e conditio sine qua non della permanenza nel sistema unipolare, all’Europa è imposta la smobilitazione progressiva di ogni specificità culturale e di ogni caratteristica tradizionale. In poche parole, essa viene deprivata giorno dopo giorno della sua identità, perdendo la sua autocoscienza di Civiltà. Proprio per questo l’Europa dovrebbe, oggi più che mai, volgere le spalle al progetto unipolare e farsi promotrice e parte dell’ordine multipolare.
    La lezione del multipolarismo geopolitico è riassumibile in tre punti sostanziali: l’integrazione politica ed economica dei grandi spazi geopolitici; l’affermazione della loro sovranità interna ed esterna; la difesa di un proprio paradigma culturale che ne delinei la natura di Civiltà, intesa come culla di culture, visione del mondo e capacità di progettare un proprio modello di sviluppo storico.
    Millennium, conscio della necessità storica ineludibile, si propone come Partito europeo degli Europei. Esso assume su di sé la responsabilità storica della transizione dell’Europa verso il multipolarismo, nell’interesse dell’Europa stessa e dei destini del mondo, per i principi inalienabili della Pace, dell’Ordine e della Giustizia Sociale.
    Promuovere il multipolarismo e sostenere la necessità dell’edificazione di un paradigma europeo di civilizzazione non vuol dire altro che rinnegare gli iniqui e traballanti equilibri internazionali, politici e sociali che l’egemonia liberale ha creato in anni e anni di dominio dispotico. Questa scelta rappresenta null’altro che il desiderio di libertà dei Popoli europei e dei Popoli del mondo nei confronti di un sistema insostenibile di cui ci siamo fatti carico per fin troppo tempo.

    Manifesto | Millennium
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

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  2. #2
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    Predefinito Re: Manifesto di Millennivm.org - per il Partito Comunitarista Europeo

    Di Andrea Virga

    La Giornata della Vittoria, celebrata nella Federazione Russa e in altri Paesi europei ed eurasiatici come la fine della Seconda Guerra Mondiale e la sconfitta delle forze dell’Asse, ci offre l’occasione di riflettere sulla questione dell’antifascismo. A 69 anni di distanza, il tema non è privo d’attualità, sia per quanto riguarda la Russia, sia per la sua sopravvivenza nella politica italiana ed europea. Come premessa, occorre ricordare che, anche se la presenza neofascista nella crisi ucraina è stata spesso esagerata dai media di entrambe le parti, seguendo la strategia mediatica della reductio ad hitlerum, nondimeno mantiene un suo ruolo.
    In sé, il fascismo in Europa ha avuto termine nel 1945, ma ha lasciato tutto un coacervo di movimenti neofascisti, sopravvissuti fino ai giorni nostri, con alterne fortune, pur restando sempre ai margini della storia politica europea. Il neofascismo si è caratterizzato per una maggiore integrazione a livello continentale, con il parziale venir meno degli antichi rancori in favore di una tendenza europeista. Allo stesso modo, nonostante l’esistenza di una consistente minoranza terzoposizionista e di frange filosovietiche, l’anticomunismo e i legami con le vecchie destre conservatrici e reazionarie hanno portato ampia parte del neofascismo a sostenere indirettamente o direttamente il blocco occidentale atlantista.

    Antifascismo russo
    In Russia, questa giornata giunge quest’anno mentre la popolazione dell’Ucraina meridionale e orientale (la cosiddetta “Nuova Russia”) conduce una strenua resistenza contro il governo liberale di Kiev, instaurato in seguito ad un colpo di stato, e le squadracce ultranazionaliste ucraine, sono decise a schiacciare nel sangue ogni opposizione al loro progetto sciovinista e russofobo. Non a caso, durante la celebrazione a Mosca è stato ripetuto un rituale già compiuto nel 1945. Allora le bandiere tedesche catturate erano state deposte ai piedi di Stalin, ad imitazione di un’antica usanza romana, oggi le bandiere degli USA, della UE e degli ultranazionalisti ucraini sono state gettate dinanzi al Mausoleo di Lenin, quasi come un rito propiziatorio della vittoria.
    Ancora più importante è notare che il 5 maggio, il Presidente Putin ha firmato una legge, già approvata dal Senato, che punisce severamente (fino a 5 anni di reclusione e oltre 10.000 € di multa) il revisionismo storico a proposito dei fatti del secondo conflitto mondiale e della condotta storica degli eserciti alleati, nonché la riabilitazione del nazionalsocialismo. Va osservato che questa legge, a differenza di analoghe misure varate in Paesi europei, non è incentrata tanto sul genocidio ebraico, quanto sull’operato dell’URSS e dell’Armata Rossa durante la Seconda Guerra Mondiale. Essa è mirata a colpire le formazioni neofasciste che nello spazio post-sovietico contestano la politica russa e ne delegittimano la storia.
    Ovviamente, questa legge – come ogni altra ingerenza giudiziaria nella ricerca storica – è discutibile, ma la sua motivazione è di carattere patriottico, a differenza di quelle omologhe europee. In Russia, del resto, c’era sempre stata maggiore libertà a questo riguardo, come prova la visita di David Duke nel 2006. Tuttavia, negli ultimi vent’anni, nei Paesi adiacenti (in particolare Ucraina e Paesi Baltici) hanno preso forza movimenti ultranazionalisti caratterizzati da un forte revanscismo antirusso, strumentale all’accerchiamento della Russia da parte della NATO. All’interno della stessa Federazione Russa, poi, movimenti sciovinisti, razzisti e anticomunisti si sono schierati contro il governo, finendo anch’essi per essere funzionali alle strategie di destabilizzazione atlantiste. D’altra parte, altre formazioni ultranazionaliste, fra tutte il Partito Liberal-Democratico di Vladimir Zhirinovsky, hanno appoggiato la difesa russa dei propri confini e della propria sfera d’influenza eurasiatica, a testimonianza della complessità dello spettro politico contemporaneo.

