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  1. #1
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    Predefinito Le sconfitte della destra figlie di un deficit culturale prima ancora che morale

    Destre/5. Le sconfitte figlie di un deficit culturale prima ancora che morale



    di Enrico Nistri


    Cari amici di Barbadillo,

    la vostra richiesta di commentare i deludenti risultati elettorali della recente tornata elettorale mi fa piacere, ma al tempo stesso mi stupisce. La scomparsa della destra e la crisi del centrodestra al termine di quello che è stato definito il ventennio berlusconiano non hanno bisogno di spiegazioni, o meglio hanno tante spiegazioni quante, si parva licet, ne può avere la caduta dell’impero romano.

    Perché cadde l’impero d’Occidente? C’è chi ha dato la colpa al Cristianesimo, chi alla corruzione dei costumi; chi ai latifondi e chi, come de Gobineau, alla commistione delle razze; chi almaltusianesimo chi all’avvelenamento da piombo delle condutture idrauliche. Un vecchio maniscalco una volta cercò di convincermi che i romani fossero stati sconfitti dai barbari perché non sapevano sellare i cavalli. Non ho mai cercato di verificare, però mi sono chiesto spesso se un impero di quelle dimensioni, afflitto dall’anarchia militare, dalla corruzione dei costumi e, come si direbbe oggi, dal relativismo etico non abbia resistito fin troppo a lungo alla pressione di popoli bellicosi e affamati ai suoi confini.

    Perché è caduta la destra? Per la parabola di Fini? Perl’inadeguatezza dei cosiddetti colonnelli, alcuni dei quali in un esercito normale non avrebbero potuto fare nemmeno il caporale di giornata? Per colpa della persecuzione giudiziaria a spese di Berlusconi o dell’accanimento di Berlusconi nell’esigere lo scioglimento di An e la sua confluenza in un contenitore politico dai contorni indefiniti? O, più semplicemente, perché è venuto meno il clima politico in cui maturò fra il 1993 e il 1994 il successo della destra, caratterizzato dall’entusiasmo per la caduta dei regimi comunisti, dallo sdegno per Tangentopoli, dalla “storicizzazione del fascismo” figlia degli studi di De Felice e delle aperture craxiane al “socialismo tricolore”?
    Ognuna di queste spiegazioni ha una sua logica, ma nessuna è di per sé esauriente. Del resto agli storici in erba s’insegna a diffidare diquella che Edward Carr definiva la “superstizione della causa unica”. Forse, però, i termini del problema andrebbero rovesciati. Invece di chiedersi il perché dei deludenti risultati elettorali della destra, sarebbe opportuno ribaltare il quesito e chiedersi per quali motivi avrebbe dovuto ottenere risultati positivi una forza politica che, pur avendo governato importanti Regioni e Comuni, pur essendo stata al governo del Paese per quasi dieci anni, pur avendo occupato con propri uomini rilevanti incarichi di sottogoverno e nella Tv di Stato, non è stata in grado di selezionare una classe dirigente, di elaborare una politica culturale, di sfruttare le opportunità della legge Frattini per inserire i propri uomini nei gangli vitali della pubblica amministrazione, e ora si rivela incapace persino di utilizzare le cospicue risorse della Fondazione Alleanza Nazionale per promuovere ricerche, organizzare eventi, concedere borse di studio. E per di più, dopo aver improvvidamente ripudiato l’eredità del corporativismo, si è trovata priva degli strumenti culturali indispensabili a interpretare una crisi economica che presenta inquietanti analogie con quella del ’29, lasciando a Tremonti e alla Lega il monopolio della critica al mercatismo.
    Una rivista come codesta, che vive solo sul web, anche perché la stampa e la distribuzione costerebbero troppo, parla da sola, così come è fin troppo eloquente la parabola di un quotidiano come il “Secolo”, oggi disponibile nella solo versione telematica mentre negli anni di piombo era presente in tutte le edicole, insieme a ben tre settimanali, “Candido”, “Il Borghese” e fino al 1974 “Lo Specchio”. Tutto il resto, le debolezze di Berlusconi, gli errori di Fini, le inadeguatezze dei colonnelli, il malaffare di alcuni esponenti locali, la diaspora delle sigle, la selezione alla rovescia della classe dirigente, la concorrenza di Grillo nelle fasce giovanili e protestatarie dell’elettorato, persino l’errore di concentrare le operazioni di voto in una sola giornata, possono aiutare a capire ma non spiegano da sole una sconfitta che parte da un deficit intellettuale prima ancora che morale. Si può fare cultura senza farepolitica, ma non si può fare politica senza fare cultura. Lo sosteneva settant’anni fa Winston Churchill: non è cambiato molto da allora, neppure per chi come me, formatosi a vent’anni sugli “Uomini e le rovine”, ha terminato il suo lungo viaggio nella destra al tempo di “gli uomini e le sgualdrine”.

