L'articolo 9 della Costituzione stabilisce che la Repubblica tutela il patrimonio artistico e proprio rifacendosi a questo dettato il capo dello Stato ha richiamato il governo a tenere conto dell'ordine del giorno presentato al Senato da Forza Italia perché la dismissione e la valorizzazione del patrimonio pubblico salvaguardi al meglio i beni culturali. Lo stesso articolo tuttavia stabilisce che è un valore costituzionale anche la tutela del paesaggio. Ma nessuna delle molte lobbies ambientaliste è ancora scesa in campo per fermare l'aggressione in atto ai danni della skyline italiana, deturpata dalle torri d'acciaio (sono già più di mille, potrebbero diventare diecimila in breve tempo se l'operazione non sarà fermata) alte anche più di cento metri che sono spuntate come funghi su crinali e altipiani della dorsale appenninica e presto si diffonderanno lungo le coste, le Prealpi e le isole. Queste torri sono destinate a produrre, sulla base di un decreto voluto dall'allora ministro dell'Industria Pierluigi Bersani, energia eolica sfruttando appunto la forza del vento, allo scopo di ridurre l'impatto dei residui nocivi delle centrali tradizionali. Quanti hanno investito nel business - gruppi italiani e stranieri - hanno ottenuto, grazie a quel decreto, incentivi di ogni tipo, finanziamenti europei, via libera dalle regioni e anche la garanzia che potranno far valere il valore aggiunto del carattere "verde" delle loro azioni. Senza che ci sia stato alcun serio confronto, questa soluzione, adottata a parole per corrispondere ai protocolli di Kyoto, è stata preferita all'opzione solare, ovvero alla scelta di impianti molto meno invasivi e idonei a generare energia sfruttando i raggi solari.




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