    I neofascisti e l’Ucraina
    Nel caso ucraino, la rivolta di EuroMaidan è stata fin dall’inizio portata avanti, nelle piazze, da squadre armate ultranazionaliste, riconducibili al partito parlamentare Svoboda o al nuovo movimento Pravyi Sektor (Settore Destro), le quali hanno costituito il nerbo delle forze golpiste negli scontri di piazza. Successivamente, in un contesto in cui le forze regolari di polizia e di difesa ucraine restano poco sicure, il governo di Kiev si è affidato a queste bande per attaccare i manifestanti antigovernativi nel Sud e nell’Est del Paese, anche in virtù della loro mancanza di scrupoli, dimostrata esemplarmente dall’orrendo massacro del 2 maggio ad Odessa. A loro volta, queste forze hanno apertamente goduto del sostegno morale e materiale di movimenti nazionalisti e/o neofascisti europei, in nome di una dichiarata solidarietà ideale.
    D’altra parte, è anche vero che numerosi movimenti nazionalisti europei, di matrice neofascista o meno, si sono schierati a sostegno della Federazione Russa, per una serie di motivi, dalla solidarietà tra popoli ortodossi – come nel caso della greca Hrisi Avgi (Alba Dorata) e della romena Noua Dreapta – al ragionamento strategico che vede in Mosca un contrappeso positivo rispetto a Bruxelles e Washington – come nel caso dell’ungherese Jobbik e del Front National francese.
    Non tutti quindi restano legati simbolicamente all’invasione imperialista dell’URSS da parte della Germania nazionalsocialista, che pure è stato uno dei miti del neofascismo (la c.d. “Crociata contro il Bolscevismo”). Sbaglia del resto chi vede in quella guerra terribile una mossa obbligata del fascismo storico europeo, ossia un dato storico a cui gli eredi di questo rimarrebbero inchiodati. Infatti, già all’epoca, importanti settori del regime italiano e tedesco sostenevano la necessità di un’alleanza con l’Unione Sovietica o con un’eventuale Russia post-bolscevica. Queste posizioni filorusse non erano confinate ai fascismi di sinistra, ma appartenevano anche a pensatori più conservatori come Spengler e Moeller van den Bruck.

    Antifascismo occidentale
    D’altro canto, anche l’antifascismo prevalente nei Paesi dell’Europa occidentale è ben diverso da quello proprio dei Paesi ex-sovietici. Quest’ultimo, in assenza di una dittatura di matrice fascista, è legato al mito della Grande Guerra Patriottica, e s’inquadra storicamente nella difesa della Russia dalle varie invasioni subite (mongola, tartara, polacca, svedese, francese, ecc.). I principii che animano l’antifascista russo sono, nella stragrande maggioranza dei casi, la difesa della Patria e delle proprie tradizioni culturali e religiose. Non a caso, lo sforzo antifascista, tra 1941 e 1945, coincise con una riabilitazione da parte di Stalin del patriottismo russo e della religione ortodossa.
    In Europa, invece, l’antifascismo ha una matrice ideologica variegata, essendo stato fatto proprio da differenti posizioni politiche: liberale, cristiano-democratica, socialista, comunista, anarchica. Nella maggior parte dei Paesi, inoltre, vi è stato un regime autoritario di stampo fascista o parafascista. Dopo il 1945, la compresenza in parlamento di forze politiche tra loro opposte, ha trovato legittimazione nell’adozione dell’antifascismo come ideologia interclassista, nel contesto di una democrazia liberale di mercato. Al riguardo, il caso dell’Italia, denunciato a suo tempo da Bordiga, è esemplare. La Contestazione studentesca, poi, ha fatto leva sull’antifascismo per attaccare e condannare l’intera cultura borghese pre-esistente, accusando questa e i suoi valori come contigui o complici del fascismo. Infine, come spiegato da Costanzo Preve, l’antifascismo in assenza di fascismo e, insieme ad esso, il neofascismo, con le loro schermaglie rituali, hanno mantenuto artificiosamente vivo un conflitto storico, disperdendo le energie delle forze d’opposizione al Sistema.
    L’antifascismo europeo, dopo il 1945, è stato quindi funzionale alle logiche di dominio liberalcapitalista e atlantista, per questi tre motivi: ha indebolito le forze rivoluzionarie socialiste fornendo loro un mito comune con le forze borghesi, ha contribuito a distruggere i principii tradizionali delle società europee (il patriottismo, la religione, la famiglia) a favore della società liquida postmoderna e capital-consumista, ha funto da “arma di distrazione di massa” dando luogo ad una guerra simulata tra opposti estremismi. Questo non significa che l’antifascismo storico, concretatosi nella difesa dei popoli minacciati dagli imperialismi fascisti, non fosse legittimo, ma che chi ancora oggi si richiama a quelle esperienze dovrebbe compiere una riflessione a riguardo di ciò che questo ha significato, dopo la sconfitta dei fascismi storici.

