«Prostituta trans a 72 anni: la mia vita, i miei amori e la mia sessualità "normale"»
Testi e foto di Federica Seneghini
«Quanti uomini si aggiravano tra i vicoli, inquieti. Cercavano noi. Ognuno con il suo desiderio segreto, inconfessabile. Molti venivano vestiti da donna, per farsi trattare al femminile. Ce n’era uno che voleva essere il mio scolaro, io dovevo fare la maestra e fargli fare i compiti: le poesie a memoria, le operazioni di aritmetica. Gli chiedevo quanto fa 81 diviso 9 e lui rispondeva sempre 8. Le sbagliava apposta, per farsi colpire con un frustino. Ne ho viste di tutti i colori. E proprio per questo dopo tutti questi anni mi sono convinta che quella con la sessualità più normale sono proprio io». Rossella Bianchi si aggiusta i capelli biondi, vaporosi, lunghi, e ricorda il suo passato. Tremila incontri all’anno in quasi 50 anni di attività. «Il totale fallo tu, io in matematica non sono mai stata buona». Muove le mani e le dita, le unghie brillanti d’uno smalto rosso acceso, il naso ammaccato dal pugno di un marine americano negli anni Settanta e raddrizzato da un chirurgo di Parigi negli Ottanta. Il totale fa 150 mila. A 72 anni è una delle prostitute transessuali storiche di Genova e tra le più anziane di tutto il Paese.
Da lei sono passati tutti. Manager, direttori di banca, pallanuotisti «tanto belli da vedere», calciatori di serie A e B («alcuni anche famosi»), campioni di pesi massimi e militari, quando facevano scalo con le navi nel porto. Genovesi e stranieri. Spesso sposati, fidanzati o con incarichi di responsabilità. Negli anni ’70 veniva spesso un assessore comunale della Dc («ma il partito, quando si tratta di sesso, conta poco»). C’era anche qualche prete. «Uno arrivava sempre la mattina, non si toglieva nemmeno il collarino. Un altro, grande e grosso, pretendeva incontri più discreti. Mi telefonava, ed ero io ad andare da lui, in canonica. Fino a quando, un giorno, mi immobilizzò a letto e mi urlò: “Basta, mai più, tu sei Satana, la rovina, tu mi induci in tentazione!”. Mi spaventai così tanto che non ci tornai mai più». Donne? Mai («A parte quando accompagnano il marito, ovviamente»). Esercita ancora, «perché la vita costa, per farmi qualche viaggio, per potermi permettere un regalo». L’ufficio è sempre lo stesso, dal 1971. «Un indirizzo, una garanzia».
«Io, prostituta trans a 72 anni: la mia vita, i miei amori e la mia sessualità normale» | Corriere.it




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