Oggi 28 maggio 2010,

Là, fra quelle alte montagne dove il cuore del vecchio continente batte ancora quasi ai ritmi di un tempo; là, dove i colori mediterranei si fondono indistinti con quelli della Mitteleuropa; là, in quell’estremo nord lombardo, cerniera spesso aperta o spesso chiusa fra popoli e culture diversi; là, fra il passo del Mortirolo e l’Aprica, una lotta si è svolta di nuovo spettacolare come all’epoca del grande ciclismo, dalla polvere delle strade di Costante Girardengo, all’asfalto “bruciata” di Marco Pantani. Una lotta contro il tempo, contro una manciata di secondi, che ci ha emozionato come credevamo potesse farlo solo la finale di una coppa calcistica.
Durante l’ostile discesa, i secondi guadagnati sull’erta del 18% sembrano sabbia troppo fine, che sfugge di mano al campione. Il colore della di lui maglia è di nuovo confuso.
E allora, da qui, anche noi spingiamo quelle nere pedivelle di carbonio sino a novanta, cento giri al minuto. Da qui, anche noi cerchiamo di dargli il cambio, tre o quattro volte, di farlo respirare un poco su quell’ultima salita almeno dove la pendenza si fa più dolce. Da qui, anche noi sentiamo i polpacci ed i quadricipiti farsi duri “come sassi” mentre il battito del cuore è sempre più veloce e non solo per quella fatica. Ma, da qui, restiamo senza fiato. Le voci dei telecronisti e le distanze, tradotte da metri in secondi sullo schermo - spazio/ tempo: massima misteriosa equazione della fisica - ci lasciano senza parole quasi sino all’ultimo chilometro. Quando finalmente scopriamo che il vantaggio si è tradotto in un colore, il rosa, i polmoni ritrovano il ritmo adeguato e le parole escono piano, ma sicure, non più rotte.
“Sei di nuovo il primo, Ivan” gli sussurriamo, per non disturbargli le gambe, all’orecchio.
Ricacciati dalla Lombardia e dall’Italia gli spagnoli. Manca la Grandeur d’un tempo e per loro vana ambizione, non partecipano gli svizzeri dei Grigioni. Fantasmi gli avversari d’oltre oceano.
Fra gli applausi della folla, sembra ritrovarsi la Patria. Il leone italiano, senza mai sollevare i glutei dalla sella, a quattro anni esatti di distanza, riveste la criniera e torna in testa alla classifica, alla carovana, quella vera, a due ruote, del giro d’Italia. L’auspicio è la sua vittoria finale di cui attendiamo fiduciosi il bollettino, domenica 30 maggio.
Basso, ma grande.