    Né neofascisti né antifascisti…
    Quale deve essere dunque la nostra posizione a riguardo? Essenzialmente, quella di superare l’impasse di cui sono responsabili sia il neofascismo sia l’antifascismo, ossia la mancata storicizzazione dei fascismi quali fenomeni che hanno segnato la storia europea nel primo Novecento. Il neofascismo, in quanto riproposizione nostalgica e acritica del fascismo e dei suoi errori, non ci appartiene. Si tratta, beninteso, di un fenomeno variegato, ma continuano a fermentare in esso scorie ideologiche, quali l’eurocentrismo, l’imperialismo, il razzismo, l’anticomunismo, l’islamofobia. Questi fenomeni non sono stati esclusivi del fascismo bensì propri a tutto un milieu ideologico-culturale borghese e conservatore o reazionario, a partire dall’ascesa della classe borghese dalla fine del XVIII secolo fino all’età degli imperialismi.
    Peggio ancora, il neofascismo si rivela ulteriormente un mito incapacitante allorché dà luogo ad una comunità ideale governata da regole tribali e omertose, che impediscono ogni pubblico dibattito e sfociano in un sostegno obbligato ai “camerati” in quanto tali, a prescindere dal valore politico delle loro azioni. Questo tribalismo ha spesso impedito, e tuttora impedisce (come in Ucraina), una reale presa di distanza da quei settori collusi con le forze atlantiste. Non solo, esso ostacola una genuina revisione storico-critica dei fascismi. Balza quindi all’occhio come, oggi più che mai, sia una presa di posizione del tutto impolitica.
    D’altra parte, anche l’antifascismo attuale presenta gravi limiti, come evidenziato sopra. Nel momento in cui impedisce di considerare il fascismo come parte integrante della storia europea e di recuperare criticamente esperienze ed autori degni d’interesse (da Schmitt a Gentile, da Heidegger a Pound), esso costituisce un ostacolo. Nel momento in cui demonizza a prescindere il nazionalismo europeo, senza considerarne le ragioni, e divide le forze anti-atlantiste, esso costituisce un ostacolo. Quando poi identifica i nuovi “fascisti” da abbattere in coloro che si oppongono all’imperialismo occidentale, risulta addirittura dannoso. È il caso di ampi settori della sinistra europea, tendenzialmente quella che si è lasciata dietro il comunismo. Persino schierarsi dalla parte della Russia, ma leggere il conflitto come uno scontro tra fascisti e antifascisti, denota una pessima analisi della situazione. A questo punto, è evidente che anche l’antifascismo in assenza di fascismo sia insostenibile.

    … ma Europei
    La posizione da prendere esige dunque un superamento delle contrapposizioni ideologiche novecentesche, che non si risolva tanto in certo sincretismo terzoposizionista predicato dal fascismo, bensì in una reale presa di coscienza della presente situazione storica e geopolitica, nonché della nostra condizione di Italiani ed Europei. Il fascismo in Europa, come fenomeno politico, si è concluso nel 1945. I principali storici che se ne sono occupati (es. Sternhell, De Felice, Gregor) ne hanno tracciato un quadro complesso e ben differente rispetto agli appiattimenti ideologici delle classiche interpretazioni liberali (“la calata degli Hyskos”) e vetero-marxiste (“la guardia bianca del Capitale”). Tra i suoi aspetti migliori possiamo individuare un tragico tentativo di riscattare l’Europa dalla crisi in cui versava all’inizio del Novecento. Lasciamolo agli studiosi, piuttosto che ai rievocatori storici.
    La giornata del 9 maggio, dunque, celebra la vittoria della Russia e di altre nazioni invase dalla Germania nazionalsocialista, e con questo significato patriottico non possiamo che solidarizzare. Tuttavia, siamo ben consci che la sconfitta dei fascismi non segna la liberazione dell’Europa, bensì la sua sconfitta militare e l’avanzamento dell’area di influenza atlantica nel settore occidentale del continente. Con il crollo dell’URSS, gli USA sono rimasti gli unici padroni del campo, espandendosi rapidamente verso Est ed esautorando quegli spazi di autonomia mantenuti per esigenze strategiche durante la Guerra Fredda. Questo è stato l’esito del conflitto tra vecchi e nuovi imperialismi europei: la sconfitta dell’Europa e la perdita della sua sovranità. Se non ci si rende conto di questo, magari perché fuorviati dall’annosa querelle tra antifascisti e neofascisti, non si può lottare per un’integrazione europea su base comunitarista, nel contesto di un nuovo mondo multipolare.