    @barbadilloit


    Destre/5. Le sconfitte figlie di un deficit culturale prima ancora che morale | Barbadillo

  2. #2
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    Predefinito Re: Le sconfitte della destra figlie di un deficit culturale prima ancora che morale

    Bellissimo pezzo questo di Nistri. Io l'ho scritto in una miriade di commenti: in Italia una destra e una cultura di destra non esistono più da decenni. E' esistito il berlusconismo, che ha surrogato la destra e che oggi sta attraversando una parabola discendente. Penso che la destra italiana sia morta con la generazione che aveva supportato la "destra nazionale" di Almirante. Morto almirante è finita una storia ed è cambiata l'Italia. Per sopravvivere una destra avrebbe dovuto aggiornarsi al tempo nuovo mantenendo saldi i propri valori. Invece è salita sul carro del berlusconismo diventando altro. E questo è successo perché le nuove leve della destra già non erano più di destra e ne avevano le palle piene della destra, "polverosa" e "parruccona". Si sono consegnati al nuovo e sono morti del nuovo.

  3. #3
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    Predefinito Re: Le sconfitte della destra figlie di un deficit culturale prima ancora che morale

    Per fare cultura ci vuole un ambiente vivo, ma gli ambienti vivi rischiano di partorire persone valide con cui i Gasparri, La Russa, Fini, Fitto, Cicchitto ecc. non avrebbero potuto reggere il confronto.

    La prima regola di ogni partito è uccidere i rivali nella culla.
    Religione, Patria, Famiglia e Autogestione dei Mezzi di Produzione.

  4. #4
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    Predefinito Re: Le sconfitte della destra figlie di un deficit culturale prima ancora che morale

    ma la destra almirantiana, una destra post/neo fascista non è una destra di governo e neanche una destra con grandi risultati elettorali.

    mi ritrovo invece che la destra non ha più cultura politica.
    forse però neanche la sinistra ce l'ha. o almeno molto molto annacquata.

    che sia importante averla a completamento di una formazione politica per governare coerentemente
    e per avere un sentimento identitario dove pescare voti e nuove leve mi trova d'accordo.

  5. #5
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    Predefinito Re: Le sconfitte della destra figlie di un deficit culturale prima ancora che morale

    Il discorso è zoppo, se l'unica destra è quella di Almirante la destra non ha mai governato, non può passare il 7/8% e quindi è abbastanza inutile discuterne. Se invece si pensa di poter ricreare l'unione di un mondo che può arrivare al 35/40% allora è diverso (ma non può essere solo la destra ex msi)
    Ultima modifica di Zaccanasta; 08-06-14 alle 10:59
    .
    Il vizio insito nel capitalismo è la ineguale distribuzione della ricchezza. La virtù insita nel socialismo è la uguale distribuzione della miseria.

  6. #6
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    Predefinito Re: Le sconfitte della destra figlie di un deficit culturale prima ancora che morale

    Citazione Originariamente Scritto da Zaccanasta Visualizza Messaggio
    Il discorso è zoppo, se l'unica destra è quella di Almirante la destra non ha mai governato, non può passare il 7/8% e quindi è abbastanza inutile discuterne. Se invece si pensa di poter ricreare l'unione di un mondo che può arrivare al 35/40% allora è diverso (ma non può essere solo la destra ex msi)

    Forse non mi sono spiegato bene. Quando ho parlato di una destra esistente all'epoca di Almirante e che Almirante stesso rappresentava non mi riferivo all'identità neofascista e nemmeno all'eredità fascista, ma a una "coscienza di destra" di parte del popolo italiano dentro e fuori il MSI. Ovviamente quella coscienza aveva a che fare anche col fascismo, non poteva essere diversamente, e ben si esprimeva nel motto "non rinnegare non restaurare". Un motto che andava benissimo e non meritava di finire annegato nelle acque politically correct di Fiuggi.

    Anche perché, diciamolo onestamente, la svolta di Fini & Co. fu una svolta puramente esteriore e poco seria, tant'è che non ha portato ad alcun risultato (chi era fascista o nostalgico, fascista o nostalgico è rimasto nonostante Fiuggi). Cosa che non si può dire della "Destra nazionale" che rappresentò inequivocabilmente un superamento della fase neofascista e un ancoraggio a destra senza infingimenti, quanto meno nel grosso della classe dirigente dell'epoca che oltretutto era di una statura morale superiore a quella "fiuggina".

