Quando la Thatcher vinse la crisi dell'Occidente
di Leonardo Maisano
«Sink it». La esse sibila fra le labbra appena dischiuse, il capo, di profilo, resta immobile, gli occhi si stringono, quasi volessero incoraggiare quell'ordine accompagnando i siluri. Nel pronunciare il comando - «Affondatelo» - rivolto al Gabinetto di guerra e diretto a spazzare via l'incrociatore argentino General Belgrano, Meryl Streep completa la mutazione in Margaret Thatcher.
La somiglianza diviene, nel passaggio chiave della guerra delle Falklands, identificazione totale.
Nel film tanta intensità sarà eguagliata, e forse superata, solo dalla scena dell'attacco portato anni dopo dalla signora contro chi cospirava ai suoi danni. Veemente crepuscolo di una stagione politica senza uguali.
Il film è The Iron Lady, biografia della Signora di Ferro, diretto da Phyllida Lloyd e largamente sorretto dalle forti spalle di Meryl Streep. Uscirà a Londra il 6 gennaio, in Italia a fine mese. Ieri lo abbiamo visto in anteprima assoluta, nel mezzo di una congiuntura che ci ripropone, trent'anni dopo, i corsi storici di allora. Margaret Thatcher arrivò al potere nel mezzo di una crisi economica che aveva ridotto Londra in ginocchio. Gli scioperi costringevano i ministri del governo al lavoro sincopato da black out elettrici, le strade erano coperte di immondizia che non veniva raccolta, le miniere resistevano alla figlia di un droghiere di Grantham decisa a chiuderle per manifesta incongruenza economica.
Da non molto, Londra, aveva subito l'umiliazione degli aiuti del Fondo monetario e sbandava fra disoccupazione record, rinnovata offensiva del terrorismo nordirlandese, stoica resistenza di Unions impermeabili al cambiamento. La crisi di oggi non ha, forse con l'eccezione greca, l'intensità sociale di allora. Eppure il film ferma, come di raro ci è accaduto di vedere, la straordinaria discontinuità che Margaret Thatcher realizzò in Gran Bretagna. Ruppe le logiche consociative, spazzò via gli automatismi dell'abitudine, costrinse a pensare con categorie sconosciute.
Phyllida Lloyd indugia sul genere più che sull'ideologia. Fu una donna, cioè, più che una politica neo-con (neo rispetto al conservatorismo di allora) a determinare quel cambiamento, nell'interpretazione che la regista vuole dare della sua opera. Tanto che quell'urlo della signora premier ai membri del Gabinetto di governo - «Non mi parlate di battaglie è tutta la vita che combatto» - pare l'assolo di una signora contro consorterie in pantaloni. È possibile, ma non ci era parso il tratto più evidente dell'avventura di Margaret Thatcher. Tanta insistenza sull'incontestabile machismo della politica britannica aiuta, comunque, a distaccarsi da ogni valutazione di parte. The Iron Lady si vanta di non essere film politico e, in effetti, l'incongruente operazione di raccontare il più potente protagonista della politica britannica, da Churchill in poi, senza esprimere un voto ideologico, è riuscita molto bene. La pellicola non sposa le tesi della Signora di Ferro, la racconta attraverso artifici abilmente congegnati.
Emancipazione della donna, educazione famigliare, vita di coppia, senilità. È dalla vecchiaia che comincia tutto e qui la rappresentazione è cronaca stringente. Margaret Thatcher, dal 2003 quando morì l'amato marito Denis, è affetta da crescenti amnesie, forme di demenza non troppo diverse da quelle che portarono alla morte il suo più grande alleato, Ronald Reagan. La pellicola muove da questa condizione dell'ex premier per raccontare in flashback punteggiati dai dialoghi con Denis, morto per tutti eccetto che per lei, l'epica di una vita. Un Re Lear con borsetta è stato detto ed è stato scritto. La dimensione è shakespeariana. Lo è perché «talvolta è sconcertante rendersi conto di quanto grande possa essere una vita», come ha commentato Meryl Streep nel chiosare l'esistenza di Margaret Thatcher.
Lo è per l'universalità di dinamiche che, mutate appena appena, si ripropongono nei decenni. Oggi in Europa come allora in Gran Bretagna, infatti, si assiste alla difficoltà della politica nel gestire la crisi dell'economia. Oggi in Europa, a differenza di allora in Gran Bretagna, non si vede emergere un leader controverso, ma capace di interrompere il corso della tradizione inaugurando, nel rigido rispetto della liturgia democratica, una stagione nuova capace di ridare all'individuo fiducia nel cambiamento. Questo è stata la lezione di Margaret Thatcher.
http://www.intopic.it/notizia/3398526/
Il Parlamento inglese s’infiamma per il biopic sulla Thatcher
di Naman Ramachandran
The Iron Lady, biopic su Margaret Thatcher della britannica Phyllida Lloyd, ha diviso nettamente la critica sin dalla prima proiezione, che ha preceduto la stagione dei premi. Il film sembra inoltre destinato a scatenare una vera tempesta politica nel Regno Unito.
Un parlamentare del partito dei Conservatori ha richiesto una discussione alla Camera dei Comuni prima dell’uscita di sala del 5 gennaio. La Thatcher, conservatrice, è stata il Primo Ministro donna in un paese diviso fra due principali partiti: Conservatori e Liberal-Democratici.
Il parlamentare conservatore George Wilson ha lanciato violente bordate contro il film, definito “invadente e scorretto” e ha richiesto un dibattito parlamentare sul tema del “rispetto, delle buone maniere e del buon gusto”.
“Mi domando come mai i registi abbiano voluto scavare in maniera così pesante nella malattia mentale, la demenza senile, della Baronessa Thatcher, che ha avuto un ruolo così importante della politica del suo paese e del mondo. E mi pongo domande anche sull’umanità dei registi, che sottilmente denigrano una persona che è stata un grande Primo Ministro”, ha aggiunto Wilson, che ha chiesto inoltre a Lloyd e alla sceneggiatrice Abi Morgan come mai non sono stati scelti ad esempio i primi anni della formazione dell’ex-Primo Ministro. Il Leader della Camera dei Comuni, Sir George Young, si è detto d’accordo sull’apertura di un dibattito, dati i “punti di vista conflittuali” sul film.
Margaret Thatcher ha intanto dichiarato di non voler vedere il film.
Il Parlamento inglese s
Regno Unito, I Thatcher rifiutano invito a vedere film 'The Iron Lady'
La famiglia di Margaret Thatcher ha rifiutato l'invito a una proiezione privata del nuovo film sulla vita dell'ex primo ministro britannico, 'The Iron Lady' interpretata da Meryl Streep.
"Sono stati i primi a essere invitati a vedere la pellicola appena terminata", ha detto la regista Phyllida Lloyd, poco prima della prima europea del film a Londra, "Non hanno accettato il nostro invito", ha aggiunto Lloyd alla Bbc, spiegando che gran parte della pellicola si basa sull'autobiografia scritta dalla figlia, Carol, della 'dama di ferro'.
Il film ha fatto discutere perche' affronta la demenza della 86enne Thatcher, una malattia che l'ha costretta a ritirarsi dalla vita pubblica.
Regno Unito, I Thatcher rifiutano invito a vedere film 'The Iron Lady'