    Riflessioni per il 9 maggio su fascismo e antifascismo | Millennium
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  3. #3
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    Predefinito Re: Manifesto di Millennivm.org - per il Partito Comunitarista Europeo

    Non conoscevo questa associazione politica, Millennium, devo dire che è stata una piacevolissima sorpresa.
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  4. #4
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    Predefinito Re: Manifesto di Millennivm.org - per il Partito Comunitarista Europeo

    Molto interessante. Ottima la presa di posizione pro-socialismo e pro-multipolarismo. Sul tema immigrazione, invece, non sono molto chiari.
    Socialismo patriottico

  5. #5
    Cinico disincantato
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    Predefinito Re: Manifesto di Millennivm.org - per il Partito Comunitarista Europeo

    Citazione Originariamente Scritto da LupoSciolto Visualizza Messaggio
    Sul tema immigrazione, invece, non sono molto chiari.
    Sono contrari in quanto mina l'identità (etnica, religiosa, culturale) di ogni popolo che la subisce.

  6. #6
    Ghibellino
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    Predefinito Re: Manifesto di Millennivm.org - per il Partito Comunitarista Europeo

    Il 27 di Maggio, durante la loro visita a Donetsk, i redattori di xportal.pl hanno avuto l’opportunità esclusiva di intervistare il Primo Ministro della Repubblica Popolare di Donetsk, Denis Pushilin. Durante la conversazione sono iniziati gli attacchi sulla città, portati avanti per via aerea dalle truppe di Kiev, e respinti dagli insorgenti, malgrado diverse perdite tra i loro ranghi.
    Riportiamo la traduzione dell’intervista.

    Bartosz Bekier: La dichiarazione di cooperazione tra Lugansk e la Repubblica Popolare di Donetsk sarà un passo avanti per la formazione di una indipendente Nuova Russia?
    Denis Pushilin: E’ possibile che sarà una Nuova Russia, ma è solo uno dei possibili epiloghi. Non escludiamo che andremo avanti, anche molto più avanti.

    B.B.: In questo caso, sarà possibile unirsi alla Federazione Russa?
    D.P.: E’ considerata anche questa opzione, ma il primo passo sarà la Nuova Russia. Questo potrebbe esserel’inizio di una più larga unificazione. E’ possibile che altre repubbliche e la Transnistria si uniscano a noi, perché diverse regioni occidentali hanno dichiarato di essere pronte a condurre un referendum.

    B.B.: A causa dell’oscuramento dei media imparziali sugli sviluppi in Ucraina, i Polacchi [e gli Italiani, NdT] non ricevono informazioni riguardanti i crimini perpetrati dalla giunta di Kiev. Cosa potreste dire a riguardo?
    D.P.: La cosa più importante che non dovrebbe essere nascosta dai media, la società al completo e quei media che presentano i fatti così come sono, è che ogni giorno il nostro Popolo muore. La cosa peggiore è che l’esercito sta vendendo usato contro la sua propria Nazione. E’ assurdo. La cosiddetta “operazione anti-terrorismo” non è null’altro che l’utilizzo dell’esercito contro il Popolo. Per quanto Yanukovich fosse pessimo come presidente, non avrebbe comunque mai impartito questo tipo di ordine, anche quando ebbe la possibilità di farlo contro Maidan. L’esercito ha giurato fedeltà al Popolo e ora è usato per distruggere il Popolo. E’ il crimine più orribile. Un altro crimine è stato quello successo qualche settimana fa a Odessa. Persone sono state bruciate vive. E’ dalla seconda guerra mondiale che niente di simile avviene qui, e ora possiamo dire che le abbiamo viste in diretta, su Youtube ad esempio c’è diverso materiale. Un altro fatto terribile: i ragazzi che hanno preso parte a tutto ciò sono supportati dalla giunta, dall’elite politica. Non solo è immorale, ma conduce anche ad un’escalation del conflitto e dimostra che il nazismo in Ucraina esiste. Anche la Polonia ha sofferto a causa di questo. I vostri nonni che sono sopravvissuti a tutto ciò ricorderanno sicuramente. Questa volta un simile incendio è divampato sul territorio ucraino. Se Lugansk e il Sud-Est non si sollevano, questo incendio potrebbe diffondersi ancora di più. E’ per questo che noi contestiamo all’Europa che essa non stia reagendo, che non cerchi di resistere contro questi nazisti. Parlando di storia, dovremmo ricordare che addirittura i nazisti tedeschi disprezzarono Bandera e i suoi seguaci, spaventati dalla loro insensata ferocia. E ora questi personaggi sono apparsi di nuovo, uscendo dal nulla, e sono stati usati nel colpo di stato che ha insediato queste nuove “autorità” a Kiev.

