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  1. #1
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    Thumbs down Il silenzio degli ambientalisti "ufficiali" sullo scandalo del vento.

    L'articolo 9 della Costituzione stabilisce che la Repubblica tutela il patrimonio artistico e proprio rifacendosi a questo dettato il capo dello Stato ha richiamato il governo a tenere conto dell'ordine del giorno presentato al Senato da Forza Italia perché la dismissione e la valorizzazione del patrimonio pubblico salvaguardi al meglio i beni culturali. Lo stesso articolo tuttavia stabilisce che è un valore costituzionale anche la tutela del paesaggio. Ma nessuna delle molte lobbies ambientaliste è ancora scesa in campo per fermare l'aggressione in atto ai danni della skyline italiana, deturpata dalle torri d'acciaio (sono già più di mille, potrebbero diventare diecimila in breve tempo se l'operazione non sarà fermata) alte anche più di cento metri che sono spuntate come funghi su crinali e altipiani della dorsale appenninica e presto si diffonderanno lungo le coste, le Prealpi e le isole. Queste torri sono destinate a produrre, sulla base di un decreto voluto dall'allora ministro dell'Industria Pierluigi Bersani, energia eolica sfruttando appunto la forza del vento, allo scopo di ridurre l'impatto dei residui nocivi delle centrali tradizionali. Quanti hanno investito nel business - gruppi italiani e stranieri - hanno ottenuto, grazie a quel decreto, incentivi di ogni tipo, finanziamenti europei, via libera dalle regioni e anche la garanzia che potranno far valere il valore aggiunto del carattere "verde" delle loro azioni. Senza che ci sia stato alcun serio confronto, questa soluzione, adottata a parole per corrispondere ai protocolli di Kyoto, è stata preferita all'opzione solare, ovvero alla scelta di impianti molto meno invasivi e idonei a generare energia sfruttando i raggi solari.

  2. #2
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    Predefinito

    IL MINISTRO GIULIANO URBANI ha cominciato a studiare il dossier e già ipotizza interventi radicali per la salvaguardia del paesaggio. Si è messo in movimento, soprattutto, Carlo Ripa di Meana, che già sabato prossimo, a Tempo Pausania, denuncerà pubblicamente al convegno per la "difesa del paesaggio" lo scempio già operato e quello che si annuncia se non ci sarà un deciso intervento che blocchi i nuovi insediamenti di cemento e acciaio destinati a deturpare, come si diceva una volta, "il volto amato della patria". Ripa di Meana metterà in evidenza una duplice beffa. La prima: la connivenza di quanti, in questi giorni, hanno alzato la voce contro il decreto Tremonti, evocando rischi di alienazione del patrimonio artistico tutti da dimostrare e comunque di là da venire e dunque facilmente contrastabili, ma continuano a tacere di fronte allo scempio in corso. La seconda: la ferita al paesaggio, in violazione aperta di un principio costituzionale, non ha alcuna valida contropartita economica o ambientalista, dal momento che se le diecimila centrali eoliche dovessero essere realizzate, agli attuali ritmi di consumo energetico il fabbisogno reale calerebbe soltanto dell'1,1%, lasciando sostanzialmente irrisolto il problema della riduzione degli effetti inquinanti prodotti dalle centrali tradizionali.
    Insomma, quella lasciata dal centrosinistra è, per dirla con Ripa di Meana, "una patacca". Con lui è d'accordo il nobel Carlo Rubbia. Nei giorni scorsi ha fatto avere uno studio riservato al premier, che subito dopo ha fatto sapere: "Mi sto occupando di problemi energetici...".

  3. #3
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    Predefinito Re: Il silenzio degli ambientalisti "ufficiali" sullo scandalo del vento.

    Allora anche i mulini a vento di don Quijcote deturpavano la Mancia.

    Allucinante non metterli in mezzo all' Adriatico a qualche miglio dalla costa.
    Magari dipingendoli di azzurro.
    E creandoci attorno un' area marina protetta.

 

 

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