  7. #7
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    Predefinito Re: Le sconfitte della destra figlie di un deficit culturale prima ancora che morale

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Forse non mi sono spiegato bene. Quando ho parlato di una destra esistente all'epoca di Almirante e che Almirante stesso rappresentava non mi riferivo all'identità neofascista e nemmeno all'eredità fascista, ma a una "coscienza di destra" di parte del popolo italiano dentro e fuori il MSI. Ovviamente quella coscienza aveva a che fare anche col fascismo, non poteva essere diversamente, e ben si esprimeva nel motto "non rinnegare non restaurare". Un motto che andava benissimo e non meritava di finire annegato nelle acque politically correct di Fiuggi.

    Anche perché, diciamolo onestamente, la svolta di Fini & Co. fu una svolta puramente esteriore e poco seria, tant'è che non ha portato ad alcun risultato (chi era fascista o nostalgico, fascista o nostalgico è rimasto nonostante Fiuggi). Cosa che non si può dire della "Destra nazionale" che rappresentò inequivocabilmente un superamento della fase neofascista e un ancoraggio a destra senza infingimenti, quanto meno nel grosso della classe dirigente dell'epoca che oltretutto era di una statura morale superiore a quella "fiuggina".
    Serviva per passare dal 7% al 15%. Bisognava, per attirare gli ex destra dc, togliersi la nomea di fascista.
    Ultima modifica di Zaccanasta; 08-06-14 alle 11:43
    .
    Il vizio insito nel capitalismo è la ineguale distribuzione della ricchezza. La virtù insita nel socialismo è la uguale distribuzione della miseria.

  8. #8
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    Predefinito Re: Le sconfitte della destra figlie di un deficit culturale prima ancora che morale

    Citazione Originariamente Scritto da Perseo Visualizza Messaggio
    Per fare cultura ci vuole un ambiente vivo, ma gli ambienti vivi rischiano di partorire persone valide con cui i Gasparri, La Russa, Fini, Fitto, Cicchitto ecc. non avrebbero potuto reggere il confronto.

    La prima regola di ogni partito è uccidere i rivali nella culla.

    Attenzione. Cicchitto è un ex socialista craxiano, Fitto un ex democristiano, la loro storia non c'entra nulla con quella delle altre figure da te citate. Oltretutto se il discorso su Gasparri e La Russa ci può stare, una riflessione a parte merita Fini. Fini fu scelto da Almirante quando l'alternativa si chiamava Tarchi. E Tarchi non guardava a destra (che per il mondo missino ha sempre significato fornire una sponda destra alla DC), ma ai verdi e alla "nuova sinistra", prefigurando già allora un oltrepassamento delle tradizionali categorie in direzione di un populismo antisistema. Dunque Fini andava bene e riscuoteva tantissimo fra gli italiani. Il suo problema fu, con tutta probabilità, la prematura morte di Tatarella. La stessa Fiuggi, sulla quale anch'io ho delle riserve, risentì del cataclisma inaspettato di Tangentopoli che impose al mondo missino un cambio di passo che non era stato né immaginato né preparato adeguatamente.

  9. #9
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    Predefinito Re: Le sconfitte della destra figlie di un deficit culturale prima ancora che morale

    Citazione Originariamente Scritto da Zaccanasta Visualizza Messaggio
    Serviva per passare dal 7% al 15%. Bisognava, per attirare gli ex destra dc, togliersi la nomea di fascista.
    Ma si è visto, col tempo, a quanto sono valse le etichette.

  10. #10
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    Predefinito Re: Le sconfitte della destra figlie di un deficit culturale prima ancora che morale

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Attenzione. Cicchitto è un ex socialista craxiano, Fitto un ex democristiano, la loro storia non c'entra nulla con quella delle altre figure da te citate. Oltretutto se il discorso su Gasparri e La Russa ci può stare, una riflessione a parte merita Fini. Fini fu scelto da Almirante quando l'alternativa si chiamava Tarchi. E Tarchi non guardava a destra (che per il mondo missino ha sempre significato fornire una sponda destra alla DC), ma ai verdi e alla "nuova sinistra", prefigurando già allora un oltrepassamento delle tradizionali categorie in direzione di un populismo antisistema. Dunque Fini andava bene e riscuoteva tantissimo fra gli italiani. Il suo problema fu, con tutta probabilità, la prematura morte di Tatarella. La stessa Fiuggi, sulla quale anch'io ho delle riserve, risentì del cataclisma inaspettato di Tangentopoli che impose al mondo missino un cambio di passo che non era stato né immaginato né preparato adeguatamente.
    Si, è che avevo esteso il discorso a tutto il cdx, in quanto questo problema dei vertici che soffocano la cultura per non far crescere dei rivali è un difetto di tutto il sistema politico e di tutti i partiti, non solo dei badogliani di AN.

    E il primo che trovasse la maniera di superare questa malattia vince.
    Religione, Patria, Famiglia e Autogestione dei Mezzi di Produzione.

 

 
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