    B.B.: In Polonia vi è l’opinione diffusa che la Repubblica Popolare di Donetsk esiste solamente grazie al supporto russo. Vorrei quindi chiedere – se non sono informazioni riservate – quali mezzi di difesa ha la Repubblica, e se temete l’intervento ucraino.
    D.P.: Faremo qualsiasi cosa sia necessaria per difenderci da soli con quel che abbiamo, volontari e equipaggiamento. Non ci stiamo preparando per la guerra, né per la rivoluzione: questa è una genuina sollevazione di Popolo. Come ho detto, faremo tutto ciò che serve per difenderci da soli, ma non possiamo escludere la possibilità di chiedere alla Russia l’utilizzo di forze di peacekeeping, dato che carri armati e artiglieria Grad vengono usati contro il nostro Popolo. Questo è un conflitto asimmetrico. Noi non abbiamo questo tipo di armi, ma non le vogliamo nemmeno per poterle usare sulla nostra terra, perché non vogliamo distruggerla. Noi siamo in casa nostra, non siamo ospiti. Non imponiamo la nostra opinione sugli altri, ma sulla nostra terra abbiamo il diritto di decidere cos’è bene e cos’è male per noi, chi è l’eroe e chi il nazista, che monumenti erigere e che lingua parlare. Non abbiamo nulla contro le altre lingue. Il Donbass è una regione multietnica, siamo tolleranti con gli altri. Non ci sono conflitti motivati etnicamente qui. Né tra Russi e Ucraini né con gli Ebrei o le persone del Caucaso, anche se in altri posti questi conflitti accadono. L’obiettivo dell’attuale propaganda di Kiev è di incentivare l’odio tra i Russi e gli Ucraini attraverso la distorsione della storia, insultando la storia comune dei nostri antenati, che hanno agito insieme durante varie circostanze storiche. Chi ci guadagna da tutto ciò? Le forze esterne. Questo significa che la propaganda ha un background geopolitico. Il suo obiettivo è di dividere lo Stato in piccoli paesi, per manipolare più facilmente la regione, per imporre crediti del Fondo Monetario Internazionale ecc. su di loro e quindi dirigerli, proprio come sta succedendo con Yatseniuk, Turchinov e gli altri a Kiev. E’ abbastanza ovvio.

    B.B.: Vorremmo chiedere del sistema sociale e economico che sarà introdotto nella Repubblica Popolare di Donetsk. Circolano molte ipotesi su nazionalizzazioni, lotta agli oligarchi ecc.
    D.P.: Non stiamo preparando l’introduzione di un qualche sistema rigido: non stiamo preparando l’introduzione del comunismo, ad esempio. Le notizie a proposito delle nazionalizzazioni riguardano solo le branche strategiche dell’industria che sono state propriamente rubate al Popolo. Nulla a che vedere con le piccole o medie imprese. Anzi, è proprio il contrario: pianifichiamo di aiutarle. L’oligarchia criminale ucraina è corrotta fino all’osso e tutti i loro tentativi di condurre grandi affari sono stati bloccati su differenti livelli. Coloro che sono riusciti ad avere successo non sono né eroi né criminali, dato che le condizioni li hanno portati a creare vari modelli di condotta per sopravvivere nella sfera degli affari. Al di là delle crescenti tasse, molte istituzioni li hanno obbligati alla corruzione. Ci stiamo preparando a sbarazzarci di tutto questo e cambiare la situazione.

    B.B.: Ultima domanda: cosa vorrebbe dire a tutti i Polacchi che sono contrari all’atlantismo e alla presenza di basi NATO e truppe americane in Polonia?
    D.P.: Ho un’importante messaggio da dare a tutti quei Polacchi con gli occhi aperti: ricordatevi delle vostre origini! Siete anche voi Slavi! Guardate, è molto più quello che ci unisce che quello che ci divide. Solo a causa dell’ambizione politica degli ultimi tempi siamo stati messi sui lati opposti della barricata. E’ ciò che vogliono le forze esterne: dividere gli Slavi, renderli più facili da manipolare. Uniti, potremo vivere come i nostri antenati. Rivivere i loro valori, così differenti da quelli odierni, valori che non permetteranno la distruzione delle nostre tradizioni. Può essere che la nostra azione, oggi, sia l’inizio dell’unità slava.





