La Stampa - Stiglitz: ?Spero che Merkel ora dia ascolto a Renzi?
Anche Stiglitz tifa Renzi.
Stiglitz: “Spero che Merkel
ora dia ascolto a Renzi”
Il Nobel per l’economia: l’austerity ha fallito, è ora di cambiare passo
REUTERSLa Borsa di Francoforte
PAOLO MASTROLILLI
INVIATO A NEW YORK
Adesso speriamo che Angela Merkel e i burocrati di Bruxelles, diano retta a Matteo Renzi». Secondo il premio Nobel per l’economia della Columbia University Joseph Stiglitz, la morale del terremoto elettorale europeo si riassume in questo concetto: «L’austerity ha prodotto solo danni, è ora di cambiare».
In America si celebra il Memorial Day, lungo fine settimana dedicato alla memoria dei caduti di tutte le guerre, ma quando raggiungiamo a casa l’ex consigliere della Casa Bianca vuole sapere tutto. I noti verdetti della Francia, la Germania, l’Italia, la Gran Bretagna non gli bastano. Sta analizzando i dati della Spagna, la Grecia, la Polonia, ogni paese dell’Unione lo interessa. Per anni è stato uno dei critici più espliciti e autorevoli della politica dell’austerity a qualunque costo, perché ritiene che in tempi di crisi come questo sia più importante stimolare l’economia: poi, una volta avviata la ripresa, ci sarà tempo e modo per aggiustare i bilanci. Ora si sente vendicato dalle urne.
Professor Stiglitz, come giudica i risultati di domenica?
«Gli elettori non hanno votato contro l’Unione Europea, l’idea che gli stati collaborino, o la costruzione politica che ha garantito settant’anni di pace al continente: hanno preso posizione contro le politiche specifiche dell’austerity, che sono ideologiche, inutili, dannose, e finora hanno provocato solo dolore. Non credo neppure che abbiano votato espressamente contro l’euro, ma contro il modo in cui è stato gestito. Era stato promesso loro che la moneta unica avrebbe portato prosperità, e invece hanno visto solo problemi. Ora chiedono di cambiare marcia, non necessariamente di abolire l’intero sistema, per realizzare finalmente queste promesse».
Siamo ancora in tempo per farlo?
«Non ci sono alternative, anche perché le politiche condotte finora minano la stessa democrazia europea. Certo, le regole e i meccanismi attuali sono molto rigidi, ma se non funzionano bisogna riconoscerlo e cambiare. La mancanza di solidarietà che ha segnato questa fase non può continuare».
La protesta ha dato a Le Pen e Farage la maggioranza relativa in Francia e Gran Bretagna, mentre in Italia Renzi ha surclassato Grillo e gli altri avversari. Perché?
«Da voi gli elettori hanno preferito il candidato che non solo interpretava il loro disagio, ma offriva anche più speranze concrete di affrontarlo e risolverlo. Una scelta responsabile, per il riformismo graduale. Renzi ora si trova effettivamente nella posizione migliore per cambiare l’Europa, perché è il leader che ha vinto le elezioni in maniera più netta, e il primo luglio assumerà la presidenza di turno dell’Unione. Non sarà facile, però, perché la burocrazia di Bruxelles e alcuni politici continueranno ad opporsi».
La cancelliera Merkel, ad esempio, non ha perso le elezioni.
«Vero, ma non le ha neppure vinte. Ha retto, perché le cose in Germania vanno meglio che altrove, però dovrebbe aver capito il messaggio degli elettori. Le politiche che ha sostenuto finora stanno mettendo a rischio la tenuta della democrazia nel continente, e proseguirle vuol dire minacciare la sopravvivenza dell’intero disegno europeo. Questa è una prospettiva che non conviene neppure alla Germania, e penso che debba farla riflettere».
Lei cosa suggerisce di fare?
«I provvedimenti pratici necessari sono chiari a tutti da tempo. Primo, procedere speditamente con l’unione bancaria; secondo, varare un fondo di solidarità per i paesi ancora in difficoltà; terzo, emettere gli eurobond, per finanziare la politica industriale, e non solo per rassicurare i mercati; quarto, trasformare la Banca centrale europea e cambiare il suo mandato. La Bce non può più continuare ad occuparsi solo dell’inflazione: deve farsi carico delle scelte macroeconomiche, necessarie a favorire la crescita e il lavoro».
Come giudica il risultato di queste elezioni nell’ottica degli Stati Uniti?
«Per il presidente Obama si tratta di un verdetto a due facce. Da una parte, infatti, conferma che aveva ragione, quando faceva pressioni sulla Merkel affinché abbandonasse le politiche dell’austerity per favorire invece la crescita. Dall’altra, però, crea una situazione di instabilità in Europa, che mette a rischio tanto gli interessi economici americani, quanto quelli geopolitici. Penso ad esempio all’impatto che questo terremoto elettorale potrebbe avere sul confronto decisivo in corso con la Russia per la crisi ucraina, e in generale sui comuni obiettivi strategici occidentali».
Da dove si può ripartire?
«Da subito. La prossima settimana è in programma il G7: sarà l’occasione per avviare la fase di cambiamento, in cui Renzi potrà diventare l’alleato chiave di Obama».




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