    XPortal intervista Denis Pushilin, Primo Ministro della Repubblica Popolare di Donetsk | Millennium
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  7. #7
    Ghibellino
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    Predefinito Re: Manifesto di Millennivm.org - per il Partito Comunitarista Europeo

    La battaglia per l’Ucraina e il quarto paradigma politico

    8 giugno 2014

    Di Orazio Maria Gnerre

    Sono anni ormai che in determinati, illuminati ambienti si porta avanti il presupposto del necessario superamento delle preesistenti categorie politiche verso una nuova definizione. In quanto necessità storica è fondamentale comprenderne la sua natura strutturale, per prendere coscienza del nuovo contesto politico nel quale ci toccherà posizionarci, scegliere il campo e determinare il conflitto.
    Tale presupposto individua nell’epoca della politica postmoderna, l’odierna fase post-democratica, l’esaurimento terminologico e narrativo di categorie di posizionamento quali destra e sinistra e l’opportunità della formulazione di un attuale paradigma politico, che sappia proporre una linea teorica nonché tracciare un percorso strategico per uno dei due poli del nuovo antagonismo politico.
    I fatti di EuroMaidan, l’annessione della Crimea al territorio della Federazione Russa e la dichiarazione di indipendenza del Donbass, seguita dalla fondazione dell’entità statuale in formazione della Nuova Russia hanno messo in risalto questa necessità, in particolar modo grazie ai vaniloqui dell’opinione di determinati esponenti culturali delle più disparate appartenenze politiche, i quali hanno prontamente dimostrato come le loro tesi siano divenute prive di fondamento, svuotandosi finanche dei loro principi in funzione della sterile conservazione di forme politico-strategiche inattuali.
    È opportuno sottolineare come la nostra battaglia, in funzione della costituzione di un nuovo paradigma politico, inserito all’interno di una nuova polarizzazione, sia eminentemente narrativa. La nostra guerra si combatte sul fronte del Senso. Il nostro compito sarà quindi quello di sollevare gli antichi stendardi sgualciti e lasciati a marcire nel fango del campo di battaglia ormai abbandonato, per dar loro nuovo lustro e rinnovato vigore.

    Verso un nuovo orizzonte del conflitto
    Poniamo l’esaurimento della polarizzazione destra-sinistra in funzione della ben più fondata, e contestualmente evidente, opposizione tra tendenze comunitarie e (neo)liberali, come punto di partenza della nostra trattazione. Questa è la presa d’atto principale per comprendere il tempo presente e formulare una teoria politica coerente che conduca storicamente avanti i principi politici di ogni soggetto che sia interessato a partecipare al nuovo conflitto politico.
    È all’interno di questo arco oppositivo che devono essere collocate le vecchie narrazioni politiche, con un’attenzione particolare ai principi che le hanno fondate. È importante stabilire come nel campo comunitario, come in quello liberale, confluiscano già oggi diverse identità politiche, caratterizzate spesso da storie profondamente differenti, da battaglie (teoriche o materiali) per il controllo esclusivo di determinati settori strategici (narrativi o fisici).
    Il problema principale, per chi si identifica nel campo comunitarista, è la mancanza di quella coesione propria invece al settore liberale che, grazie anche alla propria concezione fondante del mondo nel predominio del concetto di Valore nella sua manifestazione tangibile di forma-merce, riesce a garantirsi una più rapida riformulazione della propria identità, in funzione del puro interesse. Di contro, il campo comunitarista ancora non riconosce sé stesso come tale. Il perseguimento di visioni del mondo se non analoghe sicuramente compatibili non ha portato al riconoscimento del nuovo orizzonte politico tutti quei rappresentanti delle diverse narrazioni che dovrebbero, a ragion veduta, incontrarsi sul terreno comune del comunitarismo. Nel migliore dei casi, determinati gruppi interni a questi ambienti hanno intrapreso un necessario percorso di avanguardia teorica volto al riconoscimento della necessità storica, purtroppo viaggiando solo parallelamente verso gli stessi obiettivi. In queste condizioni la battaglia strategica sarebbe perduta sul tempo, e si rischierebbe la realizzazione storica dell’assoluto neoliberale. Non possiamo permetterlo.
    È in questo senso che la formulazione di un nuovo paradigma politico si rende necessario per il polo comunitarista, tanto quanto il neoliberalismo ha trovato la propria identificazione nella proposizione della realizzazione del Capitalismo Assoluto. Questa teoria politica deve soprattutto permettere l’identificazione in essa a tutti gli appartenenti ad un’identità politica sostanzialmente comunitaria. Il compito della nuova teoria politica quindi sarà assolutamente inclusivo, permettendo la realizzazione di molteplici narrazioni sostanzialmente comunitarie in un unico assoluto. Per farlo, è necessario dichiarare guerra aperta al linguaggio, prigione del Senso, attraverso la riformulazione dello stesso e la dimostrazione esperienziale estetica. È il Capitalismo Assoluto che per primo ha riformulato il linguaggio in senso consumistico e mercificante, essendosi precedentemente imposto esperienzialmente grazie alla ferinità scatenata nel profilo antropologico dell’uomo-consumatore. Sebbene il Capitalismo Assoluto sia avanti rispetto al fronte comunitario rispetto all’inquadramento della necessità storica ed alla conquista delle anime attraverso la dimostrazione esperienziale della propria magnificenza ed alla colonizzazione dell’immaginario collettivo attraverso la creazione/manipolazione del linguaggio, esso ha anche sceso diversi gradini della sua fossa tombale, spingendosi verso l’esaurimento storico.
    All’assoluto pragmatismo dell’interesse neoliberale, manifestatosi oggi nella forma del Capitalismo Assoluto, il Capitale nella sua fase virtuale oltre che ideale, è necessario contrapporre quindi la consustanziazione delle narrazioni storiche comunitarie all’interno del nuovo paradigma politico. Il terreno comune in questo caso è da ritrovarsi in tutte quelle narrazioni che asseriscono l’ingiustizia dello stato di cose presente, la necessità del suo rovesciamento, la reintegrazione totale dell’uomo nella sua pienezza e la fine della sua alienazione storica. In definitiva, la base di fondazione della nuova teoria politica deve istaurarsi sulla comprensione che il polo comunitario è effettivamente fondato sugli esclusi dalla società, dalla visione del mondo o dal modo di produzione liberal-capitalisti o da coloro che ne sono scontenti, e che il filosofo italiano Costanzo Preve definiva i possessori della “coscienza infelice”. Considerata la nostra epoca come la vittoria del Capitale (divenuto quindi “assoluto” almeno nominalmente e quasi onnicomprensivo) diviene evidente come ogni emarginato (economicamente, ideologicamente o esistenzialmente) dal peggiore dei mondi possibili diviene un potenziale interlocutore ed alleato della nuova teoria politica all’interno del polo comunitarista.
    La nuova teoria peraltro, come espresso da Alexander Dugin, deve proporre come obiettivi fondamentali la garanzia dei diritti dei Popoli, intesi come comunità di Destino, e un approccio policentrico omnidirezionale, basato sulla coesistenza degli stessi Popoli, dei percorsi di civilizzazione, delle culture, delle narrazioni storiche e delle visioni del mondo, dei poli geopolitici, garantendo, in definitiva, il diritto alla differenza.

    Ucraina 2014: casus belli ideologicus
    Come anticipato quindi nell’introduzione, è nella tragica crisi ucraina del 2014, ora nella sua fase più drammatica, che troviamo la cartina al tornasole delle nostre tesi. Il fatto ha di per sé sconvolto le prospettive politiche di larga parte degli ambienti politici europei “antisistemici”, sicuramente i meno lungimiranti. È bastato un assaggio della tecnica della guerra di quarta generazione per confondere le idee degli eredi di pur nobili storie politiche.
    È il caso, nello specifico, della destra e della sinistra radicali europee che, ben lungi comunque da essere due monolitici blocchi di interessi contrapposti, in realtà sono entità puramente nominali, costituite da identità e strategie molto differenti. Anzi essi si dividono in svariati gruppi poco incisivi e spesso autoreferenziali che testimoniano, in ultima analisi, la progressiva spoliticizzazione di questi stessi ambienti, trasformatisi in “aree” di appartenenza identitaria, vere e proprie comunità parodistiche che navigano nella turbolenza della modernità liquida.
    Nel marasma interpretativo fallimentare, che aveva avuto un suo degno antecedente durante le rivolte arabe, la tesi principale sollevatasi da ambo le parti generalmente intese è stata la definizione del conflitto ucraino nei termini del conflitto interimperialistico, come confronto tra l’imperialismo statunitense e quello russo: lo scontro dei relativi opposti interessi come nell’epoca degli egoismi nazionali.
    Che la tesi sia stata condivisa sia dalla destra che dalla sinistra radicali ci dimostra un elemento incontestabile: essa è stata espressa non in virtù delle ideologie politiche professate e delle rispettive narrazioni, quanto come residuato di un’epoca iniziata verso la fine del XIX secolo e conclusasi con la fine del secondo conflitto mondiale, l’epoca degli imperialismi.
    All’interno del medesimo paradigma interpretativo, quello che vuole il caso ucraino quale la contrapposizione tra due distinti imperialismi, sinistra radicale e destra radicale hanno risposto contemporaneamente in base al proprio orientamento ideologico: nel minore dei casi ci si è astenuti dal prendere posizioni nei confronti di uno scontro tra due imperialismi, nel peggiore dei casi si è preso posizione in favore della massa di manovra che lavora più o meno consapevolmente per gli interessi statunitensi.
    È invece nella proposta della nuova teoria politica (la quarta dopo l’affermazione del liberalismo storico, della sua antitesi socialcomunista e della sintesi fascista) che troviamo chiarezza d’analisi in rapporto agli intenti eminentemente comunitari da perseguire.
    Inquadrata nel contesto della transizione dal mondo unipolare a guida statunitense, che rappresenta geopoliticamente la realizzazione formale degli interessi del Capitalismo Assoluto nella sua forma finanziaria e apolide, al mondo multipolare, ovvero ripartito in grandi spazi di integrazione regionale preponderantemente autonomi che coincidano con le aree di civilizzazione storica e posti sullo stesso piano in uno stabile equilibrio di potenza, l’interesse del polo comunitarista deve vertere effettivamente in favore di un assetto globale multipolare. Preso atto dell’effettività della globalizzazione messa in atto dalla tecnica (penultima forma di forza nichilista prima dell’economia) l’alternativa cosciente al monopolio della forza del capitale, alla distruzione delle specificità locali come etnie, religioni e società, alla de-umanizzazione antropologica messa in atto dal processo di compimento della hybris liberale, alla realizzazione definitiva del mercato globale è unicamente l’alternativa multipolare. La realizzazione dei grandi spazi geopolitici, già auspicata dai profeti della scuola di geopolitica tedesca, rappresenterà il collasso dell’egemonia globale dell’ideologia liberale, ormai monca della sua fonte di sostentamento, il mercato globale, e della sua forza strategica, il controllo statunitense sui destini del mondo. È evidente che dalla realizzazione dell’alternativa multipolare dipenderà l’affermazione del polo comunitarista: essa determinerà la fine del predominio del capitale finanziario, un sensibile passo avanti verso la realizzazione della società del lavoro, e l’affermazione delle alterità culturali, che ricostruiranno differenze e tradizioni.
    Posto che il percorso che guida i Popoli all’affermazione di un equilibrio mondiale fondato sulla coesistenza e il dialogo tra le Civiltà dev’essere il punto di partenza nell’interesse del polo comunitario, la critica deve quindi rivolgersi nei confronti della concezione passatista che vede ancora contrapporsi sullo scacchiere internazionale diversi imperialismi nazionali. Il dato di fatto è che l’epoca degli imperialismi è stata sostituita rapidamente da Yalta dall’epoca della contrapposizione bipolare e, ancor più rapidamente, dall’avvento dell’unico imperante imperialismo statunitense all’inizio degli anni ’90, con il crollo del blocco sovietico. Parlare di conflitto interimperialistico – riprendendo la formula leninista adatta certamente al primo conflitto mondiale – nell’epoca della realizzazione dell’imperialismo globale vuol dire utilizzare schemi precedentemente validi fuori tempo massimo. Oggi sullo scacchiere vedremo solo l’imperialismo egemone, i sub-imperialismi di determinati Paesi e l’opposizione contro-egemonica rappresentata da BRICS e non-allineati.
    Chi dice di voler difendere gli interessi dei lavoratori o le tradizioni dei Popoli deve tener presente tutto ciò. Non c’è alternativa per i lavoratori all’interno delle meccaniche del capitalismo finanziario promosse all’interno del settore di sicurezza euro-atlantico, tra precariato, deindustrializzazione, delocalizzazione. Tantomeno vi è alternativa per le tradizioni e le identità se non all’interno di un mondo multipolare, dove Popoli e Nazioni siano protetti all’interno delle grandi integrazioni regionali dei grandi spazi geopolitici.
    La battaglia per l’Ucraina, oggi, non rappresenta unicamente una battaglia della Russia. La battaglia per l’Ucraina è nel senso più assoluto una battaglia per il mondo multipolare. I principi ben più profondi delle forme politiche storiche del Lavoro e dell’Autodeterminazione dei Popoli sono oggi portati avanti dalla resistenza del Donbass. Confondere i militanti del Settore Destro con i rappresentanti dell’identità nazionale è grave quanto non comprendere la necessità per i lavoratori di schierarsi con le economie emergenti dei BRICS, con i loro modelli economici alternativi. I veri patrioti oggi comprendono che la battaglia per l’Ucraina è anche la loro battaglia, contro l’avanzamento nordatlantico verso il cuore del Continente, così come i minatori del Donbass già combattono e muoiono per la vera indipendenza, quella da un che già prevede di varare le peggiore misure di austerity e di svendita della sovranità, secondo un modello di tecnocrazia post-democratica e anti-popolare già ben conosciuto dagli Europei occidentali.
    La lotta in Ucraina è la lotta contro il Capitalismo Assoluto, per un mondo multipolare. Per vincerla il nemico ha adoperato per prima cosa l’arma della confusione, usando le nostre parole, i nostri simboli, le nostre idee. Ora è troppo. L’imperativo per tutti i difensori dei principi comunitari, rivolti a una nuova prospettiva politica, è quello di conoscere la verità per poi trasformare il mondo. Combattere da comunitaristi o vivere da schiavi. A voi la scelta.

    La battaglia per l?Ucraina e il quarto paradigma politico | Millennium
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  8. #8
    Ghibellino
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    Predefinito Re: Manifesto di Millennivm.org - per il Partito Comunitarista Europeo

    Ukraine : des bénévoles de l?Italie rejoignent les miliciens de Donetsk | Réseau International

    Des bénévoles de l’Italie compléteront les rangs de la milice de Donbass, a déclaré le « gouverneur populaire » de la région de Donetsk (Sud-est de l’Ukraine) Pavel Goubarev sur sa page Facebook.
    « Des représentants de l’organisation italienne Millenium sont arrivés à Donetsk, ils ont exprimé leur volonté de soutenir l’organisation de la résistance populaire contre la junte de Kiev », écrit Goubarev.Selon Goubarev, les volontaires italiens arrivés seront aux ordres du chef des forces armées de la République auto-proclamée populaire de Donetsk.En outre, les Italiens vont participer à la formation de l’aide humanitaire aux habitants du Donbass.
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